Guatemala: la resistenza di El Estor alla miniera di nickel

Il presidente Giammattei ha inviato l’esercito e imposto lo stato d’assedio. La miniera è di proprietà della svizzera Solway Investment Group.

di David Lifodi (*)

                                         Foto: Prensa Comunitaria

Dalla fine dello scorso mese di ottobre il municipio guatemalteco di El Estor (dipartimento di Izabal), si trova in stato d’assedio a seguito delle proteste contro la miniera di nickel Fenix, della Compañía Guatemalteca de Níquel (CGN), filiale della svizzera Solway Investment Group.

Il presidente del paese, Alejandro Giammattei, manco a dirlo, si è schierato dalla parte dell’impresa contro le comunità indigene e contadine. La battaglia contro la miniera, da lotta territoriale in difesa dell’ambiente, ha assunto rapidamente una valenza nazionale e i movimenti sociali guatemaltechi sono tornati a chiedere le dimissioni del mandatario e a sottolineare l’urgenza di un’Assemblea costituente, popolare e plurinazionale.

Pochi giorni fa, sul quotidiano il manifesto, Claudia Fanti ha ricordato che, “a poco serve che le comunità abbiano dalla loro parte la Corte costituzionale, che, in una sentenza del 2019, ha ordinato la sospensione delle operazioni minerarie fino a quando non venga portato a termine il processo di consulta previsto dalla Convenzione 169 dell’Ilo (peraltro ratificata dal Guatemala)”.

Tra le preoccupazioni maggiori delle comunità vi è quella per l’inquinamento del lago Izabal, contaminato dall’attività estrattiva.

Centrali idroelettriche ed estrattivismo rappresentano ormai una costante nel territorio guatemalteco, dove le multinazionali approfittano della complicità del governo che, per tutelare i loro interessi, invia spesso l’esercito e la Policía Nacional Civil contro le comunità in resistenza.

Su Resumen Latinoamericano Wendy López, del Bufete para Pueblos Indígenas, ha espresso il timore per il ritorno alle pratiche risalenti all’epoca del conflitto armato interno, protrattosi dagli anni Sessanta al 1996 (l’anno degli accordi di pace tra Stato e forze guerrigliere) e caratterizzato dal genocidio maya più volte denunciato da monsignor Juan Gerardi, a sua volta ucciso il 26 aprile 1998, a seguito della pubblicazione del volume Guatemala Nunca Más, in cui si denunciavano le violenze contro i civili.

Anche oggi si cerca di schiacciare le comunità maya: allora con le armi delle forze paramilitari e degli squadroni della morte governativi, negli ultimi anni tramite la rapina delle risorse naturali che non solo arricchisce le transnazionali e l’oligarchia terriera del paese, ma impoverisce e porta alla morte per fame intere comunità indigene private delle loro attività quotidiane di sussistenza.

Eddy Aspuac, anch’esso del Bufete para Pueblos Indígenas, ha accusato il Ministerio de Energía y Minas (MEM), di violare sistematicamente i diritti delle comunità, oltre ad aver sottolineato l’incongruenza di uno Stato che a parole promuove un dialogo molto ambiguo, ma nella pratica mantiene lo stato d’assedio e militarizza il territorio di El Estor.

Da anni la pesca artigianale nel lago di Izabal di fatto è impedita a causa dei rifiuti provocati dall’estrattivismo minerario. Già nel 2017, in occasione di una protesta contro la miniera conclusasi con la repressione della polizia, venne arrestato il pescatore Cristóbal Pop fu ucciso un altro pescatore, Carlos Maaz.

Attualmente, tutte le proteste antiestrattivismo a El Estor sono terminate con il lancio di gas lacrimogeni da parte della polizia e l’utilizzo delle armi da fuoco per consentire ai camion della Compañía Guatemalteca de Níquel di poter raggiungere la miniera, insieme al divieto di manifestare per 30 giorni imposto dal governo.

Il pugno di ferro di Giammattei ha colpito anche il giornalista Juan Bautista Xol, corrispondente di Prensa Comunitaria, arrestato nella sua casa di El Estor per aver raccolto le denunce contro la miniera delle comunità in resistenza. Quello di Giammattei è un governo che prosegue nella sua politica di sottoscrivere contratti con le multinazionali e permettere loro di occupare le terre cacciando i contadini: ci sono numerosi casi di minacce, sequestri e desaparecidos.

Il 4 ottobre scorso, los Cuatro Consejos Ancestrales Maya Q’eqchi’, Kawa Siyab’, San Baals, Oxlaju Aj e Qana Tomasa, avevano ricordato allo Stato che non era stata realizzata alcuna consulta previa dei popoli indigeni e smascherato le bugie del latifondo mediatico, secondo il quale le comunità indigene si erano rese responsabili di atti di vandalismo, violenze e blocchi stradali, se non all’ingresso alla miniera e alla partenza del nickel verso Puerto Barrios.

I metodi utilizzati dalla polizia nei confronti dei contadini e degli indigeni maya, all’insegna del mancato rispetto dei diritti civili minimi, a partire dall’ingresso di forza nelle case degli oppositori al progetto minerario, hanno ricordato la violenza delle patrullas al servizio del regime di Lucas García (1978-1982) e Ríos Montt (1982-1983), come ha denunciato il sindacato dei pescatori.

Come sempre accade in questi casi, a sostegno della Compañía Guatemalteca de Níquel (CGN) è arrivata la titolare Solway Investment Group, sostenendo che la miniera avrebbe creato nuovi posti di lavoro per i contadini. Solway ha provato a comprare le comunità offrendo soldi, alimenti e bestiame, ma la resistenza di El Estor non è stata ancora vinta.

Secondo l’avvocato Mario Guillermo Quim, la Compañía Guatemalteca de Níquel ha violato la sentenza della Corte Costituzionale con il sostegno del Ministerio de Energía y Minas. Prensa Comunitaria ha riportato l’allarme del politologo Enrique Álvarez, che ha invitato la comunità internazionale ad occuparsi con urgenza del caso di El Estor.

Solway Investment Group, che ha acquistato la miniera Fenix per 170 milioni di dollari, è un gruppo che si occupa di investimenti in ambito minerario e metallurgico in Guatemala, Argentina, Congo, Indonesia, Macedonia, Russia e Ucraina, è registrata in Svizzera, ma ha sede a Malta. L’impresa garantisce, sulle sue pagine web e su quelle della Compañía Guatemalteca de Níquel, che il progetto minerario Fenix può aiutarla divenire uno dei cinque principali produttori di nickel al mondo.

A scapito degli indigeni maya, dei pescatori e dei contadini che vivono sulle sponde del lago di Izabal.

(*) Fonte: Peacelink

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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