«Laura non c’è»: un piccolo, grande libro

db ragiona sui «Dialoghi possibili con Laura Conti», proposti da Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi

Se devo parlare di libri importanti non mi metto a raccontare gli affari miei (qualche egocentrico lo fa). Ma questa volta farò un’eccezione perchè mi sembra il modo più veloce e onesto per entrare in argomento. Quando due amiche mi dissero che stavano scrivendo un libro con protagonista Laura Conti – immaginando che fosse ancora viva e dialogasse con altre donne, anche giovanissime – la mia prima reazione fu: «sono impazzite, è troppo difficile». Però subito dopo mi sono autocriticato: «db, perchè sei così pessimista? Barbara e Marina sono brave, ce la faranno. E poi Laura Conti era fantasiosa, un’idea simile s’intona a lei». Ma un timore comunque serpeggiava dentro il mio cuoricino. Ho avuto poi il piacere di leggere il libro in anteprima; anzi di dare qualche consiglio e per questo le autrici mi ringraziano (*). A libro concluso ho avuto la conferma che quella mia paura iniziale era sbagliata: Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi sono state bravissime. Hanno reso l’attualità politica di Laura Conti in modo splendido incrociando piccoli eventi immaginari con una resa efficace, credibile, intelligente del suo pensiero, della sua vita e dei suoi libri. Secondo me «Laura non c’è» – sottotitolo: «Dialoghi possibili con Laura Conti»; l’editore è Fandango Libri (128 pagine per 12 euri) – è una splendida lettura per chiunque ami un po’ questa Terra e pensi valga la pena di impegnarsi per difenderla, tentando così di salvare… noi e le generazioni future.

Laura Conti è morta il 25 maggio 1993, ma se fosse ancora viva avrebbe 100 anni, ed è così che la immaginano Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi in 7 incontri con altrettante donne per affrontare – nella vita di tutti i giorni – i temi a lei cari: la pandemia e il lavoro, i disastri ambientali, la caccia, la vita e la salute delle donne, l’aborto, la politica e l’ecologia nel senso più completo. Dunque per 7 capitoli vediamo che Laura c’è: “acciaccata” ma sempre ironica e combattiva. C’è nella forza dell’immaginazione come nelle citazioni che ci fanno capire quanto sia importante riprendere i fili che lei ha tessuto. Nell’ultimo capitolo arriva invece un piccolo colpo al cuore: Laura non c’è… Perchè è morta ovviamente ma anche perchè un pensiero politico miope e maschilista l’ha di fatto cancellata. «Laura non c’è nei grandi discorsi ambientalisti ed ecologisti della sinistra italiana negli ultimi 30 anni». E non c’è anche perchè «quella di essere invisibili è ancora oggi una condizione tipica per molte donne». Sarebbe diverso se Laura si fosse chiamata Giorgio? Purtroppo sì.

Questo libro dunque ci permette di conoscere (o di ritrovare per chi già la conosceva) una delle pensatrici più importanti del nostro Paese, considerata a ragione la fondatrice dell’ambientalismo scientifico in Italia. E sa farlo con una narrazione agile ma fedele a ciò che Laura Conti è stata.

Strada facendo nel libro incontreremo le scelte della sua vita (fu staffetta partigiana e militante del Pci), i saggi e i romanzi, la divulgazione e la ricerca, Seveso e la diossina, «Una lepre con la faccia da bambina» (**), Rachel Carson, la biologia, le donne e i «valori d’uso», Alex Langer, la scuola che ci serve (e la brutta skuola che c’è), i danni della fabbrica ma anche dell’agricoltura, «il senso del futuro», l’aborto e persino la fantascienza; ma nella finzione dialogheremo anche con le «ragazze del venerdì», con l’eco-femminismo dei nostri giorni, con Luba – una badante abbastanza sui generis – e con le gatte di Laura, sempre fra i piedi.

«Non basta studiare, bisogna fare» è forse la frase – di Laura Conti – più giusta per chiudere questa recensione. Ma siccome mi sono sbellicato dal ridere regalo a chi sta leggendo anche le ultime parole delle serissime quanto utili «Note e riferimenti bibliografici», un bel graffio di ironia: «nessuno scienziato è stato maltrattato durante la scrittura di questo pamphlet, alcuni stavano già male».

(*) Immagino che qualcuna/o pensi possa esistere un certo “conflitto di intereessi” in questa recensione: sono amico delle autrici e in coda al libro mi ringraziano… come potrei essere onesto? Anche io mi sono posto il dilemma (in questo caso e in altri simili) e l’ho risolto così. Per non dire bugie… se il libro mi fosse parso “brutto” avrei fatto finta che non fosse mai stato pubblicato. Meglio un’amicizia compromessa e una recensione in meno che infilarsi nel tunnel del “nepotismo”.

(**) Fandango ha ripubblicato «Una lepre con la faccia da bambina», un romanzo di Laura Conti, scritto dopo la catastrofe di Seveso. Certamente ne riparleremo.

IN BOTTEGA cfr 100 anni fa nasceva Laura Conti ma anche Laura Conti: «era e andava dovunque ci fosse da…

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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