Scor-data: 23 febbraio 2008

Muore Alice Ricciardi von Platen

di d. b. (*)

«Vite indegne di essere vissute» ovvero «Ausmerzen»: è la narrazione di Marco Paolini – che andò in diretta su La7 (il 26 gennaio 2011) e fu subito replicata – da qualche mese disponibile in un libro e dvd.

Molto probabilmente lo choccante testo di Paolini non sarebbe nato senza il lavoro di una psichiatra tedesca, Alice Ricciardi von Platen (nata a Weissenhaus il 28 aprile 1910 e morta a Cortona il 23 febbraio di 5 anni fa).

Ricciardi von Platen fu nella commissione medica di osservatori del Tribunale militare statunitense al processo di Norimberga contro i delitti nazisti nel 1945-1946 nelle sessioni contro 23 medici accusati di «crimini contro l’umanità». Nel 2000 ha pubblicato il libro «Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente» (edito da Le Lettere, una piccola casa editrice) dove riprende, in italiano, proprio la documentazione che nel 1946 quella commissione – presieduta da Alexander Mitscherlich – dell’Ordine dei medici produsse al processo. Gli imputati erano medici dei campi di concentramento accusati di aver fatto esperimenti sui prigionieri, ma anche dottori e funzionari attivi nel cosiddetto programma di eutanasia con il quale il nazismo voleva sterminare i poco umani, i malati di mente, «vite indegne di essere vissute».

Dal processo di Norimberga al libro del 2000 di Alice Ricciardi von Platen la memoria del progetto di sterminio conosciuto come «Aktion T4» appariva e subito scompariva. In certi passaggi storici la Germania sembrava incapace di fare i conti con quegli orrori: fu l’Alexander Mitscherlich sopra citato a scrivere, con la moglie Margarete, «Germania senza lutto: psicoanalisi del post-nazismo» (fu tradotto anche in italiano nel 1970) per affrontare quella rimozione.

Alla fine e faticosamente la Germania ha comunque fatto i conti con il nazismo, ben più di quanto abbiano saputo fare Italia e Giappone, i suoi alleati di allora: e infatti c’è chi da noi ancora dedica un sacrario al boia Graziani o loda Mussolini mentre tutt’ora a Tokio si censurano i libri di scuola sulla guerra cino-giapponese e sul secondo conflitto mondiale.

Anche per questo «Ausmerzen», lo straordinario testo costruito da Marco Paolini (nell’ edizione Einaudi sono 160 pagine, curate da Mario Paolini e da Michela Signori più un dvd di 2 ore e 40 minuti) va conosciuto e meditato. La scelta di andare in scena – nella prima tv di due anni fa – da un ex ospedale psichiatrico (il Paolo Pini di Milano) vuole collegarci al recente passato, ai rischi dell’oggi e del futuro prossimo. Una piccola ma battagliera rivista reggiana («Pollicino gnus»: numero 212 del gennaio 2013) rammenta Francesco Vicari, morto in dicembre, con un breve testo dedicato «ai miei compagni e amici che» – nel giorno della memoria – «hanno ricordato i malati di mente vittime della Shoa». E commenta Francesco Vicari – un irregolare – che «molte cose sono cambiate» ma c’è ancora chi vuole segregare i malati e “curarli”… «fino a ridurli vegetali» o subdolamente ripete che eliminarli sarebbe meglio per tutti.

I fili della storia corrono dunque indietro e avanti: in «Ausmerzen» lo rammenta anche un testo di Alice Ricciardi von Plauten intitolato «La creazione dell’uomo perfetto: il tentativo nazionalsocialista di sterminio dei “minorati” psichici». Qui si ricostruisce il progetto hitleriano ma anche il clima precedente, le teorie pseudo-scientifiche che ispirarono Hitler per arrivare già nel 1935 a una legge e a un’intensa propaganda (anche con il film «Io accuso») contro i “minorati” poi al decreto datato 1 settembre 1939 («in realtà redatto solo nell’autunno seguente») e alle uccisioni in massa gestite attraverso «l’organizzazione dell’ufficio T4», così chiamato perché era al numero 4 della Tiergartenstrasse. La conclusione di questo testo ci riporta, come è giusto, ai giorni nostri e ci interroga sul futuro: «Prevale tuttora una concezione puramente scientifica del mondo e dell’uomo che paragona l’essere umano a una macchina. […] Forse fra non molto i medici potranno intervenire in campo genetico; riusciranno allora a resistere alla tentazione di aspirare alla creazione di un nuovo uomo “senza difetti”? E chi sarà a stabilire chi potrà essere considerato “senza difetti” e “sano” quindi ideale?».

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata», di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione la gente sedicente “per bene” ignora, preferisce dimenticare o rammenta “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 23 febbraio avevo ipotizzato: 1130: due papi lo stesso giorno, è scisma; 1455: Gutenberg stampa le prime 180 copie; 1836: inizia l’assedio di Alamo; 1868: nasce Du Bois; 1855: muore Gauss; 1903: teoria di Kolmogorov; 1917: marcia di donne a Pietrogrado; 1944: i ceceni deportati in massa da Stalin; 1955: Nabokov pubblica «Lolita»; 1958: il capo-mafia Bonanno e John Kennedy alla stessa messa (in un rapporto Cia); 1973: una storia di bambini e carabinieri a Monastir; 1981: tentato golpe (solo ridicolo?) in Spagna; 1997: nasce la pecora Dolly; 2005: strana «legge» francese sul colonialismo; 2010: tragedia mineraria in Turchia. E chissà, a cercare un poco, quante altre «scor-date» salterebbero fuori ogni giorno.

Molte le firme e diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le “scor-date” o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

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