Ci manca(va) un venerdì – 51

«Si vis pacem…» che devi fare? Fabrizio Melodia, l’astrofilosofo, ha una certezza anzi un hashtag

CMUV-antichiRomani
«Si vis pacem para bellum» afferma un antico detto romano, ovvero «Se vuoi la pace, prepara la guerra». E parabellum è il nome dato ad alcune cartucce e “amichevolmente” a un particolare mitra.
Sicuramente il motto romano rispecchia un modo particolarmente imperialista di vedere e considerare la politica, contrapposto a ciò che circondava quell’antica repubblica ancora in ampia formazione e piena di contraddizioni nei moltri passaggi storici.
Nella lingua latina, per indicare l’ “estraneo” si usava il termine “hostis”, da cui deriva non il nostro “ospite” ma “ostile” a sottolineare un modo di pensare fra il sospettoso e il brutale-ignorante (tutto ciò che non conosco mi fa paura). In greco antico, il termine “hostis” viene solitamente accostato al termine “xenos”, propriamente “straniero”, ma senza connotazioni ostili, semplicemente visto come colui che non appartiene alla grecità; il termine “barbaros”, tradotto da noi come “barbaro” ovvero “colui che non parla la lingua” usa invece un suono essenzialmente onomatopeico indicando ciò che per i Greci era un borbottio sconnesso, tipo il nostro prendere in giro i linguaggi stranieri per i suoni
buffi che arrivano a orecchie… poci elastiche.
Tutto ciò mi serve per indicare quanto siamo determinati e/o condizionati nel linguaggio per dare forma al nostro mondo e quanto limitati in esso dalla povertà o meno del nostro modo anche linguistico di definire il mondo e noi stessi.
«La logica riempie il mondo; i limiti del mondo sono anche i suoi limiti. Non possiamo dunque dire nella logica: Questo e quest’altro v’è nel mondo, quello no. Ciò parrebbe infatti presupporre che noi escludiamo certe possibilità, e questo non può essere, poiché altrimenti la logica dovrebbe trascendere i limiti del mondo; solo cosí potrebbe considerare questi limiti anche dall’altro lato. Ciò, che non possiamo pensare, non possiamo pensare; né dunque possiamo dire ciò che non possiamo pensare» afferma Ludwig Wittgenstein nel suo «
Tractatus» (alla proposizione 5.61).
La logica
non logica che determina logicamente ogni nostro modo di pensare tramite proposizioni è il limite stesso della conoscenza e la necessità di chiarirlo attraverso illustrazioni, per mezzo dell’attività filosofica, per dissipare fraintendimenti e paure che altrimenti permarrebbero torbide e indistinte.
Chi produce proposizioni lo fa essenzialmente per rendere oscuro il linguaggio, come un vestito buono può nascondere ben altro.
A tale proposito, la strategia del terrore basa la sua azione su questo: non sono soltanto le bombe a far male e a portare morte, ma il linguaggio con cui tutto questo viene enunciato.
«Scopo della filosofia è la chiarificazione logica dei pensieri. La filosofia è non una dottrina, ma un’attività. Un’opera filosofica consta essenzialmente di illustrazioni. Risultato della filosofia non sono “proposizioni filosofiche” ma il chiarirsi di proposizioni. La filosofia deve chiarire e delimitare nettamente i pensieri che altrimenti, direi, sarebbero torbidi e indistinti»: di nuovo Wittgenstein (nella proposizione 4.112).
La filosofia dunque come rimedio al terrore? Sicuramente male non fa, soprattutto per comprendere e rendere chiaro attraverso illustrazioni quelle dinamiche che stanno sopra ai fatti e che ne rendono diverso l’aspetto, a uso e consumo… dei soliti noti.
«Per strada tante facce | non hanno un bel colore: | qui chi non terrorizza | si ammala di terrore»: così Fabrizio De André, in anni di terrorismo statal-fascista che insanguinavano l’Italia… con colpevoli noti ma quasi tutti impuniti. Un terrorismo che ha poco da “invidiare” a quello di oggi, ma su una diversa scacchiera nazionale e internazionale.
Girando per Padova ieri ho trovato tanti fogli che riportano citazioni da svariati autori, appesi con nastro adesivo in ogni posto pensabile lungo le strade più battute. Erano accomunati da un bellissimo hashtag (
etichetta o tag per metadati che funge, nei social network, come aggregatore tematico riguardo a un certo argomento comune) con il quale concludo, rispondendo agli antichi romani: #sivispacemparaculturam .

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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