Un robo-chirurgo a 5 minuti da me

riflessioni in 4 tempi di Daniele Barbieri, vecchio seguace di Isaac Asimov (*)

PRIMO TEMPO: LA NOTIZIA E LA SCUOLA DI RETORICA

Come molte persone sanno nelle sale operatorie di Imola arrivano i “robot” (cfr: www.leggilanotizia.it/2023/01/13/grazie-alla-fondazione-lospedale-di-imola-apre-la-porta-alla-chirurgia-robotica). Chissà perchè, leggendone, ho fatto un salto indietro nel tempo, alla Grecia antica. Nelle scuole di retorica gli allievi erano invitati a sostenere, sullo stesso argomento, due tesi opposte; per capirsi con un riferimento classico: Medea era una madre snaturata e una perfida maga (prima tesi) … Medea e i suoi figli erano vittime del comportamento cinico di Giasone (seconda tesi). Il difficile era risultare convincente (o auto-convincersi?) in un “solido” argomento e nel suo opposto. Insomma in entrambe le tesi. Io ci ho provato con i robot in arrivo a Imola: lo stesso numero di righe per ogni tesi.

SECONDO TEMPO: I NOSTRI NUOVI AMICI

«Oggi abbiamo imboccato una strada con un biglietto di sola andata. Una volta intrapresa non si torna indietro. Sono troppi i vantaggi per i pazienti, per i professionisti e anche per la nostra Azienda»: dice Andrea Rossi, direttore generale dell’Ausl di Imola. E’ così. Il progresso non si ferma. I robot, ben programmati e controllati da esseri umani, assicurano una precisione assoluta ed errrori zero. Come aveva previsto lo scrittore e scienziato Isaac Asimov (cfr Tre leggi della robotica – Wikipedia) i robot verranno costruiti in modo da non poter nuocere agli esseri umani.

TERZO TEMPO: ATTENTI ALLA FRETTA

Parlare di «biglietto di sola andata» e di «non si torna indietro» è sempre incauto. Se alcuni robot sono e saranno utilissimi è pur vero che già si costruiscono robo-killer (cfr «Negoziare un “Trattato di messa al bando dei Killer Robots”…) per tacere della disoccupazione provocata da ogni nuova tecnologia. Le «tre leggi della robotica» per ora esistono solo nella fantascienza. La «coscienza del limite» è altrettanto importante della brama di conoscere e modernizzare: «non si torna indietro» è l’ atteggiamento per cui… quasi nulla si sta facendo contro la catastrofe climatica.

QURTO TEMPO: LA SINTESI E LA PIADINA

Sempre restando alla buona vecchia filosofia, quando vengono date una tesi e un’antitesi si può cercare una sintesi. Possibile che il qui presente “retore” abusivo sia in equilibrio totale? Cioè sostenga con la stessa convinzione due tesi opposte? Sono davvero tempi duri e presto io verrò espulso dalla «scuola di retorica» (mi mancano i soldi per pagare la retta). Così vi dico in confidenza: se a Imola passate dal «Bar Giardini» quando c’è jazz – ogni due giovedì – mi troverete lì e io per il misero compenso di una piadina vi dirò, per quel che conta, la mia sintesi. Sono un indegno allievo di Asimov e di Socrate?

RINGRAZIAMENTI

Confesso i miei debiti con Asimov e Socrate ma per la “lampadina” iniziale sono debitore soprattutto a Maria Paola: quando passerò a Roma le offrirò volentieri una cena robotica.

(*) Riprendo questo scritto da www.leggilanotizia.it

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • Mariano Rampini

    Daniele carissimo. Comprendo appieno i tuoi dubbi. Ma capisco anche che hai avuto la fortuna di vivere in una Regione dove la sanità – per quanto maltrattata – ha certamente un appeal maggiore che in altre Regioni dalle quali i pazienti, quando possono, scappano. Magari proprio per spostarsi in Emilia Romagna alla ricerca di un’assistenza che non metta in pericolo le loro vite. Già perché la misteriosa “sanità felice” un po’ come l’isola incantata di Gozzano/Guccini, esiste in Italia. Ma a chiazze sparse e nascoste e tutto sta a trovarla. Impresa degna, a volte, di un Giasone e dei suoi Argonauti. Ma torno al robot. Che sarà sì robot, ma sempre sotto il controllo umano. Da quel che so (della robotica in chirurgia si parlava già almeno quindici anni fa, quindi almeno un piccolo progresso ci sarà stato) si tratta di apparecchiature che vengono “governate” dalla mano umana e utilizzate solo per determinati interventi. In sostanza si tratterebbe di vere e proprie piattaforme che replicano (come una sorta di avanzatissimo pantografo) i movimenti delle mani del chirurgo in spazi dove sia particolarmente difficile giungere. Pare che nel nostro Paese ce ne siano all’incirca un centinaio (qualcuno di più, qualcuno di meno). E pare anche che sia la Lombardia la Regione dove si trova la maggior concentrazione di robot chirurgici (una ventina). Spero quindi di aver in qualche modo sopito i tuoi timori: non ci sarà, almeno per il momento un Hal 9000 che si presenta nella stanza di un paziente canticchiandogli la Vispa Teresa…

  • grazie Mariano, forse nel mio scritto “paradossale” non sono stato (per brevità) abbastanza chiaro.
    Il mio dubbio non era quello se preferirei essere operato da un robochirurgo ben programmato (dunque COSTRETTO a essere preciso e COSTRETTO – lo spero – se accade un’emergenza a chiamare un’equipe) o invece da un umano che potrebbe essere svogliato, ubriaco, laureato con frode.
    Il mio grande, antico dubbio è che mentre i robot (di pace e di guerra) sono sempre più luccicanti, gli umani sono sempre più grigi. E mentre una qualche forma di intelligenza artificiale (molte virgolette, per ora) comunque cresce, l’intelligenza “media” degli umani si appanna SEMPRE PIU’ anche perchè nutrita di ignoranza, paura, egoismi in alto e povertà in basso eccetera, quasi tutto riassumibile in una parola: “capitalismo”.
    La vecchia fantascienza può servirci, così il “nuovo” solarpunk.
    Quanto a chi strombazza “indietro non si torna” ti ri velo, anche senza che mi paghi una piadina, cosa penso: o è un idiota o è un pericolo pubblico.

  • Saluto il buon Redaz (che ci sta salutando) e lo prego di accettare che vada un po’ oltre i limiti, pur notevoli, del problema che ha posto. La gestione della salute, come, con quali mezzi, garantita da chi. Credo che lo farà, mi assolverà, considerando che già lui è andato oltre. È andato al problema dei problemi, alla mancanza di controllo delle masse sui processi di innovazione all’opera nella società.
    Mezzo secolo di civiltà digitale ci ha insegnato almeno una cosa. Almeno a me l’ha insegnata. Che si tratta di uno strumento potentissimo, che ha prolungato e moltiplicato il predominio della borghesia sulla società, assicurandole una specie di esclusiva sulla lotta di classe, condotta ormai in netta prevalenza dal capitale contro il lavoro. Potente perché rende indispensabili merci con valore d’uso elevatissimo; perché permette un intreccio esteso di relazioni sociali; perché è entrata nel cuore della produzione, trasformandone i protagonisti; perché velocizza il ciclo d’estrazione del plusvalore ed estrazione del profitto; perché produce entità sociali nel quale tutto è velocizzato e tutto resta fermo. L’intreccio tra merci, ideologia dell’uso delle merci alias pratica dell’uso delle merci e le persone crea un muro invalicabile nel quale i protagonisti si agitano, credono di muoversi, pur segnando il passo.
    Ma vediamole un po’ più da vicino queste genericità che di per sè hanno senso solo per chi ne ha interiorizzato il significato profondo. Per gli altri le superficialità televisive, le storielle di coloro che le televisioni frequentano. Vederle da vicino per non ricadere nelle illusioni dei primissimi tempi del digitale. Sulle presunte potenzialità liberatorie/libertarie, la più ampia democrazia che avrebbe permesso, tra cui la democrazia culturale, il sollievo dalle fatiche del lavoro. Quale immensa impostura! E direi anche: autoimpostura!
    La prima industrializzazione ha certo aiutato a risolvere le abominevoli condizioni del lavoro. La fabbrica oggi non è quella di ieri. La fatica dell’aio però non è finita, si trasformata in fatica nervosa, in frustrazione per l’espropiazione di competenze millenarie. E torna la fatica fisica, le condizioni di lavoro estreme, in più del precariato. Basti pensare ai lavoratori di Amazon, agli addetti alle consegne, ai lavori in agricoltura… Dittatura della borghesia, si chiama. Rafforzato dal digitale. Un processo che continua con l’espropriazione delle competenze intellettuali. Fino ad arrivare all’estremo di giudizi e condanne formulate tramite algoritmo (fantascienza docet). Il capitale oggi torna a mettere direttamente in concorrenza l’uomo e la macchina.
    Per questo trovano spazio e possibilità di scolto certe prudenze nel giudizio sul digitale quali quelle veicolate anche da Rampini.
    Concludo ricordando i trionfi delle civiltà determinati dal digitale sotto la dittatura della borghesia.
    La scuola che produce alunni che leggono sillabando, come neppure tanti di coloro che si erano fermati alle elementari; (segue)

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