Il professor Guccio canta e spiega

recensione a «Guccini in classe» (*)  

Dialogo non troppo immaginario. «Che materie hai oggi?» domanda il genitore ansioso. «Letteratura italiana con riferimenti ad altri Paesi, storia, geografia, filosofia, botanica e già che ci sono faccio religione» risponde il ragazzo o la ragazza. «Ma allora come mai hai lo zaino mezzo vuoto?«» insiste il “grande” di turno. «Perché ho solo il testo su Guccini che vale per tutte le materie».

Da pochi giorni è nelle librerie «Guccini in classe» (224 pagine per 12 euri) scritto dal duo Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini per la Editrice Missionaria Italiana che già aveva proposto (con grande successo) «De Andrè in classe» di Massimiliano Lepratti.

Che le canzoni del «Guccio» come le sue prose siano degne di attenzione non è una novità. Da tempo – viene ribadito anche qui – la cosiddetta cultura alta si è annessa fumetti, film, canzoni «quando siano prodotti da ingegno e qualità evidenti». E dunque nessuna sorpresa dunque che la scuola studi Guccini per la sua valenza poetica oltreché per «cogliervi il valore di documenti in qualche misura storici per comprendere un’epoca – l’ultimo mezzo secolo italiano – di difficile decifrazione». Lo ammise implicitamente la commissione ministeriale degli esami di maturità quando nel 2004 propose, fra gli altri, un tema sull’amicizia invitando a commentare brani di Cicerone, Dante, Manzoni, Verga, Saint-Exupéry, Pavese, Fred Uhlman e appunto Francesco Guccini (la splendida «Canzone per Piero»). In quell’occasione il “Guccio” si schernì: «Sono imbarazzato e un po’ anche mi vergogno. Essere citato assieme a Cicerone e Dante, ma via… Gli amici hanno sempre più pretesti per prendermi in giro. E poi queste cose succedono quando uno è morto, e io faccio ampi scongiuri».

Nell’intervista inedita che conclude il volume Guccini si definisce «eterno studente» e rievoca i suoi anni scolastici. Poi la spara grossa: «Probabilmente sono uno dei pochi ex studenti che conservi un giudizio positivo sui Promessi sposi».

Semplici persone curiose e qualche fan di Guccini con memoria andante probabilmente staranno pensando: letteratura, storia, geografia, filosofia e religione d’accordo ma perché la botanica? Per non lasciare chi legge con il dubbio ecco rivelato l’arcano: nelle canzoni del “Guccio” (o del “maestrone” come lo chiamano dalle sue parti) trovate 41 tipi di piante, per un totale di 66 citazioni e a lui è stata dedicata perfino una nuova pianta, la Corynopuntia Guccinii scoperta dallo studioso Davide Donati nel 2008 in Messico.

E’ un libro rivolto a docenti, formatori, educatori ma anche a genitori e figli. Chi è più giovane certo non capisce lo choc di una società italiana ingessata nell’ascoltare «Noi non ci saremo», «Dio è morto» o «La canzone del bambino nel vento». Da allora Guccini ha scritto centinaia di canzoni ma ai concerti ancora gli vengono chieste anche le più antiche e mai invecchiate. Del resto lui dal vivo inizia sempre con la classica «In morte di S. F.» (nota anche come «Canzone per un’amica»).

Un «burattinaio di parole» si definisce, con ragione. Capace di rievocare, a modo suo, la seconda guerra mondiale, di parlare («da agnostico-panteista») di Dio in modo tale da convincere persino un teologo – Salvarani lo è – a prestare orecchio attento.

Non un libro episodico ma un’indicazione didattica. Dopo la nuova edizione del già citato «De André in classe»la Emi infatti proporrà «Springsteen in classe»di Andrea Monda.

(*) questa mia recensione è stata pubblicata – al solito: parola più, parola meno – sul quotidiano «L’Unione sarda» il 20 dicembre. (db)

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