El Salvador: le guardiane delle terre e dei mari

di Maria Teresa Messidoro (*)

“EL cantar de los manglares” di Gladys Mendía  è una ode sacra all’esistenza e alla coesistenza umana in questa terra interconnessa, dove ci sentiamo parte di un tutto profondamente radicato. …

Non esiste nessun tipo di barriera inaccessibile che impedisca di connettersi con il seme in pienezza, il seme che porta il tutto: arcipelago, mangrovie, terra ferma, umanità.

Essere parte di un mondo tra oceani e cordigliere,  ci porta ad avere personalità di abissi e solitudini di caos estremo.

La voce diffonde semi, crescono canali simultanei, memoria senza storia.

Il seme come corpo mio e tuo, anche se appartenenti a differenti geografie, perché apparteniamo macro e micro cosmicamente al vuoto, che paradossalmente è anch’esso corpo. Siamo atomi e siamo interconnessioni subatomiche.

El cantar de los manglares ci afferra, aprendo cammini, dedali, mentre tesse, canta, immagina e crea” (1)

Così scrive Alejandra Coz Rosenfeld, poetessa e terapeuta cilena, commentando il libro “El cantar de los manglares”.

E così, con le parole di Alejandra, entro, guardandomi intorno, sorpresa ed attenta, nei manglares (2) salvadoregni di Garita Palmera e Bola del Monte, vitali per gli abitanti di San Francisco Menéndez, in Ahuachapán.

I manglares sono boschi unici, che vivono in acque salate lungo le coste sub tropicali e tropicali del mondo, dando origine a degli “ecotoni”(3), con caratteristiche terrestri e marine .

I mangles sono alberi acquatici, da alcuni definiti come i personaggi di un racconto fantastico.

Ascolta.

“Ascolta l’acqua ed il vento tra i rami del manglar; il manglar è fonte di vita, un bosco fangoso, alla cui base le acque dolci degli affluenti si incontrano con quelle salate del mare.

Il ritmo delle acque e delle sue maree dà armonia e resistenza agli immensi mangles, le cui radici, come ballerine in punta di piedi o come migliaia di gambe impegnate in vorticosi giri di flamenco, rimangono in superficie e si adattano alla salinità delle acque. Un ecosistema, il manglar, che possiede plasticità naturale e per questo più potente” (4)

  • Se non abbiamo manglar, non abbiamo acqua; se non ci sono fiumi, neanche.

Così si esprimono María e Glenda Lara, appartenenti alla Asociación Intercomunitaria para el Desarrollo y la Gestión Sustentable de la Microcuenca El Aguacate (ACMA), che cerca di porre un freno agli impatti negativi sofferti dal manglar di Garita Palmera. Questo manglar è in grado di fornire gli alimenti necessari alle 1700 famiglie della zona, che vivono di pesca, catturando granchi, gamberetti ed altre varietà di pesce.

Il nome dell’Associazione deriva dal canale Zanjón El Aguacate, il punto d’incontro tra il Rio Paz e le acque del mare, praticamente alla frontiera con il Guatemala. E’ l’unico punto di comunicazione tra il fiume ed il suo antico delta, dopo che nel 1974 l’Uragano Fifi aveva deviato definitivamente il corso del Rio Paz verso il Guatemala.

Secondo uno studio del Ministerio de Medio Ambiente y Recursos Naturales (MARN) di El Salvador, i manglares dovrebbero essere terreni paludosi,  con una elevata bio-diversità e molteplici ramificazioni idrologiche. Purtroppo, invece, negli ultimi 40 anni, il manglar di Garita Palmera ha suìito pesanti trasformazioni dovute all’urbanizzazione, al cambiamento climatico, agli impatti negativi di pratiche messe in opera di per l’irrigazione di monoculture della canna da zucchero, alla contaminazione e alla deforestazione.

Lo stesso studio ha rivelato che l’estensione del manglar di Garita Palmera si è ridotto a 200 ettari, di cui almeno la metà è stata rasa al suolo quasi totalmente.

D’altra parte, a livello nazionale, secondo dati ufficiali del MARN, tra il 1950 e il 2013, prendendo in considerazione i 13 ecosistemi di manglares presenti sulla costa di El Salvador, questi hanno perso circa il 60% della copertura territoriale, riducendosi in totale a 40 mila ettari, dei 100 mila esistenti in precedenza.

Contro tutto questo stanno lottando María, Glenda ed altre donne, con il proprio lavoro di vigilanza sul bosco: fin dal 2012 gli abitanti delle comunità locali hanno deciso di vigilare come guardiani sul manglar, dando origine all’associazione ACMA, in cui una Giunta di 6 donne e 1 uomo coordinano circa 85 donne, impegnate nel controllo dell’umidità dei manglares, nella creazione di orti ecologici, di vivai e una banca dei semi, attivandosi in un progetto di ecofemminismo e giustizia fiscale.

All’inizio non era così: l’associazione fu creata da un gruppo di uomini, poi poco alla volta le donne presero coscienza del proprio ruolo e del legame con l’acqua, che passa attraverso sia il lavare i vestiti che ad esempio accedere al mulino. Essere contemporaneamente donna, madre e attivista per la difesa del territorio non è semplice: lo sa bene Glenda, madre di due bambini di 12 e 6 anni, che fin da piccoli l’accompagnano nel suo lavoro di vigilanza e conservazione.

Poco alla volta, si è formata una grande famiglia, in cui i bambini sono inseriti ed integrati: Ariel, figlia di Glenda, è diventata amica di figliə di attivistə di altre comunità salvadoregne, come Sonsonate o Guaymango. Ora esiste anche un gruppo giovanile di circa 25 giovani tra i 18 e i 25 anni, dove si apprende come prendersi cura dei manglares.

Essere guardiane del manglar comporta dei rischi.

Ahuachapán è una delle regioni confinanti con il Guatemala, proprio nel territorio di San Francisco Menéndez. Questo fa sì che il territorio sia una zona di passaggio per il narcotraffico e la migrazione verso gli Stati Uniti.

E che la risposta statale sia la recrudescenza della militarizzazione del comune, per rafforzare la sicurezza della frontiera. Attualmente, c’è un alto dispiego di agenti militari nei punti ciechi delle vie di transito che attraversano il bosco; la situazione è sicuramente inoltre peggiorata a causa del régimen di excepción voluto dal Governo Bukele. Un distaccamento è proprio a fianco del Centro Escolar Brisas del Mar, suscitando preoccupazioni e paure, soprattutto alle ragazze, intimidite dall’atteggiamento aggressivo dei militari. La petizione presentata al Ministerio de Educación affinché la caserma sia spostata non ha avuto nessuna risposta.

Un altro fattore di insicurezza è rappresentato dalle minacce dei padroni delle piantagioni della canna da zucchero, che indisturbati sottraggono l’80% delle risorse idriche sotterranee disponibili per l’irrigazione dei campi da parte delle comunità locali. Oltre a contaminare la poca acqua restante e il territorio con pesticidi. Il lavoro costante di monitoraggio da parte dell’associazione rappresenta per queste grandi industrie un intralcio ai propri guadagni.

Nel 2014, grazie al supporto di organizzazioni come la Unidad Ecológica Salvadoreña, si è introdotto un Sistema di Monitoraggio Climatico gestito comunitariamente nella regione, grazie al quale si possono attivare misure preventive, restaurative e di protezione. E’ il lavoro quotidiano di María e di Glenda.

La tormenta tropicale Julia ha innalzato il livello dell’acqua oltre i 100 mm, costringendo una decina di famiglie ad allontanarsi dalle proprie case; il Rio Paz, uscito parzialmente dagli argini, ha inondato alcune case della comunità di San Francisco Menéndez.

Ma le donne non si arrendono, continuando a lottare, a conservare, a prendersi cura.

Così come succede in un altro manglar salvadoregno, El Tamarindo, nel comune di Conchagua, regione La Unión.

El Tamarindo ha una estensione territoriale di 1619 ettari, occupata soprattutto da mangle nano: nel suo ecosistema sopravvivono specie animali rare, come il garrobo jiote, una iguana capace di raggiungere la velocità di 35 km all’ora, l’amazzone nuca gialla, il conuro del Pacifico, e il siete colores, il tiranno di giunco multicolore (5)

Ascolta l’acqua ed il vento tra i rami del manglar, fonte di vita.

Ascolta il garrobo jiote, l’amazzone nuca gialla, il cornuro del Pacifico, il siete colores.

Questo manglar, che doveva convertirsi in un’Area Naturale Protetta, è in pericolo, a causa di una promessa di Bukele in campagna elettorale: la costruzione di un aeroporto nella zona orientale del paese, proprio nell’area del manglar El Tamarindo.

Dato che le precedenti direttive del Ministerio del Medio Ambiente non permettevano la costruzione di una grande opera nella frangia costiera marina de La Unión, la soluzione adottata dal Governo è stata molto semplice e pratica: l’attuale Ministro del Medio Ambiente ha cambiato le regole per permettere la costruzione dell’aeroporto, mentre l’Asamblea Legislativa ha approvato una legge per consentire l’espropriazione dei terreni ai 150 agricoltori coinvolti.

Bukele aveva affermato in una intervista che il suo Governo voleva scommettere “su opere molto ambiziose, su opere molto grandi con benefici per tutto il paese. Uno dei poli principali dello sviluppo è, sicuramente, la regione de La Unión”.

Con buona pace delle specie animali che nel manglar El Tamarindo trovano la propria zona di riproduzione e di alimentazione, degli abitanti della zona che saranno forzatamente allontanati, e dell’intero ecosistema, che si ritroverà senza una barriera protettiva di fronte ai sempre più frequenti tsunami, inondazioni e mareggiate (6)

Che il cantar dei manglares non si perda nel vento.

  1. https://www.cineyliteratura.cl/el-cantar-de-los-manglares-la-resurreccion-del-mito/
  2. In questo articolo userò il termine manglares per indicare l’ecosistema nel suo complesso, mentre gli alberi che lo compongono sono i mangles veri e propri (le mangrovie) . Probabilmente, linguisticamente parlando, il termine mangle deriva da una parola di origine caraibica o arahuaca, secondo alcuni guaraní, che significa albero attorcigliato.
  3. L’ecotono è definito come una comunità di transizione tra due mondi limitrofi, formata da specie appartenenti ad entrambi. Questa fluidità mi piace!
  4. Così inizia l’articolo Guardianas de los manglares, https://latfem.org/semillera/guardianas-del-manglar-mujeres-por-la-defensa-del-territorio-en-ahuachapan/ , da cui ho tratto ispirazione per questa mia riflessione
  5. Un uccello variopinto, così accattivante da essere stato scelto, con il nome di Fiu, come la mascotte dei Giochi Panamericani e Paramericani del 2023 in Cile.
  6. https://gatoencerrado.news/2022/11/01/el-marn-cambio-sus-directrices-para-permitir-la-construccion-del-aeropuerto-del-pacifico/

(*) vicepresidentessa Associazione “Lisangà culture in movimento”

 

 

 

Teresa Messidoro

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