Vaccini differenziati e questione meridionale

di Nino Lisi

Le Regioni del Nord ci hanno provato. Non è loro andata bene, ma ci hanno provato e non sembrano voler desistere dal tentativo di acquistare per proprio conto grosse partite di vaccini.

«Ma che male c’è?» ha chiesto una signora, l’11 febbraio, nella trasmissione di Radio3 “Tutta la città ne parla” (tutte le mattine dalle 10 discute con esperti di questioni difficili sollevate da ascoltatrici ed ascoltatori nella precedente rassegna stampa con Filo Diretto). Si ragionava di “vaccini differenziati” cioè della richiesta delle Regioni ricche, tutte del Nord, di acquistare da sé grosse partite di vaccini considerato che quelli che stanno per arrivare non sono efficaci quanto i precedenti.

«Se hanno i soldi – ha proseguito la signora – perché non dovrebbero farlo e proteggere meglio i propri cittadini?».

Il ragionamento sembrerebbe non fare una grinza, ma non è così. Lo lascio spiegare, se vogliono, alle compagne e compagni, amiche ed amici, di «Contro ogni autonomia differenziata» che lo sanno fare benissimo.

Io vorrei occuparmi di un altro aspetto della questione anche per spiegare alla redazione di “Tutta la città ne parla” – che pure apprezzo moltissimo – quanto sia sbagliato lasciar chiamare e chiamare “virtuose” le Regioni ricche del Nord, implicitamente lasciando intendere che quelle povere (tutte nel Sud) sarebbero viziose.

EH NO! Non torniamo al ‘700 quando in Inghilterra (e non solo lì e neppure soltanto allora) la povertà era considerata una colpa ed effetto di vizi. Al danno non si può aggiungere la beffa!

La storia del Mezzogiorno è dunque totalmente dimenticata? E’ forse tornato nell’oblio come sia nata “la questione meridionale” e come sia stata portata senza risolverla sino ai nostri giorni.? O per il fatto che la Storia la scrivono i vincitori anche in questo caso i fattori in gioco devono restare sconosciuti?

Ovviamente non intendo mettere in discussione l’unità d’Italia, capiamoci, ma riportare alla memoria come e perché con l’unificazione del Paese la sua prima modernizzazione (e anche le altre) sia avvenuta a scapito del Mezzogiorno ed a vantaggio del Nord. Intendo ricordare come il “Nord Produttivo” con il suo sistema economico e la sua infrastrutturazione sia sorto non semplicemente per opera e virtù dei suoi abitanti ma grazie alle politiche governative dello Stato Unitario e drenando il risparmio del Sud per mezzo della rete degli Uffici Postali e investendolo al Nord mediante la Cassa Depositi e Prestiti, nonché captando i capitali del Mezzogiorno ed impiegandoli nel Nord mediante il sistema bancario compresi i tre Banchi Meridionali (di Napoli, di Sicilia e di Sardegna). Operazioni che non si sono verificate solo nei primi anni dell’unificazione ma sono durate nel tempo. Uno studio dell’Isveimer relativo alla Puglia dimostrò che l’esodo dei capitali locali verso il Nord avveniva ancora negli anni ’60 dello scorso secolo e un altro studio della Banca d’Italia rivelò come avvenisse da tutto il Mezzogiorno ancora negli anni ’80. Più in qua non so, perché ho cambiato lavoro e non mi sono occupato professionalmente di questi problemi.

Sono però egualmente in grado di richiamare la lezione di un economista importante la cui memoria è stata offuscata dall’ondata di neoliberismo che ci ha investiti tutti. Mi riferisco al premio Nobel per l’economia Gunnar Myrdal, svedese, morto nel 1987. Il quale ha spiegato bene la logica, cioè il modo di funzionare, dei sistemi economici. Le loro dinamiche sono sospinte da motori che egli chiama «nessi di causalità circolare cumulativa»; azzarderei a tradurre in circoli virtuosi (o viziosi, dipende dai punti di vista). I quali sono alimentati spostando risorse da un’area territoriale ad un’altra. Tant’è – rileva Myrdal – che ad ogni area in cui si forma ricchezza ne corrisponde un’altra che la rifornisce impoverendosi. E’ come il funzionamento di una clessidra nella quale il moto del suo contenuto andasse solo da un’ampolla all’altra e non anche viceversa. Myrdal porta a esempio l’Inghilterra di fronte all’India, tanto per citarne uno. E’ la dinamica del colonialismo, con la quale i Paesi più forti ed aggressivi ne hanno occupato altri: li hanno depredati, arricchendosi e formando imperi.

L’Italia non aveva colonie. Ne ha svolto il ruolo il Mezzogiorno. Ovviamente semplifico, trascurando di trattare altri aspetti i quali però, benché importanti, non modificano l’essenza della questione che resta quella della clessidra unidirezionale.

Non poche e pochi mi accuseranno di parzialità citando il problema delle classi dirigenti meridionali che non sempre reggono il confronto con quelle settentrionali. Verissimo. Ma anche questo è un tassello che suffraga la tesi che con l’unificazione si è prodotto all’interno dello Stato italiano il modello colonialista. Lo spiega limpidamente Guido Dorso nella Rivoluzione Meridionale illustrando come, per consolidare l’unificazione territoriale, il governo sabaudo abbia puntato sui notabilati locali (che spesso avevano poco di nobile) formatisi sotto i governi del Regno delle due Sicilie. Ha chiamato questa operazione “compromesso sabaudo” di cui si avvalsero, rinnovandolo, anche il Fascismo e la stessa Democrazia Cristiana. Così il “notabilato meridionale” si è riprodotto per cooptazione giungendo sino ad epoche recenti e dando vita anche a quel fenomeno ben noto del “trasformismo meridionale” sul quale ha scritto pagine importanti Gaetano Salvemini.

Nei sistemi coloniali non si istaurano solo legami fra il potere centrale e i potentati locali ma, per convergenza di interessi, anche tra i poteri locali di ambedue le ampolle della clessidra.

Il più spregevole caso di alleanza fra poteri diffusi del Nord con quelli del Sud si manifesta nella Terra dei Fuochi dove i poteri malavitosi locali hanno sotterrato i rifiuti tossici prodotti da industrie del Nord guidate da imprenditori e manager che ho qualche difficoltà a chiamare integerrimi. Alleanza che se da una parte reca le stimmate della cultura malavitosa, dall’altra ha quelle della cultura colonialista. Cultura che non affligge solo l’Italia nei suoi rapporti interni ma gran parte del mondo: qualche decennio fa mi capitò fra le mani lo studio di un economista del Fondo Monetario Internazionale che sosteneva come fosse opportuno indirizzare i rifiuti tossici verso i Paesi africani, dove, essendo la vita media più bassa che altrove, le Compagnie di Assicurazione (del Nord del mondo) avrebbero pagato indennizzi più bassi quando fossero state chiamate a risarcire le morti provocate dai rifiuti sepolti.

Che così vadano le cose del mondo non è una novità. E chi vuole vederlo non fa troppa fatica ad accorgersi che pure in economia nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; per cui si spiega perché, come ci ha insegnato Myrdal, se in alcuni territori e/o settori di una società si forma ricchezza è perché altri territori ed altri settori della stessa o di altre società vengono impoveriti. Non a caso alcuni economisti insigni fra i quali Bruno Amoroso hanno scritto di “capitalismo predatorio”.

Ma che chi rapina sia chiamato “virtuoso” e i derubati “viziosi”, che il Nord sia detto produttivo mentre il Sud venga accusato di vivere di assistenzialismo … non si può più sopportare. Specialmente quando con l’Autonomia Differenziata – e ora anche con i Vaccini Differenziati – si cerca di dare nuovo abbrivio alla clessidra unidirezionata!

E’ venuto il momento di dire basta e di superare il dualismo che affligge il sistema economico del Paese.

Si dà l’occasione di poterlo fare perché la crisi ambientale impone una riconversione radicale dei sistemi economici, dei modi di produzione e delle forme di imprese. Il cambio di passo dell’UE ci fornisce anche i mezzi finanziari per farlo. Ma è questa la strada che il Governo a guida Draghi imboccherà?

NELLE FOTO – scelte dalla “bottega” – Guido Dorso e Gunnar Myrdal

Sulla tragedia dei vaccini “differenziati” a livello mondiale la “bottega” consiglia il piccolo dossier Covid, vaccini, Big Pharma e noi più due post recenti: https://www.storieenotizie.com/2021/02/equa-distribuzione-dei-vaccini-e-altre.html di Alessandro Ghebreigziabiher e Sei povero? Scordati il vaccino di Gianluca Cicinelli.

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • domenico stimolo

    MEDU – Medici per i Diritti Umani
    https://www.facebook.com/MEDUonlus/posts/10159099262464817

    LE MONDE: “DRAGHI DICE NO AI VACCINI PER I SANITARI AFRICANI”. PERCHÉ IL GOVERNO NON SMENTISCE ?

    “Draghi dice no alla proposta di Francia e Germania di donare 13 milioni di vaccini Covid al personale sanitario africano” titola il quotidiano francese Le Monde del 27 febbraio. La proposta, sarebbe stata avanzata durante il recente summit europeo dalla stessa Commissione Ue con il sostegno del presidente francese Macron e della cancelliera tedesca Merkel. Anche altri Paesi come Belgio, Svezia, Paesi Bassi o Spagna si sarebbero detti in principio favorevoli, anche se avrebbero proposto di procedere alle donazioni una volta ottenute dosi sufficienti per vaccinare la loro popolazione.
    Il presidente del consiglio italiano avrebbe invece bocciato in toto l’iniziativa. La notizia, se confermata, ci pare particolarmente grave per due ragioni. La prima riguarda ovviamente il merito di una posizione del tutto contraria non solo ai basilari principi di solidarietà verso i paesi più svantaggiati ma anche alla strategia di cooperazione globale promossa dall’OMS, unica via per contrastare efficacemente questa feroce pandemia. L’altro aspetto, non meno grave, e per certi aspetti più inquietante, è il silenzio pressoché totale dei maggiori mezzi di comunicazione italiani su una notizia così rilevante. Nessuna trasparenza, nessun dibattito su una linea politica che sembra aver sostituito in un assordante silenzio la logica del “siamo tutti sulla stessa barca” con quella del “mors tua, vita mea”.
    MEDU ritiene assolutamente necessario che a questo punto il governo italiano chiarisca la sua posizione, auspicando una smentita (seppur tardiva) di quanto riportato da autorevoli testate internazionali.

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