«Lock In», Urania mi sbanca, Jeeg e altro

1 – «Chiusi dentro» di John Scalzi;  2 – Lamentela di un pensionato;  3 – Premio Urania, uh;  4 – Litigio in ritardo.

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1 –

Bel romanzo «Chiusi dentro» di John Scalzi (traduzione di Marcello Jatosti) che arriva in edicola con Urania: al solito 6,50 euri per 264 pagine. Un amico anglofono mi spiega che il titolo originale – «Lock In» – è ricco di sfumature che si perdono nella traduzione. Quanto al Joe Hill della dedica ovviamente è lo scrittore e fumettista Joseph Hillstrom King, figlio di un certo Stephen King (piuttosto noto, eh?) e non il cantastorie, sindacalista e militante politico Joel Emmanuel Hägglund del quale spesso si è parlato qui in “bottega”.

«Chiusi dentro» è un medical-fanta-thriller, se volete un’etichetta. “Insomma come tanti” dirà forse qualcuna/o. Maaaaagari ce ne fossero di scritti così bene per ritmo, intreccio, personaggi e “sottotesto”.

Per abitudine non svelerò la trama e anzi vi suggerisco di non leggere la quarta di copertina che a mio avviso dice sin troppo, ma posso/devo accennare che uno dei temi centrali del romanzo è il problema di come il cervello si può sconnettere dal corpo e/o agganciare ad altri esseri umani. Se arrivate verso pagina 132 e pensate che esistono sempre modi “modernelli” per fregare i poveri… beh concordo con voi. Se invece a pagina 174 vi fate domande sul libero arbitrio io posso darvi la mail di Fabrizio Melodia: il filosofo è lui. Gli amanti di Noam Chomsky apprezzeranno una cosetta. Joe Hill – il sindacalista stavolta – avrebbe gradito un certo sciopero. Chi invece è terrorizzato dai corpi pieni di «tubicini connessi a sacchetti e cateteri»… forse dovrebbe astenersi dal leggere questo romanzo.

Avevo già dichiarato il mio amore: cfr «Le brigate fantasma» di John Scalzi e Un altro succoso Marte-dì; in bottega potete anche leggere un suo polemico e graffiante intervento ovvero «Un anti-femminista entra in un bar»: Se è Marte-dì, eccomi qua. Di «Uomini in rosso» – che fu premio Hugo 2013 come miglior romanzo – ho parlato in Dicono che uno ogni sette sia Marte-dì.

 

2 –

Un po’ di conti su luglio: Scalzi 6,50 più «Il segreto di Rama» (l’ho iniziato a leggere, me gusta mucho) di Arthur Clarke e Gentry Lee 9,90 ma c’è anche il “Millemondi” antologico «Tutti i mondi possibili» – uno scioglilingua dire insieme collana e titolo – per 7,90: dunque sono già 24,30 eurini. Poi dovrò prendere «Le guide del tramonto» di Clarke che ho già… ma preferisco averne una seconda copia per farla circolare come Bcfb,cioè Biblioteca circolante fantascienza barbieri. Insomma considerato che sono un pensionato “medio” Urania ‘sto mese quasi mi svuota il portafoglio. Fortuna che non bevo, non fumo, non gioco a soldi e non mi fido delle banche.

 

3 –

A pagina 261 di «Chiusi dentro» c’è una notizia storica: per la prima volta fra i 5 finalisti del premio Urania almeno tre sono donne: per l’esattezza Emanuela Valentini, Giovanna Repetto e Clelia Farris (spesso presente in bottega). Ho scritto “almeno” perché in teoria dietro lo pseudonimo Lukha B. Kremo potrebbe esserci una quarta donna. Era ora, evviva-evviva. Del resto Urania era musa e non muso.

 

4 –

Per un motivo o per un altro mi ero perso «Lo chiamavano Jeeg Robot». Quasi tutt* me ne parlavano bene; solo il mio amico Vince era fuori dal coro. In bottega Fabrizio Melodia lo aveva annunciato come una bella novità per il cinema italiano; poi non ne ha parlato più… chissà se lo ha visto. Premi a go-go, incassi, applausi: un successo su tutta la linea. Insomma l’altra sera io e Tiziana avevamo un po’ di aspettative ma all’uscita lei era delusa e io quaaaaasi incazzato. “E adesso?” mi son detto: “se scrivo quel che penso Andrea e Linda – per dirne due – mi toglieranno il saluto… farò il vile per una volta e starò zittino”. Però domenica su «Il fatto quotidiano» leggo un’intervista di due pagine al regista, cioè Gabriele Mainetti. Titolo: «Basta pippe intimiste, la gente paga un biglietto, non bisogna stroncarla». I contenuti? banalità, presunzione, pippe narcisiste e zero intelligenza. Insomma nulla o peggio: proprio come il film che, secondo me, ha gettato via un’idea di partenza carina e uno scenario come Tor Bella Monaca che poteva essere tragicomico e invece esce caricaturale. Così, care e cari mi spiace ma sono pronto per litigare: che razza di filmacci vedete abitualmente se «Lo chiamavano Jeeg Robot» vi piace? O avete bevuto acqua del Tevere? Oppure è la troppa cattiva tv ad avervi rovinato?

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

4 commenti

  • No, carissimo. Non ero riuscito ad andare a vederlo. Altri ne avevano parlato con toni di feroce e frustrata stroncatura. Mi ero tenuto lontano dalle sterili polemiche. Alla fine ciascuno di noi fruisce a proprio modo e mi auguro che riesca a pensare con la propria testa. Dal canto mio continuo a godere del nostro cinema underground, dove giovanissime leve tra mille difficoltà ma con tanta buona volontà, fantasia e inventiva, oltre al valido aiuto dei mezzi digitali, stanno gettando le basi per il cinema di fantascienza del futuro. Che tra loro ci sia il nuovo Kubrick o il nuovo Melies? Io auspico nel meglio… E già qualcosa si vede fuori dai circuiti della grande distribuzione, come ho gia parlato durante la mia visita al science fiction festival di trieste. Bisogna ora restare in ascolto…. Nel frattempo recupero Jeeg Robot e pure il ragazzo invisibile…. Fantascienza italiana… E senza vanterie nazionalistiche. La fantascienza è la fantascienza da qualsiasi paese provenga.

  • E Daniele non è solo perché, nel suo piccolo, c’è pure il Vince.
    Grazie, Dan, perché mi stavo convincendo di non avere capacità critiche vista la vera e propria esaltazione che il film ha provocato negli amici fantascientisti e orrorofili.

  • Eccomi, mi paleso…sono l’Andrea del post di DB, o meglio della sua quarta parte. Daniele lo sa, nonostante i suoi ripetuti e meritori sforzi di farmi apprezzare la fantascienza, non è un genere che suscita in me particolari entusiasmi. Mi sono avvicinato a Jeeg (per brevità) con molta curiosità, non incastonandolo in un film di genere. A me è piaciuto talmente che siamo andati a rivederlo (io e Linda) una seconda volta a distanza di neanche un mese. Perchè mi è piaciuto? Perchè è un film completo e ben recitato. Si ride (anche amaro) tanto, ci si commuove, c’è un pò di splatter ben fatto, un pò di poesia, tanta ironia e voglia di non prendersi sul serio. Luca Marinelli recita veramente bene, memorabile l’interpretazione di “un’emozione da poco” in un night da quattro soldi al cospetto della ferocissima camorrista Nunzia. Un pò di retorica, ma non troppa e l’idea che gli autori di questo film si siano anche divertiti mentre ci lavoravano su, e di conseguenza sono riusciti a divertire anche me. Poi, se il regista dice boiate in un’intervista non è che per forza bisogna disprezzarne il prodotto. DB stia tranquillo, il saluto non glielo tolgo…almeno fino alla prossima volta che non stronca un film da me molto apprezzato.

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