Nicaragua: scenario siriano o ritorno del somozismo?

un altro dossier: con riflessioni di Antonello Boassa e Atilio Borón (favorevoli alle ragioni dell’attuale governo sandinista) più alcuni contributi in spagnolo ripresi dal web. Il dibattito resta aperto.

In “bottega” abbiamo ospitato spesso – l’ultimo è questo: Nicaragua: dal somozismo al sandinismo e ritorno – articoli molto critici verso Ortega al fianco di alcuni che cercano di comprendere lo scenario politico senza pregiudizi o senza prendere una posizione netta.

Senza cadere nelle polemiche che stanno infiammando i siti web – e coinvolgendo personalità e intellettuali della sinistra latinaomericana (e italiana) – pubblichiamo un nuovo dossier.

Come già abbiamo evidenziato altre volte, il dibattito resta aperto. E dunque sono graditi i commenti o altri interventi (db-dl)

 

Nicaragua: identico copione. Venezuela, Siria…

di Antonello Boassa

Non c’è più da stupirsi. Giornali di destra come anche di “sinistra” non hanno dubbi. I disordini, i massacri, il caos economico sono di volta in volta opera delle “dittature”. In Venezuela con Maduro, in Siria con Assad, ora in Nicaragua con Ortega. Dello stesso avviso i “sinistri di appendice PD e certi pacifisti che, ai tempi della Libia, un vero pacifista come Patrick Boylan aveva definito “pacifisti con l’elmetto” ( non fu “Medici senza frontiere” a chiedere di bombardare la Libia per farla finita con le migliaia di morti denunciati da “Save the Children”?. Migliaia di morti che nessuno trovò naturalmente).

Le dichiarazioni dei governi del’ “Alba” latinoamericana a favore della resistenza della coppia Ortega-Murillo non possono certo scuotere le convinzioni dei nostri costruttori di pace( Morales non è un feroce dittatore nemico dichiarato degli States?). E neanche credo possano insinuare qualche dubbio, tra i militanti anti-Ortega, la manifestazione a Managua di 500.000 persone a favore del “regime”, lasciata ovviamente all’oscuro dai media mainstream all’opinione pubblica internazionale e le prove schiaccianti sui crimini commessi da mercenari presumibilmente di ritorno dal Venezuela (vedi Siria).

Gli States sono l’Impero del caos, governano il mondo con il caos( una delle operazioni più riuscite e sempre privilegiate consiste nell’utilizzo di cecchini che sparano sia contro i “rivoltosi” sia contro le forze di polizia -così in Yugoslavia, in Siria, in Libia, in Venezuela-), senza dimenticare gli embarghi, le serrate, le sanzioni che costringono la popolazione alla fame, all’assenza di farmaci… alla disperazione naturalmente da attribuire al “regime” che di volta in volta viene preso di mira dagli States, dalla UE, dalla “comunità internazionale”

Nonostante il copione sia sempre lo stesso, risulta ipocritamente di difficile decifrazione dalle destre e dalle “sinistre” italiche. Anche i registi sono sempre gli stessi: CIA, Pentagono, Casa Bianca…E naturalmente a livello locale i latifondisti, gli imprenditori privati, i piranha della grande finanza, le alte gerarchie ecclesiastiche. Anche i principali finanziatori sono sempre gli stessi. Il NED (Nazional Endowment for Democracy) di George Soros, l’USAID( Agenzia statunitense per lo sviluppo) gestita dalla CIA, il GLOBAL WITNESS che gode sostanzialmente dei finanziamenti del noto filantropo George Soros.

Secondo una giornalista vera, Geraldina Colotti (invisa al “Manifesto” per i suoi non ideologici reportage sul Venezuela) che riporta scrupolosamente i dati raccolti da Global Research, la sola NED “ ha stanziato oltre 4.400 milioni di dollari per costruire un’opposizione in Nicaragua, più di 700 milioni nel solo 2017” 1). Finanziamenti che arrivano soprattutto alle Ong che, tramite i finti veli umanitari di ispirazione yankee, informano l’opinione pubblica locale ed internazionale dei massacri, delle devastazioni, delle violenze, delle uccisioni attribuendole non ai veri protagonisti, mercenari, fascisti, reazionari di ogni sorta ma naturalmente, come ultimamente è accaduto in Siria ed in Venezuela, al “regime dittatoriale” di Ortega-Murillo.
Non da trascurare i fondi che arrivano da altre agenzie statunitensi agli studenti delle scuole private, vezzeggiati e ulteriormente finanziati dagli anticastristi di Miami, in modo che possano avere accesso a borse di studio, a hotel prestigiosi, a viaggi lussuosi restituendo in cambio organizzazione di manifestazioni eversive e petizioni alla “comunità internazionale”

Le manifestazioni di protesta popolare del 18 aprile sono avvenute a causa di una proposta governativa di riforma della Previdenza sociale che avrebbe comportato un aumento dei contributi per i lavoratori dello 0.7% e per gli imprenditori del 3,5”, Una proposta giusta che andava in direzione di un riequilibrio dei “sacrifici” per risanare i conti dell’istituto di Previdenza. Il grave errore di Ortega di non consultare adeguatamente la base sandinista è stato un regalo prezioso per le classi dominanti che, con i media, con le ONG, con gli studenti delle Università private, hanno saputo rivolgersi alle masse popolari, cercando, e in parte riuscendo, di aizzarle contro la “dittatura” di Ortega. Il quale, va detto, negli ultimi tempi, ha inanellato errori su errori, non portando avanti adeguatamente la Riforma agraria che è rimasta a metà del guado, esagerando in pragmatismi con le classi dominanti che subito coglievano la palla al balzo per far ritornare le cose quasi al livello di partenza, e soprattutto non consultando la base sandinista come tempo prima…

Da ciò la disillusione di intellettuali latinoamericani di livello, quali Manuel Donoso e il grande poeta Ernesto Cardenal che addirittura hanno parlato di fine del Sandinismo. Credo che sbaglino. Davanti alle difficoltà che si sono create a causa di una gestione politica non sempre adeguata del duo Ortega-Murillo è necessario non creare spaccature ma semmai intervenire per favorire una ripresa del Sandinismo, una ripresa della democrazia interna e di un rapporto più cogente con le masse popolari che hanno beneficiato in questi decenni di una crescita del PIL attorno al 3/4% annuo, che hanno potuto veder crescere i salari e le pensioni e ridurre la povertà assoluta. Si pensi cosa accadrebbe all’America latina se cadesse Ortega e con lui anche Maduro, dopo che in questi ultimi anni gli States sono riusciti a riconquistare Honduras, Paraguay, Argentina(gravi errori di Ernesto e Cristina Kirchner), Brasile (anche qui grandi manchevolezze di Dilma Rousseff e di Lula). Si ritornerebbe al cortile di casa degli Stati Uniti, di cui aveva parlato Mao.
Ma le organizzazioni operaie e contadine come la mitica Via Campesina non hanno rivolto le spalle. Anche loro nella grandiosa manifestazione dei 500.000 a sostegno del Sandinismo nato sulle ceneri della dittatura feroce di Anastasio Somoza. Figlio di puttana secondo molti deputati americani. Ma “il nostro figlio di puttana” precisava Franklin Delano Roosevelt.

Daniel Ortega che è stato eletto nel 2016 con il 72% dei voti e con il 66% di partecipazione, ” ha proposto un dialogo nazionale, con la mediazione della Chiesa cattolica, e si è detto pronto ad esaminare tutte le proposte”2). Verrà istituita una Commissione parlamentare per ristabilire pace e verità, pace e verità come auspica la maggior parte del popolo nicaraguense.

NOTE
1) Geraldina Colotti “ La lunga marcia del Nicaragua sandinista” in “L’Antidiplomatico” 18/7/18
2) Geraldina Colotti, op. cit.

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Nicaragua: la sinistra e il golpe

di Atilio Borón (tratto da L’AntiDiplomatico e tradotto da Fabrizio Verde)

L’attuale dolorosa congiuntura in Nicaragua ha provocato una vera e propria raffica di critiche. La destra imperiale e i suoi epigoni in America Latina e Caraibi hanno raddoppiato la loro offensiva con un unico ed esclusivo obiettivo: creare il clima giusto a livello di opinione pubblica che permetta di rovesciare senza proteste internazionali il governo di Daniel Ortega, eletto meno di due anni fa (novembre 2016) con il 72 per cento dei voti.

Questo era prevedibile; non lo era che a quest’attacco partecipassero, anche con singolare entusiasmo, alcuni politici e intellettuali progressisti e di sinistra che hanno unito le loro voci a quelle degli svergognati servi dell’impero. Un noto rivoluzionario cileno, Manuel Cabieses Donoso, della cui amicizia sono onorato, ha scritto nella sua fiammeggiante critica al governo sandinista che «la reazione internazionale, il ‘sicario’ generale dell’OSA, i mezzi della disinformazione, la classe imprenditoriale e la Chiesa Cattolica si sono impadroniti della crisi sociale e politica innescata dagli errori del governo. I reazionari sono saliti sull’onda della protesta popolare».

Corretta descrizione di Cabieses Donoso da cui, tuttavia, vengono tratte conclusioni errate. Giusta perché è vero che il governo di Daniel Ortega ha commesso un gravissimo errore nel siglare patti ‘tattici’ con i nemici storici del FSLN e, più recentemente, nel tentativo di imporre una riforma delle pensioni senza alcuna consultazione con le basi sandiniste o agendo con incomprensibile disprezzo per la crisi ecologica nella riserva biologica Indio-Maíz.

Corretta anche quando afferma che la destra locale e i suoi padroni stranieri si sono appropriati della crisi sociale e politica, un dato di importanza trascendentale che non può essere ignorato o sottovalutato. Ma radicalmente scorrette sono le sue conclusioni, come quelle di Boaventura de Sousa Santos, quella del profondo ed enorme poeta Ernesto Cardenal, e di Carlos Mejía Godoy, così come tutta una pletora di attivisti che nelle loro numerose denunce e scritti richiedono – apertamente, altri in un modo più sottile – la destituzione del presidente del Nicaragua senza nemmeno abbozzare una riflessione o arrischiare una congettura su quanto sarebbe avvenuto dopo.

Alla luce dei bagni di sangue che hanno devastato l’Honduras in seguito alla destituzione di ‘Mel’ Zelaya; quanto avvenuto in Paraguay in seguito al rovesciamento ‘express’ di Fernando Lugo nel 2012, e quanto accaduto prima in Cile nel 1973 e in Guatemala nel 1954; o quello che fecero i golpisti venezuelani dopo il golpe dell’11 di aprile durante l’interregno di Carmona Estanga ‘il breve’, o quello che sta succedendo adesso in Brasile e le centinaia di migliaia di omicidi che la destra ha compiuto durante i decenni di ‘cogestione FMI-PRIAN’ in Messico, o il genocidio dei poveri praticato da Macri in Argentina. Qualcuno sano di mente può supporre che la destituzione del governo di Daniel Ortega creerebbe una democrazia scandinava in Nicaragua?

Una debolezza comune a tutti i critici è che in nessun momento alludono al quadro geopolitico in cui si dipana la crisi. Come possiamo dimenticare che il Messico e l’America centrale sono una regione di massima importanza strategica per la dottrina della sicurezza nazionale negli Stati Uniti? L’intera storia del ventesimo secolo è contrassegnata da questa ossessiva preoccupazione di Washington di sottomettere il popolo ribelle del Nicaragua. A qualsiasi prezzo. Anche attraverso la sanguinaria dittatura di Anastasio Somoza, la Casa Bianca non ha esitato e agito di conseguenza. Criticato da alcuni rappresentanti democratici nel Congresso degli Stati Uniti per il sostegno che Franklin D. Roosevelt dava al dittatore, egli rispose semplicemente che «sì, (Somoza) è un figlio di puttana ma è il NOSTRO figlio di puttana».

E le cose non sono cambiate da allora. Quando il 19 Luglio 1979 il Fronte Sandinista sconfigge il regime di Somoza, il presidente Ronald Reagan non esita un minuto nell’organizzare un’operazione mafiosa di traffico illegale di armi e droga al fine di poter finanziare, ben oltre di quanto autorizzasse il Congresso degli Stati Uniti, la ‘contra’ nicaraguense. Tutto questo andò sotto il nome di ‘Operazione Iran-Contras’. Possiamo essere così ingenui oggi da dimenticare questo precedente, o pensare che queste politiche interventiste e criminali rappresentino pratiche del passato? Un paese, inoltre, che negli ultimi tempi ha pianificato la costruzione di un canale interoceanico – finanziato da enigmatici capitali cinesi – in grado di competere con il Canale di Panama, controllato di fatto se non di diritto, dagli Stati Uniti. Questi non sono dati aneddotici ma di fondo, necessari per calibrare con precisione il contesto geopolitico in cui i tragici eventi si svolgono in Nicaragua.

Tutto ciò non significa ignorare i gravi errori del governo di Daniel Ortega e l’enorme prezzo pagato per un pragmatismo che ha stabilizzato la situazione economica del paese e migliorato le condizioni di vita della popolazione ipotecando la tradizione rivoluzionaria sandinista. Ma il patto con i nemici è sempre volatile e transitorio. E al minimo segno di debolezza del governo, e davanti un grossolano errore basato sul disprezzo per l’opinione della base sandinista, si sono scagliati con tutto il loro arsenale in strada per rovesciare Ortega. Hanno trasferito molti dei mercenari che hanno messo in scena le ‘guarimbas’ in Venezuela in Nicaragua e ora stanno applicando in Nicaragua la stessa ricetta per la violenza e la morte insegnata nei manuali della CIA.

Conclusione: la caduta del sandinismo indebolirebbe il contesto geopolitico del Venezuela brutalmente aggredito e aumenterebbe le possibilità di generalizzazione della violenza in tutta la regione.

Mentre ero al Forum di San Paolo che si svolge a L’Avana, ho potuto godere della contemplazione dei Caraibi. Lì vidi, in lontananza, una fragile barchetta. Era condotta da un robusto marinaio e, dall’altra parte, c’era una ragazza. Il timoniere sembrava confuso e lottava per mantenere il suo corso nel bel mezzo di una minacciosa mareggiata. E mi è venuto in mente che questa immagine potrebbe rappresentare eloquentemente il processo rivoluzionario, e non solo in Nicaragua ma anche in Venezuela, in Bolivia, ovunque. La rivoluzione è come quella ragazza, e il timoniere è il governo rivoluzionario. Quest’ultimo può sbagliare, perché non c’è lavoro umano al riparo dall’errore; e compiere manovre errate che lo lasciano in balia delle onde e mettono in pericolo la vita della ragazza. A completare il tutto, non lontano c’era la sagoma minacciosa di una nave da guerra statunitense, carica di armi letali, squadroni della morte e soldati mercenari. Come salvare la ragazza? Sbalzando il timoniere in mare e facendo affondare la barca, e con essa la ragazza? Consegnandola alla marmaglia di criminali che si affollano, assetati di sangue e pronti a saccheggiare il paese, rubare le loro risorse e stuprare e poi uccidere la ragazza?

Non credo sia questa la soluzione. Non vedo che questa sia la soluzione. Più produttivo sarebbe che alcune delle altre barche che si trovano nella zona si avvicinino a quella in pericolo e facciano sì che il disordinato timoniere possa raddrizzare la rotta. Affondare colui che guida la ragazza della rivoluzione, o consegnarlo alla nave nordamericana, difficilmente potrebbe essere considerato una soluzione rivoluzionaria.

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Nicaragua Duele, di Claudio Katz

La (im)posibilidad de comprender la crisis en su complejidad, di Simona V. Yagenova

IN “BOTTEGA” avevamo già pubblicato diversi articoli sul Nicaragua e poi un altro dossier leggibile qui.

 

Redazione
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