Haití, más allá de los mitos

Recensione al libro dell’agenzia di notizie Alainet – Agencia Latinoamericana de Información, che analizza la storia di Haiti attraverso un rigoroso lavoro di ricerca a cura di giornalisti, intellettuali, sociologi e docenti universitari impegnati a sostenere il processo di decolonizzazione.

di David Lifodi

Come è stato possibile che una repubblica fondata dagli afrodiscendenti abbia finito per trasformarsi in un inferno sulla terra? Cerca di rispondere a questa domanda Haití, más allá de los mitos, il libro curato dall’agenzia di notizie Alainet – Agencia Latinoamericana de Información, che ha chiesto a giornalisti, intellettuali, sociologi e docenti universitari di analizzare a livello economico, storico, sociale, linguistico, antropologico e geopolitico la situazione di uno dei paesi più poveri dei Caraibi e dell’America latina.

La pubblicazione di Alainet, online dallo scorso mese di agosto, poco dopo l’uccisione del presidente de facto Moïse (avvenuta il 7 luglio 2021) ha l’obiettivo di smentire i luoghi comuni che ancora aleggiano su Haiti, frutto di una storiografia e di una pedagogia all’insegna del peggior colonialismo, rivolgendo agli spazi politici, al ruolo dei mezzi di comunicazione, alle organizzazioni popolari (a partire da quelle femministe) e a tutti quei rivoli di resistenze eredi della Rivoluzione del 1804, la cosiddetta nuestra revolución primera.

Prima República Negra de América Latina nel 1804, quando nella maggioranza dei paesi sudamericani il processo verso l’indipendenza iniziò nel 1810 per chiudersi intorno al 1820, Haiti è costretta, ogni giorno, a lottare affinché quell’esperienza rivoluzionaria non cada nell’oblio, come vorrebbe la storiografia neocolonialista francese o quella imperialista statunitense.

Come dare torto a al sociologo Eduardo Grüner, intervistato da Lautaro Rivara, quando sostiene che “El olvido de Haití es el olvido del imaginario de la Revolución”? Eppure, nonostante i frequenti disastri naturali, la debolezza di uno Stato fragile e corrotto, ad Haiti le forme di resistenza sono molteplici, a partire da quella per una decolonizzazione pedagogica, come la definiscono Camila Koenigstein, ricercatrice di Scienze sociali all’Universidad de Buenos Aires (UBA) e Jean Jackson, esponente del Programa de Investigación y Extensión sobre Afrodescendientes y Estudios Afrodiaspóricos, ricordando che gli haitiani, nel 1979, riuscirono a far introdurre l’idioma creolo nelle scuole.

A questo proposito entrambi ricordano, citando Paulo Freire, che l’istruzione è sicuramente uno degli strumenti principali di cambiamento sociale e che occorre recuperare la storia di Haiti a partire dall’identità degli afrodiscendenti e dal protagonismo femminista. A ricordarlo è Sabine Lamour, coordinatrice della rete Solidarité des femmes haïtiennes e docente all’Università Statale di Haiti, che evidenzia il protagonismo delle donne haitiane, in particolare dal 3 aprile 1996, una data storica perché il Parlamento decise allora di riconoscerla come giornata nazionale del movimento femminista haitiano.

Nel ripercorrere la storia di Haiti, definita da Ricardo Seitenfus, rappresentante speciale della segreteria dell’Osa (Organizzazione stati americani), come la «nazione più maltrattata nella storia della diplomazia internazionale» Mamyrah Dougé-Prosper, coordinatrice internazionale della Rete panafricana di solidarietà Community Movement Builders racconta le manovre autoritarie di Moïse e dei suoi predecessori, a testimonianza che Haiti finisce sempre nelle mani del governante di turno.

Maledetta dalla natura e dalla storia, disse una volta Eduardo Galeano, nonostante tutto Haiti ha un popolo indomito, come sottolineato nella prefazione del collettivo editoriale di Alainet, che ha ricordato le parole del martiniqueño Édouard Glissant, «cada país cuenta» e del granadino Maurice Bishop, «creer en los países pequeños» sperando che rappresentino un buon auspicio per il futuro.

La Rivoluzione del 1804, prima ed unica sollevazione di schiavi a trionfare nella storia dell’umanità, capitanata da leader come Toussaint Louverture e Jacques Dessalines, riuscì in un’impresa giudicata impossibile: sconfiggere Spagna, Inghilterra e e Francia e dar vita ad Haiti, prima repubblica libera libera dal colonialismo e dal razzismo e per questo da sempre invisa alle grandi potenze.

Haití, más allá de los mitos

AA.VV.

Agenzia di notizie Alainet – America latina en movimiento, 2021

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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