Genova, diabolicamente capitalista?

recensione a «La corona perduta» (Cordero editore: 324 pagine per 18 euri) di Giampietro Stocco

Se siete genovesi e/o avete voglia di divertirvi con un frullato di ucronia e di avventure alla James Bond questo è il libro che fa per voi.

Assai bella la presentazione di Domenico Gallo che si muove saltellando, da par suo, fra Marc Bloch, James Ballard, Fernand Braudel, Sergio Solmi e altri saggi ricordandoci che non tutti i cambiamenti storici immaginabili generano ucronie: «gli studiosi della fantascienza sono soliti chiamare jonbar point gli avvenimenti in grado di generare diverse linee di futuro. Il termine è stato tratto da un romanzo di Jack Williamson, “La legione del tempo”, in cui il protagonista John Barr si trova a scegliere fra un magnete e un piccolo sasso»; la sua scelta in un senso o nell’altro determinerà due futuri opposti, utopico il primo e dittatoriale il secondo. Ed è sempre Gallo che spiega come la scelta di ambientare questa ucronia in una Genova rampante venga da lontano, proprio da Braudel che scrisse: «se mai esiste una civiltà diabolicamente capitalista assai prima dell’età capitalistica europea e mondiale è proprio Genova, opulenta e sordida al tempo stesso»; e ancora: prima di essere ceduta alla monarchia sabauda Genova fu – per Braudel – una «straordinaria città divorante il mondo».

Non dirò (anche se avviene nelle primissime pagine) qual è l’evento che muta la storia. In questo sviluppo storico il 2006 è un bel po’ diverso dal nostro: a esempio la Spagna domina il mondo, la Francia non esiste, la Russia è ancora zarista, le ex colonie inglesi in America restano divise in due tronconi… Genova è capitale di mezza Italia, il papa ha ancora il suo Stato e altre complicazioni. La potente, oltre che «superba», Genova è piena di immigrati ma molti sono profughi, esuli politici o disertori in fuga da Vienna o dalla ex Francia.

Strada facendo si incontreranno persone ben note che qui giocano «ruoli» piu o meno diversi dal ramo della storia su quale siamo appollaiati noi: ecco Hitler; D’Annunzio e Mussolini destinati a una rapida e brutta fine; di sfuggita Gianluigi Buffon e Toni Negri; la Pide; gli amici/nemici Bill Clinton e un non meglio precisato Kennedy junior; persino la Statua della libertà si trova fuori posto; Francisco Franco; il figlio di Vazquez Montalban; Tesla; Mao; Diana d’Inghilterra e figli; un imprevedibile Elton John.

Voglio rassicurare chi ama Genova e i ceci: anche in questo sviluppo storico è possibile mangiare la farinata. Ma devo purtroppo informarvi che Bulgari fa danni persino qui.

Vi terrò all-oscro della trama – davvero mooooolto avventurosa – se non per dirvi che un papa così pimpante ancora nessuno, nei tempi moderni, lo aveva immaginato. Ma a ben pensarci quello che più sconvolge in questo Giulio IV non è lo stile Bond ma la decisione finale sul celibato.

L’ultimo capitolo sembra un gancio per un seguito o forse Stocco ha indicato una falsa pista.

PS: Per quanto io sia appassionato di fantascienza e legga tutto il possibile, mi accorgo di avere buchi clamorosi: un po’ perché più si sa e più ci si scopre ignoranti; un po’ per il prezzo dei libri (che da qualche anno prende a schiaffi il mio portafoglio) e per le carenze delle biblioteche; un po’ per il tempo che non basta… ‘Sta premessa per dire che sarebbe opportuno per la recensione inquadrare questo nuovo romanzo di Stocco nel suo recente, produttivo cammino. Ahimè non posso farlo perché ho letto «Dalle mie ceneri» del 2008 (mi piacque assai, come ho scritto) ma ho completamente bucato «Nero italiano» del 2003, «Dea del caos» del 2205 e «Nuovo mondo» del 2010. Mi impegno a rimediare.

 

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