Razzismi: l’Italia peggiore e quella migliore

Una nuova puntata di «sparate-sparite» (*)  

I – Di che razza sono i numeri?

L’uso in questa rubrica dei numeri romani è sarcasmo verso chi vorrebbe liberarci della multiculturalità (antica quasi come il mondo e necessaria come l’acqua) e perciò anche dei numeri arabi.

II – Le solite due Italie

Fra agosto e settembre abbondanza di notizie cattive ma anche di buone. Per esempio: Moustapha Anaki, non soccorso in tempo, muore al Cie di Caporizzuto; Umberto Buratti, il sindaco di Forte dei marmi, sbarra l’ombra di un pontile per evitare che gli extracomunitari si riposino lì sotto; chi finge di protestare contro Calderoli e poi lo lascia lì, vicepresidente del Senato, nonostante gli insulti alla ministra Kyenge. Con ritardo si apprende che tre carabinieri sono indagati (omicidio colposo) per la morte a Riva Ligure di Bohli Kayes… Poi c’è l’Italia bella: quella dei bagnanti che a Morghella si tuffano in acqua per aiutare i profughi su un barcone che sta per affondare; quella delle mille iniziative con i migranti e/o di chi protesta contro i Cie; quella della campagna «Io C sto» (vedi dopo, la notizia VI).

III – Avere pazienza?

Dopo gli ennesimi insulti alla ministra Kyenge, Francesco Piccolo su «Corriere della sera» (XXVIII luglio) scrive che questi razzisti «di poco valore» è giusto spegnerli con ironia, loda la Kyenge e spiega che la storia è dalla sua parte. Tutto giusto e fa piacere leggerlo sul «Corsera» dove imperversa Giovanni Sartori che scrive il contrario e farnetica di congiure terzomondiste contro l’Italia. Però la conclusione di Piccolo è: «bisogna avere pazienza: i razzisti pian piano usciranno dai corpi in cui si sono rintanati e svaniranno nel nulla». Resto perplesso: la pazienza non basta, ci vogliono atti concreti; e il «pian piano» non va bene perché incoraggia chi, nelle istituzioni, gira gli occhi dall’altra parte e nulla fa contro i razzismi quotidiani.

IV – Spazientirsi

E’ il caso invece di non avere pazienza contro i Cie, tuttora spacciati per luoghi di «identificazione» o perfino accoglienza (si parla incredibilmente di «ospiti») mentre sono galere, anzi peggio visto che si finisce lì senza processo. Fa piacere leggere che Giorgio Pighi, sindaco di Modena, Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli, o altre/i del Pd dicano che i Cie vanno chiusi. Prese di posizione che arrivano un bel po’ in ritardo ma il problema è soprattutto se resteranno parole o si tradurranno in fatti cioè in un cambio di politica.

V – Due Calabrie

Nelle due Italie – che ora convivono e ora si scontrano – ci sono a esempio i sindaci calabresi. Uno è a Riace, si chiama Domenico Lucano ed è colpevole di ospitare e «integrare» con successo una comunità straniera: per questo viene insultato in agosto con una lettera del Partito Nazionalista Italiano, capeggiato da Gaetano Saya. Un altro sindaco invece è a Corigliano Calabro, si chiama Giuseppe Geraci e non trova niente da dire se sua moglie trasforma in dormitorio per i migranti un insalubre magazzino «non abitabile».

VI – «Io ci sto»

Di «schiavi dell’oro rosso», cioè dei migranti iper-sfruttati in Puglia nella raccolta di pomodori, si inizia a parlare nell’anno MMVI grazie al giornalista Fabrizio Gatti; due anni dopo esce «Uomini e caporali, viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud» di Alessandro Leogrande. Poi nel MMXI lo sciopero dei braccianti di Nardò, organizzato – fra gli altri – da Yvan Sagnet del quale Fandango editrice ha pubblicato «Ama il tuo sogno: vita e rivolta nella terra dell’oro rosso». Mentre le istituzioni continuano a latitare, qui come altrove, questa estate si sono moltiplicate le iniziative solidali: come quella di «Io C sto» (www.iocisto.eu) organizzata dai missionari scalabriniani, come i camper della Flai-Cgil pugliese o come Radio Ghetto 97.0 (www.campagneinlotta.org).

VII – Voce di papa

Dopo la sua visita a Lampedusa stupisce ancora Bergoglio: visitando a Roma una struttura per richiedenti asilo, il X settembre, ha dichiarato: «i conventi vuoti non servono ad aprire alberghi e fare soldi: sono la carne di Cristo, sono per i rifugiati» e ancora «Solidarietà è una parola che fa paura nel mondo più sviluppato, quasi una parolaccia ma è la nostra parola… Non basta dare un panino, bisogna accompagnare queste persone». Un discorso forte: «ci vogliono criterio e responsabilità ma anche coraggio» insiste papa Francesco. Se una parte del ricco patrimonio immobiliare della Chiesa cattolica verrà utilizzato per i profughi sarà una svolta davvero epocale perché oggi non è ancora così: «noi facciamo tanto» ha detto il papa ma «siamo chiamati a fare di più».

VIII – Maledetti rom

Sempre loro, capro espiatorio di tutto. A fine agosto «il manifesto» pubblica una lettera aperta (primi firmatari Moni Ovadia e Alexian Santino Spinelli) a Ignazio Marino, nuovo sindaco di Roma, per chiedergli conto di un’ordinanza di sgombero contro rom serbi: decisione in sintonia con Alemanno ma in contraddizione con le promesse della campagna elettorale. A settembre ancora pregiudizi anti-rom sui media, due episodi fra i (purtroppo) tanti. Bambini lasciano la scuola di Landiona (vicino Novara) perché i loro genitori giudicano che ci sono troppi rom in classe; un episodio che si ripete, con minime varianti, anche verso figli di immigrati o ragazzi disabili. Dal campo di Vaglio Lise, a Cosenza, i rom hanno chiesto aiuto dopo averr subito molte aggressioni (ben sette tra fine agosto e inizio settembre).

IX – La storia rimossa

E’ morto in giugno lo storico inglese Martin Bernal ma i media italiani se ne sono accorti con un mese di ritardo. Gli dobbiamo un libro importante «Atena nera» ovvero «Le radici afroasiatiche della civiltà classica», ristampato di recente da Il saggiatore ma già finito nelle bancarelle (dove per fortuna si trova a prezzi accessibili). Bernal dimostra, a suon di documenti, non solo quanto la Grecia prima e l’Europa poi devono all’Africa nera ma anche come, nel 1800, gli storici bianchi hanno cercato di cancellare questi debiti storici per legittimare il razzismo e il colonialismo. Sullo stesso tema vale leggere due africani: Joseph Ki Zerbo (qualcosa in italiano c’è ma la sua fondamentale «Storia dell’Africa nera» si trova ormai solo nelle biblioteche) e Cheik Ante Diop, accessibile però solo a chi conosce il francese visto che nulla di suo è stato tradotto in italiano.

X – E noi faremo come la Russia?

Una vecchia canzone popolare invitava i lavoratori italiani a «fare come la Russia»; oggi invece il Paese di Putin sembra piacere soprattutto agli omofobi che in Italia non vogliono una legge contro il razzismo anti-gay e anzi apprezzano quella – carcere e pesanti multe persino per il solo nominare l’omosessualità – varata il XXX giugno dal governo di Mosca. La società russa è divisa e in agosto la questione gay ha visto persino diatribe sportive: la super-campionessa Yelena Isinbayeva ha pubblicamente appoggiato la legge anti-gay di Putin (poi malamente ritrattando) mentre durante i mondiali di atletica – che si svolgevano proprio a Mosca – campioni e campionesse hanno protestato contro l’omofobia.

XI – O faremo come l’Europa?

Il 18 settembre un rapporto di Amnesty International sollecita l’Ue a combattere la violenza omofobica. Il rapporto «A causa di ciò» è disponibile in lingua inglese all’indirizzo: http://www.amnesty.it/nuovo-rapporto-su-omofobia-transfobia-e-crimini-di-odio-unione-europea.

Amnesty dichiarato che l’Unione europea e i suoi Stati membri non stanno contrastando i crimini d’odio omofobico e transfobico nè proteggono le persone da discriminazione, persecuzione e violenza. «La violenza motivata dall’odio ha un effetto particolarmente dannoso e a lungo termine sulle vittime. Ciò nonostante, l’Ue e molti Stati membri non riconoscono come crimini dell’odio, nelle loro legislazioni, i reati basati sul presunto o reale orientamento sessuale o sull’identità di genere. E’ inaccettabile, poiché orientamento sessuale e identità di genere sono motivi di discriminazione vietati dal diritto internazionale dei diritti umani» afferma Marco Perolini, di Ai.
Il rapporto mette in luce le lacune esistenti nella legislazione di molti Paesi europei ed evidenzia l’inadeguatezza degli standard dell’Ue sui crimini d’odio in materia di contrasto della violenza omofobica e transfobica. Il movente discriminatorio differenzia i crimini d’odio da altri atti criminali. Nelle indagini e nei procedimenti su reati commessi sulla base del reale o percepito orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, è fondamentale che polizia e autorità giudiziarie facciano tutto il possibile per smascherare i motivi che si celano dietro al compimento del crimine.
Secondo un recente sondaggio all’interno dell’Ue, l’80 per cento dei casi di violenza omofobica e transfobica non viene denunciato alla polizia, spesso per timore di un’ulteriore vittimizzazione a causa di omofobia e transfobia istituzionalizzate. In paesi come Bulgaria, Germania, Italia, Lettonia e Repubblica Ceca non esiste una normativa completa sui crimini d’odio. In altri paesi, come Croazia e Grecia, le leggi contro i crimini d’odio omofobico e transfobico non vengono adeguatamente applicate.
Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto di Amnesty segnala il caso di Michelle, una giovane transgender di Catania che nel febbraio 2012 è stata picchiata da numerose persone a causa della sua identità di genere. Michelle ha denunciato l’aggressione alla polizia e uno dei presunti responsabili viene identificato. Tuttavia, a causa delle lacune nella legislazione penale italiana, l’odio transfobico non sarà esplicitamente preso in considerazione come movente nel perseguimento di questo crimine o nella determinazione della condanna e della pena.
In Italia è ripresa la discussione del disegno di legge sul contrasto di omofobia e transfobia. Amnesty continua a chiedere ai parlamentari di adoperarsi affinchè l’Italia introduca senza ulteriori ritardi una buona legge. La legge italiana considera reato l’istigazione a commettere atti discriminatori e violenza fisica per motivi di razza, etnia o religione della vittima. Il codice penale inoltre prevede che quando un reato sia commesso sulla base della razza, dell’etnia o della religione della vittima, questo elemento debba essere considerato come una circostanza aggravante. Tuttavia, queste norme non si applicano ai reati motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere della vittima.

XII – Altri materiali utili

Oltre a «Corriere dell’immigrazione» e a «Cronache di ordinario razzismo» segnalo la newsletter dell’Osservatorio sul rispetto dei diritti fondamentali in Europa, curata dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso (basso@fondazionebasso.it). Nel numero 40 (del 15 settembre) oltre all’aggiornamento sulla giurisprudenza e sugli atti rilevanti per la protezione dei diritti fondamentali inseriti nel sito www.europeanrights.eu la newsletter per quanto riguarda l’Italia segnala:le sentenze della Corte costituzionale 222/2013 del 19.07.2013, che, in materia di presupposti per l’accesso a prestazioni sociali da parte di cittadini extracomunitari, richiama la direttiva 2003/109/CE e l’articolo 8 CEDU; 229/2013 del 16.07.2013, che in materia di società pubbliche (regionali) richiama la disciplina sovranazionale e la giurisprudenza della Corte di giustizia; 214/2013 del 03.07.2013, che in tema di pubblicità dell’udienza concernente la riparazione del danno da ingiusta detenzione esamina la giurisprudenza della Corte di Strasburgo; 210/2013 del 03.07.2013, in materia di retroattività delle disposizioni penali più favorevoli in rapporto a giudizi definitivi sui quali si sono avute pronunce della Corte di Strasburgo, che esamina la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo; l’ordinanza 207/2013 del 18.07.2013, che in materia di contratti a termine nella scuola opera un rinvio pregiudiziale (il primo nei giudizi incidentali di costituzionalità) alla Corte di giustizia. E segnala anche le sentenze della Corte di cassazione: 33179/2013 del 31.07.2013, che in tema di associazione finalizzata all’odio razziale richiama la Convenzione di New York; 17462/2013 del 17.06.2013, che in tema di diritto di soggetti con doppia nazionalità ad avere il doppio cognome richiama la giurisprudenza della Corte di giustizia; 10781/2013 dell’08.05.2013, che in tema di giudicato (tributario) esamina la giurisprudenza della Corte di giustizia; 6632/2013 dell’08.05.2013, che in tema di operatività degli Accordi tra l’UE e la Croazia esamina la giurisprudenza della Corte di giustizia; 14440/2013 del 27.03.2013, che richiama la CEDU in materia di riconoscimento di sentenza priva di motivazione. E ancora segnala: l’ordinanza della Corte di appello di Bari del 09.07.2013, che solleva questione di legittimità costituzionale della normativa italiana in tema di risarcimento del danno per violazione del principio del giusto processo, per contrasto con la CEDU; l’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Trento dell’11.04.2013 in tema di part-time; e il decreto del Tribunale di Trieste del 04.07.2013, in materia di accesso di cittadini extracomunitari a concorsi pubblici (ospedalieri), che richiama la direttiva 109/2003/CE.

XIII – Ogni bambino

«Ogni bambino va curato, al di là della situazione giuridica dei genitori, che sia italiano o straniero. È una questione di principio e una necessità»: così Rinaldo Missaglia, segretario del Sindacato medici pediatri di famiglia (Simpef) il quale propone di rinunciare alla quota di compenso che spetta ai medici pediatri se questi bambini vengono inseriti fra i loro assistiti.

10 – Finchè c’è lei…

la Costituzione, qualche speranza c’è – anche in questi brutti tempi – ma bisogna difenderla e applicarla. A partire dall’articolo 10 (numeri arabi sì). Questa rubrica chiude sempre così: un richiamo all’Italia migliore ma soprattutto un impegno a non arrendersi a quella peggiore.   

(*) Notizie sparite, notizie sparate. Certezze, mezze verità, bufale, voci. Questa mia rubrica – che è nata sulla rivista «Come solidarietà» dove irregolarmente continua ad uscire – prova a recuperare e/o commentare quel che i media tacciono e/o pompano (oppure rendono incomprensibile, con il semplice quanto antico trucco di de-contestualizzarlo) su migranti, razzismi, meticciato, intercultura e dintorni. Le puntate precedenti si possono vedere qui in blog. Graditi commenti o segnalazioni ma anche le critiche. (db)

 

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