«Let My People Surfing»

   Recensione di ALBERTO MELANDRI al libro di Ivon Chouinard, fondatore dell’impresa Patagonia

E’ un libro molto bello, ricco di esperienze e di suggestioni aperte verso un mondo rispettoso dell’ambiente e delle persone che lo abitano, arricchito da innumerevoli splendide foto che testimoniano appunto questo percorso esperienziale. Nelle sue pagine convivono i gramsciani «pessimismo della ragione» – in relazione alle disastrose condizioni in cui vive la Terra – e «ottimismo della volontà» su quello che si può fare.

Ivon Chouinard è un imprenditore canadese che, partendo dalle sue personali esigenze e inclinazioni (innanzitutto di scalatore) ha iniziato a progettare e realizzare chiodi da roccia e strumenti di supporto per le arrampicate, passando poi a produrre abiti ed accessori, fondando l’azienda PATAGONIA, per arrivare poi alla Patagonia Provisions, con la sua produzione alimentare.

Giorgio Nebbia , una delle più lucide e precoci voci dell’Ecologia Politica in Italia, quando scriveva nel 1991 il suo saggio «Lo sviluppo sostenibile», affermava: «Per il capitalismo lo SVILUPPO si basa sulla CRESCITA; per ottenere lo SVILUPPO SOSTENIBILE dovrebbe CAMBIARE LE SUE REGOLE, mettendo in discussione i principi stessi della proprietà privata, ricuperando il carattere pubblico di beni come aria e acqua» (1) e aggiungeva, qualche riga sotto: «Ci si può chiedere se le società democratiche capitaliste, ai cui vertici siedono persone di corta vista, più attenti agli interessi dei mercati che a quelli degli esseri umani, siano correggibili».(2)

Ivon Chouinard, ha fondato e contribuito a sviluppare un’impresa che si muove all’interno del sistema capitalistico: «pur non essendo una priorità, cerchiamo di trarre profitto dal nostro lavoro» (3). Chouinard dimostra però di non avere ‘”la vista corta” aggiungendo «tuttavia la crescita e l’espansione non fanno parte dei valori di base della nostra azienda». E ancora: «Patagonia esiste per mettere in discussione lo status quo e per proporre un nuovo stile di commercio responsabile. Siamo convinti che l’attuale modello di capitalismo, basato sulla crescita continua e sulla distruzione dell’ambiente, debba essere rimpiazzato» (4). E poi: «Se i governi, il settore privato e gli scienziati non iniziano immediatamente a cooperare per far fronte al degrado ambientale, la Terra perderà la capacità di rigenerarsi […] Sono pessimista perché non vedo una volontà sociale di prevenire questa catastrofe imminenta». (5)

Nel capitolo intitolato ‘I nostri valori’ si legge: «Daremo la massima attenzione alla qualità del prodotto in termini di durevolezza, minimo sfruttamento delle risorse naturali (materiali, energia, trasporto), polivalenza, non-obsolescenza […] Ci consideriamo parte di una comunità che include i dipendenti, le comunità in cui viviamo, i fornitori e i clienti». (6) Un’osservazione che fa venire in mente Adriano Olivetti nella sua Ivrea, come le iniziative degli asili nido aziendali e della flessibilità degli orari realizzate anche da Patagonia.

La volontà di differenziarsi da una “normale” azienda riguarda anche gli aspetti distributivi: «Non abbiamo mai venduto ai grandi magazzini e alle catene di articoli sportivi che venivano a bussare alla nostra porta» (7) e pubblicitari: uno dei manifesti utilizzati è imperniato sull’immagine in bianco e nero di una giacca a vento di Patagonia, sovrastata dalla scritta DON’ T BUY THIS JACKET (non comprare questa giacca) accompagnata da una sottodidascalia che comprende 5 verbi che fanno parte anche del programma della Decrescita riportato da Serge Latouche : REDUCE (continua a usare) REPAIR (ripara) REUSE (riutilizza) RECYCLE (ricicla) REIMAGINE ( immaginiamo un mondo in cui noi prendiamo dalla natura solo che essa può rimpiazzare).

Fra gli obiettivi delle campagne appoggiate da Patagonia ci sono la lotta per la salvaguardia dei salmoni, per il ripristino dei corsi d’acqua e conseguente smantellamento delle dighe che li strozzavano, contro gli OGM e contro la circolazione di camion inquinanti attraverso le Alpi.

Chouinard afferma: «La nostra mission riflette questa evoluzione dall’impegno a “non causare danni” a quello di “utilizzare il business per ispirare e implementare soluzioni per la crisi ambientale” (8) prendendo esempio dagli Irochesi che pianificavano almeno per sette generazioni.

Anche il settore dedicato alla produzione alimentare (Patagonia provisions) utilizza tecniche tradizionali degli indigeni americani, come il reefnetting una tecnica che consente di pescare selettivamente quantità abbondanti di salmone rosa senza danneggiare le altre specie. Inoltre finanzia la Wild Idea Buffalo Company che alleva bisonti in modo naturale, facendo assorbire 10 tonnellate di carbonio in più per ogni ettaro rispetto agli allevamenti industriali di bovini. E utilizza il super-grano Kernza , a basso tasso di glutine e maggiormente nutriente rispetto alle più diffuse varietà di frumento, fornito di radici lunghe almeno tre metri, che assorbono acqua, azoto e fosforo, impedendo l’erosione del terreno e rendendo le piante resistenti alla siccità.

La filosofia ambientale di Patagonia contiene anche una linea guida che recita: «Influenziamo le altre aziende». Patagonia costituisce un ottimo modello di azienda, con tutte le sue attenzioni per l’ambiente e per le persone. Rimane un dubbio: riesce o riuscirà a contagiare le altre aziende o rimarrà una gemma solitaria (o quasi) in un mondo dominato dalle multinazionali orientate solo verso il profitto?

NOTE

  1. NEBBIA G. , “Lo sviluppo sostenibile” ,Edizioni San Domenico Fiesole, 1991, pag114
  2. Ibidem, pag 115
  3. IVON CHOUINARD, “LET MY PEOPLE SURFING.” ,Ediciclo Editore 2018, pag 63
  4. I. CHOUINARD, op.cit. , pag 1
  5. I. CHOUINARD, op.cit. , pag 175
  6. I. CHOUINARD, op.cit. , pag 63
  7. I. CHOUINARD, op.cit. , pag 59
  8. I. CHOUINARD, op.cit. , pag 187

Yvon Chouinard

«LET MY PEOPLE SURFING. LA FILOSOFIA DI UN IMPRENDITORE RIBELLE»

Con un contributo di Naomi Klein

260 pagine, 25 euri

Ediciclo editore 2018

 

Redazione
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