Su «Rom, genti libere» di Spinelli

Vedere museodelviaggiorom.blogspot.com per credere: il primo e unico museo dedicato alla cultura di rom e sinti si trova a Milano – nel quartiere Rogoredo, all’interno di un piccolo campo nomadi – ed è intitolato a Fabrizio De Andrè. E’ una delle poche notizie che manca all’interno dell’enciclopedico «Rom, genti libere» (Dalai: 384 pagine per 17,50 euri) di Santino Spinelli, detto Alexian, che è docente all’università, bravissimo musicista ma soprattutto orgogliosamente italiano di origini e cultura rom.

E’ statisticamente certo che la maggioranza degli italiani (e dunque anche delle persone che ora stanno leggendo?) non ha in simpatia i cosiddetti nomadi. Eppure queste «genti» – rom, sinti, kale, romanichals e manouches – restano sconosciute, spiega Spinelli, e raccontate in modo ostile.

Quando nel dopoguerra milioni di maschietti si emozionavano per la bellezza e la bravura di Margherita Carmen Cansino, in arte Rita Hayworth, nessun giornalista raccontava delle sue radici zingare. Iniziato il declino e un paio di matrimoni falliti (che a Hollywood sono la norma) i benpensanti si scatenarono, sottolineando che era gitana.

Questo piccolo esempio si può moltiplicare per mille. Anche l’antico mito dei rom rapitori di bambini è una invenzione; semmai è il contrario, alcuni Stati (in testa la Svizzera) hanno portato via i figli dei rom.

Il libro di Spinelli è un saggio rigoroso e dotto. «Dovrebbe essere letto e meditato» sottolinea Moni Ovadia nella prefazione: «questi nostri concittadini europei» vengono discriminati «anche attraverso la falsa retorica dell’emergenza con il suo corredo di stanziamenti comunitari che spesso riempiono le tasche di chi sfrutta e strumentalizza la logica dell’emergenza».

I rom sono «la più numerosa minoranza etnica in Europa», integrata in alcuni Paesi e discriminata in altri. In Italia sono circa 170mila, il 60 per cento cittadini italiani. Di loro circa 50mila sono di antico insediamento ma restano quasi sempre ghettizzati, circa 30 mila sono arrivati qui fuggendo dalle guerre nell’ex Jugoslavia. «In ultima analisi» – argomenta Spinelli – «la situazione di rom e sinti in Italia è illegale, nel senso che il governo non rispetta le convenzioni internazionali», come dimostrano le numerose condanne delle istituzioni europee contro i nostri governi.

Sono di origini indiane, migrati in varie ondate fra il terzo e il tredicesimo secolo. La loro persecuzione inizia con la regina Isabella che nella Spagna del 1492 espelle «mori, ebrei e gitani». I nazisti faranno di peggio uccidendone centinaia di migliaia perché portatori di «wandertrieb» l’istinto del nomadismo.

Ma i rom rubano… Nell’introduzione Spinelli ricorda che «le responsabilità sono sempre soggettive e chi commette reati ha un nome e un cognome» mentre si tende a «far ricadere su un intero popolo le responsabilità di singoli». Spinelli non nasconde i problemi e i rischi, compresa la tendenza ad auto-ghettizzarsi di gruppi rom (che magari non sono più nomadi da secoli). Un libro così serio si conclude con l’invito – «a voi che avete avuto la pazienza di leggermi» – a continuare questo viaggio di conoscenza e un saluto allegro: «But baxt ta sastipè» cioè che siate sani e fortunati.

UNA BREVE NOTA

Questa mia recensione è uscita – parola più, parola meno – il 25 agosto sul supplemento libri del quotidiano «L’unione sarda». (db)

Redazione
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2 commenti

  • Solo a titolo di curiosità: anche Bill Clinton è di antiche origini zingare (lo ha attestato una sua cugina storica che ha fatto la ricerca familiare); Charlöie Chaplin lo era per un quarto, Yul Brinner aveva la madre Rom e lui stesso è stato presidente della Romani Union, un’associazione mondiale dei Rom. Django Reinhardt è stato l’unico musicista bianco (zingaro) che ha suonato con i grandi gruppi Jazz neri. Oggi i suoi ‘eredi’ sono tantissimi, noti sulla scena musicale mondiale (Bireli Lagrène, Roby Lakatos e tantissimi gruppi e singoli). Ma tutte queste cose le avrà citate Santisno Spinelli nella sua pubblicazione.
    Piu di un sinto di Bologna (a Bologna ho consociuto stretti parenti di Django Reohnardt) mi assicuraronono che anche Modugno era zingaro. Lo stesso Giulianoi Gemma pare abbia ‘attineneze’ zingare e chissà quanti di cui non si sa. Io so, per esmepio, che uno dei dentisti più noti di Berna è uno zingaro, ma se lo si sapesse pubblicamente?
    E chissà quanti ricoverati a Bologna potrebbero preoccuparsi sapendo che in corsia sono assistiti da un’infermiera o infermiere zingari?
    Certo è che ce n’è tanti che hanno come avvocato un avvocato zingaro. Ma non so se lo sanno.

    Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. E le considerazioni ancora più lunghe. Una, almeno:: c’è bisogno di sapere per forza, che un’etnia ha tra i suoi componenti persone di fama mondiale in vari campi o necessariamente che tale etnia à stata vittima vittima dacché se ne ha notizia, di stragi e persecuzionii, per avere la patente che impone al mondo che questo popolo non debba essere emarginato, disprezzato, perseguitato, come ancora oggi avviene? (In ogni caso, per gli zingari tutto questo non basta neppure per una valutazione ‘neutra).

    Marco

  • AGGIORNAMENTO (da “Corriere dell’immigrazione”, aprile 2013)
    Note a margine, la rubrica di Clelia Bartoli
    Gelem gelem, l’inno dei Rom
    L’8 aprile del 1971, rom e sinti di tutto il mondo, riuniti in Congresso a Londra, si proclamarono ufficialmente “popolo”. Tale passaggio, apparentemente simbolico, fu importante perché un popolo, pur privo di territorio e di stato, è un soggetto che ha riconoscimento e diritti alla luce del diritto internazionale…
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