La fisica in Sardegna, fra le polemiche sull’Einstein Telescope…

…i dubbi, le paure. Ma anche tante IDEAS e il “modello Gigi Riva”.

Interventi di NurNet, Associazione A Innantis, Comitato Montacuto, Comitato Non Einstein Telescope in Sardegna, Ciriaco Goddi, Matteo Tuveri, Associazione Ideas, Giorgio Parisi. Per chiudere i link ad un articolo/ricordo e a un video dell’artista di Bitti Diego Asproni, che la miniera di Lula (dove dovrebbe essere ubicato l’ET) l’ha conosciuta come minatore e come pittore.

Einstein-Telescope-a-Lula, img da Oggi Nuoro

Queste settimane, e in particolare dopo che un attentato a Lula (il comune barbaricino dove è ubicata la ex miniera di Sos Enatos candidata ad ospitare l’Einstein Telescope1) ha distrutto le auto di due ricercatori impegnati nel progetto, si è riacceso il dibattito, non sempre sereno, sulla scelta di candidare l’area del centro Sardegna ad ospitare la realizzazione del rivelatore di onde gravitazionali europeo.

A fronte dell’appoggio quasi unanimemente entusiasta del mondo scientifico e istituzionale, sia sardo che italiano in generale, c’è il mondo composito (qualche volta anche ambiguo e contraddittorio, come purtroppo accade sempre più spesso di questi tempi attorno ad alcuni temi che meriterebbero meno pancia e più confronto e dati) di quelli che avanzano i dubbi possa trattarsi dell’ennesima servitù imposta dall’alto; possa produrre solo vincoli senza creare vera occupazione o ricadute positive sul territorio, dando il colpo di grazia ad un territorio già depauperato e privo di infrastrutture. Dubbi alimentati dalla sfiducia di decenni (secoli) di sfruttamento coloniale dell’isola, delle sue risorse, del suo territorio. E anche dalla paura/ipotesi che, come per le basi militari e la fabbrica di armi RWM, sia un’operazione fortemente collusa con le politiche di guerra e di dominio facenti capo a Stati Uniti e Israele2. Sacrosanti dubbi e diffidenze, e attenzione ai temi della militarizzazione, che sarebbero più credibili se in prima fila in queste battaglie non ci fossero personaggi come il caporedattore del giornale online QuotidianoWeb (che proprio questi giorni ha mandato una lettera al presidente della Repubblica Mattarella sul tema Einstein Telescope), che non disdegna avere come motto della sua pagina Fb “Chi osa, vince – si vis pacem, para bellum”. Ma il parere di un “vecchio ideologizzato” lascia ovviamente il tempo che trova.

Visti i grossi interessi in gioco è probabile che dietro molto del dibattito attuale ci siano poteri politici, economici (scientifici?) che magari si fanno la guerra fra loro usandoci come pedine. Non dimenticando che sono ancora due le candidature per la scelta del sito dove realizzare l’ET, oltre a quella Italia/Sardegna (che di recente ha stretto un accordo con la Germania (Sassonia) per la realizzazione di “due interferometri a L, uno a Sos Enattos e uno in Lusazia, che lavorerebbero insieme come un unico osservatorio distribuito in Europa” AstroSpace.it) , è ancora in piedi la candidatura Mosa-Reno tra Paesi Bassi, Belgio e Germania.

Miniera di Sos Enattos, Pozzo Rolandi

Einstein Telscope in Sardegna

Riportiamo alcune delle ultime cose viste in rete e sulla stampa, di un dibattito che sta diventando ogni giorno più incandescente.

Ma l’Astrofisica in Sardegna è anche un gruppo di giovani ricercatori sardi che da anni lavorano alla divulgazione popolare della loro materia, da prima ancora che alcuni di loro lavorassero o collaborassero con la sede cagliaritana dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), ovviamente coinvolto direttamente nel progetto ET.

Da anni il gruppo IDEAS3, in collaborazione con associazioni culturali e sociali sul territorio, con l’utilizzo dei social e con incontri sul territorio e nelle scuole di vario grado, fanno opera di divulgazione anche in lingua sarda e con l’utilizzo di musica, fumetto e teatro, convinti della portata sociale della ricerca scientifica.

Qualcuno li accusa di essere solo la faccia presentabile di progetti calati dall’alto, uno strumento utile ad accattivarsi le simpatie popolari per operazione con ben altri fini. Conoscendone alcuni e conoscendo il loro lavoro, è difficile pensare che possano farsi strumentalizzare facilmente, o che non sappiano distinguere, per quanto amino la loro scienza, le opportunità e la ricchezza della ricerca dalle speculazioni.

A fine articolo si può vedere il calendario dei loro incontri nelle prossime settimane, e chiunque avrà l’occasione di farsi un’idea del loro lavoro e del loro impegno.

Intanto credo sia giusto riportare la complessità della questione dando modo di approfondire e, magari, partecipare al dibattito sull’ET e sulle implicazioni sociali della fisica e dell’astrofisica, confutando e argomentando, proprio per togliere spazio e alimento alle derive complottiste, intolleranti e ambigue. Sono, questi, tempi in cui diventa complicato districarsi in mezzo ai grovigli informativi, grovigli creati proprio al fine di poter manipolare facilmente e strumentalmente l’opinione pubblica, per indirizzarla o, peggio, per toglierle definitivamente peso creando un mostruoso garbuglio di presunte verità e conoscenze fideistiche che non aiutano a capire, partecipare, decidere .

 

 

Cominciamo (anche perché seppure a grandi linee fa capire di cosa si parla a chi non sa nulla del progetto) da un recente comunicato dell’associazione

NurNet4

Einstein Telescope: cosa è documentato, cosa va verificato, cosa va preteso

Contributo al dibattito pubblico dei soci di NurNet

Premessa necessaria: l’attentato di Lula

Nella notte tra sabato e domenica, a Lula, ignoti hanno incendiato due automobili in uso a ricercatori impegnati nelle attività legate all’Einstein Telescope.

NurNet condanna il gesto senza attenuanti né distinguo, “senza se e senza ma”. È estraneo all’idea di società che ci interessa. Una comunità che discute un progetto e una comunità che intimidisce chi ci lavora sono due cose incompatibili. La seconda toglie la parola alla prima.

Chi ha obiezioni serie su ET è il primo a essere danneggiato da un episodio del genere. Da oggi ogni argomento critico, anche il più fondato, viene ascoltato con il rumore di fondo di due auto bruciate. È esattamente il contrario di quello che serve a chi vuole ottenere garanzie ambientali, trasparenza sulle procedure e vincoli sulle ricadute locali.

Detto questo, il merito della questione resta aperto, ed è il motivo per cui questo testo è stato scritto.

Il punto in cui siamo

La discussione sull’Einstein Telescope (ET) in Sardegna è entrata nella fase decisiva, e conviene partire dai fatti verificabili, perché nel frattempo il quadro è cambiato.

ET è un rivelatore di onde gravitazionali di terza generazione, inserito dal 2021 nella roadmap ESFRI delle infrastrutture di ricerca strategiche europee. I siti in valutazione erano tre: l’area dell’ex miniera di Sos Enattos a Lula, l’Euregio Mosa-Reno al confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania, e la Lusazia in Sassonia. A gennaio 2026 Italia e Germania hanno firmato un accordo per una candidatura congiunta Sardegna-Sassonia, consolidato il 17 luglio scorso: la proposta prevede due rivelatori a geometria a L anziché un unico triangolo. La decisione europea è attesa entro la fine del 2026, con l’avvio della costruzione ipotizzato dal 2027.

La Regione ha stanziato 350 milioni per la costruzione dell’osservatorio E.T., che si sommerebbero ai 950 previsti dal Governo, più circa 50 milioni per interventi collaterali. A questi si aggiungono il progetto MITI sulle tecnologie abilitanti (15 milioni dal MUR) e un bando di Sardegna Ricerche da 4 milioni per l’ingresso delle PMI sarde nella filiera.

Sono cifre che meritano dibattito pubblico indipendentemente da come la si pensi sul progetto. Una parte della spesa è già impegnata su un risultato non ancora acquisito: è una scelta politica legittima, ma va discussa per quello che è, non presentata come un investimento privo di rischio.

Il criterio

Nel frattempo, sono partite opere che esistono a prescindere dall’esito. Il 17 luglio 2026 è stato avviato il cantiere di ET-SUnLab, laboratorio multidisciplinare sotterraneo a bassissimo rumore ambientale finanziato con circa 20 milioni di euro da Regione Sardegna, INFN, INAF e INGV.

Un’infrastruttura di questa scala non si valuta per adesione o per rifiuto. Si valuta per parti: quali affermazioni sono documentate, quali sono ipotesi da verificare con procedure tecniche, quali sono congetture prive di riscontro. Tenere insieme i tre livelli — come talvolta accade da entrambi i lati del dibattito — non aiuta nessuno, e finisce per danneggiare soprattutto chi solleva obiezioni fondate, che vengono liquidate insieme a quelle infondate.

Le criticità ambientali sono reali e sono trattabili

Smarino, interferenze con la circolazione idrica sotterranea, impatto dei cantieri, consumi energetici, viabilità di servizio: sono questioni concrete, non pretesti. Sono anche questioni comuni a tutte le grandi opere sotterranee, per le quali esistono procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, prescrizioni vincolanti e monitoraggi.

Che esistano le procedure, però, non basta: contano la qualità dell’istruttoria, l’indipendenza di chi la conduce e la possibilità di contraddittorio. Su questo il dibattito sardo ha titolo a essere esigente, e la Conferenza di servizi preliminare del novembre 2025 — che ha valutato positivamente entrambe le configurazioni studiate — è un passaggio preliminare, non un lasciapassare.

Va segnalato un aspetto poco discusso e non banale. ET ha bisogno di silenzio sismico: la sua sensibilità dipende dall’assenza di vibrazioni antropiche nell’area circostante. Questo significa che l’infrastruttura imporrebbe vincoli d’uso su un territorio ampio, come è già emerso rispetto ai progetti eolici nel Nuorese. È un vincolo che protegge il paesaggio da alcune trasformazioni e che al tempo stesso sottrae ai territori interessati alcune opzioni di sviluppo. È un trade-off che va negoziato apertamente e compensato, non taciuto.

Dual use”: una categoria giuridica, non un’accusa

Sul punto conviene essere precisi, perché è qui che il dibattito si è più incrinato.

Dual use è una categoria della normativa europea sul controllo delle esportazioni: classifica beni e tecnologie che possono avere sia impiego civile sia militare. Descrive tecnologie, non finalità.

È vero — e negarlo non sarebbe credibile — che diverse tecnologie abilitanti di ET appartengono a famiglie con applicazioni anche militari: laser ultrastabili, ottica di precisione, luce compressa quantistica, criogenia, isolamento dalle vibrazioni, sensoristica inerziale. Vale per quasi tutta la strumentazione scientifica avanzata, dai magneti superconduttori ai rivelatori di neutroni. Se questo criterio bastasse a qualificare un’opera come militare, sarebbe militare qualunque laboratorio di fisica in Europa.

Ciò che distingue un’infrastruttura di ricerca da un’installazione militare non è la tecnologia impiegata, ma la governance: chi la controlla, cosa produce, chi accede ai dati, cosa viene pubblicato. ET nasce come infrastruttura di ricerca europea a partecipazione multinazionale, il suo prodotto sono dati astrofisici, e la comunità delle onde gravitazionali ha una prassi consolidata di pubblicazione aperta dei dati dopo periodi di riserva definiti. Allo stato delle informazioni pubbliche non esistono elementi che indichino una destinazione militare del progetto.

Questo non rende infondata la diffidenza sarda verso le installazioni “strategiche”. La Sardegna ospita una quota largamente sproporzionata delle servitù militari italiane, con poligoni come Quirra, Teulada e Capo Frasca, e con vicende sanitarie e ambientali su cui il conflitto tra comunità e Stato è documentato e tutt’altro che chiuso. Quella diffidenza ha ragioni storiche precise e va rispettata.

Proprio per questo, però, l’estensione automatica del sospetto a ET è controproducente. Chi vuole contestare le servitù militari esistenti ha bisogno di argomenti verificabili e di credibilità: applicarli a un’infrastruttura che non è militare indebolisce la posizione su quelle che lo sono davvero.

Cosa produce la ricerca fondamentale, senza promesse eccessive

La ricerca di base ha storicamente generato applicazioni civili in ambiti che non erano previsti al momento della progettazione: diagnostica per immagini, sensoristica, calcolo distribuito, ottica, nuovi materiali, monitoraggio ambientale e strutturale. È ragionevole attendersi che ET contribuisca in direzione analoga.

Va detto con altrettanta chiarezza che le grandi infrastrutture di ricerca non producono automaticamente sviluppo locale. Il caso dei Laboratori del Gran Sasso mostra che un polo scientifico di rilievo mondiale può convivere per decenni con un contesto regionale che ne cattura solo in parte i benefici. Ciò che fa la differenza è la capacità di assorbimento del territorio: formazione tecnica, imprese in grado di qualificarsi come fornitori, collegamenti stabili con il sistema universitario, politiche che trattengano le competenze. Sono variabili che dipendono da noi, non dall’interferometro.

Il bando da 4 milioni per le PMI va in questa direzione. È un inizio, non una risposta.

Cosa chiedere, in concreto

Un dibattito utile non si ferma al pronunciamento. Queste ci sembrano le condizioni minime da porre, indipendentemente dalla posizione di ciascuno:

  1. Pubblicazione integrale e tempestiva degli studi geologici, idrogeologici e sismici, in formato consultabile, con dati grezzi accessibili alla verifica indipendente.
  2. Piano di gestione dello smarino definito prima dell’approvazione: volumi stimati, caratterizzazione del materiale, destinazione, ipotesi di riutilizzo.
  3. Monitoraggio idrogeologico indipendente, con baseline pre-cantiere e serie storiche pubbliche, affidato a soggetti terzi rispetto al proponente.
  4. Bilancio energetico dichiarato e copertura da fonti rinnovabili compatibili con i vincoli sismici del sito.
  5. Mappa esplicita dei vincoli d’uso che l’infrastruttura imporrebbe al territorio circostante, con le relative compensazioni.
  6. Impegni vincolanti sulle ricadute locali: quote di fornitura raggiungibili dalle imprese sarde, programmi di formazione tecnica avviati prima della costruzione, criteri di assunzione trasparenti.
  7. Chiarezza sulla governance: forma giuridica dell’infrastruttura, composizione degli organi decisionali, regime di accesso ai dati, rappresentanza del territorio ospitante.
  8. Un piano B dichiarato: cosa accade agli investimenti già effettuati se la scelta europea cadrà sull’Euregio Mosa-Reno.

Conclusione

La Sardegna ha diritto a pretendere il massimo livello di tutela ambientale, di trasparenza amministrativa e di partecipazione alle decisioni. Ha anche interesse a che il confronto si svolga su affermazioni verificabAccordo bilaterale Italia-Israeleili, perché è l’unico terreno su cui le obiezioni fondate possono prevalere.

L’alternativa non è tra sviluppo e tutela del territorio. È tra decisioni prese sulla base di prove discutibili in pubblico e decisioni prese sulla base di narrazioni — che siano narrazioni di promessa o di minaccia. Su questo, chiedere di più non significa essere contrari: significa fare il proprio mestiere di comunità.

da QUI

Associazione A Inantis

LULA, SARDEGNA: LÀ DOVE L’UNIVERSO HA SCELTO DI FARSI ASCOLTARE

di Massimo Calabrese

A Lula, qualche giorno fa, ignoti hanno dato alle fiamme due auto appartenenti ai ricercatori che lavorano al progetto dell’Einstein Telescope.

Un gesto grave, del quale si ignorano motivi e autori e sul quale indagano gli inquirenti.

Come sardo, prima che come indipendentista, però, una cosa vorrei dirla alle persone responsabili del gesto, per invitarle a una riflessione sull’importanza che possa avere per la nostra terra un progetto come questo.

I telescopi tradizionali hanno una sola finalità: osservare l’universo. Sono strumenti che guardano. Osservano e, nel farlo, cercano di comprendere ciò che vedono.

L’Einstein Telescope, invece, no.

È uno strumento capace di una sorta di magia. Fa qualcosa di ancora più profondo: non guarda l’universo, lo ascolta.

Perché l’universo, per quanto possa sembrare incredibile, ha una voce. Ci sono momenti in cui emette un suono con cui racconta la propria storia. Una storia antichissima, che solo pochissimi hanno il privilegio di poter ascoltare. È una voce debolissima, quella dello spazio profondo. Viaggia fino a noi attraversando l’universo come se questo fosse un’immensa cassa armonica, portando fin quaggiù il suo racconto.

Ma non tutti possono sentirla. Solo pochissimi luoghi del pianeta possiedono le caratteristiche necessarie per rendere possibile questo ascolto.

Lula è uno di questi luoghi. È il luogo in cui si può ascoltare il racconto delle stelle. Il luogo in cui si può ascoltare il racconto della nascita dell’universo, l’origine di tutto ciò che esiste.

Ora, per un attimo, chiudete gli occhi. E immaginatevi tra qualche anno. Siete seduti in piazza. Vedete arrivare dei turisti che si fermano a bere qualcosa prima di visitare l’Einstein Telescope. Li sentite domandarvi che cosa sia quel luogo e quello strumento straordinario. E qualcuno di voi risponde che l’Einstein Telescope ha trasformato gli abitanti della Sardegna nei custodi del racconto dell’universo. Nei custodi della musica delle stelle, del suono dello spazio profondo. In coloro che hanno saputo ascoltare la sinfonia nata quando, in un istante lontanissimo, tutto ebbe inizio in un bagliore di luce. Una sinfonia che si è propagata in ogni direzione e che ha trovato nel territorio di Lula, più che in ogni altro, la possibilità di essere ascoltata, trascritta e raccontata al mondo.

E, cosa molto più importante, potreste essere proprio voi a raccontare come, là dove un tempo sembrava non esserci nulla, esistesse invece una possibilità: sentire una voce dal profondo dell’universo che parlava soltanto a chi sapeva ascoltare.

Ora riaprite gli occhi.

Se siete uomini, impegnatevi a riparare il danno. E soprattutto, da oggi, cambiate strada e impegnatevi a fare quello che, come sardi, prima che come indipendentisti, dovremmo tutti cercare di fare: trasformare le nostre vite e il nostro essere in qualcosa di bello per noi e, soprattutto, per le nostre comunità. Per essere fieri della Sardegna che costruiamo insieme.

A Innantis! Massimo Calabrese  da QUI

 

I dubbiosi, o decisamente contrari

EINSTEIN TELESCOPE, il reato (purtroppo) crea attenzione!

Roberto Mette (Comitato Montacuto)

Come temevo, c’è stato bisogno di un gravissimo crimine per riaccendere l’attenzione sul progetto di Sos Enattos. Speravo non fosse così, ma alla fine tale effetto, pur non auspicato dalle persone oneste, è stato inevitabile.

E quindi si parla nuovamente di una struttura che tutti espongono come salvifica per la Sardegna ma che in realtà lo è solo per la grandeur sciovinista italiana. L’Italia è sicuro che ci guadagnerà tantissimo. Senza alcun dubbio, in visibilità, in prosopopea, in prestigio internazionale, in indotto economico, in sviluppo tecnologico, in partnership internazionali.

E la Sardegna? La Sardegna mette il territorio, acconsente che il suo sottosuolo venga riempito di cemento e acciaio per km e km – lo scopo scientifico non cambia la realtà dei fatti, trattasi di deturpamento ambientale in ogni caso – che poi rimarrà li per sempre, anche quanto andrà in rovina e diventerà rugginoso e malandato. La Sardegna sta mettendo sul tavolo fior di quattrini dei suoi pochi averi. Ma i guadagni non si sa se e quanto rimarranno in Sardegna. La Sardegna subisce vincoli, e rischia lo spopolamento dei territori circostanti. Col pericolo di ottenere solo pacche sulle spalle e la carriera politica per i suoi rappresentanti più proni!

L’unica cosa oggi certa per i sardi è che per 20 comunità nel diametro di 80 km sarà l’Istituto di Fisica a decidere ogni volta quali attività imprenditoriali e quali progetti infrastrutturali potranno essere concessi e quali no. Nell’elenco dell’allegato alla legge 41/2023, quindi già in vigore, si parla di una quarantina di fattispecie tra cui il settore lapideo (a rischio le cave di Alà e Buddusò, e tutto l’indotto di prima lavorazione), i cementifici (settore attivo a Siniscola), la costruzione di strade, ferrovie, ponti. L’elenco non è esaustivo: tutto quello che può creare rumore verrà vietato. Non è una buona prospettiva per queste 20 comunità che, o garantiscono silenzio assoluto, vivendo di muschi e lamponi che crescono spontanei nei campi, o dovranno spostarsi altrove. Necessariamente!

Nessuno ne parla, per un semplice motivo: bisogna evitare che le 20 comunità interessate avvertano il pericolo, si ribellino e facciano saltare tutto. Quindi silenzio sulla legge, chi ne parla dice che è stata fatta solo per evitare gli impianti eolici che mettevano a repentaglio l’ET, in realtà i blocchi riguardano una quarantina di attività, non solo l’eolico. Un politico locale – che non stimo per nulla – ha rassicurato i suoi adepti dicendo che i limiti sono temporanei, solo in occasione delle rilevazioni dell’interferometro. Balla gigantesca: l’INFN bloccherà le costituzioni di imprese fin dall’origine. Ciò significa che il fermo delle attività sarà totale e fin da subito, definitivo e non temporaneo.

Che ci sia una strategia ben definita per imporre il silenzio su questi vincoli mortali per 20 comunità, lo si capisce analizzando la genesi e lo sviluppo di un progetto che fin dal 2020 è stato caldeggiato dal territorio centrale sardo, ossia la ferrovia a Nuoro. Oggetto dei desideri barbaricini era il collegamento Olbia-Nuoro. Fino al marzo 2023 tutta la politica locale ha spinto per questa infrastruttura, con interpellanze, manifestazioni, discussioni. Addirittura alcuni comuni, Loiri ad esempio, deliberarono l’assenso al passaggio sui territori propri.

Poi nell’aprile 2023, i vincoli della legge 41 diventano ufficiali ed improvvisamente della Nuoro-Olbia non si parla più! Scomparso dai radar! Passa qualche mese e nell’ottobre dello stesso anno il progetto è cambiato. Ora si tratta di tragitto Nuoro-Abbasanta! Da tre anni quasi, al silenzio sulla ferrovia verso Olbia, si ovvia parlando di ferrovia verso Abbasanta! Fino a poche settimane fa, quando la Todde ha annunciato un primo collegamento con pullman sul tragitto che dovrà poi diventare strada ferrata.

Nessuno che si sia messo il problema di questo silenzioso e immotivato cambio di progetto. Ovviamente, perché in silenzio deve passare il motivo. Il perché è che con i vincoli della legge 41, la ferrovia Olbia-Nuoro non si può fare. Verrebbe vietata dall’INFN di Cagliari (quello che ha fatto il sito in lingua sarda, tanto per allisciarci il pelo e fare un’operazione simpatia preventiva, visto che dirà tantissimi NO in serie!) appunto perché disturberebbe con i suoi rumori l’Einstein Telescope!

Il re è nudo! I vincoli, pur già operativi (e già utilizzati), devono rimanere nell’ombra. La gente delle comunità coinvolte non lo deve sapere! E infatti quando provo a parlarne menzionandoli nei post dei tanti amplificatori di euforia per l’ET in Sardegna, si applica la regola della non risposta! Tutti muti.

– E allora chiedo io a loro, alla Todde, all’intero spettro politico italianista, di destra e di sinistra, di firmare un patto per l’ET con il popolo sardo, dove tutti essi e i loro rappresentanti romani mettono nero su bianco che:

– è vero che i ricercatori che verranno assunti per operare con l’interferometro si stabiliranno definitivamente in Sardegna, a Lula o in zone limitrofe. Perché a Cascina dove opera il Virgo Telescope, non è successo. Operano da remoto nelle loro università sparse in Europa. A Cascina non ci sono ricercatori a spasso per la città.

– è vero che saranno necessari 36.000 posti di lavoro, e si stabilisca a priori quanti posti di lavoro verranno garantiti ai sardi e si specifici in quali mansioni, dando dettaglio assoluto e garantendo la veridicità delle cifre esposte. Perché per il progetto concorrente di Lingsburg, stranamente, le maestranze reputate necessarie, sono solo 1200! Non stride la cosa?

– ci saranno compensazioni rilevanti per le comunità coinvolte nei vincoli, di modo che non debbano esse spopolarsi del tutto, e non ci sarà la possibilità di subire altri vincoli più stringenti rispetto a quelli della legge 41, che quindi rimarrà un unicum. Perché a Cascina non è successo, si è bloccato in seguito lo sviluppo della zona industriale, chiesto il divieto di fare concerti in una struttura apposita e di apporre pannelli fotovoltaici nei tetti. E in futuro potranno essercene altri. Compensazioni certe e definite a priori, nell’entità e nelle modalità.

– verrà garantito – con azioni di infrastrutturazione mirate e connesse all’ET – un incremento demografico tale da compensare i danni dei vincoli. Importantissimo, perché anche a Cascina ci furono promesse mirabolanti, ma la realtà è che non c’è stato lo sviluppo promesso, e il territorio da 13 anni perde inesorabilmente abitanti

– verrà creato a Sos Enatos un centro scientifico d’avanguardia, stabilendone la dimensione e il numero di occupati. Perché a Cascina si è creata solamente una ministruttura isolata in campagna grande quanto mezzo capannone delle nostre zone industriali. Poco più di un officina! Evitiamo queste prese per i fondelli.

– verrà creata una struttura amministrativa a supporto dell’ET, e di quante persone si comporrà. Perché il progetto pare non preveda ciò, visto che Lula dipenderà dalla struttura amministrativa di Cascina. Che conta appena una trentina di operatori fissi. Più qualcuno part time. Mentre a Lula saranno quindi zero.

Non è più tempo della propaganda, dei politici sardi piegati alle manie di grandeur italiche, dei convegni continui e martellanti per disinnescare qualsiasi possibile opposizione interna al progetto, delle parole al vento, delle speranze pompate, delle bugie e dei silenzi.

Se la politica sarda vuole l’Einstein Telescope, metta nero su bianco l’impegno a rispettare quanto sopra! Impegni vincolanti, non promesse megalomani.

Si tratta di un progetto enorme, di altissimo impatto, quindi i passi da fare devono essere definiti minuziosamente e in maniera seria e dettagliata in ogni aspetto. Serietà, tutti, dalla Todde in giù, devono garantirla ai sardi.

Senza svendere ancora una volta la loro terra alle mire superiori dell’Italia. Che ci interessano e ci devono interessare fino ad un certo punto!

Da QUI Facebook

RELAZIONE SINTETICA TECNICO-GIURIDICA SULLE INCOERENZE E VIOLAZIONI DEL PROGETTO EINSTEIN TELESCOPE IN SARDEGNA

di No Einstein Telescope in Sardegna – Comitato Popolare

1. Incoerenza Finanziaria e Collasso dei Servizi Essenziali

Dettagli Tecnici: Il budget stimato per l’ET è di 1,4 miliardi di euro (fondi PNRR, MUR e regionali). Parallelamente, il territorio sardo registra un collasso infrastrutturale civile: oltre il 70% delle scuole ha gravi problemi strutturali; la rete idrica di Abbanoa S.p.A. perde oltre il 50-60% dell’acqua (tubature colabrodo); la sanità pubblica soffre di una carenza drammatica di medici di base e della chiusura dei pronto soccorso nell’entroterra; le strade provinciali interne sono fatiscenti e prive di manutenzione.

Violazioni e Jus Cogens: Questa allocazione asimmetrica viola il diritto allo sviluppo e al soddisfacimento dei bisogni fondamentali, nonché il principio internazionale di giustizia sociale distributiva. Privare i cittadini dei servizi minimi vitali (salute, istruzione, mobilità) per finanziare la fisica teorica pura configura una malagestio politica che calpesta il diritto alla sopravvivenza dignitosa.

2. L’Impatto Idrico nei Cantieri di Costruzione

Dettagli Tecnici: La fase costruttiva (10-12 anni) prevede l’uso di frese meccaniche a piena sezione (TBM). Il raffreddamento delle teste di taglio delle frese nel granito, l’abbattimento delle polveri silicee tossiche e il confezionamento di milioni di tonnellate di calcestruzzo richiederanno un consumo attivo stimato tra 1.500 e 3.000 metri cubi (\(m^{3}\)) d’acqua al giorno (pari a 1,5 – 3 milioni di litri al giorno).

Incoerenze e Danni: Questa risorsa idrica superficiale e potabile verrà sottratta direttamente ai bacini del Nuorese tramite corsie preferenziali statali, mentre ai cittadini e agli allevatori di Lula, Bitti e Onanì verranno imposti razionamenti per la siccità. Le acque reflue usciranno dai cantieri contaminate da oli idraulici, additivi chimici e fanghi cementizi, minacciando i corpi idrici superficiali.

Violazioni e Jus Cogens: Viola il principio di Jus Cogens sul diritto all’acqua potabile e alla salute. La risorsa idrica vitale viene sottratta alle comunità locali, convertita in fango industriale contaminato e restituita al territorio, violando il diritto del popolo sardo all’integrità ecologica delle proprie terre.

3. L’Impatto Idrico nella Fase Operativa: Drenaggio delle Falde

Dettagli Tecnici: Per mantenere asciutti i 30 chilometri di gallerie sotterranee a 500 metri di profondità ed evitare che l’umidità danneggi i laser, i sistemi industriali opereranno un drenaggio forzato continuo, stimato tra 2.000 e oltre 5.000 metri cubi (\(m^{3}\)) d’acqua al giorno (pari a 2 – 5 milioni di litri al giorno estinti dal sottosuolo).

Incoerenze e Danni: Mentre la popolazione subisce restrizioni idriche severe per l’assenza di infrastrutture civili adeguate, l’ET pomperà e allontanerà dal sottosuolo milioni di litri d’acqua purificata naturalmente dalla roccia. Questo drenaggio forzato minerario provocherà l’abbassamento irreversibile della piezometrica delle falde acquifere ancestrali, prosciugando le sorgenti naturali che alimentano da sempre l’agricoltura e la pastorizia.

Violazioni e Jus Cogens: Si configura la violazione del diritto inalienabile alla vita e all’accesso all’acqua potabile (Jus Cogens). Viene violato l’Art. 1 dei Patti ONU del 1966 sulla sovranità dei popoli rispetto alle proprie risorse naturali, subordinando la sussistenza biologica dei residenti alle esigenze operative di una macchina.

4. Il Fabbisogno Energetico e il Blocco delle Rinnovabili

Dettagli Tecnici: L’alimentazione dei sistemi di vuoto ultra-spinto, dei criostati a -263°C, dei compressori industriali e del Data Center Tier 4 richiederà una potenza installata continua tra i 15 e i 30 Megawatt (MW). L’ET assorbirà così tra 360.000 e 720.000 kilowattora (kWh) al giorno, un consumo pari al fabbisogno quotidiano di un intero distretto industriale.

Incoerenze e Danni: La Sardegna è penalizzata da tariffe elettriche tra le più alte d’Europa per via dell’insularità. Per garantire il “silenzio sismico” richiesto dai sensori dell’ET, i decreti ministeriali hanno cancellato i maxi-progetti industriali eolici locali nel Nuorese. Alla Sardegna viene vietato di produrre energia pulita sul proprio territorio, ma viene imposto di alimentare un’idrovora energetica che appesantirà la rete sarda.

Violazioni e Jus Cogens: Questa asimmetria lede il diritto allo sviluppo economico autosufficiente ed endogeno delle comunità locali (Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali). I sardi subiscono i divieti di edificazione energetica e i costi indiretti di rete per alimentare un asset scientifico internazionale estraneo ai loro bisogni storici.

5. Cantieri Decennali ed Esclusione delle Imprese Locali

Dettagli Tecnici: Lo scavo millimetrico sotterraneo richiede certificazioni di sicurezza mineraria internazionale e attestazioni SOA per importi miliardari. Il tessuto imprenditoriale sardo è composto quasi esclusivamente da PMI civili prive di questi requisiti. I grandi appalti di scavo verranno vinti da colossi industriali e general contractor continentali ed europei come Webuild S.p.A., Pizzarotti & C., Ghella S.p.A. o la francese Bouygues Construction.

La Realtà Occupazionale: Queste multinazionali importeranno in Sardegna le proprie squadre di minatori specializzati, ingegneri geotecnici d’élite e trasfertisti già formati ed esperti nello scavo alpino. Alle imprese e agli operai sardi verranno concessi esclusivamente subappalti marginali a basso valore aggiunto, come il trasporto dei detriti rocciosi (movimentazione terra), la fornitura grezza di calcestruzzo o la posa delle recinzioni dei cantieri di superficie.

Violazioni e Jus Cogens: Configura un modello di “economia estrattiva di stampo coloniale”, violando i principi di giustizia distributiva e dello sviluppo endogeno delle comunità. La popolazione locale subisce tutti i costi ambientali e logistici dello scavo, ricevendo in cambio solo briciole occupazionali temporanee e non riqualificanti.

6. Il Mito Occupazionale della Fase Operativa

Dettagli Tecnici: La gestione a regime dell’interferometro e del Data Center richiede figure iper-specializzate in fisica delle alte energie, ingegneria quantistica, criogenia avanzata dell’elio liquido, ottica di precisione e cyber-sicurezza. Le università di Cagliari e Sassari non sfornano storicamente questi profili nel breve periodo. Il personale scientifico e i programmatori verranno in larghissima parte importati dall’estero o dai grandi poli del Nord Italia ed europei.

La Realtà dell’Esclusione: Ai lavoratori sardi residenti verranno destinate prevalentemente le mansioni dequalificate, precarie e accessorie: servizi di sorveglianza e guardiania privata (affidati a istituti come Sicuritalia S.p.A. o Coopservice), pulizie industriali, logistica di base, manutenzione stradale minore e ristorazione/accoglienza.

Violazioni e Jus Cogens: Viene violato il diritto al lavoro dignitoso, all’avanzamento professionale e allo sviluppo autonomo delle comunità locali (Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali). Promettere un riscatto economico per poi relegare la forza lavoro autoctona a ruoli marginali di servitù logistica trasforma l’ET in un modello di estrattivismo tecnologico, accelerando lo spopolamento delle zone interne.

7. Militarizzazione e Asfissia del Territorio

Dettagli Tecnici: Per proteggere i sensibili macchinari da qualsiasi interferenza antropica, l’ET impone il vincolo assoluto di “silenzio sismico” nel raggio di decine di chilometri, congelando lo sviluppo agricolo, artigianale e infrastrutturale locale.

Violazioni e Jus Cogens: L’applicazione di vincoli speciali limita le libertà economiche delle comunità. Inoltre, l’incremento di presidi militari e controlli di polizia — disposto dal Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza — viene percepito come una limitazione della sovranità democratica e un controllo coercitivo sul popolo sardo.

L’alterazione profonda di un paesaggio vissuto come ancestrale e inscindibile dall’economia identitaria pastorale (con la rimozione di 6 milioni di metri cubi di roccia antica) viene assimilata a uno “stupro ecoculturale”, attuato senza il Consenso Libero, Previo e Informato della popolazione (Art. 27 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici)

8. Rischi di Sicurezza Geopolitica e Tecnologie Dual-Use

Dettagli Tecnici ed Enti Coinvolti: L’Einstein Telescope si fonda su tecnologie di frontiera ad altissimo potenziale bellico o d’intelligence (Dual-Use). Tra i vettori aziendali e accademici attraverso cui il comparto militare e di cyber-intelligence di Tel Aviv (inclusa l’Unità 8200 dell’esercito) potrebbe infiltrare o capitalizzare l’infrastruttura figurano:

Consorzi di Ricerca: Attraverso Horizon Europe o l’Accordo bilaterale Italia-Israele, istituti israeliani integrati nell’apparato di difesa — come il Technion, l’Università Ebraica di Gerusalemme e il Weizmann Institute of Science — ottengono l’accesso a brevetti e codici sorgente su laser di precisione, ottiche adattive e specchi criogenici utili per sistemi missilistici satellitari o armi a energia diretta.

Forniture Industriali: Colossi della difesa israeliana come Elbit Systems (e la sua controllata elettro-ottica Elbit – Elop), Israel Aerospace Industries (IAI), o aziende specializzate in criogenia avanzata come RICOR Cryogenic and Vacuum Systems, e sensori come SCD, si configurano come fornitori storici di grandi progetti astronomici europei, inserendo i propri ingegneri direttamente nella catena fisica e logistica sotterranea.

Data Center e Algoritmi: Il sistema richiede un supercomputer locale e un Data Center Tier 4 per l’elaborazione dei flussi informativi tramite intelligenza artificiale (tecnologie legate anche all’Università di Siegen).

Algoritmi predittivi israeliani sviluppati da aziende leader nello spionaggio come il Gruppo NSO (creatore di Pegasus) o Elbit, potrebbero infiltrarsi per testare software di controllo dei flussi o inserire backdoor di monitoraggio nei server centrali di Sos Enattos.

Violazione dello Jus Cogens e Diritti dei Popoli: L’inserimento di un’infrastruttura strategica sarda all’interno dei flussi informativi diretti verso enti accademici e societari legati all’apparato di difesa israeliano configura il rischio concreto di una complicità indiretta in gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e di norme imperative di Jus Cogens (con particolare riferimento agli obblighi di prevenzione derivanti dalla Quarta Convenzione di Ginevra).

L’automatismo giuridico che legittima questo trasferimento priva il popolo sardo e le comunità locali del diritto all’autodeterminazione informativa, alla riservatezza di massa e alla sovranità tecnologica sul proprio territorio rurale [wired.it].

Dal punto di vista del diritto internazionale, i residenti della Barbagia subiscono un’espropriazione invisibile dei propri dati ambientali, biografici e di rete, i quali vengono inseriti all’interno di architetture digitali ed elaborazioni ad alto valore duale estranee alla comunità [einsteintelescope.eu/privacy-statement/, wired.it].

Inoltre, convertire l’entroterra dell’isola nel terminale logistico di flussi di dati suscettibili di applicazioni belliche o di intelligence confligge radicalmente con il principio consuetudinario di rango supremo della promozione della pace, declassando la Sardegna a bersaglio geopolitico e cyber-militare prioritario, senza il Consenso Libero, Previo e Informato della popolazione locale.

9. La Cessione Legale dei Dati dei Cittadini Italiani a Israele

Dettagli Normativi: Il transito dei dati personali e dei metadati sensibili dall’Italia a Tel Aviv è legalizzato a livello istituzionale. Il Garante della Privacy italiano ha autorizzato i trasferimenti di dati personali verso lo Stato d’Israele. Questo provvedimento recepisce la Decisione di Adeguatezza della Commissione Europea (Decisione n. 2011/61/UE, ex art. 45 del GDPR), che considera l’ordinamento israeliano “sicuro” e idoneo.

La Commissione Europea ha confermato e rinnovato il via libera al libero flusso dei dati a Tel Aviv.

L’Impatto e Violazioni dello Jus Cogens: Sotto questo scudo legale, l’Einstein Telescope Organisation e l’INFN possono cedere o permettere l’accesso remoto ai database informatici sardi a entità israeliane partner senza filtri o autorizzazioni specifiche, esponendo metadati di rete, dati biografici dei dipendenti e dati di monitoraggio ambientale del territorio della Barbagia.

L’integrazione di entità legate all’apparato militare di Tel Aviv espone la Sardegna al rischio di complicità in violazioni del diritto internazionale umanitario e di Jus Cogens (quarta Convenzione di Ginevra).

L’accentramento dei dati e l’architettura del Data Center sottraggono la sovranità digitale alla comunità locale, esponendo il territorio a pericoli di spionaggio, cyber-attacchi globali e rendendo l’isola un bersaglio geopolitico prioritario, confliggendo radicalmente con il principio consuetudinario di promozione della pace.

10. Il Rischio Sanitario e Ambientale: Lo Smaltimento dei Detriti, l’Emergenza Polveri e la Presenza di Minerali Tossici (Amianto e NORM)

Dettagli Tecnici ed Imprese Coinvolte:

Lo scavo dei 30 chilometri di tunnel e delle enormi sale d’angolo produrrà oltre 6 milioni di metri cubi (circa 15 milioni di tonnellate) di materiale roccioso da estrarre.

La movimentazione di questa immane massa di detriti richiederà il transito quotidiano di centinaia di camion pesanti delle ditte di trasporto subappaltatrici (gestite dai consorzi di logistica sotto la direzione di Webuild S.p.A. e Ghella S.p.A.). Lo scavo meccanizzato profondo del basamento ercinico sardo comporta due gravissimi rischi geologici e tossicologici latenti:

Presenza di minerali asbestiformi (Amianto): Le formazioni metamorfiche e le vene idrotermali della Barbagia possono intercettare filoni di minerali d’amianto (come l’actinolite o il crisotilo).

La frantumazione di queste rocce da parte delle teste rotanti delle TBM libererà nell’aria e nelle gallerie milioni di fibre invisibili altamente cancerogene.

Radioattività Naturale (NORM – Naturally Occurring Radioactive Material): I graniti e i fusi magmatici profondi dell’isola contengono concentrazioni naturali di uranio e torio. Lo sminuzzamento della roccia e l’esposizione all’aria libereranno massicce quantità di Gas Radon e polveri radioattive nei flussi di ventilazione del cantiere, che verranno espulse direttamente nell’atmosfera sopra i paesi limitrofi (Lula, Onanì, Bitti).

Incoerenze e Danni: Si palesa un paradosso intollerabile per la salute pubblica sarda. Mentre l’entroterra soffre del già citato smantellamento della sanità territoriale, della carenza di presidi oncologici e di tempi d’attesa biblici negli ospedali di Nuoro, il territorio verrà esposto per oltre un decennio a una massiccia dispersione di polveri silicee, polveri sottili (PM10 e PM2.5) e potenziali agenti cancerogeni (amianto e radon). I milioni di tonnellate di fango e roccia di scavo contaminati da additivi chimici delle TBM dovranno essere stoccati in gigantesche discariche di superficie nella Barbagia, modificando per sempre la morfologia del paesaggio e creando un rischio permanente di lisciviazione tossica verso i terreni pascolivi.Violazioni e Jus Cogens: Questa dinamica configura una violazione diretta e gravissima dello Jus Cogens in merito al diritto alla vita, alla salute e a un ambiente salubre (tutelato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dall’Articolo 12 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali). Imporre a una popolazione un rischio sanitario cronico e ambientale di questa magnitudo — per realizzare un’infrastruttura di ricerca estranea alla sussistenza locale e senza strutture sanitarie adeguate a curare i futuri malati — rappresenta l’ennesimo atto di “razzismo ambientale” e sottomissione coloniale ai danni del popolo sardo.

11. Asimmetria Legale, Clausole Arbitrali e Barriere d’Accesso alla Giustizia per il Tessuto Locale

Dettagli Tecnici e Realtà Giuridica: I documenti ufficiali dell’Einstein Telescope (ET) e lo statuto dell’Einstein Telescope Scientific Collaboration (ETO) — strutturati sulla base del regolamento europeo per le infrastrutture ERIC (European Research Infrastructure Consortium) — chiariscono che la giurisdizione penale e civile ordinaria per illeciti ambientali, infortuni sul lavoro o danni strutturali a terzi sul territorio resta pienamente in capo alla magistratura italiana e territoriale (Tribunale di Nuoro). Tuttavia, la governance dei contratti internazionali e dei grandi appalti legati all’infrastruttura introduce una netta separazione per la gestione delle controversie commerciali, di fornitura e di proprietà intellettuale.

Incoerenze e Danni: Nei contratti stipulati tra i grandi consorzi di ricerca e le imprese esecutrici vengono sistematicamente inserite clausole arbitrali private vincolanti (Arbitrati Internazionali). In caso di contenziosi economici, ritardi nell’erogazione dei fondi, contestazioni tecniche sui materiali estrattivi o violazioni delle specifiche di subappalto, le piccole e medie imprese sarde (PMI) inserite nella catena logistica non potranno ricorrere al giudice civile ordinario di prossimità. Saranno invece obbligate ad affrontare procedure di arbitrato privato o ricorsi davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) o presso camere arbitrali stabilite nelle capitali finanziarie europee.

Violazioni dei Diritti delle Comunità: Questa architettura contrattuale si traduce in una grave violazione de facto dell’equo accesso alla giustizia su base economica (principio desunto dall’Art. 6 della CEDU). Le PMI della Barbagia e del Nuorese, non disponendo dei capitali necessari per sostenere i costi proibitivi di un arbitrato internazionale privato o di una difesa legale a Bruxelles o Strasburgo, si troveranno in una posizione di totale subalternità giuridica rispetto ai colossi industriali (come Webuild o Ghella) e al consorzio scientifico. Questo sbilanciamento cristallizza un modello di sviluppo asimmetrico, in cui il territorio subisce l’impatto fisico dell’opera ma le regole per difendere l’economia locale vengono delocalizzate in corti private extraterritoriali.

12. Il Paradosso dei Rifiuti Speciali e la Saturazione degli Impianti Regionali Certificati

Dettagli Tecnici e Documentali: Lo Studio di Impatto Ambientale del MASE e i protocolli dell’INFN impongono che i materiali estratti da Sos Enattos vengano gestiti esclusivamente all’interno del perimetro sardo, per azzerare il traffico marittimo pesante e proteggere il silenzio sismico. Tuttavia, lo scavo profondo con tecnologie TBM richiede l’uso massiccio di fluidi additivi chimici, tensioattivi e lubrificanti industriali per la perforazione. Anche ipotizzando il pre-trattamento (centrifugazione e desabbiamento) in cantiere per separare la roccia solida, il processo genererà inevitabilmente enormi volumi di fanghi industriali contaminati non riutilizzabili, catalogati come rifiuti speciali da avviare obbligatoriamente a stoccaggio definitivo.

Incoerenze e Danni sul Territorio: La Sardegna sconta un deficit cronico nella gestione dei rifiuti complessi. Il piano prevede di conferire questi fanghi pre-trattati e stabilizzati in discariche regionali autorizzate per rifiuti speciali (come la piattaforma di ASA S.r.l. a Porto Torres o i siti gestiti da Barbagia Ambiente). La forte contraddizione risiede nelle volumetrie: assorbire i rifiuti chimici e tecnologici derivanti da un cantiere minerario attivo per oltre dieci anni rischia di saturare i bacini e le quote di stoccaggio residue delle discariche sarde, sottraendo spazio critico al conferimento dei rifiuti ordinari delle imprese sarde locali e imponendo un ampliamento forzato dei siti di deposito isolani.

Certificazione e Violazione dei Diritti: La legalità e i limiti chimici dello smaltimento saranno monitorati e certificati da soggetti terzi rispetto al progetto, in primis l’ARPAS (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna) e il Ministero, tramite campionamenti sui codici CER e caratterizzazioni chimiche prima dell’uscita dei carichi da Lula. Ciononostante, questa catena viola il principio di autosufficienza e prossimità territoriale (Direttiva UE 2008/98/CE). Destinare le capacità di stoccaggio ambientali pubbliche della Sardegna all’accoglimento di scarti industriali derivanti da una grande opera centrale — estranea alle necessità civili della popolazione — lede il diritto del popolo sardo all’integrità del proprio habitat biologico, esponendo il suolo locale alle servitù di lungo termine della chimica industriale estrattiva.

13. Lo Sfruttamento della Vocazione Mineraria Locale e la “Musealizzazione” Identitaria Subordinata

Dettagli Tecnici e Documentali: I documenti ufficiali di candidatura dell’Einstein Telescope evidenziano sistematicamente il valore storico dell’ex miniera di Sos Enattos a Lula, integrata nel circuito del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna. Negli accordi istituzionali per il coinvolgimento della popolazione, l’INFN e le Università di Cagliari e Sassari hanno attivato bandi per la selezione di “divulgatori-mediatori territoriali” e l’apertura di Infopoint culturali mirati a celebrare la mostra “L’Isola dalle vene d’argento” per raccontare l’archeologia e la storia mineraria dell’isola.

Incoerenze e Danni Strutturali: La profonda contraddizione contestata dai movimenti civici risiede nel modo in che viene trattato questo patrimonio: i documenti di progetto tendono a “musealizzare” e confinare al passato l’identità operaia e le storiche competenze minerarie locali. Da un lato si valorizza la memoria estrattiva del territorio per giustificare la scelta geologica del sito, ma dall’altro non si prevede alcun percorso ufficiale di inserimento o riqualificazione industriale di alto livello che metta la storica competenza mineraria sarda alla guida delle operazioni ingegneristiche. La tradizione e il know-how minerario della Barbagia vengono adoperati come “scenografia culturale” e giustificazione scientifica per l’infrastruttura, mentre la reale catena di comando e lo sviluppo intellettuale del progetto rimangono centralizzati in capo a enti di ricerca esterni e consorzi internazionali.

Violazioni dei Diritti dei Popoli: Questo approccio configura una violazione del diritto delle minoranze e delle comunità locali a un’autodeterminazione e a un avanzamento economico endogeno, che non sia subordinato a decisioni asimmetriche (in linea con i patti sui Diritti Economici, Sociali e Culturali dell’ONU). Utilizzare la secolare storia mineraria di un territorio svuotandola della sua componente di sovranità industriale per ridurla a mera “divulgazione di contorno” o accoglienza turistica — lasciando l’alto controllo tecnologico a centri di potere esterni — formalizza una dinamica di estrazione del valore identitario locale a beneficio di un macro-asset centralizzato.

14. Alterazione degli Habitat e Impatto Acustico-Vibratorio sulla Fauna Protetta

Dettagli Tecnici e Documentali: Lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) depositato presso il MASE evidenzia che le esplosioni controllate sotterranee, la movimentazione terra e la continua ventilazione industriale pesante genereranno un impatto acustico e vibratorio costante nella fase di cantiere, stimata in 10-12 anni. L’area del Nuorese limitrofa a Sos Enattos è classificata come Zona di Protezione Speciale (ZPS) ed è caratterizzata da ecosistemi sensibili in cui nidificano specie protette di avifauna (rapaci, chirotteri) e vive la fauna selvatica tipica della macchia mediterranea.

Incoerenze e Danni sul Territorio: Si palesa una clamorosa incoerenza di natura ecologica: mentre lo Stato cancella i piani per la transizione energetica (parchi eolici regionali) per non disturbare i sensori dell’ET con le vibrazioni delle pale, lo stesso Stato autorizza un cantiere minerario decennale ad altissimo impatto acustico e vibratorio che scardinerà gli equilibri biologici di superficie. Le emissioni sonore costanti e le micro-scosse prodotte dall’avanzamento delle TBM determineranno la frammentazione degli habitat e la fuga permanente della fauna selvatica dall’area interna dell’isola.

Violazioni dello Jus Cogens: Questa distruzione programmata degli ecosistemi protetti viola il principio consuetudinario internazionale della tutela della biodiversità e dell’integrità del patrimonio naturale comune. Sottoporre a uno stress acustico-vibratorio cronico un ecosistema protetto per edificare un polo di ricerca viola i diritti collettivi della comunità sarda alla conservazione del proprio habitat naturale intatto e dei servizi ecosistemici vitali ad esso connessi.

15. La “Trappola dei Costi di Manutenzione” a Carico della Collettività Regionale

Dettagli Tecnici e Documentali: I dati ufficiali dell’infrastruttura (FP7 Summary Report – Einstein Gravitational-Wave Telescope) indicano che l’ET è progettato per rimanere operativo per diversi decenni. Sebbene la costruzione sia parzialmente finanziata da fondi comunitari (PNRR), i costi ordinari e straordinari di gestione, manutenzione, approvvigionamento di elio liquido e sicurezza perimetrale (stimati in decine di milioni di euro all’anno) dovranno essere coperti pro-quota dallo Stato e dalla Regione ospitante.

Incoerenze e Danni sul Territorio: La trappola economico-finanziaria si palesa nel lungo periodo. Finita la fase dei finanziamenti europei d’avvio, le spese vive per il mantenimento di questa idrovora energetica e idrica sotterranea ricadranno strutturalmente sui bilanci pubblici nazionali e della Regione Autonoma della Sardegna. In un’isola caratterizzata da un cronico disavanzo finanziario nei servizi sociali e assistenziali, le risorse pubbliche sarde verranno permanentemente drenate per pagare le bollette elettriche e le manutenzioni dell’ET, sottraendo capitoli di spesa vitali per il welfare, il sostegno alle povertà interne, la scuola e la sanità civile locale.

Violazioni dello Jus Cogens: Questa dinamica configura una violazione strisciante dei Diritti Economici e Sociali delle future generazioni. Vincolare i bilanci pubblici regionali a una servitù finanziaria di lungo termine per scopi scientifici puri, a scapito del fondo sociale per le fasce deboli della popolazione residente, viola il principio internazionale di giustizia intergenerazionale e il diritto del popolo sardo all’allocazione autonoma e democratica delle proprie risorse finanziarie per il benessere collettivo.

16. Il Rischio Chimico e Fisico Industriale Sotterraneo: Il Confinamento di Azoto ed Elio Liquido

Dettagli Tecnici e Documentali: Le specifiche di progetto e gli studi del consorzio dell’Einstein Telescope (ET) indicano che, per raffreddare gli specchi dell’interferometro a temperature inferiori a -260°C (zero assoluto), l’impianto sotterraneo richiederà un sistema criogenico di massa alimentato a ciclo continuo da migliaia di litri di elio liquido e azoto liquido a pressione elevata. La presenza di questi gas in tunnel ciechi profondi 500 metri necessita di infrastrutture di ventilazione forzata di livello aerospaziale.

Incoerenze e Danni sul Territorio: La criticità si palesa sul piano della sicurezza mineraria. Un’eventuale perdita accidentale (asfissia da anossia) o l’esplosione dei serbatoi criogenici all’interno delle gallerie di Sos Enattos metterebbe a rischio la vita dei tecnici e, in caso di evacuazione forzata o rilascio d’emergenza in superficie, provocherebbe shock termici localizzati e danni atmosferici immediati. La Barbagia viene convertita in un’area a rischio di incidente industriale rilevante sottoterra, introducendo sostanze chimiche stoccate in grandi volumi in una zona storicamente vergine e priva di piani di protezione civile comunali attrezzati per emergenze criogeniche.

Violazioni e Jus Cogens: Questa conversione forzata viola il diritto alla sicurezza fisica dei lavoratori e delle comunità residenti (Articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). Configura un’esposizione coatta a rischi tecnologici estremi per una popolazione che non dispone di un ospedale attrezzato per trattare gravi traumi industriali o crisi respiratorie da confinamento nel raggio di decine di chilometri.

17. L’Impatto Archeologico e la Deformazione del Paesaggio Storico-Culturale Nuragico

Dettagli Tecnici e Documentali: Le osservazioni e le relazioni depositate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) evidenziano che il perimetro in cui si svilupperà il triangolo sotterraneo dell’ET e le relative opere di superficie (pozzi di ventilazione, edifici, cabine elettriche) ospita un patrimonio archeologico di eccezionale valore, tra cui i siti protetti del Nuraghe Loghelis, Sa Preda Longa e Noddule.

Incoerenze e Danni sul Territorio: Si rileva una profonda contraddizione culturale: lo Stato persegue il riconoscimento dei monumenti nuragici come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ma contemporaneamente progetta di circondare e sovrastare l’area archeologica di Lula con un mega-cantiere industriale decennale. I brillamenti nel sottosuolo e le micro-vibrazioni continue provocate dall’avanzamento delle frese meccaniche (TBM) rischiano di causare cedimenti strutturali invisibili o fessurazioni nelle murature a secco dei nuraghi eretti in superficie oltre tremila anni fa, compromettendone l’integrità e alterando definitivamente il paesaggio storico identitario.

Violazioni e Jus Cogens: Questa dinamica configura la violazione del diritto internazionale alla conservazione, tutela e accesso al patrimonio culturale dei popoli (Convenzione UNESCO del 1972). L’estrazione mineraria sotto e intorno a monumenti preistorici considerati sacri e identitari dalla comunità locale lede il diritto del popolo sardo alla protezione della propria memoria storica e materiale, subordinandola alle esigenze logistiche della ricerca fisica contemporanea.

-Il Paradosso della Cooperazione Interregionale e l’Asse CAOS-Perugia: Delocalizzazione Scientifica e Triangolazione Dual-Use con Israele

Dettagli Tecnici e Documentali: I protocolli istituzionali e la lettera d’intenti siglata tra la Regione Sardegna e la Regione Umbria sanciscono che la candidatura di Sos Enattos si appoggia strutturalmente sul ruolo del Laboratorio Internazionale CAOS (Centro per Applicazioni sulle Onde gravitazionali e la Sismologia) dell’Università di Perugia, nodo cruciale del consorzio ETIC (Einstein Telescope Infrastructure Consortium) finanziato dal PNRR in sinergia con l’INFN. Questo polo umbro è deputato allo sviluppo e al collaudo della sensoristica sismica millimetrica e dei sistemi di soppressione del rumore dell’interferometro.

Incoerenze e Danni sul Territorio: Sul piano economico-accademico si palesa un modello di puro “estrattivismo geografico”: mentre la Sardegna subisce l’impatto fisico dello scavo minerario decennale, l’espropriazione delle terre e le servitù idriche e ambientali nella Barbagia, il cuore dello sviluppo tecnologico avanzato e dell’elaborazione scientifica viene delocalizzato fuori dall’isola. Il reale indotto intellettuale, universitario e i finanziamenti per l’innovazione tecnologica vengono drenati a favore dei poli del Centro-Nord Italia, riducendo la Sardegna a mero “contenitore geologico silente”.

La Triangolazione Israeliana e le Correlazioni Dual-Use: L’analisi delle reti di cooperazione istituzionale svela che l’Università di Perugia e l’INFN operano nella cornice di Horizon Europe, programma quadro europeo in cui lo Stato d’Israele è storicamente inserito come partner strategico.

Attraverso la pressione delle lobby della cooperazione transnazionale e progetti di ricerca congiunti della comunità LIGO/Virgo/KAGRA, i metadati e le tecnologie di frontiera sviluppate da CAOS sono condivise con istituti israeliani fusi con l’apparato militare (IDF) e con la Direzione della Ricerca e Sviluppo della Difesa (DDR&D) di Tel Aviv, quali il Technion (Israel Institute of Technology) e il Weizmann Institute of Science.

I prototipi di attenuazione sismica ed estremo isolamento meccanico studiati per l’ET possiedono una letale e immediata correlazione duplice uso (Dual-Use):

Piattaforme d’Arma: Le tecnologie di isolamento a bassa frequenza sono indispensabili per stabilizzare i sistemi di puntamento dei laser militari d’arma ad alta energia contro le micro-vibrazioni del terreno.

Guerra Sotterranea e Radar: Gli algoritmi IA di CAOS per isolare micro-segnali acustico-sismici nella crosta terrestre sono immediatamente applicabili per mappare i tunnel nemici e per la purificazione dei segnali radar/sonar militari sommersi utilizzati da colossi della difesa come Elbit Systems o Israel Aerospace Industries (IAI).

Violazioni del Diritto dei Popoli e Jus Cogens: Questa struttura istituzionale viola il principio del diritto di un popolo a beneficiare equamente dei progressi della scienza e dello sviluppo sul proprio suolo (Patto ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali), escludendo le università sarde dall’egemonia scientifica dell’opera.

Inoltre, la triangolazione che espone i brevetti e il software di CAOS all’influenza o al controllo dell’apparato militare-industriale israeliano configura il rischio immanente di una complicità di fatto in violazioni strutturali delle norme imperative di Jus Cogens e del diritto internazionale umanitario (Quarta Convenzione di Ginevra).

Trasformare la Barbagia e i laboratori collegati in incubatori di tecnologie duali per scenari bellici stranieri calpesta il principio consuetudinario di promozione della pace, declassando l’isola a bersaglio geopolitico e cyber-militare globale senza il Consenso Libero, Previo e Informato della popolazione locale. Da QUI Facebook

Mina Sos Enattos-Lula

LOGU (logusardigna.org)

La favola dell’Einstein Telescope: chiacchiere, servitù e scienze dell’autonomia

“Per la prima volta, da quando si parla di Einstein Telescope, il confronto su questa imponente opera sotterranea ha travalicato le stanze istituzionali e le passerelle di propaganda locali, riversandosi in modo capillare nell’opinione pubblica sarda.

A far esplodere la discussione su scala regionale, tuttavia, non è stata una presa di coscienza spontanea promossa dalle istituzioni, ma un fatto di cronaca avvenuto a Lula, dove sono state incendiate le autovetture di una coppia di ricercatori.

Un episodio grave che, invece di essere affrontato con il rigore, la prudenza e la neutralità che si richiedono agli organi dello Stato, è stato immediatamente strumentalizzato per alzare gli scudi sull’opera.

Prima ancora che le indagini potessero accertare la matrice, le dinamiche e i responsabili dell’atto, il Procuratore della Repubblica di Nuoro si è affrettato a rilasciare una dichiarazione perentoria: “La violenza non fermerà mai l’Einstein Telescope”.

Una presa di posizione che va ben oltre il dovere di perseguire un reato: le parole del procuratore contengono un giudizio preventivo, una condanna implicita del tessuto sociale e soprattutto un aperto schieramento politico a favore del progetto.

Attraverso i social network, cassa di risonanza che ha unito ogni angolo dell’isola, figure pubbliche molto seguite — tra politici, giornalisti, attivisti e professionisti — hanno preso posizione sul tema, trovandosi subito immerse in uno scontro ridotto alla dicotomia tra scienza e anti-scienza.

È bastato infatti avanzare i primi dubbi sull’utilità e la sostenibilità dell’opera o sul metodo utilizzato per farlo accettare dalla popolazione, per scatenare le reazioni di chi liquida ogni critica come un tentativo di restare “all’età dei nuraghe” o “a pascolare le pecore”.

A nulla serve rispondere con dati, argomenti e analisi di merito: nel discorso pubblico la contrapposizione è volutamente improntata su questa divisione, così da semplificare il dissenso e ridicolizzarlo.

Proprio la chiusura rigida e sorda delle istituzioni e dei sostenitori, avvertita come l’ulteriore conferma di una gestione in malafede, ha spinto molti sardi a rompere il silenzio sui social, esprimendo con fermezza la propria contrarietà o i legittimi dubbi sulla natura dell’opera.

A dibattito ormai aperto, dinanzi alla palese evidenza che la popolazione non intende subire passivamente un progetto calato dall’alto, sono arrivate le dichiarazioni del sindaco di Siniscola, il quale, schierandosi a difesa incondizionata del progetto, si è spinto a sostenere pubblicamente che “dobbiamo isolare chi la pensa diversamente”.

L’aperta criminalizzazione della critica e l’invito all’ostracismo verso i dissidenti hanno ulteriormente confermato i timori dei cittadini.

Il dibattito sta interessando quindi tutta la Sardegna, ma a quanto pare su presupposti sbagliati. Invece di scivolare nella trappola della polarizzazione tra presunti “amici della scienza” e ipotetici “nemici del progresso”, la questione centrale sarebbe dovuta essere fin da subito un’altra: l’impatto reale dell’Einstein Telescope sulla sovranità, sull’autodeterminazione e sul futuro politico ed economico di una Sardegna libera.

QUI

 

 

I favorevoli (e variamente protagonisti)
Associazione Ainantis

LULA, SARDEGNA: LÀ DOVE L’UNIVERSO HA SCELTO DI FARSI ASCOLTARE

di Massimo Calabrese

A Lula, qualche giorno fa, ignoti hanno dato alle fiamme due auto appartenenti ai ricercatori che lavorano al progetto dell’Einstein Telescope.

Un gesto grave, del quale si ignorano motivi e autori e sul quale indagano gli inquirenti.

Come sardo, prima che come indipendentista, però, una cosa vorrei dirla alle persone responsabili del gesto, per invitarle a una riflessione sull’importanza che possa avere per la nostra terra un progetto come questo.

I telescopi tradizionali hanno una sola finalità: osservare l’universo. Sono strumenti che guardano. Osservano e, nel farlo, cercano di comprendere ciò che vedono.

L’Einstein Telescope, invece, no.

È uno strumento capace di una sorta di magia. Fa qualcosa di ancora più profondo: non guarda l’universo, lo ascolta.

Perché l’universo, per quanto possa sembrare incredibile, ha una voce. Ci sono momenti in cui emette un suono con cui racconta la propria storia. Una storia antichissima, che solo pochissimi hanno il privilegio di poter ascoltare. È una voce debolissima, quella dello spazio profondo. Viaggia fino a noi attraversando l’universo come se questo fosse un’immensa cassa armonica, portando fin quaggiù il suo racconto.

Ma non tutti possono sentirla. Solo pochissimi luoghi del pianeta possiedono le caratteristiche necessarie per rendere possibile questo ascolto.

Lula è uno di questi luoghi. È il luogo in cui si può ascoltare il racconto delle stelle. Il luogo in cui si può ascoltare il racconto della nascita dell’universo, l’origine di tutto ciò che esiste.

Ora, per un attimo, chiudete gli occhi. E immaginatevi tra qualche anno. Siete seduti in piazza. Vedete arrivare dei turisti che si fermano a bere qualcosa prima di visitare l’Einstein Telescope. Li sentite domandarvi che cosa sia quel luogo e quello strumento straordinario. E qualcuno di voi risponde che l’Einstein Telescope ha trasformato gli abitanti della Sardegna nei custodi del racconto dell’universo. Nei custodi della musica delle stelle, del suono dello spazio profondo. In coloro che hanno saputo ascoltare la sinfonia nata quando, in un istante lontanissimo, tutto ebbe inizio in un bagliore di luce. Una sinfonia che si è propagata in ogni direzione e che ha trovato nel territorio di Lula, più che in ogni altro, la possibilità di essere ascoltata, trascritta e raccontata al mondo.

E, cosa molto più importante, potreste essere proprio voi a raccontare come, là dove un tempo sembrava non esserci nulla, esistesse invece una possibilità: sentire una voce dal profondo dell’universo che parlava soltanto a chi sapeva ascoltare.

Ora riaprite gli occhi.

Se siete uomini, impegnatevi a riparare il danno. E soprattutto, da oggi, cambiate strada e impegnatevi a fare quello che, come sardi, prima che come indipendentisti, dovremmo tutti cercare di fare: trasformare le nostre vite e il nostro essere in qualcosa di bello per noi e, soprattutto, per le nostre comunità. Per essere fieri della Sardegna che costruiamo insieme.

A Innantis!

Massimo Calabrese da QUI https://www.facebook.com/ainnantis

Ciriaco Goddi, da La Stampa

Ciriaco Goddi, astrofisico di Orune, paese fra quelli coinvolti direttamente nel progetto. Un appello video e un’intervista a La Stampa

L’appello Lula, l’appello dell’astrofisico: “Non perdiamo il treno dell’Einstein Telescope” – Telesardegna

L’intervista

Perché l’attentato contro l’Einstein Telescope fa male a tutta la Sardegna”

di Emanuele Perugini “La Stampa” 05 Agosto 2026

L’astrofisico Ciriaco Goddi e il progetto del nuovo telescopio gravitazionale europeo: “L’isola potrà diventare un luogo che attrae cervelli, da tutto il mondo, e non solo un luogo da cui si parte. Chi si oppone non conosce la logica della scienza

L’attentato contro i due ricercatori dell’INGV è un atto gravissimo”. A parlare è Ciriaco Goddi, astrofisico originario di Orune, un Comune a una dozzina di chilometri di distanza dal sito che è stato scelto per ospitare il nuovo telescopio gravitazionale europeo, e professore all’Università di Cagliari. E’ anche tra gli scienziati che hanno contribuito alla prima storica immagine di un buco nero. Ora il suo timore – e non solo il suo – è che l’ostilità al progetto emersa con questi atti violenti possa mettere a rischio il ruolo dell’Italia nel progetto europeo Einstein Telescope.

Le parole dello scienziato arrivano pochi giorni dopo il grave atto avvenuto a Lula (Nuoro) ai danni di due ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Le loro auto sono state bruciate, mentre i due ricercatori erano impegnati nelle attività preliminari per la candidatura della Sardegna a ospitare l’Einstein Telescope (ET), l’infrastruttura di ricerca europea per la rilevazione delle onde gravitazionali. Il progetto, nonostante un ampio consenso da parte delle autorità e delle comunità locali e della Regione Sardegna, non è ben visto, da una parte dell’opinione pubblica sarda.

Gli oppositori considerano la realizzazione del progetto come un tentativo di “colonizzazione territoriale e scientifica”: l’imponente opera sotterranea, secondo i detrattori, porterebbe servitù ambientali, consumo di suolo e un massiccio afflusso di scienziati ed enti esterni senza un reale coinvolgimento delle popolazioni locali o benefici diretti per l’economia dell’isola.
Professor Goddi, come interpreta questa ostilità che arriva alla violenza vera e propria?

“Chiunque abbia dubbi o critiche sull’Einstein Telescope ha tutto il diritto di esprimerli. Ma intimidire persone che stanno semplicemente svolgendo il proprio lavoro è qualcosa che non appartiene alla cultura del dialogo e non rende un servizio alla Sardegna. E lo dico conoscendo bene le ragioni per cui una parte dei sardi guarda con diffidenza ai grandi progetti”.
Quali sono queste ragioni?
“La Sardegna ha una storia fatta anche di decisioni prese altrove, di promesse non mantenute e di servitù imposte. È quindi giusto pretendere trasparenza, chiedere che il territorio sia ascoltato e soprattutto che le ricadute siano concrete e misurabili. Questo dibattito è legittimo, anzi necessario. Quello che non condivido è il passaggio successivo: considerare Einstein Telescope, per definizione, un progetto di colonizzazione”.

Questa è una delle accuse mosse dagli oppositori: una grande infrastruttura internazionale costruita in Sardegna, ma destinata soprattutto a scienziati provenienti da fuori. Che cosa risponde?
“La ricerca funziona esattamente così. Io sono un ricercatore sardo. Come me ce ne sono tanti. Lavorano all’INFN, all’INAF, nelle Università di Cagliari e Sassari, al CNR e anche all’INGV. Molti altri lavorano nei più importanti centri di ricerca del mondo e molti ricercatori sardi sono già coinvolti, a diversi livelli, nello sviluppo di Einstein Telescope. Non sono spettatori”.
L’ET, comunque, porterà inevitabilmente in Sardegna molti ricercatori stranieri: non è così?
“Certamente, e sarebbe un bene. La scienza moderna è internazionale per definizione. I migliori laboratori del mondo mettono insieme competenze provenienti da ogni parte del Pianeta. Anch’io lavoro da anni in collaborazioni internazionali e non mi sono mai sentito ‘ospite’ nel lavoro degli altri. Mi sono sempre sentito parte di una comunità scientifica che condivide conoscenze, responsabilità e obiettivi”.
(…)

Qual è, allora, la domanda che la Sardegna dovrebbe porsi sull’Einstein Telescope?
“Non se arriveranno ricercatori stranieri. È ovvio che arriveranno, come accade in qualsiasi grande laboratorio internazionale. La domanda è se vogliamo continuare a esportare i nostri giovani migliori, costringendoli ad andare altrove per formarsi, specializzarsi e fare ricerca, oppure costruire un’isola nella quale possano scegliere di restare e dove altri giovani, da tutto il mondo, decidano di venire”.
Quindi l’ET come strumento contro la fuga dei cervelli?
“Anche. L’Einstein Telescope non significa solo costruire un laboratorio sotterraneo. Significa creare un ambiente nel quale il talento possa restare, tornare e arrivare. La Sardegna potrebbe diventare un punto di arrivo e non essere più solo un luogo dal quale si parte”.
Resta l’accusa di “colonizzazione scientifica”: ha un fondamento?
“Il contrario del colonialismo non è chiudersi al mondo. È essere protagonisti del mondo. Il punto è fare della Sardegna non una periferia che subisce le decisioni degli altri, ma uno dei luoghi nei quali si produce nuova conoscenza. Un posto dove ricercatori sardi lavorino fianco a fianco con colleghi provenienti da tutta Europa e dal resto del mondo. È così che nasce l’innovazione ed è così che cresce un territorio”.

(…)

Quale Sardegna immagina, allora, se l’ET verrà realizzato?
“Una Sardegna capace di pretendere trasparenza e risultati concreti dal progetto, ma anche di coglierne le opportunità. Da sardo vorrei che la nostra isola fosse conosciuta per la qualità della sua ricerca, delle sue università e dei suoi giovani. Vorrei che i nostri figli potessero scegliere di costruire qui il proprio futuro senza essere costretti a partire. L’Einstein Telescope può contribuire a mettere la Sardegna al centro di una rete internazionale di conoscenza. Non ai margini, ma al centro”.

L’articolo intero qui “Perché l’attentato contro l’Einstein Telescope fa male a tutta la Sardegna” – La Stampa

 

Intervista a Matteo Tuveri, responsabile in Sardegna per la comunicazione dell’ET

da S’Indipendente, 20 settembre 2023 (in lingua sarda), intervista di Ivan Monni

Calincuna pregunta a pitzus de s’Einstein Telescope: intervista a Matteo Tuveri, responsàbili in Sardigna po sa comunicatzioni de s’ET

Qualche domanda ai vertici dell’Einstein Telescope: intervista a Matteo Tuveri, responsabile in Sardegna per la comunicazione dell’ET

 

(Essendo La Bottega del Barbieri un blog letto prevalentemente da gente che non parla il sardo, riporto solo l’inizio dell’articolo in sardo, e traduco alcune parti dell’intervista,. Chi volesse leggere l’intervista integrale in sardo la trova qui:

Calincuna pregunta a pitzus de s’Einstein Telescope: intervista a Matteo Tuveri, responsàbili in Sardigna po sa comunicatzioni de s’ET – S’Indipendente )

 

Ita totu ndi scieus de s’Einstein Telescope?

Cosa sappiamo dell’Einstein Telescope?

Po ndi cumprendi de prus, eus intervistau a Matteo Tuveri, (…) s’Assemblea Natzionale Sarda.

Per capire meglio, ho intervistato Matteo Tuveri, che è fisico, divulgatore e comunicatore scientifico. È ricercatore nel Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari. Studia nuovi modi per imparare e spiegare la fisica a scuola, all’università e nella società. Dal 2020 è responsabile della comunicazione dell’Einstein Telescope in Sardegna. Gli ho fatto alcune domande in sardo e ha risposto tutto in sardo. Ricordate che Matteo Tuveri ha presentato il suo libro il 7 di Ladàmini a Fàulas – il festival che rompe gli stereotipi in Sardegna, organizzato da ANS, l’Assemblea Nazionale Sarda.

Saludi Matteo. A ita serbit su E.T?

Saludi Ivan. S’Einstein Telescope (ET) est una aina po sa circa de is undas gravitatzionalis. At a essi s’esperimentu prus de importu po sa fìsica de sa gravidadi in Europa. In Italia e in Sardìnnia est coordinau de s’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. ET s’at a permitiri de studiai s’universu ghianu (“oscuro” ddi nauraus in italianu), est a nai totus cussa partis de su cosmo anca no ddui at luxi bogada a pillu de is fenòmenus chi pertocant a is stellas.

Ciao Matteo. Per cosa serve l’E.T?

Ciao Ivan. L’Einstein Telescope (ET) è uno strumento per lo studio delle onde gravitazionali. Sarà l’esperimento più importante per la fisica della gravitazione in Europa. In Italia e in Sardegna è coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. L’ET permetterà di studiare l’universo oscuro, sarà in grado di osservare tutte le parti del cosmo anche dove non arriva la luce grazie ai fenomeni legati alle stelle.

(…)

Poita pròpiu in Sardigna e a Lula?

Perchè proprio in Sardegna e a Lula?

Quando giro per la Sardegna a parlare di ET, dico sempre che per ascoltare il silenzio dell’universo ci vuole silenzio. Una creatura come ET ha bisogno di molto silenzio per lavorare in modo straordinario. Però anche solo stare in un posto senza nemmeno uno strumento è difficile. Gli ‘strumenti’ sono i movimenti della Terra collegati ai terremoti; sono gli strumenti elettromagnetici delle telecomunicazioni. Ci sono anche gli strumenti ‘antropici’ delle attività degli uomini e delle donne. Tutto ciò può disturbare la captazione delle onde gravitazionali. A Lula c’è la miniera di Sos Enattos che, al giorno d’oggi, è già un laboratorio per la ricerca sulla fisica della gravità. Lavorare lì permetterà di capire come deve essere un laboratorio sotterraneo, e come deve essere quello di ET.

E come dicono gli studi di geofisica che facciamo oggi a Lula, Bitti e Onanì, la Sardegna e la zona di Lula-Bitti-Onanì è una delle terre più silenziose del mondo riguardo la scienza e tutte le categorie che dicevo, quindi è la casa più bella chi si può trovare per ET.

Servitù petrolifera, servitù militari, servitù eoliche. Per noi, più che per altre diffidenze, siamo abituati a sopportare quello che lo stato italiano ci propone come opportunità, come probabili servitù, con vantaggi minimi o nulli per il territorio ma con alcune limitazioni territoriali o ambientali.

La Sardegna è una terra fertile per la ricerca scientifica e per essere ricercatori e ricercatrici vuole dire dare un senso alla curiosità di capire come è fatto il mondo, e l’universo. La ricerca scientifica richiede fondi pubblici per creare cultura e conoscenza, per creare una società più aperta e consapevole. La nostra generazione si è dovuta allontanare dalla nostra Terra per studiare, andando a cercare un lavoro che fosse collegato a ciò che avevamo studiato. Abbiamo ricevuto il bene più grande che avevamo come sardi in tutto il mondo: l’intelligenza della nostra gente.

Chi arriva in Sardegna, giovani e ragazze molti potranno svilupparsi nella terra loro, potranno imparare ad emergere creando ricchezza culturale ed economica. Inoltre, arriverà anche gente da fuori per studiare e lavorare, un po’ come è già successo anni fa al CERN di Ginevra, portando ricchezza culturale ed economica per la terra dove lavorano. E come sardo e persona di paese, la cosa che più mi piace è il pensiero che tutto questo succeda anche nei paesi nel centro della Sardegna. È un modello nuovo, che porta la Sardegna dal centro del Mediterraneo al centro della scienza di tutto il mondo, anche valori e radici della cultura sarda si possono unire con la scienza e la cultura scientifica.

Quali sono gli impatti ambientali che il territorio deve sopportare per realizzare gli impianti e le opere previste? Si può spiegare com’è strutturata, in lunghezza e profondità?

Per quanto riguarda le strutture, il primo progetto fatto dalla squadra di ricerca dell’ET racconta che ci sarà un triangolo di dieci chilometri di lato con gallerie alte venti metri e posto a circa cento metri sottoterra. Sottoterra ci saranno i laboratori di ricerca, uno per ogni vertice del triangolo.

(…)

Quali dovrebbero essere le limitazioni a cui devono sottostare quelle già esistenti e le nuove attività economiche locali? Qual è il limite del rumore, in decibel, e per quanti km di distanza?

Per far funzionare tutto come previsto all’ET, nulla deve cambiare nel luogo dove sarà ubicato, altrimenti tutta la straordinaria bellezza che stiamo dicendo e cercando, non ci sarà più. Come a Pisa dove si trova Virgo, dove i contadini continuano a lavorare la terra e i pastori a pascolare. Tutti i lavori scientifici che dicono che la Sardegna è il luogo più bello per fare questo esperimento sono stati fatti adesso, con la gente lavora che la terra e anche le attività nei paesi non si fermano. Tutto procede bene qui.

Per non disturbare le onde gravitazionali in Sardegna dobbiamo non aggiungere altri disturbi, non si sa mai cosa possa succedere. Uno disturbo grande potrebbe essere quello di troppa vicinanza di ET a cose che producono un disturbo con la stessa frequenza delle onde che ET deve captare. Poi ci sono certi luoghi, i parchi di turbine eoliche più vicini di qualche chilometro dal sito di ET, o autostrade vicine, come è capitato in Olanda, anche treni e macchine di quel tipo che passano tutto il giorno vicino alla zona che devi monitorare per ET, possono essere un problema per l’esperimento in Sardegna. Molti studi e prove da tutte le parti stanno cercando di trovare la soluzione migliore per tutti.

Come avete coinvolto il territorio e quali risposte ricevete dalla popolazione? Qualcuno ha messo anche bombe dimostrative.

Negli ultimi dieci anni, assieme al lavoro scientifico delle università di tutto il mondo sullo studio della fisica degli ET, andiamo nei paesi di tutta la Sardegna e, chiaramente, a Lula, Bitti, Onanì e Nuoro per raccontare a tutti la fisica e cosa stiamo facendo. Il lavoro di comunicazione e di diffusione della scienza è pari a quello della ricerca, perché ET è e deve essere in futuro, di tutti. In tutti questi anni, abbiamo organizzato incontri nelle scuole e nelle piazze, e andiamo ovunque anche a diffondere la scienza degli ET, concordando nuovi incontri per tutti.

È chiaro che, a me nei primi tempi, come dappertutto, i timori per una novità sconosciuta e per gli “stranieri” che verranno da fuori a raccontare qualcosa di nuovo ci saranno. Ma con un lavoro che è realmente di tutti, della gente di Sardegna e dei ricercatori che, nel frattempo capiscono più di chiunque altro l’importanza di restituire a tutti il frutto del lavoro insieme, si può costruire un progetto importante per la scienza e la società insieme.
Figuratevi che oggi è la gente stessa che vuole confrontarsi con i ricercatori e le ricercatrici.
Un vento nuovo di ricchezza culturale e conoscenza sta soffiando in Sardegna.

Quali sono stati i vantaggi economici e sociali per Lula e per la Sardegna? Durante la prima fase di costruzione di edifici e impianti, quante persone locali avranno un lavoro stabile e che tipo di posti di lavoro saranno?

Per quanto si sa oggi, i ricercatori (principalmente economisti, dato che questa questione non riguarda la fisica) continuano a lavorare tutti insieme su questa questione, infatti, per farlo all’ET, saranno necessari due miliardi di euro dai fondi europei (metà dall’Europa, l’altra metà dallo Stato sarà ubicato l’esperimento). I soldi che torneranno sul territorio ammontano a sei miliardi di euro, il settanta per cento sul posto, il resto distribuito in tutta Europa, dato che l’esperimento è internazionale. Perciò il 70% dei soldi che devono essere spesi per muratori, meccanici, ingegneri, fisici, geofisici, e negozi, case, ristoranti e tutto quello che serve per realizzarlo e per permettere alla gente di viverci.
I calcoli mostrano che ET, negli anni in cui sarà realizzato, darà lavoro a trentaseimila persone in nove anni. Dopo questo periodo, l’esperimento durerà almeno 30-40 anni, prima di diventare un laboratorio per gli scienziati del futuro. Seguendo i conteggi dei soldi, tutto questo ammonta a circa 130 milioni di euro all’anno per almeno 30 anni, con 700 persone che lavorano in esso ogni anno. Inoltre, esso attirerà tutti i ricercatori e le ricercatrici sardi e di tutto il mondo, che insieme alla gente sarda, porteranno una quantità di cultura e conoscenza nuova per il presente e il futuro.

Si sta formando in Sardegna un distretto astronomico? Quali sono gli impianti in Sardegna e come funzionano?

Negli ultimi anni, la Sardegna è diventata una terra importante per la ricerca scientifica. Ci sono ricercatori di rilievo nella fisica della gravità e ci sono già esperimenti avviati come il Sardinia Radio Telescope dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari e dell’Agenzia Spaziale Italiana a Santu Asili di Monti, che studiano le stelle e le galassie con le onde radio, per scoprire cose nuove sui buchi neri e il tessuto elettromagnetico dell’universo. C’è anche il Progetto Aria dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per la produzione dell’argon, un elemento chimico molto importante per gli studi sulla materia oscura nell’esperimento DarkSide (che si trova sul monte Gran Sasso, in Italia). In questo esperimento due gruppi di ricercatori sardi e di tutte le parti del mondo lavorano insieme per capire quanto sia importante l’impegno e la collaborazione tra le istituzioni politiche e scientifiche in tutto quest’anno. Con ET andiamo a “chiudere il cerchio”, così si può dire, perché avremmo uno strumento che lavora insieme con gli altri esperimenti sardi per guardare e ascoltare (per capire meglio) l’universo.

Ascolterete il suono di miliardi di anni fino ad oggi. L’universo ha una “memoria”?

Grazie agli ET si è potuto studiare l’universo quand’era piccolo, cioè quando aveva pochi milioni di anni dopo il Big Bang, anche se non esisteva ancora nessuna stella. Studieremo l’universo fatto più in grande, e quindi coperto di buchi neri e stelle di neutroni, due dei corpi più misteriosi e importanti per l’astrofisica. La cosa più strana di tutte è che, per andare avanti, la fisica deve guardare indietro, al tempo passato.

È come se noi stessimo leggendo un messaggio inviato tanto tempo fa, e stessimo imparando oggi cosa è successo in quel periodo. Ma se quanto è successo in quel tempo coincide coi modelli matematici che descrivono l’evoluzione dell’intero universo, allora riusciamo a scoprire anche come l’universo sarà in futuro.

Non è una questione di memoria, perché questo riguarda più gli esseri umani che le stelle o le galassie e tutto ciò che c’è nel cosmo, ma è una questione che riguarda le particelle di luce o le onde gravitazionali aiutano a capire i fenomeni accaduti tanto tempo fa.

Ci sarà uno stupore grande quando, dopo duecento anni o più, un segnale di rilevazione (gravitazionale, lo chiamiamo) porterà una grande rivoluzione in Sardegna. Questa è la speranza, e tutti assieme stiamo al lavoro per una cosa che, in pochi anni, potrà diventare realtà.

Grazie Matteo

Grazie a voi

IdeAS: il “Modello Gigi Riva” applicato alla scienza.

Comunicato stampa dell’associazione

La scienza incontra il territorio: al via il nuovo calendario di eventi estivi targato IDeAS

Dalla rassegna annuale “Cuartus de Scièntzia” patrocinata dal Comune di Quartu S. Elena, agli appuntamenti itineranti di Scièntzia in Bidda On The Road a Santadi e Muravera: l’associazione di giovani ricercatori porta la divulgazione scientifica non convenzionale nelle piazze, nei parchi archeologici e sulle spiagge della Sardegna (anche in live streaming).

La grande ricerca scientifica esce dai laboratori e scende in piazza, nelle spiagge e nei luoghi storici del territorio sardo. L’associazione IDeAS (Incontri e Divulgazione di Eventi e Attività Scientifiche) presenta il ricco calendario di eventi per i mesi di agosto e settembre 2026: un ciclo di incontri divulgativi pensati per coinvolgere cittadini, turisti e appassionati attraverso formule originali, dinamiche e accessibili.

Il programma vedrà protagonisti i giovani ricercatori e ricercatrici di IDeAS in un percorso che spazia dalla fisica teorica all’astronomia, dalla botanica alla geologia. Gli appuntamenti proporranno un’offerta interdisciplinare dove la scienza si intreccia costantemente con l’arte e la performance dal vivo: dai monologhi teatrali dedicati all’energia oscura con accompagnamento musicale ed estemporanee d’illustrazione, fino ai laboratori interattivi di scultura ispirati alla tecnica del Sand Casting di Costantino Nivola. Non mancheranno momenti partecipativi dedicati all’ambiente, come le passeggiate botaniche con le iniziative di “Plant Swap” per lo scambio gratuito di piante e semi, in collaborazione con l’Associazione Cittadinanza attiva OIKOS, le osservazioni astronomiche al telescopio e suggestivi reading-concerto in cui la geologia e la gestione delle risorse idriche incontrano la poesia e la musica elettronica.

L’intera manifestazione valorizza la cultura locale e l’uso della lingua sarda come veicolo d’elezione per la partecipazione sociale e scientifica. Diversi appuntamenti saranno inoltre fruibili in live streaming per permettere la partecipazione anche a distanza.

L’ingresso a tutti gli appuntamenti in presenza è libero e gratuito.

Per seguire le dirette streaming e rimanere aggiornati sui dettagli dei singoli eventi, è possibile visitare il sito ufficiale www.associazioneideas.eu o i canali social dell’associazione.

Ideas 2023, Nuraghe Diana

Chi siamo – Associazione IDeA5

Composta da giovani studenti, ricercatori e ricercatrici, dal 2016 IDeAS si occupa di comunicazione scientifica e innovazione sociale, combinando ricerca d’avanguardia e divulgazione non convenzionale per generare nuove opportunità per la Sardegna.

Attraverso collaborazioni tra ricercatori, studenti, istituzioni, artisti e comunità locali, IDeAS organizza rassegne itineranti e programmi di formazione, trasformando la scienza internazionale in uno strumento di partecipazione collettiva e promuovendo il concetto di scienza di comunità, anche tramite l’uso della lingua sarda.

Sito Web – www.associazioneideas.eu

Social – INSTAGRAM: @ideas_1794; FACEBOOK: @IDeAS – Incontri di Divulgazione e Astrofisica in Sardegna;

Il programma completo degli eventi:

Sabato 22 agosto – Cuartus de Scièntzia (Parte 1) Ore 18:00 | Nuraghe Diana, Quartu Sant’Elena (+ Live Streaming)

Giovedì 27 agosto – Scièntzia in Bidda – On The Road Ore 21:00 | Sa Domu ‘e Paxi, Santadi

Sabato 29 agosto – Cuartus de Scièntzia (Parte 2) Ore 18:00 | Hotel Ristorante Su Meriagu, Quartu Sant’Elena (+ Live Streaming)

Domenica 30 agosto – Cuartus de Scièntzia (Parte 3) Ore 18:00 | Parco Naturale Molentargius, Quartu Sant’Elena

Sabato 5 settembre – Cuartus de Scièntzia (Parte 4) Ore 19:00 | Spazio Michelangelo Pira, Quartu Sant’Elena (+ Live Streaming)

Giovedì 10 settembre – Scièntzia e Rivolutzione Ore 20:00 | Spiaggia di San Giovanni, Muravera

 

Due video IdeAS, fra i tanti che trovate sul loro canale Youtube o sulle loro pagine social

Scièntzia in Bidda – on the road (TRAILER 2024) https://youtu.be/9c3Pr04vI7o?si=BYdg9v7KdjlgNJxh

SCIENTZIA E RIVOLUTZIONE – LIVE https://www.youtube.com/watch?v=-ccvZmJKYb4

The Sardinian Cosmologist (Riki Murgia) Instagram

Un parere di Giorgio Parisi  youtube

Sos Enattos-Banco Guglielmina-pittura murale di Diego Asproni, 2008

Conclusioni

In Bottega abbiamo parlato della miniera di Sos Enattos riprendendo un ricordo dell’artista/muralista di Bitti Diego Asproni, che in quella miniera volle entrarci come minatore, dove andava a prendere le terre per preparare i suoi colori, e dove ha lasciato tante tracce del suo lavoro.

QUI l’articolo del dicembre 2024 Mina de Sos Enattos, il cuore della terra – La Bottega del Barbieri, QUI un video sul lavoro di Asproni, che cominciava proprio con l’escursione alla miniera di Sos Enattos per la raccolta delle terre. Regia di e splendide sonorizzazioni e voce di Tomasella Calvisi. Sa Terra e su Chelu, de Diegu Asproni | Videos & Movies on Vimeo

2 Si è costituito in proposito anche un comitato/coordinamento specifico, No Einstein Telescope in Sardegna – Comitato Popolare Facebook

5 Come nasce IDeAS

IDeAS lavora per rendere la cultura scientifica una risorsa accessibile e territorialmente radicata anche al di fuori dei contesti istituzionali, capace di generare relazioni, opportunità e sviluppo sociale in Sardegna.

IDeAS (Incontri di Divulgazione e Astrofisica in Sardegna) nasce nel 2016 come collettivo informale fondato da tre giovani ricercatori e ricercatrici emigrate sarde: Mario Cadelano, Francesca Lepori e Riccardo Murgia – in collaborazione con gli I.I.S. Brotzu (Quartu) e Marconi (Sassari). L’obiettivo dichiarato è quello di promuovere la cultura scientifica come strumento di inclusione, partecipazione e progresso sociale.

Nel corso degli anni, IDeAS ha evoluto la propria identità trasformandosi in una realtà attiva nel campo della scienza di comunità: un approccio che interpreta la cultura scientifica non soltanto come attività divulgativa, ma come occasione concreta di costruzione di relazioni, sviluppo territoriale, valorizzazione culturale e partecipazione collettiva.

Oggi IDeAS conta oltre 40 soci e volontari e opera come ponte tra la Sardegna e la comunità scientifica internazionale, favorendo l’incontro tra persone, istituzioni, scuole, università, enti di ricerca, associazioni culturali, artisti e comunità locali. L’associazione promuove iniziative interdisciplinari che mettono in dialogo scienza, società, arte, filosofia, educazione e patrimonio culturale, con particolare attenzione al contesto sardo e alle sue specificità linguistiche, sociali e territoriali.

Attraverso eventi pubblici, laboratori, percorsi formativi, attività di ricerca, programmi di tirocinio, progetti artistico-scientifici e collaborazioni nazionali e internazionali, IDeAS lavora per facilitare l’accesso alle opportunità culturali e professionali legate alla scienza e alla ricerca, contribuendo alla crescita di reti locali inclusive e sostenibili.

IDeAS collabora stabilmente con università, enti di ricerca, scuole, festival, musei, amministrazioni pubbliche e realtà culturali del territorio, promuovendo modelli di partecipazione dal basso e valorizzando il ruolo della Sardegna come luogo di produzione culturale, scientifica e sociale innovativa, anche e soprattutto attraverso l’uso veicolare della lingua sarda.

IDeAS

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3 commenti

  • Andrea ET Bernagozzi

    Grazie per questo articolo. Proprio ieri sul sito del giornale scientifico internazionale “Science” è stata pubblicata una news al riguardo.

    ScienceInsider – European News
    Arson attack jolts Italy’s bid to host the Einstein Telescope
    A scientist’s car was burned at the proposed Sardinian site, in what researchers say was an attempt to intimidate supporters of the gravitational-wave observatory
    12 Aug 202612:45 PM ET by Alessio Cozzolino
    https://www.science.org/content/article/arson-attack-jolts-italy-s-bid-host-einstein-telescope

    A scientist working on Italy’s bid to host the Einstein Telescope, Europe’s next-generation gravitational-wave observatory, has had his car set ablaze in Lula, the village in Sardinia where the project would be built.

    Carlo Giunchi, a geophysicist at the National Institute of Geophysics and Volcanology, and his wife both lost their vehicles in the arson attack, which occurred overnight on 1 August. Neither were injured and no one has claimed responsibility for the attack, which local authorities are investigating as an act of terrorism. The incident raises fresh concerns about researchers’ safety, 3 years after a bomb was left at the entrance to the mine that researchers hope to repurpose for the observatory.

    “We were all taken aback when we heard the news,” says Marco Pallavicini, a physicist at the University of Genoa and researcher at the National Institute of Nuclear Physics (INFN), who is coordinating Italy’s bid. “Just a few days earlier, we’d opened an information center in Lula, and everyone seemed so happy to meet us.” A local opposition group says a legally protected quiet zone for the project could constrain industrial development across central Sardinia, whereas supporters argue the economic benefits would far outweigh those limits.

    Gravitational-wave observatories detect the ripples in spacetime caused by events such as the mergers of black holes and neutron stars, helping researchers better understand these astronomical objects. Existing observatories, such as Europe’s Virgo and the United States’s Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO), have recorded dozens of these events, but now researchers want to build a more sensitive instrument deep underground. The €2 billion Einstein Telescope would be able to observe events about 10 times farther away than current detectors.

    Such an observatory requires instruments shielded from environmental noise, which is why the Italian government, together with the regional government of Sardinia, proposed Lula as a candidate site. The 1200-person village lies in a seismically quiet area and already has kilometers of underground tunnels, remnants of a former silver and zinc mine, that could be repurposed for the Einstein Telescope. Two other sites are under consideration: one in the Meuse-Rhine Euroregion, spanning parts of Belgium, Germany, and the Netherlands, and another in Saxony state in Germany. The European Union is scheduled to select a site in 2027.

    Although most locals support the Einstein Telescope being built in Lula, a campaign called “No to Einstein Telescope in Sardinia”—whose representatives declined to comment—has argued that the project will harm the local economy. Under a law approved in 2023, Lula and 20 other nearby municipalities will face restrictions on noisy activities that could disrupt the observatory’s measurements, including road and railway construction, certain industrial projects, electricity generation, and stone cutting. Opponents have also expressed fears that the project will harm the environment because of the extensive excavation required or the facility’s consumption of electricity and water.

    Advertisement

    At times, opposition has become extreme. In 2023, a bomb was planted at the site by unknown perpetrators, and graffiti reading “No to Einstein Telescope” appeared shortly afterward on the walls of Lula’s historic center. Many researchers believe this month’s arson attack was also an act of intimidation against the project, conducted by individuals acting alone. (There is no suggestion that members of the No to Einstein Telescope in Sardinia campaign were involved in either incident.)

    Pallavicini says the scientists involved in the bid have tried to address local concerns at dozens of community meetings over the past 3 years. “We are willing to listen to those who are skeptical, but we will not let a few people derail the efforts of many,” he says.

    The law against particular activities might seem strict, but Pallavicini says they shouldn’t affect most jobs in the area, which are in agriculture and do not create much noise. The telescope would generate about 36,000 jobs in the region and roughly €6 billion in economic value, he adds.

    INFN is also sensitive to environmental concerns, Pallavicini says. The institute has spent €17 million on a preliminary environmental impact assessment of the project. The roughly 6 million cubic meters of rock excavated for the project could be reused for construction, he says, potentially generating economic benefits. Electricity consumption would be on par with that of a medium-size hospital, says Michael Landry, head of the LIGO Hanford Observatory, and water consumption considerably lower.

    Since the arson attack, local authorities have strengthened security by installing more surveillance cameras and increasing police patrols in Lula. Despite the initial shock, scientists in Lula do not fear a backlash against its bid, Pallavicini says. The team plans to engage more with local residents, who have already raised money to help Giunchi and his wife buy new cars.

    doi: 10.1126/science.zuukvgk

  • Francesco Masala

    Il politicamente corretto e il suo bisogno compulsivo di dichiararsi estraneo – Michele Zuddas

    https://www.sindipendente.com/2026/08/06/il-politicamente-corretto-e-il-suo-bisogno-compulsivo-di-dichiararsi-estraneo/

  • Gianfranco Frisciotti

    Grazie Benigno un complesso di opinioni e di discussioni ben articolato, e di cui si sente un gran bisogno.

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