Brasile: ancora un disastro ambientale a firma Vale

di David Lifodi

Nonostante la multinazionale Vale sia responsabile dei peggiori disastri ambientali del Brasile, non ha mai pensato di abbandonare il paese, nemmeno quando, anni fa, fu messa all’indice come la peggiore impresa del pianeta. Purtroppo la storia si è ripetuta lo scorso novembre, quando la rottura di due dighe dell’impresa mineraria Samarco, appartenente proprio a Vale, ha provocato un’ondata di fango abbattutasi sulla città di Mariana (stato di Minas Gerais) e sui paesi limitrofi i cui effetti si sentono ancora oggi.

Il fango tossico, trascinato dal Río Doce, ha messo in crisi la sussistenza dei pescatori dell’intera regione. I pesci che andavano a riprodursi nel Río Doce, ad esempio, sono morti. “Non si tratta di un disastro naturale, ma di un delitto premeditato”, ha denunciato il Movimento dei Pescatori del Brasile, sottolineando che né Samarco né la Vale si sono attivate per evitare che avvenisse un disastro di simili proporzioni. Dai pesci morti agli uccelli morti (probabilmente perché hanno mangiato le carcasse dei pesci), è stata contaminata una vasta area ambientale, ma il consumo di acqua inquinata, in un futuro abbastanza prossimo, potrebbe provocare la nascita di bimbi con malformazioni o provocare malattie tra la popolazione. Senza poter tuttora pescare, né in mare né sul fiume, i pescatori, che mantenevano la famiglie proprio grazie alla loro attività, hanno chiesto appoggio al governo statale che però, come quello nazionale, ha scelto di investire ad ogni costo nell’estrazione mineraria. Per evitare che i pescatori e le famiglie conducano in giudizio la Vale, la multinazionale ha cercato di dividere il fronte della protesta comprando una sessantina di pescatori: 150 reais al giorno per il loro silenzio, affinché non denuncino la moria di pesci causata dalla rottura delle dighe. Secondo l’Ibama, l’Istituto brasiliano dell’ambiente e delle risorse naturali rinnovabili, l’onda di fango e rifiuti tossici avrebbe contaminato 663 chilometri del Río Doce e dei suoi affluenti, con la distruzione di 1469 ettari di terra e dell’82% delle abitazioni del distretto di Bento Rodrigues, rimaste sotterrate dal fango. Un’azione civile pubblica contro Samarco, e quindi contro la Vale, è stata auspicata anche dal Movimento do Atingidos por Barragens (Mab), che ha puntato l’indice nei confronti di entrambe le imprese responsabili della rottura delle dighe da cui è derivata una vera e propria alluvione di fango che ha travolto il municipio di Mariana. Quando le dighe del Fundão e di Santarém si sono rotte, Vale e Samarco non si sono adoperate per i soccorsi, tutti a carico del municipio di Mariana, eppure avrebbero avuto le risorse economiche per agire. Le proprietarie di Samarco Minería sono, al 50%, Vale e la multinazionale anglo-australiana Bhp Billiton. Nel 2014 Samarco ha raggiunto un guadagno netto di 2,8 milioni di reais, mentre la Vale, da aprile a giugno 2015, addirittura di 5,14 milioni di reais, importo che aumenta se sommato a quello di Bhp Billiton. Nonostante guadagni astronomici di questo tipo, Bhp Billiton, Vale e Samarco hanno rifiutato di investire parte dei loro ricavi in operazioni di sicurezza che avrebbero evitato una catastrofe umana e ambientale. Il Mab ha subito smentito la giustificazione alla tragedia presentata dalla Vale, e cioè che la rottura delle dighe sarebbe stata causata da movimenti tellurici. Già nel 2013, denuncia il Movimento do Atingidos por Barragens, il Pubblico Ministero del Minas Gerais aveva segnalato che la fragilità delle dighe avrebbe potuto causare eventi del genere, tanto da richiedere a Samarco di predisporre un adeguato piano di emergenza ovviamente mai preparato, nonostante numerose segnalazioni provenienti anche dai cittadini del distretto di Bento Rodrigues. Case, scuole, rete elettrica e case sono state distrutte dal fango, mentre sono almeno quattro i corsi d’acqua contaminati. Non solo: si parla almeno di 62 milioni di tonnellate di rifiuti tossici provenienti dalla miniera, contaminati a loro volta da arsenico, piombo e mercurio. Nemmeno i morti e le migliaia di persone rimaste all’improvviso senza niente hanno convinto Samarco e Vale a cambiare la loro strategia comunicativa, anzi, entrambe insistono sul giustificare l’accaduto come un disastro naturale. Attualmente in Brasile è in discussione al Congresso un nuovo Codice minerario la cui legislazione è ancora più favorevole alle imprese minerarie. Lo stesso governatore del Minas Gerais, Fernando Pimentel, che pure appartiene al Partido dos Trabalhadores (Pt), è un convinto sostenitore del progetto di legge, nonostante i conflitti sociali di carattere ambientale divampino in tutto il Brasile. Proprio il governatore dello stato, pur essendosi attivato con tempestività per i soccorsi, ha difeso il progetto di estrazione mineraria (del resto avallato da buona parte dei vertici del Pt) in occasione del Forum brasiliano delle miniere, dove paradossalmente Vale e Samarco sono riuscite addirittura a passare come vittime del disastro.

“Questa tragedia non può finire come tutte le altre in cui è stata coinvolta la Vale, che ha abbandonato a se stessa la popolazione”, attacca ancora il Mab, ma le probabilità che questa storia si ripeta ancora una volta sono molto alte.

 

 

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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