La prima mondiale di Teo (robot forse)…

e db (umano forse): ecco il copione o, se preferite il canovaccio. Per ora con una sola immagine ma nei prox giorni, se me le girano, ne posto altre. Oh, leggete sino in fondo… e fate girare (anche se non è uno spino, direbbe qualcuna/o).

Nel buio va un ragtime

Poi la luce si accende su Teo Tronico (d’ora in poi TT).

db&teo-10gen2014-001

TT – «Buona sera. Antiche leggende narrano che tanto tempo fa, ancora prima che esistesse il pianoforte, nelle sere fredde come questa i robot si trovassero vicino al fuoco per raccontare storie. Fra i cuccioli dei robot c’era sempre chi chiedeva: ma sono davvero esistiti gli esseri umani? Non c’è prova di ciò. Io però ho provato a costruirne uno. Ve lo mostro».

TT riprende brevemente a suonare (il ragtime di prima) e in scena entra DB

TT – «E’ brutto vero? L’ho chiamato UP, umano possibile. Dai UP, dì qualcosa al pubblico».

DB – (con voce metallica e incerta) «buona sera»

TT – «Se vuole può parlare anche con una voce meno cartavetrata. Dai Up, fai vedere come sei bravo»

DB – (con voce flautata) «Buona sera»

TT – «Ecco vedete, sa parlare… se vuole. Ho deciso che stasera sarà lui a raccontarvi un po’ di storie sul fantastico mondo dove fooooorse vissero gli umani, mentre io lo accompagnerò al piano. Stai attento UP, al termine del brano tocca a te».

Thelonious Monk o qualcosa del genere (forse Teo-lonius)

DB – «Ecco un essere umano, Tobia. Sporco, ubriaco, incapace di fare un discorso, egoista… è la vergogna della città. Il peggiore esempio. I robot lo guardano con schifo anche se poi gli allungano qualche soldino perché possa annegare nell’alcool i suoi dispiaceri e soprattutto… togliersi dai piedi. Fra i robot si discute: non tutti gli umani sono come Tobia, c’è del buono in loro … sì, no… sì, no. Una donna e un uomo decidono di creare un’associazione per il progresso della razza umana. Lei si chiama Eva e lui… Adam. Qualche robot li appoggia. Fondano l’associazione Eden (ente dell’emancipazione naturale)… In questa leggenda Eva e Adam sospettano che Tobia sia troppo squallido per essere vero. Si rivolgono così a un robot che fa l’investigatore privato presso la Mela (o la Grande Mela, secondo altre versioni) acronimo per “Mi eccitano le assurdità”. Il robot-investigatore, soprannominato Serpente, scopre la verità: Tobia è un robot che finge di essere umano… per convincere gli altri robot che la convivenza con gli umani non è possibile. Ma quando Eva e Adam rivelano questo inganno scoppia il finimondo: robot e umani si massacrano a vicenda. Eva e Adam decidono che questo pianeta è troppo piccolo per razze così diverse e chiedono a uno dei loro nipoti, il carpentiere Noè, di costruire un grande razzo. Riciclando pezzi di robot massacrati – mi scuso con Teo per questo particolare splatter – dicevo che, riciclando pezzi di robot, Noè costruisce l’Arca (la sigla Arca sta per: Andiamo ragazzuoli con audacia) e porta gli umani verso un altro pianeta, tutto per loro. Per scrupolo Noè fa salire anche coppie di gatti, dromedari, mucche, scimpanzè, cani, ornitorinchi e così via. Sembrerebbe un lieto fine ma quando lo sportello dell’Arca è chiuso e il viaggio iniziato uno dei passeggeri con sgomento si chiede: e se a bordo ci sono anche due robot? O peggio: due zanzare…».

TT riprende a suonare:

sempre T(h)eo-lonious Monk 

DB – «Robert ha 15 anni. Vive con i suoi genitori e altri umani. Fuori da lì ci sono i robot ma lui non li ha mai visti. C’è una ragazza, Susan, che a Robert piace un saaaaaacco. Lui le chiede di uscire ma Susan lo prende in giro: “Sei piccolo, uscirò con te quando avrai la barba”. Robert ci rimane di merda ma non si arrende. Chiede a suo padre: “c’è un modo per farsi crescere la barba più in fretta?”. Il padre gli dice: “prova a tagliartela tutti i giorni. Tempo in mese vedrai che quei due peletti diventeranno mille”. Robert non è convinto ma per amore…. Così si rade due volte al giorno con foga. Dopo una settimana i peletti sono raddoppiati e Robert insiste… Ma un giorno nella fretta si taglia. Fissa la ferita. Ha uno strano colore. Non sembra sangue. Robert si ricorda che quando suo padre si è tagliato un dito… il liquido uscito era un bel rosso. Questo invece…. Sotto la pelle di Robert c’è un olio lubrificante. Ma allora lui non è umano? E’ un androide, cioè un robot con fattezze umane? Qualcuno ha sostituito il vero Robert con un robot? E perché? Oppure è una mutazione? Figlio di un accoppiamento imprevisto e illecito? Robert decide di scappare di casa: non tornerà se non scopre la verità. Nelle strade incontra altri umani che si aggirano, da soli o in gruppi, forse con problemi simili ai suoi. Ma Robert non si fida più di nessuno. Sta sempre da solo finché un giorno soccorre Lilith, una ragazza che saltando da un muro è caduta. Inevitabilmente…. si innamorano. E’ un colpo di fulmine – Hei Teo tu prendi mai la scossa dai fulmini? – La sera stessa Robert e Lilith trovano una casa vuota, entrano. Sapete com’è… Coccole, carezze, baci, toccamenti, esplorazioni. Vai tu che vado anch’io. Quando Lilith graffia Robert sulla schiena lui si paralizza dal terrore: si accorgerà la ragazza che dalla sua pelle esce olio invece di sangue? Ma la passione travolge ogni pensiero soprattutto quando Robert scopre che ci sono muscoletti, curve, angolini di Lilith moooooooooooolto sensibili. Ed è come un bottone, una molla, un punto segreto nel corpo della ragazza quello che si spalanca all’improvviso davanti a Robert. E lui vede chiaramente i circuiti elettronici sotto la carne. Ma che importa?».

TT riprende a suonare:

Thelonious Monk o giù di lì

DB – «Si narra che tanti secoli fa un robot chiamato Darwin arrivasse in un luogo molto strano. Non sembrava una ordinata, efficiente città robotica ma una specie di caricatura caotica. Fu qui che Darwin trovò quegli strani documenti che lo hanno reso famoso… Li trovò o lui stesso li scrisse, li falsificò come sostengono i suoi nemici. Uno dei testi più strani e famosi è intitolato Popol Vuh: parla di antichi dèi che “fecero un corpo… ma non sembrava molto riuscito: si spezzava, si sbriciolava, si rammolliva, si disintegrava, si scioglieva”. Un primo tentativo di creare un robot…. o un essere umano. Nei documenti di Darwin ci sono altre divinità che costruiscono creature viventi: con argilla o polvere, a martellate, con l’elettricità, sputando in terra o trapiantando qualche costola. Sostiene Darwin di aver trovato un documento di un certo Paracelso dove si legge che certi esseri umani nascono così: si lascia putrefare lo sperma con sterco di cavallo per 40 giorni, poi lo si alimenta con sangue umano fresco. Sostiene Darwin di aver trovato testi dai quali si capisce che i robot e gli umani sono cugini, lontani eredi delle stesse scimmie che si accoppiarono con alberi, fulmini, musiche, animali e nuvole. Nuvole. E proprio dell’incontro fra gli umani e una nuvola vi parlerà la prossima storia».

TT riprende a suonare:

Cecil Taylor (forse)

db«Sono le 8 sul meridiano di Greenwich, è il 7 gennaio 1964». Così inizia il romanzo «La nuvola nera» attribuito a un misterioso umano, Fred Hoyle. Gli astrofisici scoprono una nube interstellare di gas che si avvicina al sistema solare. Se passando coprirà il Sole e toglierà alla Terra luce e calore allora per gli esseri umani sarà dura sopravvivere. Ma i guai sono appena cominciati. Quando la nube è vicina al Sole rallenta, poi si ferma. Luce e raggi solari non raggiungono più la Terra. Subito un’ondata di gelo avvolge il pianeta, minacciando l’estinzione dell’umanità. Alcuni scienziati fanno un’ipotesi: il comportamento anomalo della nube potrebbe essere volontario, cioè la nuvola è un super-organismo intelligente, che cerca luce e calore dal Sole. Il gruppo di scienziati riesce a comunicare con la nuvola, che è a sua volta sorpresa dall’incontrare forme di vita senzienti… e così diverse da lei. Tante storie dentro questa storia… Ci sono pure i militari che spediscono missili contro la nuvola. I militari… si può credere che esista gente così stronza? Alla fine la Nuvola Nera riprende il suo viaggio interstellare. Tutto sommato gli esseri umani sono poco interessanti. Chissà cosa sarebbe successo se la Terra fosse stata abitata dai robot.

Però, attenzione. Ci sono ancora due faccende che voglio dirvi. Una è sul desiderio di conoscere e una sulla musica. Nel romanzo la Nuvola Nera prima di partire accoglie la richiesta di uno scienziato, Kingsley di trasmettergli tutte le sue conoscenze: per farlo deve usare un programma veloce. Moooooolto veloce. E il cervello di Kingsley va in pezzi: troppo informazioni e di tale complessità che… un essere umano non può reggere. Un robot invece ce l’avrebbe fatta – vero capo? – . Ma c’è un’altra storia che riguarda la musica e la Nuvola Nera, ve la dirò fra tre minuti».

TT riprende a suonare:

Beethoven, opera 106

db – Quando la Nuvola Nera parla con gli scienziati della Terra chiede spiegazioni sulla natura della musica. Ne ha letto nelle enciclopedie che gli umani le hanno mandato. Ma in pratica… cos’è sta musica? La Nuvola vuole ascoltare qualcosa. Si decide di inviare la registrazione dell’opera 106 di Beethoven. «Molto interessante» commenta la Nuvola «vi prego di ripetere la prima parte a velocità maggiorata del trenta per cento». Lo si fa e la Nuvola subito manda un messaggio: «Meglio. Benissimo. Intendo pensarci sopra». Si accende fra gli scienziati una discussione sulla natura della musica e uno dei protagonisti sostiene: «Ci sono prove a sufficienza per dimostrare che i ritmi musicali riproducono sostanzialmente i ritmi elettrici che avvengono nel cervello». E poi: «La musica ci dà il miglior indice degli schemi generali del cervello mentre le parole sono il miglior indice degli schemi particolari». E’ chiaro che qualcosa di così meraviglioso come la musica può essere stato inventato solo dai robot. Ci sono tre robot famosissimi che hanno sviluppato la musica. Tutti sanno i loro nomi: Bach, John Coltrane e Frank Zappa. Robot certamente… gli esseri umani, così imperfetti, non potrebbero creare grande musica. Come quella che ascoltiamo adesso.

TT riprende a suonare:

Mc Coy Tiner o qualcosa del genere

db – «Molte storie che riguardano gli umani sono, con ogni evidenza, favolette per cuccioli di robot. Per far paura. E’ molto curioso però che proprio nella narrativa sulla musica, cioè uno dei punti più alti della grande civiltà robotica, si incontrino spesso racconti con esseri umani o con quel particolare tipo di esseri fantastici – metà animali e metà umani – che si chiamano demoni. Chi crede che prima dei robot ci fossero gli umani narra spessissimo di diavoli e angeli. Non sappiamo bene cosa fossero. Ma abbiamo ereditato tante leggende dove il diavolo, il demonio è un vecchio amico dei musicisti. Magari fu il diavolo – oppure un dio che forse è la stessa cosa – a inventare il Chewing Magnetic Tape, la musica che fa impazzire. Gli umani riprodussero su dischi i tracciati degli elettroencefalogrammi presi ai dementi. Forse fu così che gli umani si estinsero… ammesso che siano mai esistiti.

Ehi Teo, capo aspetta. Non suonare.

Ho un’altra storia che mi urge, mi sconquassa il bacino, la devo dire subito, la devo rrrrrracontare tutta di corsa.

Inizia forse in città, all’angolo di una strada. Ragazzini che ballano. In mezzo alle auto. Bloccano le strade. Ma subito decine di automobilisti si incazzano, suonano il clacson, poi scendono dalle macchine inferociti e… appena sono in mezzo ai ragazzi che danzano le loro fronti si distendono, i sorrisi distruggono le cinture-lampo che bloccano le bocche, i corpi si illanguidiscono, le gambe cominciano a tremare, i corpi iniziano a danzare. Ohhhhh, possibile? Guarda quei vecchietti. Sembra che stiano per cadere. Macché stanno iniziando a ballare, cercano l’equilibrio. Ehi guarda quello lì, sì quello lì. Si avvicina a persone mai viste e sussurra «vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?». Qualche persona si allontana da lui ma altre dicono «sì» o anche «sìììììììììì» e cominciano a danzare. E anche loro dicono ad altre persone «vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?». E dopo un po’ … mezzo quartiere balla. Dalle finestre zia Agata vede tutto. C’è sempre una zia Agata o uno zio Astolfo che controlla. Così zia Agata chiama la polizia. E il sindaco dice: «oh no a Bologna non si può ballare per strada». Forse era Chicago o Parigi. Anzi no, era anche a Chicago e Parigi, sta succedendo anche lì. E non si può mica ballare così per dio – dice il sindaco – senza il mio visto. Movimenti del corpo non autorizzati. Sguardi sediziosi e respiri senza permesso. Atti osceni in luogo pubblico. Lì sculettano, lì si toccano. Guuuuuuuuarda che succede. C’è un tipo in cravatta – sarà zio Astolfo? – che dice alla ragazza: «ehm scusi signorina, potrebbe controllare il movimento del bacino?». E lei gli dice: «Come hai detto caro, vuoi un bacino? Certo. Ma slacciati la cravatta, togliti la giacca e mettiti a ballare»… «Vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?». E lui, Astolfo, urla: «Noooo signorina, io non voglio ballare e qui ci sono bambine e bambini che non devono vedere certe cose». Astolfo è l’unico in un chilometro che non balla, se sta fermo lì potrebbe anche essere travolto da quei 70 camionisti bulgari che hanno chiuso i loro Tir e tutti insieme stanno danzando e pogando, una specie di gigantesca giostra in corsa. Ma la ragazza non vuole che Astolfo resti rinchiuso lì in quella cravatta e giacca d’acciaio e gli dice ancora «vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?». E poi: «Amore, Astolfo, a stolto, a stronzo, come ti chiami amore? … cosa hai detto? che qui ci sono bambine e bambini? Bene, evviva. Sai, io ho sempre pensato che le cose da insegnare ai piccoli, ma prooooooooprio piccoli sai, appena nati, le cose da insegnare sono: non uccidere e quanto è bello danzare e fare l’amore. Dai Astolfo non fare l’astronzo, posa la corazza e mettiti a ballare». La storia non ci dice cosa succede ad Astolfo perché arriva la polizia, tutte le polizie disponibili sono lì e pure qualche merdaccia fascista che passava per caso e si offre di dare una mano contro questi drogati del ballo. Con i caschi e con gli scudi cominciano a portar via la gente che balla. Ma cosa succede? Qualche casco trema, qualche scudo cade in terra e un po’ di sbirri si mettono a ballare. Altri poliziotti devono arrestare gli sbirri che danzano e sculettano. Li mettono nei furgoni, li chiudono lì per portarli in questura, in galera, nei manicomi che il sindaco ha subito riaperto. E si dice – oh, si dice così, io non so se è vero – che alcuni furgoni si mettano a sculettare. E invece di fare uaauauaaaaaa i furgoni sussurrano «vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?» e vanno di città in città e anche lì, appena li vedono, si inizia a danzare.

«No! Nooooo così si non si può andare avanti dicono i grandi capi e spiegano ai poliziotti che non devono avvicinarsi ai manifest-danzanti. Non devono avvicinarsi perché è peeeeeericoloso sentire «vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?». La truppa deve mettere i tappi di cera nelle orecchie, come Ulisse cazzo, che cosa vi facciamo studiare l’Odissea a fare? Capito soldati? Dovete disperderli, sparare lacrimogeni, anzi sparare Valium, anzi sparare candelotti che contengono 64 canali tv e tutto il calcio minuto per minuto e se non li ferma la tv 64 canali questi chi li ferma più?

Mezzo mondo sta danzando. E allora si riunisce la gente per bene con i capi di tutte le religioni organizzate e preparano un comunicato che la radio, la tv. Internet ripete ogni secondo: «Basta danzare. Tutti devono rendersi conto che questo ballo si sta trasformando in … in un’orgia collettiva mondiale e persino in sessualità promiscua». Quest’ultima frase sulla sessualità promiscua in televisione deve essere detta con la bocca a forma di schifo e la faccia verde come se si stesse per vomitare. Ma la gente ascolta e legge: un’orgia collettiva mondiale? Beh, era ora. Sessualità promiscua? Perché no, perché no? io sono consenziente, danzante… e tu? «e tu vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?».

Si racconta – chissà se è vero – che radio, televisori, cellulari si accendano da soli e trasmettano musica da ballo, irrefrenabile e sussurrino «vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?». Danza e tamburo, tamburo e danza. Hut, hut, hut. Bom, bom, bom. Swass, swass, swass. Non si può resistere, bisogna danzare. Sassofono, contrabbasso, piano. «Vuoi o non vuoi…».

I medici dicono che è una epidemia. Un antico morbo che si è risvegliato, resiste ai farmaci, alle polizie e alle religioni. Si chiama ballo di san Vito, sabba delle streghe, la taranta, Jes Grew, vudù, Jumbo Mumbo. Persone giovani e vecchie, belle e brutte proprio tutte si mettono a ballare. Danzano come cobra, saltano come delfini, si molleggiano come manguste, si inseguono come nuvole, ridono come streghe, soffiano come il vento. Tutto il mondo sta danzando. E ogni tanto milioni di persone si asciugano il sudore. «Oh, non posso dirvi come e dove si detergono il sudore» urlacchia una telecronista in tailleur prima di svenire in diretta mondiale. Si racconta che in 500 ballando passano sopra di lei svenuta e nessuno l’ha più vista la telecronista in tailleur.

Si racconta anche – chissà se è vero – che tutti i governi si riuniscano per fare leggi che vietino di ballare, di sculettare, di molleggiarsi, e già che ci siamo anche di pomiciare e di sudare. Ma spesso gli uscieri, gli impiegati e persino qualche ministro si mettono a ballare durante le riunioni. Molti governi svaniscono in poche ore. E così tutto va meglio ovviamente.

Si racconta – chissà se è vero – che danzando milioni di migranti tornino a casa, traversando i continenti e riportando a casa tutte le opere d’arte e un po’ delle ricchezze che altri hanno rubato. E dovunque in tutto il mondo quelli che abitano lì, gli indigeni insomma, battono le mani, ballano con loro (ho detto in tutto il mondo? No scusate, tutto il mondo tranne a Bergamo e a Verona… così si dice) e insomma quasi tutta la popolazione del pianeta batte le mani ai migranti danzanti che si riprendono ciò che era loro.

E si racconta anche – chissà se è vero – che prima le Ande (certo le Ande) e il Kilimangiaro (certo, il Kilimangiaro) e poi perfino le Montagne un po’ rocciose inizino a danzare. Piano, ballano piano per non provocare troppe valanghe ma anche le montagne danzano. Molti testimoni giurano di aver visto le Ande arrivare in California, fare un po’ di surf ballando, e poi tornare a casa.

«Vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi, vuoi o non vuoi ballare con me?»

E poi cazzo, poi non lo so più, perché mancano le ultime pagine, chissà come finisce questa storia… Ma sì, ho capito perché non si trovano il finale: perché nessuno ha scritto le ultime pagine visto sono ancora tutte e tutti lì fuori a ballare e a detergersi il sudore ma non posso dirvi dove e come.

Beh

Beh capo, Teo, suona qualcosa che così mi riposo.

TT riprende a suonare:

Bud Powell (probabilmente)

db – Si narra così. Tutto era buio. Poi una voce disse: «robot». E la luce fu, le galassie furono, il mondo fu. Ma c’è chi racconta un’altra storia. Nel buio si udì «Om» (oooooooooom) e fu il primo rumore del mondo. O forse il suono di nascita dell’universo. Prima dei robot nacque la musica.

Forse non accadde qui sulla Terra ma su Spica, «il pianeta con la migliore acustica dell’universo» dove ogni anno c’è un super-festival con 100mila musicisti in rappresentanza di 614mila mondi, ognuno con il suo ritm-and-roll-uau-yeah. Tutti robot? Macché.

Sarà vero che la musica arriva dove le parole non riescono a giungere? Che dentro i robot tocca circuiti che loro neppure sanno di avere? Anche altre creature dell’universo lo credono. Si narra che gli esseri umani ne fossero convinti. Loro, gli umani, dicevano che la musica fa scopare (qualunque cosa questa strana parola significhi), fa sognare (altra strana idea) e poi certo fa ballare, oh certo questo ogni robot lo capisce. Il jazz, il rock, la danza dei dervisci rotanti sono tutte invenzioni dei robot. Ma cosa significa che la musica può guarire o far impazzire gli umani?

Non importa – dice una leggenda umana – che voi abbiate orecchie perché c’è una musica scritta nell’aria che tutti, anche i sordi, possono ascoltare. Bello eh? Ma aaaaaaaaaaaattenzione: i viaggi nello spazio sono davvero lunghi, bisogna viaggiare più veloci della luce… e allora i piloti devono essere completamente sordi. Cioè un umano dotato di udito normale non può guidare un’astronave in mezzo ai punti di sfasamento – questa dei punti di sfasamento ve la spiego un’altra volta – e uscirne con la mente intatta. Insomma: se vuoi viaggiare fino all’altro capo dell’universo devi rinunciare alla musica. Ma ha poi senso andare all’altro capo dell’universo se non c’è musica da ascoltare? Io dovrei saperlo perché ci sono andato, più veloce della luce, quando ero un essere umano. O forse quando ero ancora un robot. Oppure ci andrò quando diventerò di nuovo un essere umano. Oppure quando finalmente sarò un robot…

LA LUCE SI SPEGNE su DB e rimane accesa solo su TT

TT riprende a suonare:

Bud Powell (che va subito in sordina)

TT – «Incredibile vero quante storie si inventano? Io penso che gli esseri umani siano davvero esistiti ma poi si siano uccisi fra loro o qualcosa del genere. O siano impazziti ascoltando brutta musica. O magari stiano tutti a ballare da qualche parte e chissà se tornano. Peccato. Se gli umani non si fossero estinti forse avrebbero potuto fare grandi cose… o almeno diventare fedeli servitori, persino amici, di noi robot. Oppure non è andata così e davvero gli umani se ne sono andati dalla Terra. Perché? Torneranno? Quando? Di tutto questo magari parleremo un’altra volta… Avevo deciso dopo stasera di distruggere Up ma forse lo conserverò… in fondo non è neanche tanto brutto, una volta che ci si fa l’abitudine».

LA LUCE VA ALTERNATIVAMENTE SU TT e su DB, POI SI SPEGNE DEL TUTTO

Quattro note per chi ha tempo da perdere

1 – Il testo è un canovaccio (privo dei movimenti di scena) dunque il 10 gennaio, al Brigata 36 di Imola, non è andata proprio così. Ma quasi. La serata era dedicata a Beta, un ragazzo morto troppo presto.

2 – Si replicherà il duetto Teo & db? Boh? I costi per programmare e spostare Teo sono alti ma siore e siori siam qui per voi, fate le vostre offerte e noi valuteremo.

3 – Fonti, quali fonti? Nulla (o quasi) si crea, nulla (o quasi) si distrugge, tutto (o quasi) si ricicla: così ci insegnano la buona ecologia e la migliore letteratura. Dunque io ho “rubato” dappertutto; non potrei fare l’elenco neppure se volessi. Eppure il testo è mio al 95 per cento. A parte «La nuvola nera», chi è appassionata/o riconoscerà il mio debito verso il Simak di «Anni senza fine» (una frase e un’atmosfera) e magari ricorderà che lo spunto del rasoio è in un racconto di Matheson o che l’idea dei piloti spaziali sordi per necessità si trova in un romanzo di Jack Haldeman. L’epidemia musicale invece appartiene all’immaginario collettivo mondiale ma certo mi ha aiutato ri-leggere (soprattutto nella nuova versione pubblicata da Shake) quel libro inimitabile che è «Mumbo Jumbo» di Ishmael Reed; se non lo conoscete uno di questi giorni ve ne parlo in blog. Il ritornello (mantra?) «vuoi o non vuoi?» è nella favola più psichedelica che io conosca, Alice. Per la verità Lewis Carroll l’ha buttata lì senza sprecarsi; so per certo che il papà di Alice possedeva una macchina del tempo e dunque probabilmente è venuto a Imola il 10 gennaio, mi ha rubato «vuoi o non vuoi?» e lo ha messo lì. Lo perdono che in fondo è uno bravo guaglione.

4 – Quelle/i che scrutano questo blog dall’alba all’imbrunire noteranno una discrepanza (ogni volta che uso questo termine mi viene mal di panza) perché sembrava di capire da un post precedente che io avrei messo in scena il testo, scritto con Riccardo Mancini, Cercando la migliore acustica dell’universo che trovate qui in blog; in effetti l’idea era quella… Ma dopo vari arrovellamenti (ogni volta che uso questo termine mi vengono i giramenti) ho deciso che, pur con tutte le modifiche, restava un po’ troppo “saggistico”. Ma soprattutto ho visto Teo. E fu passione cocente a prima vista. Dovevo scrivere qualcosa di nuovo per festeggiare il nostro amore… (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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