Beckert, Robinson, il trio Benacquista-Pennac-Achdé più le coppie Boncinelli-Giorello, Fantini-Pariani, Gubbini-Miraglia

6 recensioni – non solo noir – di Valerio Calzolaio

 

Filippo Miraglia con Cinzia Gubbini

«Rifugiati: conversazioni su frontiere, politica e diritti»

Edizioni Gruppo Abele

108 pagine, 10 euro

Primavera 2016. Europa. Pochi giorni dopo l’entrata in vigore (il 4 aprile) del pessimo accordo dell’Unione Europea con la Turchia di Erdogan per impedire l’arrivo di profughi e migranti, il vicepresidente dell’Arci Filippo Miraglia e la giornalista Cinzia Gubbini propongono riflessioni intelligenti in «Rifugiati. Conversazioni su frontiere, politica e diritti». L’agile volumetto ha una breve prefazione di Leogrande e Manconi e risulta capace di offrire indicazioni alternative e concrete sia su “come accoglierli” che su “dove dislocarli”. Molti temi dell’attualità italiana vengono trattati in modo chiaro: le leggi in vigore, il fallimentare sistema di accoglienza, l’arretrato contesto istituzionale continentale, i ritardi delle sinistre, l’Arci, le belle iniziative di Sant’Egidio, Fcei e Tavola valdese, la Carta di Roma.

Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello

«L’incanto e il disinganno: Leopardi»

Guanda

Recanati, Italia. 1798–1837. Quella di Leopardi è una filosofia autentica, vissuta sofferta cantata articolata. Nei Canti, nei Pensieri, nello Zibaldone, nelle Operette Morali mostra una chiara (malinconica) visione della realtà: il mondo non è stato creato apposta per la specie umana, la natura si guarda bene dal mantenere le promesse che noi intuiamo e per le quali ci illudiamo, l’essere umano gode del (discutibile) privilegio del tedio o disagio esistenziale. Pur essendo vissuto prima di Darwin e delle sue ottime osservazioni e considerazioni biologiche, Leopardi insistette con acume razionale, sensoriale e poetico sul fatto che siamo solo una delle tante specie viventi in “natura”, comprimari dunque e inevitabilmente “traditi” dal vivere, chiamando spesso “male” solo ciò che non corrisponde alle aspettative individuali, via via più consapevoli dopo le nebbie mentali dell’infanzia in cui tutto pare gradevole e ragionevole (non ovunque, non per tutti). Fu capace di affrontare con lucidità e poesia coerenti il rapporto fra materia e spirito, la problematica del tempo, la sorpresa della parola e l’arte della fuga. E amò molto la scienza e la laica coscienza della propria finitezza. Risale al 1813 l’autografo (non era ancora quindicenne) della mirabile Storia dell’astronomia dalla sua origine fino all’anno MDCCCXI, “la più sublime, la più nobile fra le Fisiche scienze”, in cui esaminò rigorosamente anche i calendari del matematico Gaio Giulio Cesare e poi del pontefice Gregorio XIII; e trattò credenze e scoperte, teorie e personalità (da Platone a Tolomeo, da Copernico a Galileo, da Cartesio a Newton) poi ricorrenti in tutti i suoi scritti, dando abbrivio a quel noto scientifico poetico relativismo, contro la pretesa assolutezza di qualsiasi dottrina, anche religiosa. E senza negarsi l’infinita gioiosa possibilità come unica, struggente, indomita necessità.

I milanesi Edoardo Boncinelli (Rodi, 1941, genetista) e Giulio Giorello (Milano, 1945, epistemologo) sono due grandi intellettuali europei, già capaci di dialogare e scrivere insieme. Alla vigilia degli anniversari leopardiani (180° dalla morte e 220° dalla nascita) consegnano alle stampe un interessante volume con due saggi scritti nello stile dei loro frequenti contributi su riviste e inserti culturali: “L’uomo e la natura. Leopardi e la filosofia” lo scienziato, “Desiderio d’infinito. Leopardi e la scienza” il filosofo della scienza. Nessuna pedante trattazione sistematica, con note e rassegne critiche degli studi; piuttosto una colta scrittura agile e gradevole, narrazione chiara e pungente (non l’inizio del secondo saggio), lunghe stimolanti citazioni di Leopardi, insomma una reinterpretazione originale del favoloso giovane recanatese, densa di riferimenti ai temi filosofici e scientifici di cui si parla oggi, sottolineando la “tendenza malinconica”, antidialettica. Non del tutto convincenti sono semmai le scelte dei due studiosi “agganciati”: Luporini per la filosofia (negativamente), Timpanaro per la scienza (positivamente). È buono e giusto sbeffeggiare i progressisti “razionalizzanti”, tuttavia nel 1947 si usciva da fascismo e guerra, si doveva superare la lettura calligrafica crociana di Leopardi e ci si doveva confrontare con le spiegazioni “romantiche”, molto e molti altri andrebbero criticati, tanta acqua è poi passata sotto i ponti. È buono e giusto osannare lo straordinario filologo marxista (fiorentino d’adozione), tuttavia il rigore critico spesso si accompagnava a una prospettiva militante che giunse a definire Leopardi “verde” ai primi tempi dei “Grünen” tedeschi. Del resto, Luporini e Timpanaro (e Binni) vengono spesso trattati all’interno di un unitario nuovo corso della critica leopardiana, tanti decenni fa. Poi molto si è ragionato sugli aspetti filosofici e scientifici. Boncinelli e Giorello aggiungono qualcosa di utile, anche nel dialogo che chiude il volume, “oltre il poeta romantico”, natura ironia e sentimenti come strumenti di conoscenza.

 

Valentina Polci

«Voci fuori dal coro»

Quodlibet

510 pagine, 25 euro

Dolores Prato (Roma, 12 aprile 1892–Anzio, 13 luglio 1983), padre sconosciuto, abbandonata dalla madre a due anziani cugini di Treia (Macerata), vi trascorse infanzia e adolescenza (ricordate nel suo romanzo più noto) per poi diventare un’ottima insegnante di lettere (costretta a smettere per le leggi razziali del fascismo) e una grande scrittrice italiana. La brava giornalista e ricercatrice Valentina Polci ci consegna ora «Voci fuori dal coro», un ricco interessantissimo testo con i frammenti e gli appunti autografi scritti su Roma capitale d’Italia, in occasione del centenario del 1971, in controtendenza rispetto alla tradizionale storiografia risorgimentale, un progetto allora non accolto da vari editori, finora mai pubblicati. Quasi un terzo del testo è dedicato a ricostruire criticamente la personalità e il percorso biografico-letterario di Dolores Prato.

 

Jo Robinson

«Un piacere selvaggio. La giusta alimentazione per una salute di ferro»

traduzione di Giuliana Lupi

Einaudi

Prima di mangiare. Ovunque siate. Tutti gli abitanti del pianeta si nutrivano di piante e animali selvatici fino alla diffusione dell’agricoltura (dopo l’ultima glaciazione) da diecimila anni fa sporadicamente diacronicamente in avanti. Poi, quattrocento generazioni di agricoltori e decine di migliaia di genetisti hanno avuto un ruolo nel trasformare le piante spontanee che (per millenni inavvertitamente) sono stati privati di alcuni nutrienti “chimici” importanti contro le malattie, gli insetti, la dannosa luce ultravioletta e gli erbivori. Le nostre colture selettive hanno sottratto potere terapeutico a ciò che mangiavamo e mangiamo. Da oltre un secolo l’industrializzazione degli alimenti ha fatto perdere molti sapori e altri nutrienti, oltre a inquinare. Eppure alcune varietà hanno conservato ancor oggi molto del contenuto nutritivo dei loro antenati selvatici, a prescindere da grandi immagazzinamenti e distribuzioni. E molto possiamo salvarne ancora se gli alimenti vengono conservati, preparati, cucinati da ciascuno in modo attento e consapevole. Ciò riguarda in particolare frutta e ortaggi. Da una parte le lattughe, gli agli, le patate e le altre radici commestibili, i pomodori e gli avocadi (frutti della famiglia delle bacche), broccoli e crocifere, legumi, carciofi, asparagi, mais. Dall’altra parte mele, mirtilli e more, fragole e lamponi, i frutti a nocciolo, l’uva e l’uvetta, gli agrumi, la frutta tropicale, i meloni e i cocomeri. Si tratta di riconoscere le varietà più salutari, controllare bene cosa comportano freschezza e colori, trovare le modalità appropriate in cucina (se e come cuocerli, a esempio). Si può fare.

La giornalista americana Jo Robinson (1947) da decenni conduce ricerche sul rapporto fra alimentazione e salute. Collabora con quotidiani e organi di informazione, ha scritto tantissimi apprezzati testi corredati (come questo) di ricca bibliografia storica e scientifica. «Un piacere selvaggio» (Eating on the Wild Side. The Missing Link to Optimum Health, 2013) è stato appena tradotto e fa riferimento al piacere per la salute e per il gusto del mangiare meglio, consapevole che alcune delle selezioni umane delle varietà non contemplavano gli effetti sulla prima e che il secondo può essere educato, affinato e mediato con opportune mescolanze. Ogni singolo ortaggio o frutto viene analizzato per la sua più antica origine alimentare geograficamente collocata (prima delle migrazioni delle specie e umane), per le caratteristiche nutrienti mantenute o perse, per modi e colori con i quali arriva oggi nei supermercati e nelle tavole, per come (tempi e forme) andrebbe conservato, cucinato e mangiato a casa o eventualmente coltivato nell’orto. Rispetto alla necessità di cibi buoni, puliti, giusti si tralascia un poco sola la terza, guardando a correggere e strutturare i consumi individuali; anche così si può retroagire sul mercato che guarda solo i profitti e trascura il benessere. Frutta e verdura possono avere fibre, proteine, vitamine, minerali, acidi grassi essenziali e zuccheri in quantità e qualità molto differenti, meglio saperlo. Sono originariamente mediterranei le crocifere (dalle coste orientali) e i carciofi (dal Nord Africa), i pomodori solo da qualche secolo.

 

Nicola Fantini e Laura Pariani

«Che Guevara aveva un gallo»

Sellerio

266 pagine, 14 euro

Paraguay. Estate 2016. Per festeggiare i quarant’anni di matrimonio Mirella e Beppe Isnaghi decidono di fare un viaggio da Milano via Londra in Paraguay: le vestigia degli ultimi indios, la più grande “zona umida” del mondo, le rovine delle reducciones gesuitiche. Fra l’altro, quindici giorni prima, il loro figlio Adriano li aveva avvisati di aver temporaneamente lasciato il lavoro agli scavi archeologici nella zona argentina di Misiones per partecipare a una manifestazione ecologista contro il disboscamento delle foreste del Chaco proprio in quel paese. Arrivano ad Asunción e non lo trovano, inizia l’avventura. La colta coppia scrittrice Nicola Fantini (1962) e Laura Pariani (1951) consolida la collaborazione con il nuovo bel romanzo il cui titolo riecheggia il film dei Taviani: “Che Guevara aveva un gallo”.

 

Sven Beckert

«L’impero del cotone»

traduzione di Andrea Asioli

Einaudi

604 pagine, 34 euro

traduzione di Andrea Asioli

Addosso a tutti, ovunque. Da cinquemila anni, forse più, da meno in Europa. Appropriandosi della ricchezza biologica di una pianta (umile e anonima fibra lanuginosa che cresce accanto a specie alimentari in aree di clima mite) dalle origini antiche (diacroniche in più zone) e delle competenze e degli enormi mercati in Asia, Africa e Americhe, imprenditori e politici europei costruirono «L’impero del cotone». Il giovane ottimo storico americano Sven Beckert (nato in Germania insegna ad Harvard) tratta con rigore, competenza e ricchissima bibliografia la più importante industria manifatturiera dello scorso millennio, alla base del capitalismo globale costruito dall’Occidente negli ultimi due secoli. Schiavismo, espropriazione delle popolazioni indigene, espansione imperialistica, commercio delle armi e dichiarazione di sovranità su persone e terre ne costituirono le fondamenta.

 

Tonino Benacquista e Daniel Pennac (disegni di Achdé)

«Lucky Luke contro Pinkerton»

traduzione di Marco Farinelli

Far West. 1861. L’avvocato Abraham Abramo Lincoln (1809-1865) fu il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America, il primo ad appartenere al Partito Repubblicano. I sudisti ce l’ebbero subito a morte con lui. Si era appena insediato e dovette sfuggire a un attentato a Baltimora. Lo aiutò a salvarsi Allan Pinkerton (1819-1884), fondatore dell’omonima celeberrima agenzia investigativa da Chicago nel mondo. Pinkerton sosteneva che il leggendario eroe Lucky Luke, senza macchia e senza paura, usava metodi ormai sorpassati nella lotta contro il crimine. Sono ormai i suoi tempestivi agenti ad arrestare i fratelli Dalton e poi una banda di falsari con le banconote fasulle. Sfruttano la nuova era delle comunicazioni e delle tecnologie (schedature, spionaggio, indagini scientifiche), nuove politiche e parole d’ordine (carcerazione preventiva, diffamazione, tolleranza zero). Il cowboy solitario subisce vari colpi alla credibilità e all’immagine, rischia il linciaggio, ormai si atteggia a pensionato. Le prigioni vengono sommerse di tantissimi nuovi detenuti senza il suo contributo: inchieste e delazioni abusive, prove sommarie, poteri di sicurezza concentrati e segreti, processi lampo, molti errori. E gli stessi Dalton protestano per l’arrivo in carcere del ministro della giustizia, rimpiangono Luke, beneficiano addirittura di un condono per sovraffollamento e sconto di pena, odiano Pinkerton, ricominciano a rapinare. Bisogna reagire!

Le prime avventure di Lucky Luke apparvero nel 1947, creatore il belga francofono Morris, pseudonimo di Maurice de Bévère (1923 – 2001) per una saga giunta a quasi 90 volumi. Il protagonista è indimenticabile e indimenticato: l’uomo che sparava più veloce della sua ombra. Dice la scheda: “originario del Texas, ha contribuito all’arresto di Cards Devon, Doc Dokey, Joss Jamon …” e molti altri. Il principale sceneggiatore fu René Goscinny, noto poi anche per Asterix con Albert Uderzo. In onore di Morris, due grandi scrittori francesi, anche discendenti di italiani, Daniel Pennac (Casablanca, 1944) e Tonino Benacquista (Choisy-le-Roi, 1961) hanno benissimo sceneggiato qualche anno fa una nuova avventura disegnata da Achdé, allievo di Uderzo. Si sono divertiti immaginando una sensata rivalità con il furbo arrivista destrorso inventore della moderna investigazione burocratica. I personaggi ci sono tutti, dagli animali (l’arzillo cavallo dell’eroe Jolly Jumper e lo stupido cane poliziotto Rantanplan) ai tanti comprimari reali di varie epiche epoche e scorribande western o noir: non solo Lincoln e Pinkerton, anche Eliot Ness, Buffalo Bill, Davy Crockett, Billy the Kid, Jim Thomson, Mac Carthy. Ne vien fuori uno scoppiettante colorato testo con continui rimandi e battute, rispettoso dell’originale, documentato nei riferimenti storici, attento ai temi del (nostro) presente.

 

Redazione
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