Rivoluzione? Oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente

L’astrofilosofo, al secolo fabrizio Melodia, nella 124esima puntata di «Ci manca(va) un Venerdì» si muove intorno alla necessità di rovesciare “l’ordine (ingiusto) costituito”: scansando Mao, cantando Gaber, ricordando Gobetti e sperando che Juan ogni tanto abbia torto

“Secondo me gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale, ma la colpa non è certo dell’Italia, ma degli italiani, che sono sempre stati un popolo indisciplinato, individualista, se vogliamo un po’ anarchico e ribelle, e troppo spesso cialtrone. Secondo me gli italiani non si sentono per niente italiani, ma quando vanno all’estero, li riconoscono subito. Secondo me gli italiani sono cattolici e laici, ma anche ai più laici piace la benedizione del papa. Non si sa mai. Secondo me gli italiani sono poco aggiornati e un po’ confusi, perché non leggono i giornali. Figuriamoci se li leggessero. Secondo me non è vero che gli italiani sono antifemministi. Per loro la donna è troppo importante, specialmente la mamma. Secondo me gli italiani hanno sempre avuto come modello i russi e gli americani. Ecco come va a finire quando si frequentano le cattive compagnie”: così – muovendosi con ironia in una confusione tutta (?) italica – il buon vecchio Giorgio Gaber (“Secondo me gli italiani”, disco 2, n. 4).
Se fosse ancora con noi, il signor GG se la riderebbe della grossa a vedere i risultati delle ultime elezioni, dove la “rivoluzione italiana” – benedetta dal Rosatellum (latino di Chiesa o latinorum da azzeccagarbugli?) – sembra bloccata: non dalle truppe schierate ma dall’iter burocratico, dalla melina e dai “ne parliamo domani”. Sarà vero, come certi media strombazzano, che già molti affollano i CAAF per i redditi di cittadinanza, mentre altri mandano mail di protesta al Parlamento per la mancata e subitanea abolizione della legge Fornero? Vero è che in giro ci sono i “realisti” ma razzisti; e pure tane teste poco libere con strane idee sui diritti e sull’uguaglianza (la confusione nella maggioranza dei maschi cresce ogni giorno prima dell’8 marzo e tutti i giorni dopo).
In effetti Gaber canticchiava: ”La risposta delle masse è di sinistra | con un lieve cedimento a destra. | Son sicuro che il bastardo è di sinistra, | il figlio di puttana è a destra”.
Bisognava fare la rivoluzione negli anni ’70, quando cantava GG, ma si poteva anche posticipare di qualche giorno. Del resto “qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio”. Le famose contraddizioni “in seno al popolo”
Brutta storia – si sa – la rivoluzione. Un cinese, esperto di contraddizioni e rivoluzioni, oggi fuori moda soleva ripetere: “la rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra”. Anche una donna, ebrea, comunista, polacca e zoppa – cioè un concentrato di mostruosità secondo il maschio ariano presunto doc – ovvero Rosa Luxemburg ricordava che ”le rivoluzioni non sono battezzate nell’acqua di rose”.
Un poco più sereno ed esperto (?) Jean Paul Sartre: ”La rivoluzione non è questione di merito, ma di efficacia, e non v’è cielo. C’è del lavoro da fare, ecco tutto”. Senza però dimenticare – Antonio Gramsci ve lo ricordate? – che i rivoluzionari hanno una connotazione romantica.
Pessimista (o realista?) al massimo livello il vecchio peone Juan (Rod Steiger) che – nel film “Giù la testa” – urla al dinamitardo irlandese John (James Coburn): ”Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c’e qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e dice: Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto […] e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Quindi per favore, non parlarmi più di rivoluzione… E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente, tutto torna come prima!”.
Era in numerosa compagnia, il povero Juan. Anche di un francese che il 26 febbraio 1794 (parlando alla Convenzione) così ammonì:  ”Quelli che fanno una rivoluzione a metà non hanno fatto altro che scavarsi una tomba”. Era il fervente e bellissimo Louis Antoine de Saint Just, chiamato non a caso “l’angelo della Rivoluzione”.
Tornando alla “variante” (o no?) italica va ricordato  e meditato il pensiero di un fervente antifascista come Piero Gobetti: “In pratica le cose in Italia non cambiano mai, cambiano i nomi e le occasioni della storia ma, in definitiva, i nostri mali e i nostri vizi rimangono sempre desolatamente uguali”, poi aggiungendo: ”Il mussolinismo è […] un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l’abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza”.
E dunque – ancora Gobetti – occorre diffidare dei liberatori dall’alto o da fuori: “Nessun cambiamento può avvenire se non parte dal basso, mai concesso né elargito, se non nasce nelle coscienze come autonoma e creatrice volontà rinnovarsi e di rinnovare”.
#PotereAlPopolo allora è l’hashtag dei Piero Gobetti di oggi?
Gaber non ne sarebbe cosi sicuro: ”Qualcuno era comunista perché la rivoluzione, oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente”.

QUESTA IMMAGINE è stata inviata (ad amici/amiche) da Mario Agostinelli a commento del voto o forse della fase storica. “Rovescia” il famoso quadro (del 1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Bella, amara e variamente interpretabile. E’ “il quarto Stato” che sbaglia strada? Che torna indietro, girando le spalle al futuro? Oppure il ribaltamento suggerisce che ognuno/a sta andando per conto suo? Aggiungo che volevo citare l’autore o l’autrice ma in rete non ne ho trovato indicazione; come sempre in casi simili la “bottega” ringrazia in anticipo chi ci aiuterà a correttamente citare la fonte [db]

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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