Brasile: San Paolo in vendita

Il sindaco João Doria Jr. è responsabile di aver privatizzato l’intera megalopoli brasiliana

di David Lifodi

San Paolo è all’asta. A mettere in vendita e a privatizzare la megalopoli brasiliana il suo primo cittadino, il prefeito João Doria Jr.: grazie a lui parchi, stadi, piazze e quartieri della città sono finiti nelle mani delle imprese dedite alla speculazione immobiliare. Il tutto è avvenuto nel più totale silenzio della politica paulista. Tutti d’accordo, ad eccezione del risicato drappello di consiglieri di opposizione, soltanto 11 tra Partido dos Trabalhadores (Pt) e Partido Socialismo e Liberdade (Psol).

Presidente dell’omonimo Grupo Doria, che riunisce sei organizzazioni tra cui Lide-Grupo de Líderes Empresariais, João Doria Jr. ha scelto di applicare il suo Plano Municipal de Desestatização, il piano comunale delle privatizzazioni, a partire dall’autodromo di Interlagos e dallo stadio di calcio Pacaembu. Tuttavia, basta addentrarsi in qualsiasi aspetto della vita urbana della città per capire che ogni cosa ha un suo prezzo. Il sistema di vendita dei biglietti di trasporto? Privatizzato. Le aree di parcheggio? Privatizzate. In pratica il sindaco di San Paolo, esponente del Partido da Social Democracia Brasileira (i cui esponenti sono definiti popolarmente tucanos) ed una delle cento personalità ritenute tra le più influenti del paese, secondo Brasil de Fato si appresta a dar vita al maggior programma di privatizzazioni nella storia del paese, come del resto aveva già preannunciato di fronte ad una platea di plaudenti investitori stranieri in occasione di un suo viaggio a Dubai nello scorso mese di febbraio. Doria Jr. non ha paura di utilizzare il termine “privatizzazioni”, anzi, lo pronuncia continuamente e lo giustifica come necessario a causa della fallimentare gestione, per lui, del suo predecessore Fernando Haddad, sindaco della città fino al 31 dicembre 2016 e ministro sotto le presidenze di Lula e Dilma Rousseff. Doria Jr definisce la sua “politica pubblica differenziata” (leggi privatizzazione) come l’unica strada per risollevare San Paolo dai presunti disastri dell’amministrazione petista. Antonio Donato, esponente di primo piano del Partido dos Trabalhadores a San Paolo, evidenzia che con l’arrivo alla guida della megalopoli di Doria Jr. il bilancio della città, che nel 2016 ammontava a 47,2 bilioni di reais, è sceso a 5,4 bilioni pochi mesi dopo l’arrivo del nuovo sindaco.

Sfruttando una tecnica già ampiamente utilizzata dal presidente argentino Mauricio Macri, quella di governare per decreto e imporre una serie di votazioni a raffica all’assemblea legislativa nel minor tempo possibile, la concessione dell’impianto sportivo di Pacaembu ai privati è stata raggiunta nel giro di pochissimo tempo. Anche all’interno del Partido da Social Democracia Brasileira, quello di Doria Jr., si registrano dei malumori per questa modalità di procedere. Alcuni consiglieri tucanos hanno criticato l’eccessiva rapidità delle votazioni imposte dal sindaco, che hanno costretto i consiglieri ad esprimersi senza poter approfondire o entrare nel dettaglio dei progetti che sarebbero stati votati di lì a breve. Non solo. La sfiducia verso Doria Jr. è tale che Patrícia Bezerra, delegata dal sindaco ai diritti umani, ha scelto di abbandonare la carica a causa dei violenti sgomberi di alcune favelas, tra cui Cracolândia, promosse dallo stesso João Doria Jr. “San Paolo si è trasformata in una città-mercato venduta con un’abile propaganda”, ha scritto il giornalista e sociologo Lalo Leal Filho, sottolineando come sia impossibile, nel caso dello stadio di Pacaembu, ma anche in quelli di piazze, parchi e immobili presenti in numerosi quartieri, risalire agli amministratori privati. Di città in liquidazione parla anche Roberto Garibe, che sotto la gestione Haddad aveva la responsabilità delle infrastrutture urbane.

Appartenendo allo stesso partito dell’ex presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso, João Doria Jr. ne ha copiato la volontà privatizzatrice, diventando in breve tempo l’alfiere delle corporations pauliste, brasiliane e straniere e, non caso, votato da un’ampia percentuale di popolazione della classe medio alta e di carnagione bianca. Le critiche rivolte nei confronti del sindaco, incentrate principalmente sull’irresponsabile alimentazione della speculazione immobiliare, non riescono a scalfire João Doria Jr., anzi, quest’ultimo attacca come un bulldozer i suoi nemici, come hanno sperimentato in più di una circostanza i favelados e i movimenti sociali di San Paolo. Le richieste di effettuare consultazioni popolari per mantenere il passe livre studentesco, i servizi di assistenza sociale e molto altro, come richiesto dai consiglieri del Psol, non sono nemmeno prese in considerazione.

Fortunatamente, i movimenti popolari non sono rimasti con le mani in mano. La Central de Movimentos Populares, il Frente Brasil Popular e il Movimento Rua, tra gli altri, hanno intrapreso, da tempo, una massiccia campagna di mobilitazione per la tutela e la difesa delle politiche pubbliche. Sostenuto da Geraldo Alckmin, altro tucano della prima ora e attuale governatore dello stato di San Paolo, “Doria Jr. non fa altro che portare attacchi alla classe lavoratrice come fa il golpista che risiede a Brasilia, il presidente Michel Temer”, denunciano le organizzazioni popolari, che non intendono cedere alla svendita della loro città nelle mani dei privati.

 

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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