Kosovo, Serbia, Nato e…

il sonno tranquillo degli europei

di Bozidar Stanisic
Come al solito – ciabatte, pigiama, birra e pop-corn (perchè essere un idiota diverso dagli altri?) – leggo la notizia: Combined Allied Operations Center installato ad hoc all’interno dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza, recentemente al centro dei lavori di trasformazione nella base-comando della 173a brigata avio-trasportata dell’esercito Usa e delle forze terrestri di Usafricom destinate al continente africano. Poi: in Kosovo c’è sempre più Nato. Qualcosa di nuovo sotto il cielo dei Balcani, che fanno parte dell’Europa… con un doppio punto di domanda?
Ancora: leggo che l’ormai leggendaria San Suu Kyi entra nel Parlamento della Birmania. Ed entra laddove c’è una sovranormalità del governo militare. La comunità internazionale (leggete bene: non sono i popoli della Terra, ma un pugno dei potenti occidentali) saluta il suo coraggio e … manda rinforzi in Kosovo.
Dove si collegano la Vicenza del “sissignore” ai militari statunitensi con quell’osservato speciale che è la povera e umiliata minoranza dei serbi del Nord Kosovo (60.000 persone), abbandonata da Belgrado e sotto la pressione degli Usa e i suoi satelliti, una minoranza che non vuole muoversi dalla sua terra (come non volevano il popolo saharawi e gli indios dell’America latina)?
Pare impossibile dare una risposta, però è facile da capire (anche per i passeri che sono abituati di fischiettare una sola musica) che ci sia bisogna di ragionare
in modo umano e politico insieme: dopo tredici anni di amministrazione militare del Kosovo e la spesa di ingenti risorse finanziarie, la Nato riconosce di non essere più in grado di evitare la degenerazione del conflitto fra la maggioranza albanese e la minoranza serba.

«Così, alla vigilia delle prossime elezioni politiche in Serbia, il comando generale dell’Alleanza atlantica annuncia che dal primo maggio verrà rafforzato il dispositivo di uomini e mezzi che presidiano strade e villaggi del Kosovo (Kfor – Kosovo FORce). Secondo Bruxelles, saranno quasi 700 gli uomini dei corpi di pronto intervento di Germania e Austria che raggiungeranno la mini-repubblica balcanica dichiaratasi indipendente dalla Serbia nel 2008» (da «In Kosovo c’è sempre più Nato» di Antonio Mazzeo).
L’Austria e la Germania dovrebbero essere militarmente presenti in quell’area, a distanza di 67 anni da quando l’ultimo panzer nazista lasciò i Balcani? Non credo, nemmeno per le ragioni della “nuova” Europa. (Quale?)
La democrazia nella lontana Birmania viene salutata dalle cancellerie europee, la volontà democratica di una popolazione decimata come quella serba del Nord Kosovo viene disprezzata di nuovo. Che differenza sostanziale c’è fra la Nato e i militari della Birmania? Che qualcuno me lo spieghi.
Questa Europa… esiste là, in Kosovo (e altrove) davvero? Se esistesse, darebbe voce alla persone moderate, che pensano a come costruire un dialogo albanese-serbo in un contesto difficile, ma non impossibile, o a chi vuole creare le circostanze di una guerra perpetua? Forse l’Europa non esiste. Troppo obbediente agli Usa, che proiettano la sorte del mondo a partire dal Camp Bondsteel, la loro base in Kosovo. Quest’Europa di cui si parla è presente anche in Italia. Pagheremo (in silenzio?) tutti quei F35 (120 milioni ciascuno), stringendo la cinghia e sacrificando le generazioni future? E per che cosa?

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