Dopo la sentenza Thyssenkrupp

di Alexik

Cari e care.
Posso immaginare cosa stiate provando dopo il verdetto della Cassazione sulla strage alla Thyssenkrupp, che nega l’omicidio volontario e rinvia gli atti alla Corte d’Assise d’Appello per la «rideterminazione delle pene».
Dolore, rabbia.
Per quanto mi riguarda, l’unica sensazione che mi manca è lo stupore. La sostanziale impunità dei colpevoli di morti operaie o disastri ambientali non è infatti l’eccezione, ma la regola.
La lista delle situazioni dove gli esiti dei processi sono stati, o sono attualmente, anche peggiori di quelli della Thyssenkrupp è molto lunga. Ne cito solo alcuni (1):

Icmesa di Seveso: nel 1986 furono assolti il presidente dell’Icmesa Guy Waldvogell, il responsabile tecnico Giovanni Radice, e il progettista del reattore Fritz Moeri. Due direttori tecnici si sono presi rispettivamente due anni e un anno e mezzo.
Petrolchimico di Porto Marghera: centinaia di lavoratori morti o malati per esposizione a cloruro di vinile monomero. Tutti assolti i dirigenti in primo grado. Condannati in tre a un anno e sei mesi in secondo grado per un solo operaio ucciso.
Inchiesta “Adelphi” (traffico di rifiuti tossici e interramenti illegali in Campania): Raffaele Perrone Capano, esponente di rilievo del PLI, ex assessore all’ecologia della provincia di Napoli e reo confesso di corruzione per aver coperto il traffico si è salvato in prescrizione, tornando tranquillamente alla sua cattedra di Diritto Finanziario presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli, dove tuttora insegna.
Anic_Enichem di Manfredonia: 17 operai morti e 5 con lesioni gravissime per esposizione all’arsenico. Tutti gli imputati assolti in Cassazione nel 2012.
Solvay di Ferrara: 78 operai morti per esposizione al cloruro di vinile monomero. Altri gravemente malati, Tutti gli imputati assolti in primo grado nel 2012.
Eureco di Paderno Dugnano : quattro operai morti bruciati e tre ustionati. Il titolare dell’Eureco (recidivo per un altro omicidio bianco) ha preso cinque anni in primo grado nel 2013. Intanto ha aperto una nuova ditta per continuare l’attività. Una parte dei parenti delle vittime, che versano in gravi difficoltà economiche, ancora non hanno visto un euro.
Michelin di Spinetta Marengo: 12 operai morti per esposizione all’amianto. E’ in corso il primo grado contro imputati più che ottantenni. Probabilmente il processo si estinguerà per la loro naturale dipartita.
Stesso discorso per il processo all’Anic – Enichem di Ravenna (33 operai morti di amianto e 40 ammalati gravi): gli imputati ancora vivi hanno fra i 72 e i 92 anni, altri sono morti da tempo.
Marlane di Praia a Mare: 107 operai morti o malati per esposizione al cromo, all’amianto e alle amine aromatiche. Il processo rischia di concludersi con la prescrizione.

Se ogni singolo processo si è svolto attorno alle  personali posizioni  dei vari padroni, amministratori delegati e dirigenti, la visione di insieme rende l’idea di quanto la questione vada oltre le  loro (pesanti) responsabilità individuali, di quanto sia un fatto di sistema. E’ il sistema assolve sempre se stesso.

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(1)  Per i dettagli:

I pesi e le misure parte prima.

I pesi e le misure parte seconda.

II pesi e le misure parte terza.

Memorie:  l’Icmesa di Seveso.

Processo al petrolchimico di Porto Marghera: sentenza di appello.

Il braccio violento della legge.

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