Fare i conti con la storia:

i documentari «Aulò» e «La quarta via»
di Simone Brioni (University of Warwick)

La recente inaugurazione del monumento a Rodolfo Graziani, uno dei peggiori criminali di guerra nel secondo conflitto mondiale, presso Affile, in provincia di Roma, è un segno di come l’Italia non abbia fatto i conti con la sua storia coloniale. Con questa consapevolezza abbiamo iniziato circa 3 anni fa un progetto documentaristico, composto dai due documentari «La quarta via» e «Aulò», in cui due scrittrici di origine rispettivamente somala ed eritrea, Kaha Mohamed Aden e Ribka Sibhatu, parlano del colonialismo italiano nei loro Paesi e dell’esperienza di immigrazione in Italia di due scrittrici le cui opere sembrano riscontrare un interesse maggiore nelle università anglo-americane di quello che meriterebbero in Italia .
Ne «La quarta via» Kaha Mohamed Aden racconta di Mogadiscio, sua città natale, e ne ricostruisce la storia a Pavia, luogo in cui la scrittrice attualmente risiede. La capitale della Somalia è divisa in cinque vie, che corrispondono a diversi periodi storici. La quarta via simbolizza l’attuale guerra civile, che nega i periodi precedenti e rende necessaria la speranza in una quinta via. «La quarta via» risolleva l’attenzione verso un Paese che ha condiviso molte relazioni storiche con il nostro, ma viene puntualmente dimenticato dai media italiani.
La storia di Mogadiscio fa sorgere alcune domande fondamentali sulla storia d’Italia, presupponendo che quest’ultima possa risultare limitata, se non distorta, senza considerare la storia delle colonie, sul quale esiste tuttora una colpevole amnesia. Questo documentario vuole presentare la storia della «nuova cittadina» di un Paese che spesso appare sempre più intollerante e xenofobo.
In «Aulò», Ribka Sibhatu presenta la storia del suo Paese d’origine nella città in cui vive, Roma. Ad ascoltare il racconto di Ribka e accompagnarla nel suo viaggio a ritroso nella memoria è un giovane ragazzo che – come lei e grazie alle sue parole – s’interroga sul rapporto fra identità e territorio.
La storia di migrazione di Ribka si interseca alle storie collettiva della diaspora del popolo eritreo, e mostra non solo il colpevole lascito del colonialismo italiano nel suo Paese natale, ma come la mancata decolonizzazione della memoria influenzi la percezione che gli italiani hanno dell’immigrazione. «Aulò» mette in discussione il concetto stesso di confine non soltanto inteso in senso geografico ma anche in termini culturali, politici ed identitari.
Questi due documentari sono a disposizione ciascuno in allegato a un breve volume bi-lingue e corredati da contributi speciali, che vogliono porre i racconti di Kaha e Ribka in una prospettiva più ampia. I due volumi saranno ufficialmente disponibili dal 16 settembre 2011. Abbiamo scelto questa data per ricordare il giorno in cui, nel 1931 fu ucciso il condottiero senussita libico Omar al-Mukhtar, che guidò la resistenza anticoloniale e fu ucciso proprio per ordine di Graziani. La sua vita è ricordata nel film «Il leone del deserto» (1981) di Moustapha Akkad, un film censurato in Italia fino al 2009. 
I trailer ufficiali dei due documentari sono disponibili agli indirizzi:
https://www.youtube.com/watch?v=2Y4rYLlUEf0&feature=player_embedded
https://www.youtube.com/watch?v=N2xNP9C4cVY

UNA NOTA (ARRABBIATA)
Ricordo a chi da poco frequenta codesto blog che di Omar al-Mukhtar (ma per trovarlo voi digitate senza il trattino in mezzo) e del film «Il leone del deserto» ho parlato qualche volta e soprattutto in Gheddafi, i nazisti, un leone, i film censurati e noi
Quanto al museo per Graziani, nei prossimi giorni vorrei dire la mia e sapere cosa ne pensate. Come ho accennato (a proposito di una vignetta di Energu) siamo davanti a una schifezza (oltretutto finanziata dai soldi di tutti noi) che non può essere solo sbeffeggiata: bisognerà muoversi, dare un appuntamento di massa per andare lì a smantellare, pezzo su pezzo, il museo al boia. Ci pensate se in Germania facessero un museo a Goering? Succederebbe il finimondo. Beh, Rodolfo Graziani era un criminale come e forse peggio di Goering. (db)

Redazione
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Un commento

  • Uno delle ipotesi per la prossima rassegna del Circolo del Cinema “Liberazione” di Cagliari riguarda proprio i crimini compiuti dagli italiani in Jugoslavia, Grecia, Somalia, Libia e Eritrea. Accolgo dunque con riconoscenza la segnalazione di questi importanti documentari che proporrò agli altri soci del Circolo.
    Giulia

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