Scor-data: 21 maggio 2061

Cosa accade (secondo Asimov) cercando di rispondere a una domanda … sull’entropia
di d. b. (*)
La fantascienza ha azzeccato alcune previsioni e altre ne ha sbagliate: una ovvietà. A esempio non aver previsto i transistor comporta che i computer venivano immaginati enormi. Ma piccoli o grandi importa relativamente se le macchine possono contenere tutte le informazioni (e i guai?) del pianeta.
Molti racconti e romanzi di science fiction hanno immaginato che se gli esseri umani forniscono ai computer ogni dato sarà poi logico che essi ci guidino. Oppure hanno ipotizzato che alla fine noi ci connetteremo (fonderemo?) con loro. O, al contrario, che alla fine il loro modo di pensare (possiamo dire la loro evoluzione?) si rivelerà incompatibile con noi. Se le macchine mutano, imparano e forse si umanizzano allora in futuro potrebbero soffrire, ammalarsi, magari metter fine alle loro esistenze, troppo cariche di dolore, responsabilità o… non senso?
In un famoso racconto di Arthur C. Clarke, «I nove miliardi di nomi di Dio» religione e computer si incrociano… e – dopo una lunga ricerca – le luci nel cielo, una dopo l’altra, iniziano a spegnersi. Quasi all’opposto l’amico-rivale di Clarke (scienziato e scrittore anche lui), Isaac Asimov: infatti nel 1956 il giovane ma già frizzante Isaac scrive una brevissima storia, «L’ultima domanda», che diverrà (con «Notturno») uno dei suoi racconti più famosi.
Inizia così: «L’ultima domanda venne posta per la prima volta, quasi per scherzo, il 21 maggio 2061». La domanda è intrigante: «come si può diminuire l’entropia dell’universo?». Chi legge ricorderà che cercando su un vocabolario (o peggio su una enciclopedia) entropia si trovano spiegazioni assai complicate. In parole molto – forse troppo – semplici possiamo dire che nell’universo tutto va dall’ordine verso il disordine e a questo fenomeno si dà il nome di entropia. Il computer (che Asimov ribattezza Ac) nel 2061 non ha dati sufficienti per rispondere a quella domanda, gettata lì per gioco. Però una macchina è ostinata, instancabile, dunque – pur facendo molto altro – non dimentica la domanda e continua a cercare la risposta giusta. Per secoli, millenni, ere, eoni. Poco ci importa sapere dove, nel frattempo, siano finiti e cosa siano diventati gli esseri umani: possiamo prendere per buona l’idea di Asimov che la mente dell’uomo intanto si è fusa con un computer immateriale nell’iper-spazio (che per la verità non sappiamo benissimo cosa sia). Quel che importa è che, dopo molti miliardi di anni, il super computer ha accumulato abbastanza dati (e riflessioni?) per avere la risposta.
«La coscienza di Ac abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere. La luce sia! disse Ac. E la luce fu».
Chissà se Asimov ci vuole suggerire che tutto si conclude e poi ricomincia. Che nella sua visione il Big Bang si può dire con le parole della Genesi e che forse il dio creatore è l’epilogo di una lunga fusione fra gli umani, le macchine da loro create, il caos da riordinare e… le giuste domande da porre. Per l’inizio (o secondo inizio) dell’universo occorre passare attraverso un lungo periodo di caos? In ogni modo non vi pare una delle più insolite «scor-date» possibili?
(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”. Altre volte può essere un gioco letterario come quello di oggi.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 21 maggio
avevo ipotizzato: 1356: scoppia la «jacquerie»; 1836: dopo le rivolte (in Sardegna) Carlo Alberto inizia l’abolizione del regime feudale; 1890: eccidio di Conselice; 1901: muore Gaetano Bresci; 1925: Vittorio Emanuele inaugura a Mantova la sinagoga che poi sarà abbattuta dai fascisti; 1935: muore Jane Addams; 1937: ancora una strage a Debrè Libanos; 1952: muore John Garfield, vittima indiretta del maccartismo; 1963: ucciso Lambrakis (cfr il film «Z»); 1970: a San Diego primo corso di Women’s Studies; 1973: se ne va Carlo Emilio Gadda, il secondo o terzo “inventore” della lingua italiana; 1991: assassinio di Rajiv Gandhi; 1998: il boia Suharto si dimette; 2001: in Francia la «legge Taubira» riconosce la schiavitù come «crimine contro l’umanità». E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *