Qatar 2022: aggiornamenti / 16

Un libro importante: «La coppa del morto» di Valerio Moggia. La “bottega” continua a denunciare i mondiali della vergogna (64 partite e 6500 morti).

Chi conosce Joao Havelange e Joseph Blatter? Beh, se siete molto appassionate/i di calcio li avete almeno sentiti nominare: sono un presidente (brasiliano) della FIFA e il suo successore (svizzero). I nomi di Issa Hayatou (camerunense), Jacques Anouma (ivoriano) e Amos Adamu (nigeriano) vi dicono qualcosa? Dovreste avere propria una buona memoria per mettere a fuoco che sono tre importanti dirigenti della FIFA, pagati (cioè corrotti) per sostenere la candidatura del Qatar a organizzare i Mondiali 2022. Anche il nome Phaedra Almajid vi dirà poco: è lei la “gola profonda” che svelò alcuni segreti – cioè schifezze – di come il Qatar si comprò i Mondiali. Una vicenda complessa che Valerio Moggia racconta benissimo nel suo libro «La coppa del morto» – sottotitolo: «Storia di un mondiale che non dovrebbe esistere»; Ultrasport edizioni: 112 pagine per 13 euro – uscito a settembre e subito ignorato (cioè imbavagliato) dai massmedia italiani che lavorano sodo per non infrangere il doppio tabù: calcio e ricchezza.

Peccato che pochi abbiano letto questo gran bel libro di Moggia perchè se no adesso conoscerebbero due norvegesi – Halvor Ekeland (giornalista) e Lokman Ghorbani (il suo cameraman) – che hanno commesso un “reato” ben più grave di farsi corrompere: volevano fare il loro mestiere e cercare le più scomode verità. Due pazzi criminali che pretesero addirittura di controllare se in Qatar venissero violati i diritti umani di chi lavora e/o della popolazione LGBT. Ekeland e Ghorbani andarono a Doha nel novembre 2021 e vennero “democraticamete” intimiditi e poi messi alla porta. C’è un terribile segreto dietro la stranezza di due giornalisti che non leccano il culo ai potenti e/o al dio calcio: in Norvegia esiste «un movimento di protesta che dice: quei mondiali non li si dovrebbe giocare perchè il Qatar sfrutta senza pietà migliaia di lavoratori immigrati».

Parte da qui il libro di Moggia che dovete assolutamente comprare e, se avete due soldini in più, anche regalare.

Qualcosa di quel che «La coppa del morto» racconta è noto a chi in questi giorni sta seguendo questa piccola rubrica e/o a chi ascolta le poche voci controcorrente in un Paese come l’Italia dove regna un giornalismo strapieno di venduti e di servi volontari. Ma la gran parte di quel che Moggia racconta (molto bene e anche questo conta) era ignoto persino a chi – come questo piccolo blog – da sempre si muove “in direzione ostinata e contraria”.

Dunque leggetelo e avrete molto su cui riflettere: anche sui Mondiali 1978 in Argentina e su due facchini francesi – due eroi se questo termine ha un senso – che vennero licenziati perchè scelsero «di non portare in stanza i bagagli» ai fascisti assassini che erano lì per incontrare il “democratico” presidente Valery Giscard d’Estaing e accordarsi su come comprare altre armi.

Un libro che vale. Grazie a chi lo ha scritto e pubblicato.

POST SCRIPTUM

Se cercherete in “bottega” i nomi di Moggia (sapete vero, come si fa? con i TAG) e del suo blog «Pallonate in faccia» vedrete che in pratica noi non li avevamo mai incrociati e che c’era pure sfuggito un precedente libro – del 2020 – «Storia popolare del calcio». Questo PS vale come autocritica e/o come piccolo memo sulle difficoltà di trovare notizie alternative e così poter sviluppare un pensiero critico. [db – cioè Daniele Barbieri]

NOTA DELLA “BOTTEGA”

Da quando la FIFA ha assegnato al Qatar i mondiali almeno 6500 lavoratori sono morti mentre costruivano le infrastrutture per le gare.

In Qatar i diritti umani sono quotidianamente calpestati. Ma il Qatar è così schifosamente ricco che i grandi media italiani (schifosamente servi) vedono solo tiri, parate, gol. Problemi? Sangue? Giustizia? Dignità umana?

Lo spettacolo a ogni costo.

Questo piccolo blog ha scelto di stare contro ogni fascismo e questi Mondiali ne sono parte. Abbiamo scritto Boicottare (ogni giorno) i mondiali di calcio in Qatar e così faremo fino al 18 dicembre. Grazie a chi ci segnalerà riflessioni, notizie e iniziative ma anche le punte massime dello “schifezzario” che passa per giornalismo.

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • susanna sinigaglia

    caro daniele, ne ho sentito parlare non ricordo se su radiopop o radio onda d’urto o su entrambi. e anche una mia amica, che mi ha raccontato la storia su come il qatar si sia aggiudicato la coppa del mondo. credo che non sia solo il qatar che ha preso (o forse ha sempre avuto) questa piega disumana e pericolosissima. vedi ambiente, trattamento dei migranti, guerre…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.