Torino, 31 gennaio: continua la discussione
Articoli di Turi Palidda e Danilo Tosarelli.
Le polizie del dispotismo italico fra brutalità, “gioco del disordine” e divisione fra “sovversivi” e pacifici grazie all’assist del sindaco PD
di Turi Palidda (*)
Per cercare di capire al meglio i fatti del 31 gennaio scorso a Torino è innanzitutto indispensabile osservare che il governo Meloni e il suo ministro dell’interno hanno agito lo sgombero brutale della sede dell’Askatasuna grazie all’assist del sindaco Lo Russo che ha scelto di assecondare l’obiettivo della criminalizzazione di questo centro sociale come atto esemplare per avviare la nuova fase del disegno neofascista. Senza questo tradimento del sindaco PD è probabile che tale azione avrebbe suscitato un’immediata reazione della maggioranza della città. Ma ecco che la destra PD, seguendo il noto orientamento reazionario dei Violante, Minniti ma anche Veltroni, Del Rio e altri, ha creduto di poter dimostrare di competere con il sicuritarismo reazionario del governo e con la criminalizzazione dei movimenti compresa quella dei Pro-Palestinesi, i NOTAV e in genere tutte le mobilitazioni contro le scelte di questo governo. La sicurezza di questa ex-sinistra, infatti, non si discosta gran che da quella reazionaria e inoltre reclama più polizia e la “chirurgia poliziesca” per la contrapposizione fra “sovversivi” e pacifici (una contrapposizione che ricorda quella fra “classi laboriose” e “classi pericolose” in voga già nel XIX secolo -vedi Chevalier et Foucault). Ed è emblematico che in questa concezione della sicurezza non ci sia menzione delle insicurezze ignorate di cui è vittima la maggioranza della popolazione (supersfruttamento violento dal caporalato grazie anche alla indifferenza o persino la complicità di buona parte delle polizie, morti sul lavoro e malattie oncologiche dovute a contaminazioni tossiche diffuse grazie alla “sacra” produttività a tutti i costi, secondo il credo liberista sposato anche dall’ex-sinistra).
Il sindaco Lo Russo rimprovera al ministro Piantedosi di non seguire il paradigma sicuritario dell’ex-sinistra e quindi ignora totalmente le brutalità e la effettiva devastazione che le polizie hanno realizzato durante lo sgombero del centro sociale e la militarizzazione totale del quartiere Vanchiglia sino all’obbligo per i residenti di esibire i documenti per l’accesso a tutta l’area istituita come zona rossa con grate alte 3 metri (vedi Osservatorio Repressione). E non a caso questo esimio sindaco ignora totalmente le molte brutalità delle polizie durante la manifestazione di fine gennaio. La complementarietà di fatto fra l’ex-sinistra e il governo neofascista permette al ministro Piantedosi di affermare che i violenti hanno potuto provocare “devastazione” grazie alla copertura dei pacifici.
Decine di frammenti di video hanno mostrato lo svolgimento della manifestazione del 31 gennaio (vedi la diretta Live Torino): l’assetto del dispositivo poliziesco era imponente e abbastanza diffuso da permettere a tanti operatori delle polizie di massacrare di botte manifestanti isolati, assolutamente pacifici e persino fotoreporter (fra altri vedi qui e qui ; e soprattutto il Dossier: il vero volto del governo nella gestione dell’ordine). Almeno 45 i manifestanti feriti dalle polizie.
Ma a ben guardare la sequenza della diretta Live Torino si può osservare che di fatto le polizie “giocano il disordine”, usando migliaia di lanci di lacrimogeni spesso sparati ad altezza dei manifestanti, idranti, barriere ecc. Ma non attaccano il corteo né i cosiddetti militanti “antagonisti” o “radicalizzati” che a loro volta non attaccano mai le polizie e si limitano a scagliare qualche pietra o delle sedie di plastica, razzetti da fuochi d’artificio per poi allontanarsi dallo schieramento delle polizie.
E’ peraltro alquanto ridicolo parlare di black bloc; quelli conosciuti da Seattle e solo per neanche mezza giornata a Genova e dopo in Germania e altrove non esistono più (sono passati oltre 25 anni, sono ultra cinquantenni o sessantenni!). E va ricordato che – come scrisse l’allora PM Enrico Zucca – dopo i primi gradi di giudizio, i venticinque” imputati per essere condannati in maniera esemplare per i disordini al G8 di Genova, diventarono solo 10.
“Il nucleo centrale della ricostruzione accusatoria fu, infatti, ribaltato dalle sentenze, in cui si accerta che l’elemento catalizzatore dei più gravi disordini avvenuti è l’attacco indiscriminato da parte delle forze dell’ordine a un corteo pacifico e autorizzato. Viene addirittura riconosciuta per circa la metà degli imputati la discriminante della reazione all’atto arbitrario del pubblico ufficiale. Si tratta, dicono i giudici, di una rivolta giustificata” (E. Zucca, “Genova: 14 anni dopo il luglio 2001”, in Il Ponte del 4-5/2015, a cura di Livio Pepino).
I cosiddetti antagonisti di oggi sono solo dei militanti che cercano di resistere alle brutalità poliziesche ma nulla più. Invece, a ben guardare la sequenza della diretta Live Torino si vede che le polizie abbiano appunto giocato al disordine: non hanno attaccato i manifestanti come avrebbero potuto, hanno lasciato incendiare un furgone della PS, e spesso stavano a guardare tranne quando alcuni agenti si sono passati il piacere di bastonare a sangue qualche manifestante pacifico.
Il tanto sbandierato caso del poliziotto “massacrato a martellate” si è rivelato una bufala.
Come racconta Rita Rapisardi che era a qualche metro dal fatto: ..
“le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli… vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in tenuta antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero … Uno dei poliziotti esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l’hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, “basta, basta, lasciamolo stare”. I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno”.
Invece tutti i media di regime, imbeccati dal video mutilato postato dal ministro Crosetto, gridano “il poliziotto assaltato, circondato, preso a martellate”. Come è noto è seguita dopo la messa-in-scena della sig.ra Meloni che accorre al capezzale del poliziotto “massacrato” e del suo collega: una farsa tanto maldestra da suscitare l’ilarità pubblica: il collare sanitario non lo porta il poliziotto colpito ma l’altro, entrambi stanno sul lettino del pronto soccorso in divisa e con gli anfibi e poche ore dopo la visita della capa del governo sono dimessi e tornano a casa.
Fra le tante testimonianze eccone una che in parte spiega il “gioco del disordine” scelto dalle autorità di polizia:
“La polizia inspiegabilmente non aveva bloccato, o meglio sigillato, corso Regina Margherita come abbiamo visto fare nelle settimane precedenti. Si erano solo preoccupati di impedire che il corteo si dirigesse verso Porta Palazzo … ho deciso di seguire quel pezzo di corteo che, con lo striscione in testa, si dirigeva verso l’Aska (mentre la parte più consistente del corteo rimaneva fermo e interdetto se proseguire verso corso Regio Parco, come da percorso concordato, per quanto può valere). Lo scontro frontale e violento era purtroppo inevitabile, anzi favorito agevolato cercato invogliato coccolato e… È cominciata la sagra del lacrimogeno. Quel tratto di corso Regina fin dal giorno dello sgombero dell’Aska e per lunghe settimane dopo, è stato interdetto al traffico notte e giorno per evitare che loschi individui provassero ad avvicinarsi all’edificio occupato … E niente, proprio il giorno della manifestazione che chiamava a raccolta i centri sociali di tutta Italia (non è proprio così, sto sintetizzando perché “Torino è partigiana” è qualcosa di più) qualcuno si è scordato di sigillare quell’ importantissimo tratto di corso Regina Margherita”.
Dal punto di vista del governo il gioco del disordine ha funzionato, i media hanno sostenuto appieno l’allarme sino a gridare al pericolo di “ritorno agli anni di piombo” e purtroppo tanti democratici hanno accreditato la tesi che contrappone i violenti ai pacifici. I violenti sono accusati di aver fatto il gioco della stretta repressiva. Non ci si accorge che sono proprio l’ex-sinistra e chi sposa questo paradigma a favorire il governo neofascista che ha annunciato di presentare subito il nuovo decreto sicurezza con nuove norme fra le quali alcune che sono palesemente anticostituzionali (fra esse la “cauzione” da pagare per essere autorizzati ad andare a una manifestazione -vedi anche l’intervista di Rita Rapisardi a Zucca (Nuovi reati e pene iperboliche non risolvono i conflitti sociali).
Nelle grandi manifestazioni ci saranno sempre militanti che cercano di agire con modalità “radicali” e la maggioranza che manifesta pacificamente. Ma tutti hanno il diritto di manifestare e i “radicali” non hanno alcuna intenzione di arrecare danno alla manifestazione, ma pensano che sia giusto resistere con modalità non solo passive, soprattutto quando si subiscono brutalità (vedi anche Mamme in piazza per la libertà di dissenso e Doppiozero).
La coesistenza di pacifici e radicali è sempre stata una sorta di “dilemma” che di fatto è istigato dal potere repressivo; non è la presenza dei “radicali” che esaspera la repressione e l’autoritarismo. Il dispotismo di tipo hitleriano adottato da Trump e che il governo neofascista italiano come altri in Europa vogliono imitare non nasce come reazione a manifestazioni violente. Anzi negli ultimi due decenni in particolare si assiste a una evidente e generalizzata pacificazione delle proteste, mentre le brutalità poliziesche e ora delle milizie tipo l’ICE di Trump sono diventate più frequenti ed esasperate. Ed è normale che fra i giovani suscitino la volontà di reazione radicale, ma questo non autorizza nessuno a criminalizzarli come terroristi (si veda anche il libro di Benjamin S. Case, Rivolte di strada. Al di là della violenza e della nonviolenza, recensito qui: https://www.osservatoriorepressione.info/uscire-dal-ricatto-morale/).
Criminalizzare i militanti che a Torino hanno cercato di resistere alle violenze poliziesche con un po’ di radicalità sino a dire che hanno fatto il gioco del governo è alquanto inopportuno e di fatto conduce a legittimare l’uso strumentale che ne fanno il potere e i suoi media (è in tal senso molto discutibile l’articolo di Rocco Alessio Albenese su Volerelaluna).
Ricordiamoci che la radicalizzazione di una parte dei militanti negli anni ’70 sino a indurli alla lotta armata e alla tragica e paradossale illusione di “colpire il cuore dello stato” fu la reazione alle stragi di stato (da p.za Fontana sino alla stazione di Bologna) e il tragico rifiuto del PCI di cercare il dialogo con questi militanti, ma al contrario la sua solerzia nel reclamarne la criminalizzazione come terroristi per difendere uno stato infetto dalla deriva reazionaria. E per certi versi lo stesso si può dire a proposito dei 229 attentati che fece il gruppo dell’Affiche rouge contro i nazisti a Parigi così come quelli della Resistenza in Italia.
(*) ripreso da Effimera
ASKATASUNA E L’ALIBI DEI 23 SECONDI.
di Danilo Tosarelli
Io, alla manifestazione di Torino contraria allo sgombero del centro sociale Askatasuna, non c’ero. Immagino.
Dopodiché, anche le versioni di chi era presente come giornalista, sono state messe in discussione. Certo.
Rita Rapisardi giornalista, era vicinissima al poliziotto aggredito ed ha fornito una versione diversa. Poi vi dico.
E allora mi rifaccio alla sana abitudine di ragionare con la mia testa, riordinando le idee. E’ il mio modo di essere.
ASKATASUNA
Il centro sociale Askatasuna esiste dal 1996. Venne occupato un edificio comunale abbandonato dal 1981.
Per 30 anni è stato un punto di riferimento per la comunità torinese, offrendo varie iniziative culturali e politiche.
Per i residenti del quartiere è stato un luogo di socialità e mutualismo. Forte è stato il sostegno, al diritto all’abitare.
Giusto rilevare, che Askatasuna ha da sempre 2 anime. Una sociale e l’altra arrabbiata. Sono trascorsi 30 anni.
Quella sociale lavora con il quartiere e quella arrabbiata racchiude sentimenti di ribellione motivata, anche profondi.
Questi sentimenti hanno trovato espressione nei momenti caldi delle proteste No Tav e di recente per la Palestina.
Espressioni anche violente, in una lotta sociale la No Tav, molto sentita in Piemonte, ma da sempre non ascoltata.
I FATTI
Nel gennaio 2024 viene firmato un patto tra Askatasuna ed il comune di Torino. Il sindaco Stefano Lo Russo è del PD.
Contribuisce anche il Gruppo Abele di Don Ciotti. “Va privilegiato il dialogo, come chiave per gestire le tensioni sociali.“
Giusto sottolineare, che per vari esponenti del governo Meloni, la scelta rappresenta un “calarsi le braghe” inaccettabile.
Il patto prevede però che le varie attività si svolgano al primo piano. Per problemi strutturali, gli altri locali sono inagibili.
Il 18 dicembre 2025 avvengono alcune perquisizioni all’interno del centro sociale, collegate ad una inchiesta torinese.
Assalti e vandalizzazioni alle ex OGR (2/10/25), alla sede di Leonardo (3/10/25) e alla redazione della Stampa (28/11/25).
Le azioni sono avvenute durante manifestazioni pro Palestina. Esistono sospetti, su alcuni frequentatori di Askatasuna.
Va precisato, altrimenti non si comprendono i fatti, che la polizia troverà 6 attivisti presenti nei locali considerati inagibili.
Il sindaco di Torino dichiara che il patto con Askatasuna si interrompe da quel momento. In giornata avviene lo sgombero.
Lo Russo dichiarerà che il patto si è interrotto per “mancato rispetto delle condizioni di legalità a cui il patto era vincolato”.
Dichiarerà anche “lo sgombero non è stata una mia decisione politica. Io ho preso atto di una decisione amministrativa.”
Tuttora non sono chiari i motivi che hanno portato allo sgombero. Però, mi sembra giusto evidenziare alcune circostanze.
L’arrivo di 300 agenti di polizia da altre regioni (Il Post del 18/12/2025) lasciava già presagire quali fossero le intenzioni.
Per il governo, che come detto non aveva digerito quel patto, finalmente l’opportunità di chiudere quel tipo di esperienza.
Il 31 gennaio 2026 viene organizzata una manifestazione contro la chiusura di Askatasuna. Si sa, con scontri con la polizia.
Don Ciotti, co-estensore del patto, rilascia il 22/12/25 al quotidiano “La Stampa” dichiarazioni che ritengo molto importanti.
Don Ciotti condanna i comportamenti violenti. Un gruppo ristretto non può distruggere quel lavoro sociale svolto negli anni.
“Quel centro è stato anche ossigeno, non tutto va criminalizzato. La rabbia scoppia quando mancano le opportunità. Ci preoccupiamo dei giovani, ma poi non ce ne occupiamo. La città si arricchisce grazie al contributo di tutti nel costruire un orizzonte. E questo tiene conto anche dei centri sociali, che sono laboratori di libertà e creatività, luoghi di protezione delle fragilità e della vulnerabilità che ci attraversano”.
Mi chiedo. Sono questi i motivi che hanno portato in piazza 50.000 persone per manifestare contro la chiusura Askatasuna?
LE DICHIARAZIONI DEL CENTRO DESTRA
Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno, aveva già definito le azioni legate al centro sociale come “terrorismo urbano”.
Nella la sua informativa alla Camera dei giorni scorsi, ha dichiarato “i disordini di Torino richiamano dinamiche squadristiche”
E alla sinistra in piazza ha rinfacciato “Chi sfila con i delinquenti offre prospettiva di impunità”.
Matteo Salvini, Ministro dei Trasporti ” Delinquenti quelli di Askatasuna. Peggio di loro solo chi li difende, coccola, giustifica, protegge. Avanti tutta con arresti, sgomberi e nuovo pacchetto sicurezza”.
Guido Crosetto, Ministro della Difesa “Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve. Devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse”
Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio ha espresso una dura condanna, definendo i fatti accaduti (il riferimento è all’agente aggredito), non come una protesta, bensì come un “tentato omicidio”.
ALTRE PRESE DI POSIZIONE
Franco Gabrielli, ex prefetto ed ex capo della polizia ” Chi devasta, aggredisce e colpisce le forze di polizia non è un portatore di istanze. E’ un delinquente che attacca lo Stato ed i diritti di tutti. La solidarietà verso gli operatori aggrediti è un prerequisito, ma è il momento di difendere chi indossa una divisa non solo dai violenti, ma anche dagli incantatori di serpenti. Sono quelli che usano gli operatori di polizia come una bandiera propagandistica, promettendo scorciatoie e soluzioni miracolose, che alla prova dei fatti, non proteggono proprio nessuno. A cominciare da chi indossa una divisa”
Enrico Zucca è il Procuratore generale di Genova. Fu il PM della scuola Diaz nel 2001, durante i tragici fatti del G8.
Apertura anno giudiziario 2026. Ha pronunciato un appello alla polizia a non cercare nemici in piazza, ma a tutelare la libertà.
“Le tensioni sociali, anche per il contesto degenerato che espone ingiustizie manifeste e disprezzo diffuso dei diritti, sono presenti e devono essere affrontate con ragionevolezza, senza che questo significhi minor fermezza verso il crimine…”
“Limitare libertà costituzionali, esasperando il conflitto, ha effetti più che sui violenti, sugli agenti impegnati e sui cittadini”
Nicola Rossiello, segretario generale del Sindacato lavoratori di Polizia (SILP). “La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà…” “Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai
violenti, significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale…”
“Ribaltare i fatti non aiuta l’ordine pubblico. Serve solo a scaricare sulle Forze dell’Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa…”
AGGIUNGIAMO ALTRE DICHIARAZIONI DI RILIEVO
Scontri durante la manifestazione di Torino. Sono state arrestate 3 persone. 2 sono state scarcerate con obbligo di firma.
La terza persona è uno dei presunti aggressori del poliziotto, per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Come mai?
Il GIP ha contestato il reato di lesioni, pur riconoscendo il ruolo marginale del giovane nella vicenda. (TGR Piemonte 4/2/26)
Salvini ha definito la scarcerazione “una vergogna“. Con queste decisioni, esiste il “rischio di una sorta di impunità in Italia”
Carlo Nordio “I casi sono 2. O i magistrati non hanno applicato le leggi ed allora c’è da indignarsi, oppure hanno applicato le leggi, ma significa che le leggi sono inadeguate e quindi vanno cambiate. E’ quello che noi stiamo cercando di fare…”
Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato di Forza Italia. “La decisione del GIP offende il sacrificio delle Forze dell’Ordine. L’episodio dimostrerebbe un uso politico della giustizia e sarebbe una vergogna, perchè molti arrestati dovrebbero finire in
carcere, mentre i pochi che vengono arrestati vengono poi liberati rapidamente…”
L’INTERVISTA DI “PIAZZAPULITA”
La puntata della trasmissione televisiva su “La7” del 5 febbraio 2026, ci ha proposto un’intervista esclusiva con un poliziotto.
Naturalmente lui ha chiesto di mantenere l’anonimato e lo comprendo, perchè le sue dichiarazioni non sono caramelle.
“Piantedosi ha confermato che prima della manifestazione di Torino sono state identificate 722 persone, ma solo a 30 persone in tutto è stato intimato di andarsene. Se pensi che durante gli scontri è stata stimata la presenza di un migliaio di black bloc, c’è qualcosa che non ha funzionato nella prevenzione. Non è che le bombe carta le hanno portate in treno, questa gente era in città già da qualche giorno.“
Il giornalista chiede, come sia possibile che si possano fermare le tifoserie violente in trasferta e di fronte a 1000/1500 persone che hanno fatto manifestazioni violente, l’apparato statale non riesca ad individuarle.
“Perchè con i tifosi c’è un dialogo e con questi no. Da qualche anno si è interrotto il dialogo con i centri sociali e in generale l’antagonismo, non solo a Torino. La prova? Nelle manifestazioni nazionali si arriva allo scontro sempre più velocemente. E’ saltata la mediazione. L’indirizzo politico è quello di non parlarci.”
Il giornalista chiede, se tra le Forze dell’Ordine vi sia la sensazione che tutto ciò faccia parte di un disegno politico.
“Sì. Stanno vietando lo svolgimento di manifestazioni. Ti faccio l’esempio della classica occupazione della tangenziale. Voi volete occupare? Noi ve lo facciamo fare in un quarto d’ora, mezz’ora e poi si torna al percorso del corteo. Ognuno cedeva
qualcosa e si conteneva la piazza…”
Il giornalista pone l’ultima domanda. Chiede se sia necessario, il fermo preventivo di 12 ore previsto dal decreto sicurezza.
“Scusa, abbiamo detto che su 722 persone identificate prima della manifestazione di Torino, solo a 30 è stato emesso un foglio di via obbligatorio… a chi avrebbero imposto il fermo preventivo se ne hanno individuato 30 su 1500?. Uno Stato che
funziona non consente che queste persone raggiungano la manifestazione… E’ da 25 anni che abbiamo a che fare con questa gente e se in tutto questo tempo non abbiamo capito come gestirli, mi viene da pensare che non lo vogliano fare”
LE MIE CONCLUSIONI
Andrò necessariamente in ordine sparso, perchè le cose da dire sono tantissime.
Quei 23 secondi, dove si vede il poliziotto assalito dai manifestanti, sono ormai diventati l’unico elemento su cui discutere.
Naturalmente, chi non è d’accordo nel condannare quanto accaduto, così come appare? Ma 23 secondi possono non bastare.
Il racconto della giornalista Rita Rapisardi, che si trovava a 5 metri dal poliziotto, dà una versione dei fatti un po’ diversa.
A suo dire, il poliziotto si sarebbe staccato da solo dal suo schieramento, per inseguire un paio di manifestanti. Lei era lì.
Le pare, che un manifestante avesse un’asta in mano. Il poliziotto arriva ed inizia a manganellare ed uno di loro finisce a terra.
E’ in quel momento, che arrivano altri manifestanti in soccorso che sbattono via il poliziotto. Lui cade per terra e viene filmato.
Perde il casco non allacciato e poi 2 colpi di martelletto, non martello, precisa la giornalista. Arriva il collega e loro se ne vanno.
Dopo il mio riassunto dell’accaduto, adesso voglio riportare integralmente quanto dichiarato e scritto ancora dalla Rapisardi.
“Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov’è la nostra capacità di analisi? Cosa è successo prima? Come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte?…” “Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate, quando sono
a terra (anche fotografi che non finiranno in homepage). Ho visto teste aperte, labbra spaccate… Almeno in 30 sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima… Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai PS per paura di denunce”.
Quanto racconta la Rapisardi è assolutamente credibile, anche se è stato contestato come bugia, da sostenitori del governo.
Ma vogliamo raccontarla come si deve? Gli scontri di piazza non dovrebbero mai avvenire, ma quando accadono… si sa.
Le botte si danno e si prendono e quei 23 secondi sono una circostanza che accade spesso. Sia da una parte che dall’altra.
La differenza sta nel fatto che se le dà la polizia è certamente per motivi leciti, se le dà il manifestante… non è sempre così.
Sono molti gli episodi di cariche ingiustificate da parte della polizia. E qui, ecco che le valutazioni diventano spesso ipocrite.
Non perchè la polizia è “cattiva”, ma semplicemente perchè è la politica che decide il comportamento dell’Ordine Pubblico.
Il compito che svolge la polizia nelle piazze, è determinato dal clima politico presente in quel momento nel Paese. E’ chiaro?
A Torino ci sono stati oltre 100 agenti feriti e questo colpisce l’immaginario collettivo, ma quanti manifestanti risultano feriti?
Il manifestante ferito, lo spiega la Rapisardi, potrebbe essere individuato e denunciato. E magari è solo vittima degli scontri.
Il gran numero di poliziotti che risultano feriti, non è sempre un dato che rispecchia la gravità degli avvenimenti. Bene sapere.
Il poliziotto può essere semplicemente inciampato, ma è fatto obbligo di farsi refertare, perchè quel referto medico è basilare.
Minimo sono sempre 3 giorni, ma possono bastare per poter procedere nei confronti dei manifestanti fermati. E’ una prassi.
Scatta il reato di resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale. Chiariamo. Anche i poliziotti si feriscono seriamente negli scontri.
Ma la visita della Meloni al poliziotto ferito, ciò che appare sui social e le miracolose dimissioni subito dopo, creano discredito.
Cosa penso del fermo preventivo di 12 ore inserito nel pacchetto Sicurezza? Fantozzi direbbe ” E’ una boiata pazzesca”.
Leggendo la formulazione della norma prevista, vi accorgerete che il “fondato motivo” si trasformerà poi di fatto, nel “sospetto”
Lo sanno, quanto personale servirà per trattenere per 12 ore persone “sospette”? Quante ne dovranno fermare per risolvere?
Questi fermi preventivi, quanto personale distoglieranno dai suoi compiti di piazza? E l’informativa al PM? Un gran casino.
Perchè il PM dovrà essere informato subito, per decidere se trattenere. Chi conosce i compiti di PG, sa che non deciderà..
Perchè servono documenti credibili per motivare la scelta del PM e questi non verrà messo nella condizione di poterlo fare.
Occorre tempo per fare tutto ciò. I fermati possono essere tanti. Provvedimento inefficace e inapplicabile. Intanto si fa fumo.
E allora la dice bene Franco Gabrielli, dall’alto della sua lunga esperienza sul campo. Evidenziando i pericoli e i contraccolpi.
“Non funzionerà, perchè difficilmente produrrà effetti significativi nella gestione dell’ordine pubblico. In compenso rischierà di radicalizzare ulteriormente lo scontro, di irrigidire ancora di più i rapporti già tesi nelle piazze, di comprimere in modo
significativo altri spazi di libertà. E’ fumo negli occhi, è propaganda securitaria a finanza zero”
Sono fermamente convinto, che è obiettivo di questo governo ridimensionare e proibire qualunque forma di dissenso. Eh sì.
I centri sociali ne sono espressione e vanno chiusi. La ricostruzione dei motivi dello sgombero di Askatasuna, la dice lunga.
L’enfatizzazione data all’aggressione del poliziotto è chiaramente un pretesto, per giustificare il nuovo decreto sicurezza.
Quanta brava gente, certamente ingenua ed in buona fede, si è fermata lì a quei fatidici 23 secondi? Non va molto più in là..
Ecco ottenuto lo scopo di questo governo. Parla bene, ma razzola male. E’ autoritario, ma ci fa credere che ci vuole tutelare.
Ho voluto riportare tante testimonianze autorevoli, perchè credo che una riflessione seria debba essere ampia e motivata.
Non ho dubbi sulla pretestuosità addotta da Meloni per criminalizzare i fatti di Torino. C’erano 50.000 persone, ma non conta.
Gli scontri si potevano evitare. E’ quello che cercava il governo, per monopolizzare il dibattito sulla violenza contro lo Stato.
L’osservatore attento e chi sa non ci casca, ma il cittadino in buona fede che citavo prima, inevitabilmente beve alla grande.
In quella piazza erano presenti gruppi di aree diverse. Sono gruppi definiti “antagonisti”, che hanno in comune un obiettivo.
Hanno il mito dello scontro con le Forze dell’Ordine. Per loro è un momento di forte espressione di un conflitto che è radicale.
Peccato che hanno oscurato la straordinaria partecipazione dei 50.000, ai quali sarebbe stato opportuno chiedere il perchè.
Ho anche letto sui social, forme di sostegno a questi scontri. Addirittura motivate politicamente. Io li considero un vero autogol.
Prima di ogni gesto, se vuoi dare un senso a ciò che fai, dovresti porti delle domande. Se non te le poni, tu non stai con me.
Chi capirà questa azione? Chi ne pagherà le conseguenze? Chi invece ve trarrà vantaggio? Tu che lanci un sasso, chieditelo.
Il gesto va misurato sugli effetti che produce, non sul voler giustificare chi lo compie. I fatti di Torino interrogano le coscienze.
In “bottega” cfr Torino, martelli e Meloni: ma Askatasuna è libertà, Torino-Askatasuna-Meloni: il giorno dopo , 31 gennaio 2026: Torino è partigiana , Torino: giornalismo, un imam e una nonna e Askatasuna bene comune



Ho guardato a lungo il video.
Prima di tutto bravi e grazie agli operatori tv, davvero eroici
Secondo: una vergogna tutto
1 – chi organizza deve istituire un SERVIZIO D’ORDINE, perchè su 50.000 manifestanti non ci possono essere 1000 organizzati (fuochi artificio, abiti, ecc. ecc) che distruggono la manifestazione stessa
2 – chi organizza e dirige le FORZE DELL’ORDINE è un gruppo di incapaci. Incapaci a preparare i poliziotti (si muovono isolati, incoordinati, sparano continuamente, spesso altezza d’uomo, si buttano su pochi che sono a volto scoperto e inoffensivi, ecc), incapaci di gestire i vari gruppi, di collegarsi, di chiudere o aprire strade. Insomma una cosa inconcepibile negli anni 2000 con le tecnologie che sono disponibili.
Una vergogna.
Una cosa indecente per i Cittadini di Torino e per tutti noi.