Via eretica

di Giorgio Monestarolo

Siamo nel bel mezzo della guerra globale del capitale contro lo stato sociale europeo, la conquista di civiltà maggiore della storia mondiale dai tempi di Pericle (in quel di Atene). E’ una guerra che non farà prigionieri. Se perdiamo semplicemente perdiamo tutto: scuola, sanità, pensioni, assistenza sociale, diritti sul lavoro e diritti ambientali. La macelleria sociale è spacciata come unica via: non ci sono alternative, il coro dei padroni è unanime. Ci sarebbe però il dettaglio delle elezioni politiche. Il compito assegnato dai poteri finanziari ai partiti è che non importa chi vinca, basta che sia dei nostri. I maggiordomi sono già all’opera. La legge elettorale non si cambia e non si cambierà. Splendido visto da Bruxelles, piuttosto che da Milano, un’alleanza Pd Udc Fini con Monti nel governo se non leader. Non male anche una candidatura di Montezemolo sempre con Monti in sella e Berlusconi al seguito. Da non buttare via anche un centro sinistra a guida Bersani, con Vendola marginale. Benché le differenze siano notevoli, il punto essenziale è che le elezioni nazionali non mettano in discussione la linea di guerra al Welfare che è la linea del capitalismo globale. Allora dobbiamo tutti noi chiarirci cosa vogliamo, cosa possiamo fare e quale tipo di impegno ci aspetta. Le elezioni del 2013 avranno l’importanza delle elezioni del 1948. E questa volta si andrà oltre perché ormai è la Costituzione stessa a essere un freno al ridisegno dei rapporti di forza sotto l’urto della crisi e della volontà dei capitali globali di non fare prigionieri. Chi ritiene che sia tutto come al solito si illude amaramente. Questi sono i giorni, i mesi cruciali che tracceranno il profilo dell’Italia e dell’Europa nel nuovo secolo.

La via eretica da percorrere è una e una sola. Oggi abbiamo un movimento 5 stelle al 20 % e che può crescere ancora, fino a un massimo fisiologico del 22-23%. Grillo ha preso voto al non voto, alla sinistra, al Pd ma soprattutto ha pescato nella destra qualunquista e populista. Ha riportato cioè nell’alveo costituzionale una fascia dell’elettorato che per 20 anni ha permesso il potere a Berlusconi e il saccheggio dello Stato. Su questo movimento si deve aprire una riflessione seria, non il solito disprezzo snob di una sinistra culturale elitaria e ormai anche in larga misura corrotta.

Il movimento 5 stelle non è la soluzione ma è l’ariete per sfondare il muro di rassegnazione e conservatorismo che impedisce da sempre in Italia il cambiamento politico. Chi non lo vede e si fa prendere da automatismi concettuali tipo arrivano i nuovi fascisti si sbaglia in modo clamoroso. Sul movimento 5 stelle la sinistra politica, i suoi dirigenti, i movimenti di base anticapitalisti e sociali, dovrebbero agire subito, trovare una forma di comunicazione e di azione comune. Se perdiamo questo treno, la sconfitta del 2013 sarà veramente catastrofica, ben di più di quelle di Berlusconi. Cos’è peggio di trovarsi un governo ferocemente classista e neoliberista appoggiato dal Pd e dalla Cgil?

Il movimento 5 stelle è un movimento popolare, un movimento di resistenza popolare, non importa se Grillo piace o no, se il modello di comunicazione di Grillo è autoritario, se nel programma ci sono cose che non funzionano. Nella sostanza il movimento 5 stelle raccoglie le istanze profonde di quello che una volta era il popolo di sinistra e la sua piattaforma culturale è molto vicina quella del movimento no global. Cosa aspettiamo? Vogliamo consegnare la più grossa ondata di rinnovamento alla destra? Vogliamo fare finta di niente e chiuderci nel nostro piccolo recinto, con i nostri partitini o i nostri movimentini politically correct come Alba? Bisogna aprire gli occhi e avanzare, anche sul piano politico, una proposta veramente di rottura, all’altezza della guerra di classe che si sta conducendo oggi in Italia. Se i gruppi dirigenti della sinistra radicale e sociale avessero una coscienza, uno spirito di servizio, dovrebbero mettersi in gioco ora, per la salvezza del Paese e dei lavoratori e dei giovani italiani. Che Idv, Sel, Federazione della sinistra, Alba, facessero una lista civica nazionale, candidando attraverso un percorso programmatico e un tipo di selezione dal basso, allargata, via rete e via assemblee, candidati di valore, non legati alla storia politica precedente, senza generali pieni di patacche sul petto. Che questa lista civica fosse aperta a tutti i principali movimenti di lotta e di resistenza del Paese, dai No Tav all’acqua pubblica. Che questa lista civica si alleasse, proprio perché del tutto rinnovata e non semplicemente perché unione di vecchi partiti, con il movimento 5 stelle. Che insieme si andasse alle elezioni, Che questa lista portasse un bagaglio di voti pari al bacino elettorale della sinistra radicale, cioè sul 12-13 %. Che insieme si facesse quindi la prima forza politica del Paese e si andasse al governo. Allora sì che ci sarebbero le energie, le capacità e le competenze per rovesciare tutto, per riportare un minimo di decenza, di eguaglianza e di libertà in un Paese ormai ostaggio di tutti i suoi mali storici, dal tradimento degli intellettuali al profilo oscurantista della sua borghesia. Ci sono delle occasioni che si presentano una volta sola. Nel ’22 di fronte agli Arditi del popolo, che chiamavano all’unità le forze della sinistra, prevalsero faziosità, corruzione, attaccamento alle poltrone, incapacità di leggere la situazione politica. Il Paese fu regalato alle camice nere. Ieri come oggi siamo di fronte a una svolta storica. Non c’è bisogno di prendere il fucile. Si tratta di creare le condizioni per votare bene, e non sbagliare.

Redazione
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