Temporaneamente fuori dalle fogne

Grande scandalo, in Italia e fuori, per gli sperperi della giunta Polverini (poi dimessasi perchè ingannata: la bella addormentata nel bosco… anzi nel losco) ma ancor più per i «festini». Solo fra le righe qualche giornalista segnala che alcuni fra gli ex fascisti – o forse post fascisti – coinvolti non sono tanto ex. E’ una lunga storia: come per il signor P21816, cioè Berlusconi, i media (e neanche tutti, si sa) si indignano solo per gli scandali ma sono incapaci di fare analisi o più semplicemente serie inchieste giornalistiche sulla politica di ogni giorno, su scelte gravi che attengono ai diritti o all’economia, sulle biografie anche “giudiziarie” di persone citate magari di continuo.

In questi giorni qualche giornalista ha pigramente rubacchiato (anche senza citare) un po’ di notizie dal libro «Ripuliti» ovvero «Postfascisti durante e dopo Berlusconi» che due giovani reporter – Daniele Nalbone e Giacomo Russo Spena – hanno pubblicato in gennaio con Castelvecchi: il libro ha 188 pagine e costa 14 euri (un po’ caro… ma li vale).

Che nello staff di Alemanno ci sia gente che viene da Terza Posizione o gruppi analoghi non è una novità per i meglio informati. Ma vedere tutti i nomi di seguito e ricostruire alcune carriere apertamente neo-fasciste (in qualche caso ci sono anche legami con gli ultras più violenti delle curve e/o con la criminalità comune) fa veramente impressione. In bella vista, accanto ad Alemanno, ci sono Marcello De Angelis, Riccardo Mancini (purtroppo è omonimo del mio amico, morto il 30 dicembre 2007, che spesso trovate citato in blog), Ugo Cassone, Vincenzo Piso, Alessandro Cochi, Loris Facchinetti e altri: tutti provenienti dalla destra che più estrema non si può. Alcuni ben piazzati dal sindaco nelle municipalizzate. In un solo caso – quello di Stefano Andrini, ex picchiatore finito nel 2009 a dirigere l’Ama, l’azienda per l’ambiente – Alemanno è costretto a fare marcia indietro per le proteste che finalmente si levano.

Anche a Milano non è diverso: leggete chi sono Marco Osnato, Roberto Jonghi Lavarini, Lino Guanaglione (terrorista nero negli anni ’70) che fanno la spola dentro e fuori An e il Pdl.

Analoga la situazione a Verona. Persino peggiore a Napoli: sono «fascisti del terzo millennio» e se ne vantano Michele Florino, Pietro Diodato (che di recente è approdato al partitino di Fini) e Luciano Schifone. Il primo era strettamente legato al gruppo della sezione missina Berta che il 17 giugno 1975 uccise Iolanda Palladino, una vicenda assurdamente dimenticata: rinviato a giudizio per favoreggiamento, Florino venne assolto per insufficienza di prove. Non si dimentichi però che in quegli anni (e in parte ancor oggi) gli estremisti di destra hanno goduto nei tribunali di un comportamento che è poco definire di favore.

Mentre si parla della vergogna di un sacrario, ad Affile, dedicato al boia Graziani che oltretutto è costato molto denaro pubblico (quei soldi che la Regione Lazio non trova per i servizi sociali o per gli ospedali, visto che “c’è la crisi”) sarà bene ricordare che Alemanno ha acquistato – sempre con i soldi di tutte/i noi ma purtroppo senza grande scandalo – e poi assegnato a Casa Pound lo stabile che era stato occupato in via Napoleone III. Un caso fra i tanti. Del resto molti giornalisti compiacenti hanno raccontato che questa gente non c’entra con gli estremisti di Forza Nuova e anzi, intorno alle varie Casa Pound, fioriscono attività intellettuali. Questo ritornello finisce con il cancellare dalle cronache le molte aggressioni che, in diverse città, hanno avuto per protagonisti giovani (e meno giovani) che gravitano intorno alle Case Pound. Salvo nel caso di Firenze quando, nel dicembre 2011, Gianluca Casseri uccide due senegalesi: allora il collegamento fra Casa Pound e la violenza fascista-razzista è troppo evidente per nasconderlo, così alcuni media (neanche tutti) si pongono il problema che in precedenza avevano ignorato. Del resto, in quest’ottica simpatizzante quanto ignorante, anche Casseri sino al giorno prima poteva essere considerato un intellettuale “controcorrente” visto che, con Enrico Rulli, ha scritto «La chiave del caos» (ritirato dopo la strage di Firenze ma poi rimesso in commercio) e si sa che la “fantasy di destra” fa pure tendenza…

Quello di Nalbone e Russo Spena è dunque un libro densissimo di notizie: e questo è uno dei suoi due grandi pregi. L’altro merito è evidentemente di avere affrontato coraggiosamente un argomento poco “alla moda”.

Il libro ha anche, a mio avviso, un limite. In alcuni punti è un po’ tirato via e non approfondisce come sarebbe necessario: un più preciso elenco delle aggressioni neofasciste a Roma avrebbe efficacemente completato il quadro. Anche l’analisi politica e le ipotesi sul futuro del Pdl e sullo spazio che «i ripuliti» vi assumeranno ovviamente può, a volte, non essere condivisibile. Ma anche qui i due autori – e con maggior capacità di sintesi Guido Caldiron nella prefazione – sono stati comunque assai bravi a spiegare e documentare (in qualche caso a farsi raccontare dagli stessi «ripuliti») i legami con Berlusconi e, in precedenza, con il Psi di Bettino Craxi. Ma questo piccolo limite è secondario rispetto al valore di un libro che infatti (si nota l’ironia?) è stato abbastanza ignorato dai media presunti grandi.

Un’ultima indicazione per chi vorrà proseguire questa ricerca: Saverio Ferrari – che è intervistato anche da Nalbone e Russo Spena – da anni studia i movimenti neofascisti e neonazisti ma anche le complicità di cui godono in Italia e molti altri Paesi europei; un paio di suoi dossier sono anche qui in blog. Ha scritto fra l’altro un libro indispensabile per chi vive in Lombardia, «Fascisti a Milano» (152 pagine per 14 euri): è uscito l’anno scorso nelle edizioni Bfs, ovvero la Biblioteca Franco Serantini con il sottotitolo «Da Ordine nuovo a cuore nero» e io l’ho recensito qui (il 9 gennaio 2012). Su www.osservatoriodemocratico.org (il sito dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre) si possono trovare molti altri materiali – di Saverio Ferrari e non solo – per capire e… per riportare l’antifascismo al centro dell’azione politica.

 

Redazione
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