Violeta Parra: «Arriba quemando el sol»

Un ricordo di Giorgio Chelidonio

Prima dell’11 settembre 1973 per molti (me compreso) il Cile era probabilmente solo un’idea geografica. Dopo il sanguinoso colpo di stato molte furono le dimensioni culturali cilene che si affacciarono sul mio immaginario musicale, fino ad allora limitato al folk-protest anglofono, ben rappresentato da Pete Seeger e Bob Dylan. Violeta Parra – che aveva già “scelto di andarsene” nel 1967 – fu [LINK 1] la figura etno-musicale che mi colpì maggiormente, sia per l’intensità dei suoi testi che per la capacità di evocare paesaggi di desolazione sociale.
«Arriba quemando el sol» è la sua canzone che più ha catturato la mia sensibilità e la versione apparsa nel film del 2011 [LINK 2] me ne ha confermato la forza emozionale e musicale. Del resto ne ero già rimasto affascinato nello straordinario concerto tenutosi, nel 1975, nell’Arena di Verona dove venne interpretata (meglio direi “incarnata”, come un’esplosione socio-emotiva) dai “Quilapayùn” [LINK 3]. Ma la versione originale [LINK 4] registrata da Violeta resta inimitabile. Vi invito a leggere e “respirare” il testo della canzone e la sua traduzione [LINK 5]

Arriba quemando el sol

Cuando fui para la Pampa

llevaba mi corazón
contento como un
chirigüe (*),
pero allá se me murió.
Primero perdí las plumas
y luego perdí la voz.
Y arriba quemando el sol.
Cuando vide los mineros
dentro de su habitación,
me dije: “Mejor habita
en su concha el caracol,
o a la sombra de las leyes
el refinado ladrón”.
Y arriba quemando el sol.
Las hileras de casuchas
frente a frente, sí, señor;
las hileras de mujeres
frente al único pilón,
cada una con su balde
y con su cara de aflicción.
Y arriba quemando el sol.
Fuimos a la pulpería
para comprar la ración,
veinte artículos no cuentan
la rebaja de rigor.
Con la canasta vacía
volvimos a la pensión.
Y arriba quemando el sol.
“Zona seca de la Pampa”, (**)
yo leo en un cartelón.
Sin embargo, van y vienen
las botellas de licor.
Claro que no son del pobre,
contrabando, o qué sé yo.
Y arriba quemando el sol.
Paso por un pueblo muerto,
se me nubla el corazón,
aunque donde habita gente
la muerte es mucho mayor.
Enterraron la justicia
enterraron la razón.
Y arriba quemando el sol.
Si alguien dice que yo sueño
cuentos de ponderación,
digo que esto pasa en Chuqui, (***)
pero en Santa Juana es peor.
El minero ya no sabe
lo que vale su dolor.
Y arriba quemando el sol.
Me volví para Santiago
sin comprender el color
con que pintan la noticia
cuando el pobre dice “no”.
Abajo, la noche oscura,
oro, salitre y carbón.
Y arriba quemando el sol.

LASSÙ DOVE BRUCIA IL SOLE
Quando andai nella 
Pampa
portavo con me il mio cuore,
contenta come un 
chirigüe (*)
però là mi ebbe a morire.
Prima persi le piume,
e dopo persi la voce,
lassù dove brucia il sole.
Quando vidi i minatori
nei tuguri dove stavano
mi dissi: “Vive meglio
nel suo guscio la lumaca,
o al riparo delle leggi
il ladrone d’alto bordo”,
lassù dove brucia il sole.
Le file di catapecchie,
fronte a fronte, sissignore!
E file di donne in coda
all’unica fontanella,
ognuna col suo secchio
e con l’afflizione in faccia,
lassù dove brucia il sole.
Ce ne andammo allo spaccio
per comprarci da mangiare,
venti generi non hanno
lo sconto che si dovrebbe.
Quindi con la sporta vuota
siam tornati alla pensione,
lassù dove brucia il sole.
“Zona arida della Pampa” (**)
leggo su un cartello,
però, eh, che andirivieni
di bottiglie di liquore.
Chiaro che non son del povero:
contrabbando o che so io,
lassù dove brucia il sole.
Passo in un villaggio morto
mi si offusca il cuore,
però dove ci sta gente
di morte ce n’è assai di più.
Han sepolto la giustizia,
han sepolto la ragione,
lassù dove brucia il sole.
Qualcuno dirà che m’invento
racconti ben studiati.
Dico: Questo accade a Chuqui, (***)
però a Santa Juana è peggio.
Il minatore non sa più
quel che vale il suo dolore,
lassù dove brucia il sole.
Me ne tornai a Santiago
senza sapere di che colore
dipingono la notizia
quando il povero dice No.
Là sotto c’è notte scura,
oro, salnitro e carbone,
lassù dove brucia il sole.

LINKS:

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Violeta_Parra#Biografia
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Violeta_Parra_Went_to_Heaven + http://www.ondacinema.it/film/recensione/violeta_parra_went_heaven.html
  3. https://www.youtube.com/watch?v=yFMEKX0iQ6g ( Quilapayùn & Intillimani, 2011)

+ https://it.wikipedia.org/wiki/Quilapay%C3%BAn

  1. https://www.youtube.com/watch?v=nQkDwnvLrMY
  2. https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=3684

NOTE

(*) fringuello dorato della prateria https://www.avesdechile.cl/177.htm

(**) https://it.wikipedia.org/wiki/Deserto_di_Atacama

(***) https://it.wikipedia.org/wiki/Chuquicamata enorme miniera (a cielo aperto) per l’estrazione del rame.

NOTA DELLA “BOTTEGA”

Per associazione di idee a Giorgioe a db è tornato in mente che il Vaticano e la Cina (sì, quella di Mao Tse-Tung) riconobbero subito il governo di Pinochet. Controllando in rete però troviamo che la Cina non era tanto interessata al rame quanto a garantirsi l’appoggio del Cile nella questione di riconoscere a livello internazionale “una sola Cina” (in riferimento evidentemente a Formosa-Taiwan). In ogni caso una grande schifezza.

Violeta Parra – Y arriba quemando el sol – YouTube

In “bottega” trovate altri due ricordi: Scor-data: 4 ottobre 1917 e Scor-data: 5 febbraio 1967

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

Giorgio Chelidonio

2 commenti

  • L’articolo è davvero molto coinvolgente. Dal link 2 riporto questo ulteriore passaggio biografico, mi ha davvero commosso nella sua autentica grandezza: “L’infanzia col padre insegnate, musicista, alcolista, giocatore d’azzardo che alla sua morte non aveva lasciato alla figlia altro che una chitarra. Un oggetto prezioso che la piccola Violeta imparò a suonare lungo le strade polverose racimolando degli spiccioli per mantenere i numerosi fratelli. Poi il cammino lungo tutto il paese per raccogliere testimonianze del folklore cileno, delle tradizioni, la cultura, i suoni e i canti popolari dei quali si fece carico e ripropose nella sua polimorfica arte. Il successo. I matrimoni, i figli, una vita nel naufragio del sentimento, dell’amore, del dolore. Il tour europeo, l’esposizione dei suoi lavori al Louvre e infine l’amore della vita col giovane antropologo Gilbert Favre. Intenso amore. Folle amore. Poi di nuovo in patria con la carpa de la Reina a Santiago e la depressione, nera e densa. Profonda. Il tragico epilogo.”

  • Chelidonio Giorgio

    Il ritardo (e la fretta di colmarlo) non approdano a letture esaustive.
    Per questo aggiungo che link geo-pasaggistico n. 5 (https://it.wikipedia.org/wiki/Chuquicamata ) fa riaffiorare dalla mia memoria un ulteriore dettaglio: se non ricordo male, mi pare che il governo maoista cinese sia stato fra i primi a riconoscere la sanguinaria dittatura militare cilena ! Quanto alle nefandezze della real-politik, passata e presente, ho provato a scovare links sui governi che non si vergognarono di riconoscere il governo golpista cileno ma, ahinoi, quasi mezzo secolo fa gli archivi delle notizie pare non abbiano lasciato molte tracce digitali.
    Alcune riflessioni sono emerse in relazione ad una imbarazzante foto, scattata nel 1987. in occasione di una visita ufficiale in Cile fatta da papa Woytyla: anche il Vaticano non si era fatto scrupolo a riconoscere il governo di Pinochet?
    Per brevità, invitiamo a leggere questi tre recenti articoli, di segno opposto, che introducono alla storicizzazione di questa domanda:

    https://espresso.repubblica.it/palazzo/2013/04/08/news/il-vaticano-e-i-dittatori-le-relazioni-pericolose-1.52896
    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2017/04/04/news/wojtyla-e-pinochet-la-verita-su-quella-foto-frutto-di-un-inganno-1.34610246
    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2018/01/16/news/papa-francesco-in-cile-prega-sulla-tomba-del-vescovo-dei-poveri-1.33968124

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