Versi, storie, Big Bang, universo, multiverso

Nella 123esima puntata di «Ci manca(va) un Venerdì» si confrontano – sotto l’abituale regia di Fabrizio Melodia (alias l’astrofilosofo) – Aristotele, un certo bosone, D’Aquino, Democrito, Celestini, Hegel, il capitano Kirk, Odifreddi, Parmenide e Rukeyeser

«L’universo è fatto di storie, non di atomi» scrive argutamente la poetessa femminista e attivista politica statunitense Muriel Rukeyser. Ci ricorda che non solo i fisici e i matematici ma anche i letterati, o forse i filosofi, dovrebbero occuparsi delle teorie dell’universo, visto quanto limitati o freddi sono – a volte – i discorsi degli scienziati.

Anche il matematico (e non solo) Piergiorgio Odifreddi sembra dar ragione alla poetessa: «Che l’universo abbia avuto un’origine è però più una verità di fede che una deduzione necessaria dai dati sperimentali, e il fatto non è per nulla accettato da tutti i cosmologi, benché esso rappresenti in qualche modo l’ortodossia scientifica» lasciando trasparire una certa impotenza della conoscenza scientifica, impossibilitata ad esperire il funzionamento dell’universo e lasciando così campo libero alle più incredibili fantasie se non addirittura alla fede religiosa.

Gli atomi dunque raccontano storie? O sono le favole a descrivere la nascita e la natura degli atomi? Già il filosofo presocratico Democrito parlava di particelle indivisibili che andavano a formarsi a caso grazie alla loro discesa su un piano inclinato: «Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità» dove la necessità sta nel peso degli atomi e il caso nel modo in cui queste palline sottilissime hanno la bellezza di andare a ruotare.

Che buontemponi questi filosofi antichi eppure non sono andati così distanti. Del resto la diatriba sul caso e la necessità è ancora aperta.

«In tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell’intermedia e l’intermedia è causa dell’ultima […] ora, eliminata la causa è tolto anche l’effetto: se dunque nell’ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l’ultima, né l’intermedia. Ma procedere all’infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente […]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio» scrisse “il dottore angelico” Tommaso D’Aquino, riprendendo appieno la scienza di Aristotele, qui al servizio della “Fede” che vorrebbe diventare essa stessa una scienza, la metafisica.

Tutto ciò che è concatenato non può prescindere da una causa prima, atto primigenio che ha dato origine al tutto… anche se qualcuno – vedi Parmenide – pose l’accento sul fatto che tutto esiste in eterno e che la nostra interpretazione del tempo è semplicemente un modo sbagliato di vedere le cose.

Niente male per essere un testo del IV secolo avanti Cristo, vero?

Per secoli i filosofi si accapigliano per dimostrare quello che la scienza avrebbe poi riassunto nella teoria del Big Bang, comprovata – anche qualche dubbio resta – dalle ultime scoperte del bosone di Higgs, la “causa prima” o “particella primigenia”, da cui tutto avrebbe dato origine.

Come avrebbe amato ricordare Hegel al buon Kant: «Uno dei punti di vista capitali della filosofia critica è, che prima di procedere a conoscere Dio, l’essenza delle cose ecc bisogni indagare la facoltà del conoscere per vedere se sia capace di adempiere quel compito […] Voler conoscere dunque prima che si conosca è assurdo, non meno del saggio proposito di quel tale Scolastico d’imparare a nuotare prima di arrischiarsi nell’acqua»: così sottolineando come sia più semplice guardare e imparare che andare a far teoria, seppur rigorosissima, sui meccanismi dell’apprendimento umano (a ogni modo… non una cosa da poco).

Ci fermiamo qui? Nemmeno per idea: «Gli scienziati dicono che la pera a forza di mangiarla finirà. Dico, ma come può finire la pera? La pera è inesauribile, è la pera no? Per esempio: la nostra generazione di pidocchi esiste da moltissimo tempo: noi siamo nati più di tre giorni fa e tre giorni fa la pera già esisteva, e questo significa che esisterà per sempre: la pera è inesauribile e possiamo continuare a mangiarla all’infinito. […] Il nostro motto dice: “l’universo si sta espandendo”? E chi se ne frega? Questo non cambierà le distanze tra il bagno e la cucina» ricorda Ascanio Celestini, impersonando un pidocchio.

Come si può notare l’Universo appare già come un insieme di narrazioni che descrivono con grande fantasia e formidabili metafore la sua stessa natura ma non i suoi intimi meccanismi, ciò che le prove ontologiche e la scienza sperimentale vorrebbero dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio.

Le metafore sono ciò che compone il tessuto narrativo della poesia e della letteratura; la fantascienza è un particolare genere della narrativa. Ma anche la filosofia e la teologia sono due generi della letteratura fantastica? In conclusione l’Universo scrive storie o le storie sono scritte perché l’Universo esiste?

James Kirk, capitano della USS Enterprise, ci aiuta a far luce su queste domande: «Più lontano andiamo, più mi ritrovo a chiedermi dove stiamo cercando di arrivare. Se l’universo è realmente infinito, allora non stiamo inseguendo qualcosa di irraggiungibile?».

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

2 commenti

  • Ottimo pezzo. Attardarsi a mettere le virgole su un testo del genere sarebbe da ingrati i risultati scarsi. Chiediamo solo all’autore che si ripeta. Tenendo presente, questo non posso tenerlo per me, che non la fantascienza è un genere della narrativa (mainstream), ma quest’ultima a essere un genere dalla Grande Corrente Millenaria solo oggi chiamata fantascienza.

    • Ciao Mam, grazie per il commento arguto e puntuale. Un bis? Ok, partirò direttamente dal finale del tuo commento, come l’ Enterprise utilizza il campo gravitazionale di una stella per lanciarsi nella curva del tempo.
      Ti attendo qui il prossimo venerdi.
      Sottolineo che Alfred Norton Whitehead, altro buontempone dei filosofastri, soleva affermare che “tutta la filosofia occidentale é solo una chiosa o un commento a Platone”. Se consideriamo Platone con il mito della caverna e le sue utopie, possiamo affermare che sia egli il primo fantascientifico della Storia, con qualche rimostranza di Luciano Di Samosata. Aristotele é più asimoviano, con lensue quattro cause e il metodo analitico deduttivo… Ne vedremo delle belle. Grazie ancora.

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