Mc Donald, Steele e Stross

La vecchia fantascienza, l’India del futuro, un Kafka di passaggio ma anche «diamanti di memoria», gatti divini, la Nasa disfatta che si fida di veggenti e astrologi, la telenovela-crazia. Se fossi un imbonitore adesso cantilenerei: «tre libri, 100 storie siore e siori, per un totale di 420 pagine a soli 34 euri in tutto. Ben sapete che qui nella premiata Bb&ua, bloggheria barbieri e umanoidi associati, non vendiamo lucciole per lanterne, per quaterne o per Verne. Perciò sarrrrrrrrrrò onesto: non trattasi di capolavori ma di buona fantascienza sì, adatta a scaldare ma non ci si può salire sopra per uscire da questo lungo inverno del nostro scontento. Faccio notare, siore e siori, che lo Shakespeare qui mica lo buttiamo via come fosse un Baricco qualsiasi ma diradiamo il fumo (Giovanardi stai calmo, trattasi di allegoria) e vamos ad articolare codesto delirio».

Tre volumi Delos con 4 romanzi brevi. Sui rapporti fra Delos e i da noi disprezzati racconti lunghi – o romanzi brevi – vi tocca leggere quanto ho scritto in blog 7 giorni fa.

L’ordine alfabetico, per cognome, impone di partire con McDonald (Ian) ovvero Il circo dei gatti di Vishnu (132 pag, 10 euri). Un inizio gattesco-divino che più originale non si può. Quasi subito una pagina sulle tante Delhi possibili mentre prende forma la vicenda di Vishnu, modificato geneticamente, nell’India squassata da nuove guerre e divisioni. Intanto si ripete una vecchia storia: «la fine del mondo è preannunciata di solito da persone abbastanza ricche da salvarsi». Un romanzo molto tecno ma l’ambientazione consente all’autore di giocare su un doppio binario. E’ un dio Trimurti o un ingegnere? La freccia del tempo si sovrappone ai simboli fallici di Shiva? E l’intelligenza artificiale con cui Vishnu dovrà fare i conti è umana o divina?

Il libro scorre benissimo ma gli avrebbe giovato un piccolo glossario. Non tutti sanno o su due piedi ricordano cosa siano sherwani, khol, dhoti, i jinn, tilak o perchè il filatoio (o arcolaio?) sia nella bandiera indiana. I più giovani e/o trasgressivi riconosceranno il termine ganja e che Giovanardi stia a cuccia.

E’ apprezzabile che McDonald ogni tanto ci ricordi le contraddizioni dell’India. Come questa frase, un salutare colpo al cuore, alla memoria, all’indifferenza: «non si deve mai accennare, nè tanto meno pensare a tutti i feti femminili raschiati, espulsi o gettatio via nei rifiuti medici». O un elogio di Grameen Bank e del micro-credito. O come questa perla di sarcasmo dove chi davvero muove i fili ci sbatte in faccia: «la democrazia è il miglior sistema con cui una nazione sembra venir governata». Perchè quel «sembra» non sfugga l’autore lo corsiva.

Nella prefazione, acuta come sempre, Salvatore Proietti nota che la fantascienza di McDonald potrebbe essere definita «post-coloniale» sia per i contenuti che per l’ambientazione (qui l’India ma altrove Irlanda, Kenya, Giappone, Turchia). A presto riparlarne.

Alfabeticamente procedendo ecco Steele (Allen). «Ieri e domani» (156 pag, 12 euri) recupera due romanzi brevi degli anni 90, entrambi vincitori del Premio Hugo. Il primo, «Morte di Capitan Futuro» è un’affettuosa parodia – o garbata rivisitazione, se si preferisce – della science fiction ingenua (ma ricca di idee) di Edmond Hamilton. Il secondo, «Dove gli angeli temono di avventurarsi», è un frappè di viaggi nel tempo, universi alternativi con statunitensi maniaci di paranormale e armi. Imperdibile per i fans dei dirigibili. Il quesito di fondo è: «37 secondi sono un tempo sufficiente per imbrogliare la storia?».

Il titolo mi suonava ispirato a una frase della Bibbia da coniugare con la frase «gli stolti si affrettano a correre…» citata verso la fine. Consapevole dei buchi nel mio sapere (db-gruviera) ho chiesto a un paio di amici. Giuseppe è stato lapidario: «“For fools rush in where angels fear to tread” di Alexander Pope e poi diventa il titolo di un libro postumo di Bateson». Ecco.


Si va a concludere con Stross (Charles). «
Palinsesto» (132 pag, 12 euri) è una storia di “polizia” temporale, con qualche debito – per la trama – verso sua saggezza Isaac Asimov e debitucci a iosa – per i paradossi – verso sua fulmineità Frederic Brown. Forte disincanto politico, calendari piuttosto atipici («4,2 miliardi di anni fa…»), un sensazionale scoop in arrivo da Messier 33 («a 6mila anni luce sul terzo braccio»), un po’ di sesso per gradire e un personaggio che è Kafka sputato.

Memorabile come nelle prime righe Stross stravolga il più noto paradosso dei viaggi nel tenpo ovvero: “che succede se andando nel passato uccidi un tuo antenato?”. Qui assassinare il nonno è una necessità per un buon addestramento, anzi è una «misura anti-nepotismo» nel pazzesco gergo della Stasi, super-polizia del tempo. Si chiede Salvatore Proietti (qui anche nelle vesti di traduttore) se questa insistenza di Stross sull’ammazzar gli avi sia anche metafora letteraria? Può darsi ma allora come giudicare le pagine dove si porta a termione l’assassinio di un (altro) se stesso?

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