Nicaragua: in memoria di Leonel Rugama, poeta guerrigliero

Il 15 gennaio 1970 il giovane militante del Frente sandinista fu ucciso da un battaglione militare dopo un’eroica resistenza durata ore. Ancor oggi Rugama è considerato un simbolo della lotta antisomozista.

di David Lifodi

“ Que se rinda tu madre!”, “Che si arrenda tua madre!”: si sentì rispondere così il generale della guardia somozista Samuel Genie Lacayo, dopo avergli intimato la resa, dal poeta e scrittore Leonel Rugama, assediato da un intero battaglione di militari all’interno di un presidio sandinista.

È il 15 gennaio 1970 e la rivoluzione sandinista avrebbe dovuto attendere ancora oltre 9 anni prima di entrare trionfalmente a Managua. Il Nicaragua è nelle mani del dittatore Anastasio Somoza, il quale vuol dimostrare a tutti che basta utilizzare il pugno duro per tenere un intero paese ai suoi piedi. Leonel Rugama, insieme a due sue compagni guerriglieri, Róger Núñez  e Mauricio Hernández, fa fronte a circa duecento militari somozisti armati fino ai denti. Tre ventenni, dalle prime ore del mattino a mezzogiorno, tengono in scacco un intero battaglione che aveva saputo della presenza nella zona dei tre giovani rivoluzionari grazie ad una delazione. I tre cadono combattendo e la scena ricorda quella descritta da Giovanni Pesce, detto Visone, nel suo libro Senza tregua. La guerra dei Gap, nel quale racconta le battaglie dei gappisti per liberare l’Italia dal fascismo. Dante Di Nanni riuscì a resistere all’interno di una base gappista a Torino, assediato da nazisti e repubblichini, che credevano di avere di fronte un nutrito gruppo di partigiani. Quando il giovane gappista capisce che ormai è finita, si getta nel vuoto dalla ringhiera della casa dove si era rifugiato, pur di non cadere nelle mani dei fascisti. È il 18 maggio 1944.

Quel 15 gennaio 1970 si ripete una situazione simile. Di fronte al cimitero orientale di Managua i tre combattenti del Frente sandinista lottano fino alla fine. Somoza ordina ad un canale televisivo di trasmettere in diretta l’assedio, in modo tale da dimostrare ai suoi nemici cosa succede a coloro che osano opporsi al regime, ma la sua idea si rivela un errore perché migliaia e migliaia di nicaraguensi comprendono quanto sia feroce la dittatura. I quotidiani La Prensa e Novedades danno ampio risalto alla resistenza di Rugama e dei suoi due compagni, tanto che Somoza è costretto a far svolgere i funerali del giovane poeta e scrittore in tutta fretta e con molte restrizioni per evitare che le esequie si trasformino in una nuova mobilitazione popolare contro il regime. Rugama fu seppellito a Estelí, storica roccaforte sandinista.

Nato il 27 marzo 1949 nella Valle de Matapalos, Leonel proveniva da una formazione cristiana, non a caso, quando decise di abbandonare il seminario per militare nel Frente sandinista, disse che lasciava la strada religiosa perché preferiva le “catacombe”: così definiva il suo passaggio alla lotta clandestina con il Fsln contro il somozismo, paragonandola a quella dei primi cristiani che cercavano di sfuggire alle persecuzioni dell’impero romano. Aveva fatto il suo ingresso in seminario ad 11 anni e, dopo essersi laureato, prese sempre più a cuore le sorti del suo paese, tanto da preferire la permanenza in Nicaragua alla Germania, dove aspirava ad ottenere una borsa di studio in ingegneria. Al seminario diocesano di Managua Leonel Rugama trasferì i suoi ideali religiosi come l’amore per il prossimo e l’impegno a fianco degli ultimi nei precetti marxisti, sulla scia di sacerdoti combattenti come il colombiano Camilo Torres, il fondatore dell’esercito di liberazione nazionale (Eln), che propugnava l’incontro tra il marxismo rivoluzionario e il cattolicesimo. Rugama si identificava nella santità laica di figure come Sandino e Che Guevara.

Taller, una rivista degli studenti universitari nicaraguensi, riprese gran parte della sua produzione letteraria, fino a pubblicare due tra i suoi poemi più famosi, La tierra es un satélite de la luna (*)  e Biografía, una sorta di autoritratto dello stesso Rugama come guerrigliero.

Oggi, per ironia della sorte, il grido “ Que se rinda tu madre” è divenuto lo slogan più frequente che appare sulle barricate degli studenti nicaraguensi contro la coppia presidenziale Ortega-Murillo. E nell’attuale situazione politica del Nicaragua fa un certo effetto sentir risuonare quelle parole che prima erano proprie del Frente sandinista, tra cui figurava lo stesso Daniel Ortega in qualità di dirigente, ed ora sono rivolte verso quella cupola che ha cancellato i veri valori e ideali del sandinismo che però sono ancora presenti, per fortuna, fra i militanti di base.

(*) in bottega è qui: Ci serve Gagarin, 50 anni dopo?

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

2 commenti

  • Maria Teresa Messidoro

    grazie David per ricordarci ciò che a volte sfuma nella memoria. E mi impegno a ricordarmelo quando, come tutti gli anni, in Via Dante di Nanni, il 25 aprile, ascolteremo con le lacrime negli occhi e il pugno alzato, la storia di Dante Di Nanni

  • Il paragone tra Rugama e Di Nanni mi è venuto spontaneo sia per la loro giovane età sia per la loro partecipazione ad un’azione di resistenza.
    Pur in periodi diversi ed in mondi assai lontani tra loro rappresentano un esempio di generosità, coraggio e altruismo senza pari.
    Sono due partigiani della democrazia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.