Invenzione del nemico e necropolitiche

di Kumba Diallo (*)

«È accaduto quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto avevo da dire». Parole di Primo Levi che l’ Italia e l’Europa stanno dimenticando. 

Ma era già accaduto ed è accaduto di nuovo. Come si può definire il commercio triangolare tra Africa America ed Europa (fra il 1500 e il 1800) se non con il termine di genocidio? E genocidio fu lo sterminio degli amerindi nel sud centro e nord America, esempio palese – questo sì di sostituzione etnica. Durante i secoli del commercio triangolare la popolazione africana non solo non crebbe ma diminuì, contrariamente a quella europea (Cairn Info International Edition Dossier numero 12). Ed era accaduto anche il massacro degli Armeni nel 1915. Riaccadde nel 1994, in Ruanda.

In questo inizio di XXI secolo siamo di nuovo in piena fase di esercizi propedeutici di necropolitiche di coloniale memoria (vedi il saggio «Necropolitiche» di Achille Mbembe) tese a esercitare diritto di vita e di morte su persone colpevoli di emigrazione, cioè di uno di quei movimenti di popolazione alla radice di quasi tutte le civiltà umane.

L’elenco delle 34.361 morti di migranti, uomini donne bambini – pubblicata dal «Guardian» il 20 giugno e riprodotta da «il manifesto» il giorno seguente (fornita dalla ONG olandese United for Intercultural Action) – presenta un compendio della geografia della globalizzazione selvaggia di questi ultimi 25 anni, se si guarda, quando è identificato, il Paese di origine del o della migrante. È un elenco anche delle guerre generate o non impedite con la diplomazia da un Occidente in preda a frenesie militariste. 

Oggi – parcheggiato il grosso dei rifugiati siriani fra Turchia e Medio Oriente – il grande spauracchio è l’Africa e soprattutto l’Africa a sud del Sahara. Naturalmente passano in secondo piano altre ben più reali “emergenze” quali riscaldamento climatico in rotta verso un innalzamento di 2,7 gradi a condizioni costanti attuali, la transizione energetica, l’inquinamento da pesticidi e da amianto e la necessità di una rapida bonifica dei siti contaminati, il definanziamento di sanità e scuola pubblica, la precarizzazione strutturale del lavoro, l’economia mafiosa infiltrata nei gangli produttivi europei e altre bazzecole. Sempre più la convergenza delle politiche migratorie europee punta alla pratica di politiche assassine che non solo violano disinvoltamente ogni norma e regola del diritto del mare, del diritto internazionale umanitario, delle Convenzioni ONU ma cozzano con il corso stesso della storia prossima ventura.

In Africa i due terzi della popolazione hanno in media meno di 25 anni e il tasso di crescita della popolazione è del 2,5 per cento. Nella parte di continente a sud del Sahara il numero degli abitanti triplicherà entro il 2100.

Tutti gli studi sulle migrazioni ci dicono che il miglioramento delle condizioni di vita dei Paesi più poveri genera un aumento dei flussi in uscita ben prima che la tendenza si inverta con un ulteriore progresso del livello di benessere. È ciò che è accaduto in Italia, Portogallo, Grecia, Spagna. E le rimesse degli emigrati contribuiscono alla accelerazione del processo di miglioramento dei luoghi di origine. Oggi in Africa i flussi monetari in arrivo dall’Europa fanno vivere milioni di famiglie.

L’Europa che sta iniziando una fase di declino demografico avrebbe e avrà tutto da guadagnare dall’arrivo di giovani entusiasti e culturalmente attrezzati, aperti alle innovazioni e creativi come sanno essere gli africani. Già perché sono i migliori e i più abbienti che emigrano, non certo i più poveri che non riuscirebbero a concepire e attuare un progetto migratorio. 

Quanti borghi abbandonati dai suoi antichi abitanti potrebbero tornare a vivere e quanti posti di lavoro si creerebbero con una politica saggia di accoglienza? Gli esempi ci sono già grazie alla lungimiranza di singoli sindaci e il “Modello Riace” della Calabria è ormai celebrato in tutto il mondo. Ma non abbastanza imitato.

È inconcepibile che milioni di cittadini europei cedano a paure irrazionali di fantomatiche invasioni o sostituzioni etniche. Dimenticando che tutti veniamo da migrazioni di centinaia di migliaia di anni che sono la culla di ogni civiltà. Siamo tutti figli dell’Africa.

L’invenzione del nemico esterno è un trucco stantio ma purtroppo funziona ancora.

Come si fa a non ricordare gli orrori provocati da chi aborriva il meticciato e farneticava di purezza della razza ariana? 

«Distilla veleno una fede feroce» diceva Eugenio Montale nel 1939. Ma era tardi, sempre più tardi. 

Anche ora è molto tardi.

     (*) Ripreso da croceorsa.blogspot.com . Le immagini – scelte dalla “bottega” – sono di Giuliano Spagnul.

 

 

Redazione
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