Requiem per Unasur

Al posto dell’Unión de Naciones Suramericanas il blocco delle destre continentali, ormai in maggioranza, punta su Prosur, un nuovo organismo che assomiglia molto al Gruppo di Lima, asseconderà gli Stati uniti e metterà a forte rischio la pace in tutta l’America latina.

di David Lifodi

L’Unión de Naciones Suramericanas (Unasur) è ormai arrivata al capolinea, sia per la riconquista del continente da parte delle destre sia per la presenza di un blocco regionale che non ha mai creduto in quell’integrazionismo latinoamericano per il quale si erano spesi soprattutto Lula, Néstor Kirchner e Hugo Chávez.

L’idea dei governi conservatori del continente sarebbe quella di sostituire Unasur con Prosur, un “organismo di coordinamento costituito allo scopo di aprirsi al mondo”, come ha tenuto a sottolineare il presidente colombiano Duque, facendo intendere che l’Unión de Naciones Suramericanas fosse una struttura chiusa. In realtà, per quanto possa rappresentare un paradosso, ad essere un organismo verticistico e non aperto all’esterno è proprio Prosur, che si limiterà ad eseguire le imposizioni provenienti da Washington, a differenza di Unasur, il cui fine era quello di tutelare  e difendere la sovranità territoriale latinoamericana.

Tutto ciò è emerso con evidenza il 22 marzo scorso, quando Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Perù, Paraguay e Guayana hanno sottoscritto la dichiarazione di Santiago, che sancisce la nascita ufficiale del Foro para el Progreso de América del Sur (Prosur), con la benedizione del presidente colombiano Iván Duque, d cileno del Sebastián Piñera, di Bolsonaro (Brasile), Macri (Argentina), Vizcarra (Perù), Moreno (Ecuador) e Abdo (Paraguay).

Prosur rischia dunque di ricalcare la stessa impostazione del Gruppo di Lima, non a caso a volervi aderire sono quasi tutti quei paesi che, in questi ultimi mesi, hanno rifiutato di riconoscere la presidenza Maduro in Venezuela. Gli aderenti a Prosur intendono insistere, ancora una volta, con quei trattati di libero commercio che Hugo Chávez, quando era alla guida del Venezuela, aveva definito con disprezzo le “alchine” (da Alca – Área de Libre Commercio de las Américas).

Purtroppo, però, i tempi del gran rifiuto all’Alca, espresso da Brasile, Argentina e Venezuela, sembrano appartenere davvero ad un’altra epoca politica. Ad esempio, fin dall’insediamento di Bolsonaro, il Brasile si è progressivamente smarcato da Unasur per dirigersi verso quella Alianza del Pacífico creata proprio in funzione anti-integrazionista. Se Prosur decollerà realmente, ad essere oscurata potrebbe essere anche la credibilità dell’Osa, l’Organizzazione degli stati americani, la cui affidabilità è peraltro in picchiata ogni giorno che passa.

Il Cile sarà il primo paese che presiederà Prosur, mentre l’anno prossimo sarà la volta del Paraguay. La credibilità di Prosur non è minata solo da personaggi come il presidente dell’Ecuador Moreno, eletto nel segno del centrosinistra e passato rapidamente a destra. Ad esempio, Piñera, che si dice preoccupato per la crisi venezuelana, è noto per le sue idee misogine, per le politiche razziste verso i migranti e per la repressione sistematica del popolo mapuche. Eppure, Prosur ufficialmente si presenta come un progetto di “integrazione pragmatica” tra i paesi latinoamericani, almeno stando alle dichiarazioni del cancelliere cileno Roberto Ampuero.

In un incontro tenutosi a Brasilia all’inizio di gennaio, l’argentino Mauricio Macri e il brasiliano Jair Bolsonaro hanno convenuto, inoltre, sul modificare il Mercosur e sull’opportunità di dar vita ad un vero e proprio blocco di governi conservatori aperto anche all’Ecuador (a seguito dell’incredibile giravolta di Moreno, eletto in chiave progressista e passato armi e bagagli dall’altra parte della barricata in men che non si dica), allo scopo di “difendere la democrazia e tutelare l’economia di mercato. Definiti come i sepultureros, i becchini, di Unasur, Macri, Duque, Bolsonaro e il loro socio Piñera, il presidente cileno, rappresentano inoltre un pericolo anche per la Comunità degli stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac), il più importante organismo che riunisce 33 paesi di America latina e Caribe (senza Canada e Stati uniti) ed ha tra i suoi argomenti più a cuore lo sviluppo sociale, l’istruzione, l’ambiente, ma soprattutto il disarmo nucleare. La Celac si è sempre caratterizzata per il suo impegno nel risolvere in maniera pacifica e democratica le divergenze a livello politico e la vera e propria aggressione condotta dal blocco di destra continentale al Venezuela bolivariano fa temere che la Comunità degli stati latinoamericani e dei Caraibi finirà per essere sovrastata dal nascente Prosur.

Attualmente, a scompaginare le carte di questo nuovo organismo, potrebbe essere il Messico, dove, in controtendenza rispetto al resto del continente, l’elezione di López Obrador ha suscitato quantomeno delle speranze per quanto riguarda la collocazione del paese sulla scena continentale.  Rispetto ai propositi bellicosi di Prosur, l’attuale posizione messicana, come si è visto anche in occasione della crisi in Venezuela, è quella di non intromettersi nelle vicende politiche dei paesi terzi, favorendo il dialogo e la mediazione, e questo potrebbe servire a dare nuova linfa alla stessa Celac.

L’ex presidente colombiano di Unasur, Ernesto Samper, confida nel fatto che all’interno dell’Unión de Naciones Suramericanas possano comunque convivere governi di opposte posizioni ideologiche, se non altro al fine di riaffermare l’America latina come zona di pace e disarmo, ma l’aggressività dei paesi che hanno dato vita a Prosur, dalla sua stessa Colombia al Cile, ormai da molti anni si sono sempre distinti per una collocazione anti-integrazionista e l’apertura alla presenza di basi militari Usa nel continente non promette niente di buono per l’immediato futuro. Non a caso, lo stesso Samper ha bollato Prosur come un progetto che aumenterà le già forti divisioni nella regione, a partire da una forte identità ideologica.

Per il momento, tra i paesi che non hanno sottoscritto la Dichiarazione di Santiago, oltre al Messico, vi sono Bolivia e Uruguay, il cui vice cancelliere Ariel Bergamino ha dichiarato che è impossibile aderire ad un qualsiasi spazio di integrazione che però prevede delle esclusioni a priori, quelle per cui si è apertamente costituito un organismo come Prosur.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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