CentroAmerica: i dannati delle frontiere

di David Lifodi

Ci hanno provato, due, tre, quattro volte, e non smetteranno fino a quando il confine sarà lasciato alle spalle e l’arresto della migra, la polizia migratoria, potrà essere archiviato come uno scampato pericolo. Sono gli esclusi, gli irregolari, i dannati delle frontiere che da tutto il CentroAmerica cercano di raggiungere gli Stati Uniti, affidandosi a polleros senza scrupoli oppure cavalcando la “bestia”, il treno più pericoloso del mondo che attraversa Guatemala e Messico: aggrappati sopra ai tetti dei vagoni, i migranti tentano così di sfuggire ai controlli della polizia di frontiera oppure agli assalti dei narcotrafficanti. Entrare negli Usa rappresenta per loro l’unica ragione di vita.

Un recente appello di Amnesty International ha cercato di squarciare il velo di silenzio che circonda il dramma dei migranti centroamericani, “le vittime invisibili della crisi dei diritti umani”, costretti a vivere per mesi e mesi in condizioni impossibili, sia nel caso in cui debbano attraversare il deserto sia nella sempre più frequente circostanza in cui sono reclutati dai potenti cartelli del narcotraffico e obbligati a svolgere per loro il lavoro sporco, pena un’esecuzione a freddo senza troppi complimenti. Solo poco tempo fa, a Nuevo Laredo, è stata giustiziata la giornalista María Elizabeth Macías Castro (Marisol). Lavorava presso un quotidiano locale, Primera Hora, ma soprattutto era noto il suo impegno come volontaria alla Casa del Migrante “Nazareth”, gestita dai Padri Scalabriniani. Nuevo Laredo non è una città qualsiasi, si trova al confine con il Texas, separata dall’omonima Laredo (già in territorio statunitense) solo dal Rio Bravo. I cartelli della droga messicani, soprattutto gli Zetas, non fanno sconti nei confronti di chi svolge un lavoro d’inchiesta e si occupa di tutelare i diritti dei migranti: Marisol faceva entrambe le cose e soprattutto aveva denunciato che Nuevo Laredo era divenuta la capitale dello smercio di droga. Negli ultimi dieci anni il Messico si è trasformato in un inferno per i migranti centroamericani. Innanzitutto, la strategia di Felipe Calderón, attuale presidente messicano, che intendeva coordinare autorità giudiziarie e di polizia a livello federale, statale e municipale, è stata un disastro, e l’impunità per i responsabili delle vessazioni sui migranti è continuata come e più di prima. In secondo luogo, la scelta di combattere il crimine organizzato sul suo stesso terreno, quello militare, si è rivelata del tutto fallimentare. “Lo stato messicano non ha fatto niente di concreto per fermare le violazioni dei diritti umani compiute nei confronti dei migranti provenienti dal CentroAmerica”, spiega Gretchen Kunher, coordinatrice del Programa de Mujeres del Instituto de las Mujeres en Migración. Chiapas, Oaxaca e Tabasco, gli stati al confine con il Guatemala, rappresentano la rotta privilegiata verso gli Stati Uniti da circa quarantamila migranti ogni anno, ed in questi territori gli indici di criminalità hanno raggiunto tassi altissimi. Nel solo Tabasco, nei primi 10 mesi del 2011, sono state uccise 70 persone, ha denunciato la Caravana por la Paz con Justicia y Dignidad che ha percorso la parte sud del Messico capeggiata dal poeta Javier Sicilia: a fine marzo di quest’anno suo figlio è stato ucciso dai cartelli del narcotraffico. E’ provato che i polleros, coloro che si incaricano di condurre i migranti dal Messico agli Stati Uniti al costo di cifre astronomiche (salvo poi abbandonarli in mezzo al deserto, nelle mani della migra o in quelle del narcotraffico), sono alleati con i signori della droga. Addirittura è stata stretta un’alleanza tra polleros salvadoregni e il cartello messicano dei Los Zetas, con i primi che sarebbero impegnati in un lavoro di monitoraggio per capire la disponibilità economica delle famiglie dei migranti venduti ai narcos o sequestrati. Uno degli aspetti più odiosi, strettamente collegato al dramma dei migranti, riguarda infatti l’estorsione ai danni delle famiglie di coloro che cercano di oltrepassare la frontiera (se messicani), o le frontiere (se provenienti da altri stati del CentroAmerica), ma purtroppo non è l’unico. Lo sa bene Padre Alejandro Solalinde, un sacerdote costretto a subire quotidianamente violenze e minacce per il suo impegno in difesa dei diritti degli indocumentados. Padre Alejandro spiega infatti che i narcos possono utilizzare i migranti venduti loro dai polleros come manovalanza per compiere azioni criminali: “Sono gli schiavi del nuovo millennio, utilizzati dalle bande criminali che prima li usano e poi se ne disfano”. Per anni responsabile della Pastorale dei Migranti della Conferenza Episcopale Messicana, Solalinde sottolinea che alle donne migranti spetta il trattamento peggiore: nella maggior parte dei casi vengono violentate e finiscono nel vortice della tratta degli esseri umani o dello sfruttamento sessuale. Attraversare la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, ma anche raggiungere gli stati di Tabasco, Veracruz o Oaxaca, per i migranti provenienti dall’intero CentroAmerica è divenuto un incubo. La Commissione per i Diritti Umani del Messico stima che solo tra Aprile e Settembre dello scorso anno oltre diecimila indocumentados sono stati sequestrati, mentre la sbandierata Ley de Migración approvata dal Congresso nell’Aprile di quest’anno non è riuscita a garantire la sicurezza a questo esercito di disperati che prova ripetutamente a raggiungere il grande sogno nordamericano.

Maruja Torres, giornalista spagnola, nel suo Amor America: Storia di un viaggio sentimentale in America Latina, ha scritto: “Ho visto i figli dell’oppressione, arrivati fin qui, in Messico, con mezzi di fortuna, dal Guatemala, dall’Honduras, dal Nicaragua o dal Salvador – saltare sui vagoni al volo, nascondersi nei gabinetti, aggrapparsi ai tetti, sopportare i maltrattamenti e le bravate della polizia di frontiera”. Era il 1994 e da allora, purtroppo, per gli invisibili, per coloro che trattengono il fiato ogni volta che cercano di passare una frontiera, niente è cambiato.

Nota: Fortemente consigliata la lettura di “Sopra la bestia, un treno di sogni e di chimere”, tratto da www.radiozapatista.org, consultabile in spagnolo cliccando su http://lavozdelanahuac.blogspot.com/2011/07/cronica-desde-la-caravana-paso-paso.html e diffuso in Italia dal Mininotiziario America Latina dal basso del 24 Agosto 2011, a cura di Aldo Zanchetta (vedi anche http://www.kanankil.it/)

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