Il lavoro ha creato l’uomo? O lo ha cancellato?

«Ci manca(va) un venerdì – 86»: oggi Fabrizio Melodia, noto astrofilosofo, incrocia di nuovo Aristotele e Marco Malvaldi ma poi si imbatte in Voltaire, Seneca, Engels, Oscar Wilde, Garibaldi e almeno uno dei 5 lo turba assai

cmuvarist-immag

«Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero» affermava – non senza ragioni valide – il filosofo greco Aristotele. Oggi lo guarderebbero leggermente storto però ai suoi tempi era un’affermazione rivoluzionaria.

In quanto animale pensante, l’essere umano era chiamato a esercitare l’uso della ragione per comprendere l’ordine necessario del mondo ma senza interagire per cambiarlo, semplicemente per contemplarlo e da questo cogliere la perfetta meccanica di quest’ultimo.

La pratica della filosofia era dunque la più alta espressione del pensiero scientifico umano, in cui l’uomo riconosceva il bene e la perfezione del fine ultimo a cui doveva tendere con l’esercizio attivo della libertà dell’arbitrio.

In tutto questo, Aristotele accettava comunque la presenza degli schiavi “per natura” cioè persone a cui il pensiero filosofico era precluso e a cui nulla spettava se non servire. Allo stesso modo riteneva la donna una schiava tra le schiave, con l’obbligo di servire il consorte e la famiglia, preclusa al possesso di beni materiali, denaro e altro, insomma totalmente soggetta al maschio, chiamato a batterla in caso di malaugurati “colpi di testa”.

Nell’economia del pensiero aristotelico, sembra quasi ironico definire il lavoro come mezzo per ottenere tempo libero. Eppure non è così strano, se si pensa che Aristotele in casa propria faceva mestieri tipici delle donne del suo tempo, come cucinare e rassettare.

Ci starebbe qui un pensiero di Marco Malvaldi: «Come diceva Celentano? Chi non lavora non fa l’amore, ma chi lavora prima o poi lo piglia in culo», una verità sacrosanta in Italia, dove in una situazione di piccola e media impresa imperante – una strategia padronale iniziata dall’imprenditore Luciano Benetton con lo scorporamento aziendale in Veneto – il lavoro è stato reso assai precario con ben pochi ammortizzatori e ancor meno politiche serie di sostegno ai disoccupati e per la tutela dei lavoratori, a iniziare dalla loro salute.

Qualcuno potrebbe obiettare che tempo libero e lavoro sono incompatibili quanto Totti – o era Toti? Mah – e la grammatica, visto l’impegno profuso a riempire le giornate con attività programmate piuttosto che occupare in modo alternativo il sempre meno tempo libero. Dunque Aristotele sarebbe fuori luogo se non fosse che il lavoro potrebbe essere definito come la base del modo di pensare dell’essere umano, oltre che della società, come ci ricordava Friedrich Engels: «Il lavoro è la fonte di ogni ricchezza, dicono gli studiosi di economia politica. Lo è, accanto alla natura, che offre al lavoro la materia greggia che esso trasforma in ricchezza. Ma il lavoro è ancora infinitamente più di ciò. È la prima, fondamentale condizione di tutta la vita umana; e lo è invero a tal punto, che noi possiamo dire in un certo senso: il lavoro ha creato lo stesso uomo»: quindi lavoriamo per lavorare, perché non possiamo farne a meno, soprattutto per produrre ricchezza che porterà altra ricchezza, e quasi non importa se la porterà solo a una ristretta cerchia di persone, sempre le stesse, bisogna continuare a lavorare e a produrre, il resto è un passatempo costruttivo, dove altrimenti albergherebbero solo noia e malcontento.

«Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno» affermava l’illuminista Voltaire: chi infatti è schiavo della noia e del bisogno, necessariamente sarà schiavo anche dei vizi, l’uomo non deve abbruttirsi e quindi mira a lavorare per occupare il tempo libero che impiegherà al meglio per “nobilitarsi”. Secondo questo ragionamento, il tempo libero è il fine ultimo, in quanto assenza di lavoro, che paradossalmente permette di occupare il tempo con altro lavoro.

Tutto chiaro. O forse no? Ci viene in aiuto lo stoico Lucio Anneo Seneca: «Il lavoro caccia i vizi derivanti dall’ozio» togliendoci ogni dubbio sul senso ironico del tempo libero aristotelico, ormai chiaramente definibile come una parentesi di vizio e di necessario riposo, da dedicare magari ai piaceri intellettuali piuttosto che ai piaceri della carne o delde attività ludiche. Lo conferma Giuseppe Garibaldi: «Il lavoro ci farà liberi, la libertà ci farà grandi».

Eppure dal marasma di elogi al lavoro – ricordando bene il carattere di passatempo di tale opera prettamente e squisitamente umana – si leva il forte dissenso di Oscar Wilde: «Il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare».

In effetti cosa c’è di più bello e grande – chiedo scusa a Garibaldi – se non starsene senza lavorare?

Obiezione: vogliamo liberare scelleratamente l’essere umano dalla schiavitù del lavoro e del salario, stabilire un mondo dove tutti possono dedicarsi ai propri cari o al narcisismo senza per questo ogni giorno lottare per la sopravvivenza? Insomma creare un mondo dove i piaceri dell’intelletto e dell’amore saranno i capisaldi della società e non quel lavoro che in Italia è sancito addirittura dal primo articolo della Costituzione?

Attenti agli inganni però: come quella tremenda, bugiarda scritta – «Il lavoro rende liberi» – sopra il cancello del campo di concentramento di Auschwitz.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.