Rivolta a Rebibbia, tragedia sfiorata

redazione Diogene (*)

Per fortuna non c’è scappato il morto e neanche feriti, ma la situazione nel carcere di Rebibbia resta sull’orlo di un’invivibilità quotidiana al limite dei diritti umani elementari. A dare il via alla rivolta che ieri ha portato i reclusi ad appiccare un incendio al reparto G6 – originariamente destinato ai detenuti in transito ma di fatto utilizzato per “appoggiare” detenuti ritenuti violenti o problematici – la mancata risposta alla richiesta di assistenza sanitaria presentata da alcuni detenuti. Ad evitare guai peggiori in seguito a una serie d’incendi appiccati sarebbero stati gli aereatori che hanno disperso il fumo evitando intossicazioni.

Qui le versioni divergono, perchè secondo la Polizia Penitenziaria le richieste di assistenza sarebbero state esaudite dal personale e la rivolta successiva pretestuosa, ma che la situazione del carcere romano resti esplosiva lo confermano i numerosi atti di autolesionismo con cui i detenuti richiedono attenzione. Solo una settimana fa una detenuta si è tolta la vita nel reparto femminile di Rebibbia, portando a sette le morti registrate nelle carceri romane da inizio anno, oltre il 4% del totale di tutte le carceri italiane dove si verifica in media un suicidio ogni cinque giorni.

Se al 30 giugno scorso il sovraffollamento al femminile di Rebibbia toccava il 133%, secondo il Sindacato di Polizia Penitenziaria, la situazione è ancora meno dignitosa in tutte le prigioni del Lazio, dove risulta un eccedenza sui posti previsti di 521 detenuti. 5.755 risultano i detenuti dei quattordici istituti carcerari della regione, rispetto ad una capienza regolamentare prevista di 5.234 (dati ministero giustizia al 31 luglio 2022). Attualmente in carcere nel Lazio ci sono 395 donne e 2.137 detenuti stranieri. 388 detenuti in più del previsto a Regina Coeli (1003 su 615 previsti) e 234 in più a Rebibbia (1.389 su 1.155 previsti).

Sotto organico anche la polizia penitenziaria, che per bocca del suo sindacato denuncia un’endemica carenza di personale e la mancanza di un protocollo che regoli gli interventi degli agenti in casi come questo ultimo di Rebibbia. Secondo l’osservatorio permanente di Antigone, l’associazione che si occupa di carcere e detenuti, il numero dei suicidi in carcere è 16 volte superiore a quello che si registra fuori e a togliersi la vita sono soprattutto i giovani tra i 20 e 30 anni.

(*) articolo in origine pubblicato su https://diogeneonline.info/rivolta-a-rebibbia-tragedia-sfiorata/

 

ciuoti

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