Scor-data: 18 dicembre di ogni anno

Giornata internazionale dei migranti

di Maria Rosaria Baldin (*)

Di migranti e profughi si parla più che mai. Stiamo anche scoprendo, senza troppo stupore a dir la verità, che qualcuno approfitta di questa “normale emergenza” per intascare un bel po’ di quattrini da una parte, e per fomentare xenofobia e guerre fra poveri, dall’altra.

La «Giornata internazionale dei migranti» potrebbe essere l’occasione per presentare alcuni dati statistici e ripercorrere alcuni passaggi-chiave nelle vicende legate alla presenza dei profughi nel nostro Paese. Io ci provo in questo blog.

Vivo in un piccolo paese, Sandrigo in provincia di Vicenza. Anche da noi un gruppo di profughi è ospitato in un hotel (che ha partecipato al bando della prefettura, come verrà spiegato più sotto). Da mesi chiacchiericci, brontolii e discorsi razzisti si sprecano, in piazza, nei social, nei giornali, al bar e così via – come nel resto d’Italia. Ne hanno approfittato perfino gli appartenenti al Fronte Veneto Skinheads che, nella notte del 22 luglio, hanno affisso, davanti ai centri che ospitano nel Nord Italia i profughi, lo striscione che potete vedere qui.

Siccome l’argomento è complesso è il caso di partire dall’inizio chiarendo chi e quanti sono i profughi, perché fuggono, come funziona l’ospitalità, chi la paga e se davvero ci sono rischi per la nostra salute.

Migranti economici, profughi e richiedenti asilo

Possiamo dividere i migranti in grandi categorie: quelli economici, cioè coloro che si recano in un altro Paese alla ricerca di una vita migliore, i profughi, cioè chi fugge da una situazione di guerra, e i richiedenti asilo, cioè coloro che chiedono protezione in un altro Paese.

Nel primo caso è necessario seguire la complessa e farraginosa procedura legata al decreto flussi (quando viene emanato dal governo) e alle quote d’ingresso (quando sono disponibili); nonostante quello che si dice, infatti, la legislazione italiana non prevede la possibilità di entrare in Italia per cercare un lavoro.

Nel secondo si deve presentare una domanda che sarà valutata da una delle dieci commissioni territoriali per l’asilo. In base alla gravità della situazione personale il richiedente asilo potrà ottenere:

  • l’asilo politico in base alla Convenzione di Ginevra se è in grado di dimostrare di aver subìto personalmente violenze;

  • la protezione sussidiaria, per chi non è in grado di dimostrare abusi subiti personalmente ma viene da una zona comunque pericolosa (ad esempio la Siria);

  • la protezione umanitaria, che è rilasciata a discrezione della questura su sollecitazione della commissione territoriale, quando il richiedente, pur non rientrando nelle due precedenti categorie, necessita temporaneamente di una qualche forma di protezione.

È importante sottolineare che:

  • Accogliere i profughi è un obbligo che ci deriva direttamente dall’articolo 10 della Costituzione e da tutta una serie di Convenzioni Internazionali e direttive dell’Unione europea che l’Italia ha ratificato e deve attuare;

  • I vari regolamenti di Dublino impongono ai richiedenti asilo di fare la domanda nel primo Paese di arrivo; la possibilità di ottenere un permesso di protezione umanitaria valido per tutti i Paesi Ue sarebbe prevista dalla direttiva UE n. 55 del 2001 che però non è mai stata adottata anche perché molti Stati membri, come spiegano le tabelle riportate più sotto, ospitano numeri davvero molto elevati di rifugiati. Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, segnalo un’interessante intervista de l’inkiesta al professor Paolo Bonetti, professore di Diritto Costituzionale all’università Milano Bicocca, nonché membro del direttivo Asgi.

  • Chiedere l’asilo politico significa tagliare i ponti con il proprio Paese d’origine (l’ambasciata viene informata della domanda) e non poterci più tornare; significa anche non sapere se la domanda di protezione sarà o meno accolta, rischiando quindi di essere rimandati da dove si era fuggiti;

  • Chi arriva via mare (Lampedusa, Pozzallo, Siracusa, ecc.) ha, nella quasi totalità dei casi, diritto a una qualche forma di protezione ma è una minima parte di chi entra in Italia (dal 10 al 15%) perché la maggior parte degli ingressi avviene per via aerea o via terra.

  • I profughi fuggono affrontando spesso uno spaventoso viaggio nel deserto, le torture libiche, il viaggio in mare, perché non hanno scelta. Quando c’è la guerra si scappa più in fretta che si può e si cerca di andare nel posto più vicino.

  • Chi arriva via mare di solito non vuole fermarsi in Italia, ma raggiungere altri Paesi europei, sia perché lì ha parenti o amici, sia perché sa che l’Italia non è un Paese accogliente e sicuro (in base a sentenze non solo di tribunali italiani, ma anche della Corte europea dei diritti dell’uomo che ci ha condannato per i respingimenti in mare voluti da Maroni che non sono ammessi dalla Convenzione di Ginevra).

Il sistema di accoglienza

I profughi sono accolti nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (Cara) in attesa di essere identificati e successivamente all’interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar). Dato l’alto numero di sbarchi1, i posti disponibili nei centri Sprar non sono sufficienti. È importante sottolineare che queste persone devono essere accolte e ospitate in attesa di sapere chi sono, perché sono venute qui e che si stabilisca se hanno diritto o meno a una qualche forma di protezione (la risposta delle commissioni territoriali, invece che 45 giorni come previsto dalla legge, arriva dopo due anni, durante i quali il richiedente asilo o protezione, non può lavorare). Questo è il motivo che aveva portato il ministero degli Interni, all’inizio dell’anno, a inviare a tutti i Comuni una richiesta per l’ospitalità dei profughi. Quasi tutti però hanno dichiarato di non poter effettuare alcuna ospitalità.

Sono state quindi attivate le prefetture: in data 9 aprile il ministero ha emanato una circolare in cui dichiarava il numero di profughi per provincia (quasi dappertutto 50 persone). Il ministero pubblicava inoltre i bandi per le Onlus e gli organismi alberghieri idonei e interessati a ospitare gruppi di profughi. Onlus e hotel che li stanno ospitando avevano dunque partecipato al bando e questo è il motivo della presenza di quelle persone.

Il costo del vitto e dell’alloggio (pari a 30 euro più Iva) è pagato agli hotel con fondi che arrivano direttamente dalla tanto vituperata Ue (che in molti considerano inutile ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano).

I profughi quindi – contrariamente alle favolette che girano da mesi – non ricevono “più di 30 euro al giorno” ma un pocket money di 2,50 euro in buoni spendibili in locali convenzionati (sempre che non capitino sotto le grinfie di qualche Onlus o albergo che il pocket money lo trattiene per sé, come è successo in diverse località).

I presunti rischi per la salute

Per quanto riguarda il cosiddetto rischio Ebola e/o altri virus, stupisce la leggerezza con cui le autorità hanno parlato di rischio contagio e di mancati controlli, pur sapendo che il ministero della Salute ha attivato i protocolli necessari e che all’arrivo i migranti sono sottoposti a visite. Si è dovuto muovere perfino il dottor Santorsa, direttore centrale di Sanità, del Dipartimento della pubblica sicurezza, per chiarire che nessun poliziotto adibito all’accoglienza dei migranti a Lampedusa, si è mai ammalato di TBC.

D’altro canto malattie come l’Ebola sono talmente gravi che non permetterebbero a nessuno di attraversare il deserto e poi il mare. Si muore subito. Qui arrivano i più forti, giovani e sani.

Costi e ricavi:

Facendo un rapporto fra quanto viene speso annualmente per le politiche di accoglienza e inclusione sociale e gli ultimi dati Istat disponibili sulla spesa pubblica al netto degli interessi per l’anno 2011, che è pari a 719 miliardi e 746 milioni, si ottiene un valore pari allo 0,017%. La differenza fra entrate e uscite dà comunque un saldo netto attivo di un miliardo e mezzo che resta nelle casse dello Stato grazie a tasse, contributi e altro che gli immigrati versano.

Gli sbarchi:

In media negli ultimi 9 anni sono sbarcati in Italia 26.000 migranti l’anno.

Solo una parte di queste persone ottiene una qualche forma di protezione. L’Italia pur essendo il primo Paese per quantità di fondi della Ue ricevuti (14% del totale) è solo all’ottavo posto per quanto riguarda l’accoglienza.

Immigrati ed emigrati (fonte Istat):

Da molti anni diminuisce il numero degli immigrati che arrivano in Italia: il 27% in meno dal 2007, mentre se ne sono andati il 17,7% degli stranieri residenti; sempre per effetto della crisi sta aumentando l’emigrazione italiana: nel 2012 gli italiani che sono andati a lavorare all’estero sono stati 68.000, il 36% in più rispetto al 2011; nel 2013, invece, sono stati circa 82 mila, 14 mila in più rispetto al 2012, il valore più alto degli ultimi 10 anni.

In Italia al 31 dicembre 2013 erano 60.782,668 i residenti, di cui più di 4 milioni e 900 mila (8,1%) gli stranieri. Il saldo naturale, dato dalla differenza tra nati e morti, è risultato negativo per 86.436 unità; continua il calo delle nascite e diminuiscono anche i nati stranieri. Per la prima volta dalla metà degli anni ’70 le cifre ci dicono che gli italiani emigrati hanno superato gli immigrati arrivati in Italia (-43.000 rispetto al 2012).

I richiedenti asilo in Italia e in Europa (fonte Eurostat):

Nel 2013 le domande di asilo o protezione internazionale in Europa sono state 435.000: in Italia 27.930.

Paese Richieste per milione di abitanti

Svezia

5.700

Malta

5.300

Austria

2.100

Lussemburgo

2.000

Ungheria

1.900

Belgio

1.900

 

Tassi inferiori a 100 richiedenti per milione di abitanti si sono rilevati in sette Stati membri: Portogallo (50), Repubblica Ceca (65), Estonia (70), Romania (75), Slovacchia (80), Lettonia e Spagna (95). In Italia le domande sono state 470 per milione di abitante.

Relativamente alle decisioni prese in media nell’Unione Europa il 65% delle domande viene rigettato; nel 2013 in Europa sono state accolte 112.730 domande (che si possono riferire anche a richieste presentate negli anni precedenti).

In Italia, sempre nel 2013, su un totale di 25.245 decisioni (dato che include decisioni su casi pendenti degli anni precedenti) 16.185 sono state positive (64%), 9.060 le respinte (36%).

I rifugiati in Italia e in Europa (fonte Onu – Alto commissariato Rifugiati):

Nell’intero continente europeo, alla fine del 2008, i rifugiati erano 1,6 milioni, di cui quasi 1,5 milioni nei 27 Paesi dell’Unione Europea. Di questi, più di 580mila erano ospitati dalla sola Germania. Norvegia, Germania e Svezia ospitano oltre 7 rifugiati ogni 1.000 abitanti; in altri, come Grecia, Portogallo, Spagna, si conta meno di 1 rifugiato ogni 1.000 residenti. In Italia i rifugiati sono 47mila, pari a 0,7 ogni 1.000 abitanti, ovvero un rifugiato ogni 1.500 residenti circa.

Conclusione.

Le cifre riportate in questo articolo parlano chiaro e smentiscono le chiacchiere dei nostri ministri quando dichiarano che la colpa è tutta dell’Europa che ci lascia soli e non ci dà abbastanza soldi.

Quello che emerge con estrema chiarezza è il solito pressapochismo italiano, una improvvisazione che dura da quarant’anni. Risultato? L’usare l’altro per il proprio tornaconto – personale o di partito poco importa – e l’aver completamente stravolto il significato profondo delle parole, l’aver distrutto la cultura, i valori della solidarietà, della comunità, riducendo il tutto a un egoistico “prima noi (veneti, piemontesi, friulani, lombardi, emiliani, poco importa)” oppure a stupidaggini tipo “fermiamo l’invasione”.

Da ultimo vorrei dare una piccola risposta ai principali motti leghisti:

  1. Perché vengono qui

  2. Aiutiamoli a casa loro

È molto semplice: molto spesso se vengono qui è proprio perché li abbiamo aiutati “troppo” a casa loro, esportando la democrazia con le bombe (vedi ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, e così via).

Chi desidera conoscere le storie di chi sbarca in Italia fuggendo da una guerra può leggere molti libri . Ne ricordo uno: “Il sole non dimentica nessun villaggio”, che raccoglie le interviste fatte a 12 persone fuggite dalla Libia nel 2011 e ospitate dalla Caritas di Vittorio Veneto.

(*) Della «giornata del migrante» in blog si è parlato più volte. Segnalo questo post  Scor-data: 18 dicembre 1990 (e 1865 e 2011) e una serie legata alla mobilitazione internazionale del 18 dicembre 2011.

Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 18 dicembre avevo, fra l’altro, queste ipotesi:
1829: muore Lamarck; 1919: Emma Goldman in esilio; 1932: fondazione Littoria; 1935: “fedi nuziali” alla patria; 1938: nascita Carbonia; 1940: nasce Phil Ochs (già in blog); 1946: nasce Steve Biko; 1965: l’Inghilterra abolisce pena di morte; 2004. Acerra, nasce la rete «rifiuti zero»; 2009: ad Auschwitz viene rubata la scritta «Arbeit Macht Frei». E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (
db)

1 Dal primo gennaio a oggi sono sbarcati in Italia 125.876 migranti, di cui 9820 minori non accompagnati. Aumentano le richieste di protezione internazionale, passate dalle circa 23mila di tutto il 2013 alle 38mila registrate finora nel 2014. Il dato, fonte Ansa, è stato fornito dal capo del Dipartimento per le libertà civili e immigrazione del Viminale Mario Morcone nel corso di un’audizione in commissione Giustizia della Camera del 15 settembre.

Redazione
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