La maledizione dell’abbondanza

[Il 22 e 23 novembre verrà in Salento Alberto Acosta Espinosa, economista ecuadoriano ed autorevole membro del Tribunale Internazionale per i Diritti della Natura.
Venerdì 22 parteciperà ad un Convegno a Lecce, presso l’UniSalento, sul tema “È reato difendere la natura? L’uso asimmetrico del diritto nei conflitti ambientali“.
Sabato 23 si confronterà, a Melendugno, con Movimenti, Associazioni e Collettivi impegnati nella difesa ambientale dei territori in occasione dell’incontro dal titolo “Estrattivismo. Diritti della Natura e Diritti dei  Popoli”.
Ex Ministro dell’Energia e delle Miniere nel primo governo Correa, Alberto Acosta è stato presidente dell’Assemblea Costituente di Montecristi, che ha redatto la nuova Costituzione dell’Ecuador, la prima a riconoscere la Natura come soggetto di diritto e a porsi come obiettivo il Buen Vivir, inteso come ricerca di armonia e benessere collettivo con la natura.
In preparazione degli incontri, proponiamo la lettura dell’introduzione all’opera di Alberto Acosta “La maledizione dell’abbondanza“. Il libro è liberamente scaricabile in lingua spagnola da qui. Alexik]

Questo libro raccoglie diverse opere accademiche, giornalistiche e di studio di Alberto Acosta Espinosa.
Sintetizza un lungo processo di analisi e di discussioni con vari settori della società ecuadoriana.
Si nutre delle diverse lotte di resistenza e delle proposte collettive costruite assieme ai movimenti sociali e sindacali e a molti professionisti, in particolare nel settore energetico.
Incorpora proposte e suggerimenti sviluppati in una moltitudine di tavole rotonde e forum all’interno e all’esterno dell’Ecuador, anche con settori di attività privata e statali.
Raccoglie i principali contributi recepiti nel piano governativo della revolución ciudadana dell’anno 2006, che rappresentò un grande sforzo di costruzione collettiva a partire dalla cittadinanza.
Costituisce una riflessione sui problemi energetici e minerari che fa seguito all’esperienza dell’autore presso la Corporación Estatal Petrolera Ecuatoriana (CEPE), la Organización Latinoamericana de la Energía (Olade), il Ministerio de Energía y Minas y e l’ Asamblea Constituyente de Montecristi.
Include anche la sistematizzazione di un corso accademico tenuto presso la Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales (FLACSO), durante il quale si è discusso dettagliatamente su quella relazione apparentemente perversa tra risorse naturali e sottosviluppo che si tramuta nella maledizione dell’abbondanza.

Questo lavoro, in sintesi, è stato costruito attraverso il dibattito.
Inizia con la presentazione delle realtà, i miti e le esigenze dell’economia estrattivista, per inserirli nel contesto di un paese ricco di risorse naturali.
Le attività petrolifere e minerarie sono oggetto di analisi differenziate, che ricostruiscono la loro evoluzione, struttura e prospettive alla luce delle patologie di questo tipo di economia.

La prevedibile fine del petrolio e le sue conseguenze sono affrontate a partire dalla necessità di preparare una strategia che ci consenta di muoverci verso un’economia post-petrolifera, resa più urgente dai profondi squilibri energetici e dalla massiccia distruzione dell’Amazzonia, una regione che continua a configurarsi come una periferia della periferia.
Il caos nella gestione delle attività minerarie è oggetto di un’attenta analisi, così come il Mandato Minerario, violato e distorto al pari della Costituzione stessa, nella nuova Legge sulle miniere.
Vengono chiaramente spiegati i rischi per la democrazia, sia in una prospettiva storica, che internazionale, che presente.
Per concludere, questo libro è un invito a ripensare allo sviluppo, presentando alcune idee forza da mettere in pratica dalle istituzioni dello Stato e dei mercati, nonché dalla base del società.
Con la proposta audace e stimolante di lasciare il petrolio sotto terra nello Yasuni si chiudono queste pagine, attraverso le quali si vuole dimostrare che esistono vie d’uscita dalla trappola della maledizione dell’abbondanza, usata in questo testo come metafora per indurre alla discussione piuttosto che come fatalità.

Questo libro pretende di essere un invito alla discussione nella società.
È il suo tuo obiettivo principale.
Non è un punto di arrivo, ma di partenza per continuare a discutere un problema importante come la maledizione dell’abbondanza, cioè la dura realtà con cui ci stiamo confrontando: siamo poveri, perché siamo ricchi di risorse naturali …
La sfida è ripensare allo sviluppo e, diciamolo più chiaramente dall’inizio, costruire per tutti e tutte il buen vivir.
La storia e la realtà presente ci dicono che è essenziale lasciarsi alle spalle la logica di un’economia estrattivista.
L’Ecuador è stato un paese-prodotto, non è ancora un paese-intelligenza.
L’estrazione di prodotti della natura gli ha permesso di tenere a galla l’economia.
L’Ecuador, un paese multidiverso, ha vissuto dell’estrazione di quelle risorse.
Tuttavia, quando si tratta di fare un bilancio, vediamo come il paese, non importa quanto ricco di risorse naturali, non si è sviluppato.
Come spiegare questa curiosa contraddizione tra l’abbondante ricchezza naturale e la povertà nel nostro paese?
Che implicazioni ha l’estrazione di petrolio e di minerali sull’economia, sulla società, sulla politica?
È possibile superare gli effetti negativi prodotti dall’abbondanza di risorse naturali?
È inevitabile ripetere i fallimenti che rappresentavano i “giacimenti” di cacao, di banane, dello stesso petrolio?
La profusione di risorse naturali di cui dispone l’Ecuador tende, tra molti altri processi patologici endogeni che accompagnano un massiccio estrattivismo, a distorcere la struttura e l’allocazione delle sue risorse economiche, ridistribuendo regressivamente il suo reddito nazionale e concentrando la ricchezza del paese in poche mani, mentre la povertà è generalizzata.

Questa realtà ha aperto il cammino a crisi economiche ricorrenti, alimentando mentalità da “percettori di rendita” ha approfondito la debolezza delle funzioni istituzionali, incoraggiando la corruzione e deteriorando l’ambiente. Le pratiche clientelari sono all’ordine del giorno.
Come è evidente, tutto questo ha contribuito a debilitare la governabilità democratica, e finisce per stabilire o facilitare pratiche autoritarie, voraci e clientelari.

In realtà, l’Ecuador, come tutti i paesi che hanno basato la loro economia sull’estrazione di risorse primarie, in particolare petrolio e risorse minerarie, non si è caratterizzato come un esempio di democrazia, ma piuttosto il contrario.
Il sumak kawsayo, o buen vivir,  sancito nella Costituzione di Montecristi, ci porta a superare l’estrattivismo e a costruire consapevolmente un’economia post-petrolifera.
E se parliamo di economia post-petrolifera non stiamo pensando all’apparizione di un nuovo prodotto primario che ci consenta di sopravvivere nel mercato internazionale. Dobbiamo capire che essere un produttore ed esportatore di risorse naturali non porta allo sviluppo.

Dobbiamo iniziare a pensare che il buen vivir sarà possibile solo se utilizzeremo le nostre ricchezze naturali – in termini ambientali, sociali, economici e persino politici – in maniera sostenibile.

Per raggiungere questo obiettivo bisogna rendersi conto che il principale fattore di produzione e sviluppo è l’essere umano, che a sua volta, vivendo sempre in armonia con la natura, è il soggetto del buen vivir.
Non possiamo pensare per sempre che le risorse naturali, da sole, spontaneamente e in forma e quasi magica, risolvano i nostri problemi.

A partire dall’uso di queste risorse, sulla base dell’equità e attraverso legami produttivi e sociali, dobbiamo progettare la strategia per raggiungere il buen vivir.

Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo voltare pagina rispetto all’economia basata sulle esportazioni primarie. A questo proposito, questo libro parte da una profonda critica a questo modello di sfruttamento, distruttivo e ingiusto, che ha promosso la concentrazione della ricchezza, che ha reso impossibile ridistribuirla e che sta deteriorando in questa maniera perversa la natura.

Questo libro mette in relazione dati, analisi, proposte per comprendere la sfida che abbiamo davanti.

Per questo, senza nessuna frenesia di salire in cattedra su questa materia – anzi, tutto il contrario – questo libro viene presentato alla società per continuare a discutere e apprendere.
Solo sulla base di un esercizio democratico permanente di partecipazione effettiva della cittadinanza si può costruire il buen vivir.
Questo ci spinge a continuare il processo costitutivo, ancora incompiuto.
Teniamo presente che la costruzione della Costituzione del 2008 fu il risultato di un processo di lunga data, il prodotto di una memoria storica accumulata in molte e diverse lotte popolari.

È stato, e continua ad essere, un serio tentativo di sognare collettivamente in un paese più libero, egualitario,  equo e inclusivo.
Nonostante la lunghezza e la complessità del cammino percorso, nonostante tutto ciò che si è accumulato in termini storici, il lavoro è appena iniziato, quasi tutto è in sospeso.
Soprattutto, manca l’appropriazione da parte della cittadinanza della Costituzione, vista come una cassetta degli strumenti democratici volti a rendere realtà il buen vivir.
Se questo processo democratico coinvolge profondamente e direttamente la grande maggioranza della popolazione, e questa a sua volta si appropria delle trasformazioni necessarie, si può cambiare il corso di una storia di povertà, violenza, depredazione e autoritarismo.
Per raggiungere questo obiettivo è essenziale, sempre e in ogni momento, più democrazia, mai meno.

Nella preparazione di questo lavoro si è potuto contare sul prezioso supporto e sulle critiche delle seguenti persone, citate in ordine alfabetico: José Cueva, Eduardo Gudynas, Esperanza Martínez, Lourdes Montesdeoca, Amparito Pilco, Liliana Roldán, Anamaría Varea, Francisco Vergara, Carlos Zorrilla.
A loro un sentito ringraziamento.

Quito, 1 luglio 2009

Traduzione di Alexik.

alexik

Un commento

  • Quando ero giovane ero solita dire a mia nonna: “Tutto quel che voglio è un casa, un posto.”

    Lei rispondeva: “Di cosa stai parlando? Non appena i tuoi piedi toccano la terra, da essi crescono radici. Tu sei a casa. Questo suolo è la nostra casa. Sei sempre stata a casa.”

    Trovare quella connessione è l’intera chiave di quel che stiamo facendo, riportare tale connessione alla Terra, all’acqua, di modo che le persone smettano di abusare di entrambe.

    Abbiate cura di voi stessi. Non aspettate che qualcuno venga a salvarvi, perché non accadrà. Dobbiamo sollevarci e salvarci da soli.

    LaDonna Brave Bull Allard, Standing Rock Sioux, settembre 2019

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