Dossier Dozza-Bologna: un carcere illegale

di Vito Totire

Per scoprire, fra l’altro, che la scheda del Dap negli ultimi rapporti semestrali aveva occultato i bambini in gabbia… Così a ferragosto nella scatolona di cemento armato ci saranno 766 persone più 4 bambini…

«50 detenuti/100.000 abitanti…è un valore molto basso…Nel Regno Unito il valore è di poco sotto a 200/100.000 e negli Stati Uniti è vicino a 800…Probabilmente la causa del basso livello di criminalità e dell’ottimo livello di salute sta nella grande coesione sociale islandese»: dal capitolo “Vivere nel mondo equamente” tratto dal libro “La salute disuguale” di Michael Marmot:

Osservazioni al primo rapporto carceri 2017 dell’Ausl di Bologna

La Dozza era e rimane illegale. Adesso è diventato anche un “carcere pediatrico” Occorre respingere questa forma di sadismo nei confronti dell’infanzia…

Osservazioni preliminari

La realtà del “pianeta carcere” continua ad essere rimossa pesantemente , soprattutto dalle istituzioni e dalla agenda politica parlamentare e locale; a volte fioccano iniziative, anche encomiabili, ma che rischiano di rispondere alla prassi di “mettere le tendine rosa al carcere”. Se non si affrontano i nodi strutturali materiali, sociali e culturali che continuano a fare del carcere la “discarica sociale” delle contraddizioni che si vuole evitare di affrontare.

Di recente Michael Marmot ha infranto la imperante tendenza alla rimozione: il carcere è sintomo di disuguaglianza; i tassi di carcerazione sono correlati alle differenze di salute e di coesione sociale.

D’altra parte recentissime osservazioni ci dicono che in Italia l’1% delle famiglie detiene il 21% delle risorse nazionali…

Tuttavia, come sottolinea Marmot, le differenze e le iniquità non sono un destino inevitabile: è possibile organizzare comunità e pratiche resilienti. Pensiamo alla concreta possibilità, persino prevista (da leggi inapplicate) di evitare il sadismo della carcerazione di neonati!

Drammatica rimane pure la situazione delle morti improvvise e dei suicidi in carcere. Nel momento in cui scriviamo i suicidi risultano essere stati – dall’inizio del 2017 – 31: due recenti si sono verificati a Reggio Emilia e a Parma. Non abbiamo dati aggiornati sui suicidi tra i lavoratori del carcere ma, come è noto, il problema esiste e assume, da decenni, i caratteri della evidenza epidemiologica.

Per quel che riguarda la speranza di vita e di salute, al di là degli eventi acuti, la situazione è disastrosa. Pensiamo al dato sul tabagismo (su cui torneremo) che risulta coinvolgere il 71% della popolazione carcerata. Sicuramente Marmot potrebbe aggiungere al suo libro un capitolo riguardante la popolazione detenuta: il quadro mondiale da lui disegnato apparirebbe ancora più fosco e drammatico.

A noi pare che tutte le iniziative svolte in carcere (coro Papageno, lavoro teatrale , laboratori per rafforzare la identità femminile e convegno sulla condizione femminile, squadra di rugby Giallodozza, Ciakincarcere- Cinevasioni, laboratorio per la produzione delle mozzarelle) SIANO ASSOLUTAMENTE ENCOMIABILI MA CHE NON SIANO RIUSCITE A INCIDERE IL BUBBONE.

La drammaticità della situazione della Dozza si inserisce nella criticità nazionale: 56.000 persone detenute al 28.2.2017 contro le 52.800 di un anno prima. Tasso medio di affollamento 111 per 100 posti disponibili (senza contare che 5.000 posti sono fuori-uso) con picco di 141/100 in Puglia e con la regione E-R in posizione intermedia di sovraffollamento. Le donne detenute sono solo il 4% della popolazione ma hanno come corollario la condizione di inciviltà costituita dalla detenzione dei piccoli!

In questo scenario è purtroppo sempre incombente il rischio di scivolare verso la disperazione. in assenza di una effettiva capacità da parte dello Stato di gestire o abbozzare percorsi di risocializzazione che subentrino alle pratiche custodialistico-punitive; più che case circondariali dovremmo tornare a chiamare gli istituti per quello che sono: penitenziari.

Occorre che ci rimbocchiamo le maniche !

Il primo rapporto semestrale 2017

Richiesta copia del rapporto il primo luglio lo abbiamo appena ricevuto e lo commentiamo con questo documento.

Il quadro complessivo e i problemi sono i soliti.

Le persone detenute risultano 766 di cui 688 maschi e 78 femmine. Nel precedente rapporto risultavano complessivamente 762 (693 maschi e 69 femmine). Dunque sia pure di poco la popolazione detenuta è cresciuta, con lieve decremento dei maschi e aumento delle femmine. Si sono aggiunti però – fatto gravissimo – 4 bambini;

Dunque rispetto alla capienza teorica vi sono 283 persone in più;

certo in passato la Dozza ha visto cose peggiori (anche oltre 1000 “ospiti: vedi i nostri precedenti commenti dal 2004) ma se non ci muoviamo il trend, sia pure lentamente, potrebbe riportarci alle condizioni del passato.

Sono detenuti – con le loro madri – 4 bambini di età inferiore a tre anni. La cosa è intollerabile. Dopo anni di chiacchiere e di leggi disattese constatiamo che per questi 4 bambini non esiste oggi una alternativa: che sia quella ottimale degli arresti domiciliari per l’adulto o della casa famiglia oppure, in subordine, quella dell’ICAM, cioè residenza a vigilanza attenuata prevista della legge 62/2011. FRA L’ALTRO L’ICAM DEVE ESSERE ATTIVATO NELLE CONDIZIONI IN CUI CI SIANO ESIGENZE CAUTELARI DI ECCEZIONALE RILEVANZA che ci paiono improbabili visto il profilo della popolazione femminile detenuta. In alternativa devono essere attivate le case-famiglia.

COSA RISPONDONO LE ISTITIZIONI LOCALI E NAZIONALI?

Risulta che esistano strutture di questo tipo (ICAM o altro) certamente a Milano e Venezia; a Roma una struttura lasciata da tempo inutilizzata pare essere stata appena aperta.

La questione appare molto semplice: se lo Stato vuole carcerare genitori con bambini a Bologna deve quantomeno prevedere le strutture alternative senza procrastinare le solite politiche di scaricabarile fra ministero di Grazia e giustizia e Comune. Infatti, a seconda della struttura di accoglienza, gli oneri sono a carico del ministero o del Comune: la decisione rispetto alla singola persona ovviamente è di competenza della magistratura ed è in relazione alla presunta o asserita pericolosità del genitore penalmente perseguibile; MA IL BAMBINO COSA C’ENTRA?

Nel caso di Bologna , in un convegno che ha visto la partecipazione di monsignor Zuppi (cfr “Il Resto del Carlino” 16.6.2017) è emerso persino che «a causa delle risorse limitate ,per un bambino su quattro al posto della culla è stato attrezzato un lettino da campeggio nelle camerate comuni»;

una situazione che si commenta da sola.

PROVIAMO AD IMMAGINARE IL PROSSIMO FERRAGOSTO DI UN BAMBINO DIETRO LE SBARRE? Che idea interiorizzerà delle relazioni tra le persone e della organizzazione sociale? Che rapporto potrà avere da grande con le istituzioni? Sarà possibile non fare di questa esperienza un trauma difficile da metabolizzare? Come giocherà in quel mare di cemento rovente che è la Dozza?

La relazione tra italiani e immigrati rimane spostata dalla parte degli immigrati che sono: 421 complessivamente, di cui 380 su 688 maschi e 41 femmine su 78. In sostanza , in questo semestre, pende verso la popolazione straniera anche la popolazione detenuta femminile. Si va delineando anche per le donne lo stesso fenomeno già in precedenza evidente per gli uomini e ancora più marcato al minorile.

I dati contenuti nel rapporto – trattandosi di un questionario precostituito – non presentano particolari novità rispetto al passato. Piuttosto non è inclusa la scheda a cura del DAP che aveva introdotto elementi di confusione ma anche ulteriori informazioni che ora non ci sono più: con una incredibile manovra ipnotica la scheda del DAP aveva “annullato” il sovraffollamento raddoppiando sulla carta la capienza; probabilmente si è trattato di una manovra per aggirare i richiami della UE… Sparita la scheda, si torna alla fotografia effettivamente più realistica secondo cui le celle della Dozza sono progettate e pensate per una persona e quindi torna con maggiore chiarezza il tema del sovraffollamento che, come si diceva sopra, comporta un eccesso di almeno 283 persone.

La sequenza dei problemi citati o più spesso rimossi:

  • si parla di “sale di culto” ; in verità il plurale pare fuori luogo in quanto, ci risulta, essere presente una sala per il culto cattolico;
  • si parla di una biblioteca; risultano essere invece 7, il che è positivo ma denota l’approccio da “questionario/fotocopia” dei rapporti semestrali, insomma, quel che non dovrebbero essere; sul patrimonio librario delle carceri avanziamo da tempo una proposta: che l’archivio (a livello nazionale) venga collocato online per consentire a chi vuole donare libri di orientarsi sulla destinazione; le modalità di contatto attuali con l’area educativa sono lente e dispendiose: in teoria si dovrebbe inviare l’elenco di libri che si vorrebbero donare e …attendere risposta per il via libera; questa prassi non risponde a criteri di ergonomicità in quanto aumenta inutilmente il lavoro per tutti; per chi contatta dall’esterno non è chiaro se e quali siano i vincoli; sarebbe anche importante conoscere ed essere periodicamente aggiornati sulla composizione linguistica e sui Paesi di provenienza degli ospiti, per modulare meglio gli invii dei materiali;
  • le ore d’aria giornaliere sono 5-6: si può fare di meglio;
  • gli infermieri della Ausl sono 28 più due di una agenzia e due operatori sociosanitari; pareva che gli infermieri fossero diventati tutti Ausl (il che ci è sembrato un dato positivo); forse si sta ricorrendo a un supporto di lavoratori interinali? Se è così ci parrebbe un passo indietro;
  • i soggetti tossicodipendenti sono 224 uomini e 14 donne; essendo evidente che il carcere non è il luogo adeguato per la presa in carico di tossicodipendenti e che tutti loro sono reclusi in relazione a reati connessi con la “necessità” di procurarsi sostanze, una seria politica di prevenzione scarcererebbe ben 238 persone avvicinando sensibilmente la Dozza agli standard teorici di ricettività; peraltro la opinione pubblica non è stata informata delle cause di decesso della persona detenuta accusata di aggressione a un tassista; in sostanza la istituzione garantisce che l’ambiente sia immune dalla circolazione di sostanze stupefacenti “illegali”?
  • i soggetti HIV positivi sono 8 uomini; nessuna donna;
  • HCV positivi 55 uomini e 3 donne;
  • HBV positivi 8 uomini e nessuna donna;
  • 1 persona con handicap motorio;
  • a proposito di personale si conferma la totale assenza di educatori professionali;
  • in questo semestre non si sono verificate epidemie; almeno…
  • vaccini: la situazione non è chiara per come illustrata nelle risposte al questionario; con “vengono svolti interventi di profilassi immunitaria” non si comprende come i vaccini successivamente citati vengano gestiti; paiono proposti il vaccino antinfluenzale e l’anti-epatite B; “ al bisogno” anche l’antitetanica; non è chiaro se i primi due vaccini citati sono effettivamente volontari né è chiaro se per quel che riguarda il tetano sia effettuato un controllo preventivo dello stato vaccinale ; “al bisogno” sembrerebbe indicare il ricorso al siero in caso di emergenza; la questione sarà da approfondire;
  • ATTIVITA’ LAVORATIVE: rimane uno dei punti più dolenti; anche per questo il tema non deve essere affrontato col criterio del questionario/fotocopia, si ripete, come sempre, che si praticano lavorazioni su profilati metallici, rilegatura libri e stampa tipografica; manca del tutto un quadro chiaro della situazione occupazionale; in altra parte del report sono citati 4 lavoratori addetti alla produzione di mozzarelle (iniziativa indubbiamente positiva e ampiamente reclamizzata a mezzo stampa); manca per esempio il numero di lavoratori addetti ai lavori interni; sappiamo che sono 21 gli addetti alle cucine; ma quelli per le pulizie? In sostanza il rapporto a nostro avviso deve riportare il numero effettivo di occupati per dare una idea precisa dei tassi di disoccupazione che devono essere abbassati edavvicinati il possibile (per essere realisti) a quelli esterni o se ciò pare utopistico, a quelli raggiunti per i detenuti del carcere di Benevento grazie a un eccezionale lavoro di cui è artefice la Caritas locale; inoltre dobbiamo riproporre il tema del diritto dei lavoratori detenuti di eleggere un loro rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (rls) ; un argomento inspiegabilmente rimosso come se questi lavoratori fossero dei paria o forse proprio a conferma di questa realtà;
  • la mensa detenuti non esiste: qui dobbiamo tornare su un diritto a cui violazione si configura come un elemento che concorre a definire il trattamento subito alla Dozza come disumano e degradante; l’assenza del refettorio (che è uno dei requisiti proposti come fondamentali nientemeno che dall’ONU) determina : a) la sovrapposizione dello spazio per i servizi igienici con quello necessario per il consumo dei pasti e l’igiene delle stoviglie; questa grave “lacuna” deve portare gli organismi di controllo (che la prassi all’italiana ha voluto ibernare) a decretare la inidoneità igienico-edilizia della Dozza; NON LO SI VUOLE CAPIRE ; b) un altro grave problema è quello delle bombolette di gas; non si è contrari a priori al fatto che le persone detenute ne siano in possesso; tuttavia la questione è che la concessione delle bombolette va a riempire la macroscopica lacuna del refettorio/mensa; in un clima sereno non ci sarebbe nulla da obiettare; tuttavia uno degli ultimi suicidi in carcere (quello di Marco Prato nel carcere di Velletri, di cui si è occupato anche il garante nazionale delle carceri) è stato agito con una bomboletta del gas; il DAP, il ministro Orlando, i direttori delle carceri non hanno niente da dire. Si continuerà a fornire alle persone detenute fornelli autoalimentati , non per maggior comfort delle persone ma per una forma di opportunismo con il quale l’istituzione nasconde le proprie mancanze?

 

OSSERVAZIONI DELLA AUSL di Bologna

  • viene per l’ennesima volta ri-sottolineato il problema del sovraffollamento; nonostante l’ambiguità della scomparsa scheda del DAP il sovraffollamento era sempre stato citato dalla Ausl col risultato però che il rapporto dava un messaggio complessivamente dissociato; ora almeno si evitano doppi messaggi; il sovraffollamento c’è, tuttavia il Dipartimento di sanità pubblica non fa quello che farebbe con qualunque altra struttura ricettiva in queste condizioni: CHIEDERE AL SINDACO DI DECRETARNE LA CHIUSURA!
  • si sottolinea la esigenza di fare interventi consistenti di ristrutturazione dell’impianto idrico ed elettrico della cucina dei detenuti (uomini); al momento del sopralluogo erano in corso interventi di riparazione della rete idrica per rotture dell’impianto; i lavori più organici e completi presupporranno la necessità di fermare la cucina e quindi di programmare e definire modalità alternative per la fornitura dei pasti per il periodo necessario; quello che vorremmo sapere è se – e in che misura – la rete idrica di approvvigionamento sia coinvolta nel rischio cemento-amianto (vedi conclusioni/proposte);
  • nei servizi igienici ispezionati è stata constatata la mancanza di protezione contro i contatti diretti delle lampadine di illuminazione: si ritiene necessaria la installazione di plafoniere di protezione;
  • in diversi blocchi (esclusi la sezione Giudiziario 2C e la sezione penale) la presenza di muffe diffuse nei soffitti rende necessario REALIZZARE URGENTEMENTE INTERVENTI MANUTENTIVI E PROVVEDERE ALLA INSTALLAZIONE DI ASPIRATORI;
  • nel magazzino dell’impresa di mantenimento occorre terminare la tinteggiatura e gli interventi sugli impianti elettrici;
  • sono migliorate le condizioni igieniche nelle aree di svago; “i detenuti evitano di gettare dalle finestre residui di cibo e materiali vari”; non si capisce se questo cambiamento venga attribuito alla adozione di comportamenti diversi dal passato o sia l’effetto della misura a suo tempo adottata (e non condivisibile) di imporre una fitta rete metallica alle finestre che andava a ridurre la luminosità delle celle oltre che dare un senso di maggiore costrittività;
  • viene raccomandata la re-installazione di dissuasori meccanici anti-piccione

 

Come si può notare dunque la Ausl dà una serie di necessarie e ragionevoli raccomandazioni ma non con il metodo della disposizione/prescrizione con relativa tempistica e relative sanzioni in caso di inottemperanza.

 

PROPOSTE E IPOTESI DI LAVORO

Nonostante le iniziative di realtà esterne che cercano di portare elementi di cultura e di socialità, la situazione complessiva rimane bloccata e anzi tende adincancrenirsi; le nostre proposte vanno in una direzione decisamente finalizzata a demolir l’esistente.

Abbiamo aperto questo commento al rapporto semestrale con una citazione di Marmot: i tassi di carcerazione sono inversamente proporzionali al tasso di coesione e di giustizia sociale; ogni paese deve e può decidere se tendere al modello islandese, a quello della Gran Bretagna oppure a quello statunitense.

Il carcere può e deve, secondo la Costituzione repubblicana, essere riservato a casi di eccezionale gravità e pericolosità; non deve essere la versione contemporanea del “grande internamento” riservato a poveri e irregolari. Già liberare dalle carceri i tossicodipendenti (qui costretti anche a seguito delle fallimentari politiche proibizioniste dei governi degli ultimi 50 anni) significherebbe poter gestire un programma serio di risocializzazione delle persone per le quali la privazione della libertà potrebbe avere un senso.

Le nostre proposte sono sostanzialmente quelle che ripetiamo dal 2004, vale a dire da quando abbiamo iniziato a commentare i rapporti semestrali, ma integrate da alcune riflessioni maturate nel tempo.

  1. PER LA DOZZA OCCORRE GIUNGERE AD UNA DICHIARAZIONE FORMALE DI INAGIBILITA’ IGIENICO-SANITARIA: omettere questo atto significa continuare a fare delle chiacchiere, per esempio nominare garanti che in verità ormai garantiscono non le persone detenute ma il consiglio comunale che li nomina (con allocazione di risorse pubbliche!). ABBIAMO DENUNCIATO PIU’ VOLTE CHE LA CARENZA DI SPAZIO NON E’ SOLO UN DETTAGLIO FISICO-AMBIENTALE, PER QUANTO IMPORTANTE. INFATTI TUTTI GLI STUDI DI PROSSEMICA E DI PSICOLOGIA SOCIALE INDICANO CHE LA CARENZA DI SPAZIO PUO’ INDURRE CRESCITA DI AGGRESSIVITA’ E COMPLICARE LE RELAZIONI INGROUP/OUTGROUP (intendiamo fra “vigilanti” e vigilati”);
  2. previa dichiarazione di inagibilità occorre programmare una ristrutturazione ecologica del mostro di cemento armato accompagnato da ampie demolizioni con l’obiettivo finale di giungere a una ricettività ben inferiore anche alle 483 persone; la demolizione/ristrutturazione deve prevedere: a) abbattimenti di muri (con conseguente riduzione di celle) per garantire locali refettorio/mensa di raggio (infatti è difficile pensare a una mensa unica per tutto il carcere); b) realizzazione di spazi per fumatori; il problema del fumo e della protezione dal fumo passivo è una delle questioni totalmente rimosse dal carcere e dagli osservatori ed estensori dei rapporti semestrali; c) ristrutturazione edilizia generale al fine di migliorare il microclima, soprattutto estivo, nelle celle anche con implementazione del verse sia perimetrale che interno; d) verifica dell’eventuale presenza di amianto nelle acque “potabili” utilizzate; dai dati in nostro possesso nel corso del 2016 sono stati fatti due interventi per rottura di tubazioni in cemento-amianto in via del Gomito; è verosimile che un progetto di demolizione-ristrutturazione ecologica (da sottoporre a un bando ed un concorso di idee internazionale) possa dare come esito finale una struttura con una ricettività attorno alle 300 persone maggiorenni; poi piacerebbe anche che pure i trecento spazi non fossero occupati del tutto…
  3. devono immediatamente uscire dal carcere le persone detenute con minori a carico previa realizzazione di strutture alternative per l’accoglienza di persone con a carico figli minori;
  4. considerato che la legge di riforma penitenziaria prevede non due visite semestrali ma almeno due visite, pare congruo che si programmi un terzo rapporto dedicato ai mesi più caldi onde constatare de visu quello che pare scontato e che difficilmente può essere fotografato visitando la Dozza il 23 giugno: la situazione microclimatica che ovviamente si riscontrerebbe a luglio/agosto necessita una visita supplementare in questo periodo;
  5. obiettivo “piena” occupazione; a essere ottimisti gli occupati sono una cinquantina su 766 persone; questo vuol dire un tasso di occupazione a circa il 6,5%; di conseguenza il tasso di disoccupazione è dell’83,5% !
  6. elezione del garante da parte delle persone detenute; ormai è evidente che i garanti, per come sono nominati oggi, non servono ai detenuti ma ai consigli comunali per consentire al ceto politico di dire “facciamo qualcosa”; per il resto rischiano di essere una spesa inutile; questo non significa disprezzare il loro lavoro e certe buone intenzioni (in occasione dell’ultimo suicidio verificatosi a Parma il garante ha sostenuto argomentazioni ragionevoli e condivisibili su certe condizioni “facilitanti”) ma non ha senso nominare un garante esterno per monitorare realtà troppo spostate verso una gestione custodialistica o che gestiscono trattamenti disumani e degradanti sui quali le istituzioni chiudono un occhio;
  7. elezione immediata dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; abbiamo rilanciato ancore una volta questo tema in occasione di un nostro commento alla proposta di “riforma” del linguaggio carcerario; dicevamo in quella circostanza: va bene non chiamare l’addetto alle pulizie “scopino” ma vogliamo sapere se questo detenuto/lavoratore ha gli stessi diritti di tutti gli altri;
  8. trasferimento alla Ausl degli effettivi poteri ispettivi anche per quel che riguarda la sicurezza sul lavoro; la dinamica dell’intervento deve essere: vigilanza-ispezione/eventuali prescrizioni con tempistica vincolante/eventuali sanzioni; IL CETO POLITICO NON LA VUOLE CAPIRE…
  9. a nostro avviso il rapporto semestrale deve fotografare anche le condizioni di rischio della popolazione che lavora in carcere; i dati epidemiologici relativi alla situazione di distress e persino di comportamenti suicidari sono ben noti non solo agli operatori sanitari ma anche all’opinione pubblica in relazione alla loro evidenza e drammaticità; deve essere abolito il VISAG organismo inefficace in quanto forma di impossibile autocontrollo del ministero di Grazia e giustizia; i poteri ispettivi , come già detto, devono passare interamente ai servizi di vigilanza delle Ausl; nelle more di questo saggio provvedimento, le Ausl italiane devono integrare l’equipe che gestisce il rapporto semestrale con le professionalità necessarie a cominciare dai medici del lavoro e i tecnici delle prevenzione infortunistica; per l’ennesimo volta, di recente (vedi l quotidiano “Il Resto del Carlino” 9.6.2017) alcuni sindacati dei lavoratori penitenziari hanno denunciato le carenze di personale: secondo questa ultima denuncia mancano 500 lavoratori nella sola regione E-R; è un fatto grave che si riverbera negativamente in termini di distress lavorativo, di tensione nervosa nelle relazioni in group/out group e in eccesso di pratiche custodialistiche; CHI CONTROLLA LA VALUTAZIONE DEL DISTRESS LAVORATIVO ? E’ assurdo che possa farlo il VISAG.
  10. ultima questione: si vorrebbe sapere quale acqua bevono le persone detenute alla Dozza; la questione è rilevante: le condizioni di pauperismo in cui versa la popolazione detenuta fa pensare a un uso significativo dell’acqua del rubinetto (la tristemente famosa “acqua del sindaco”); nel corso del 2016 risultano due interventi di riparazione su tubazioni in cemento amianto nella zona di via del Gomito; per la precisione e limitandoci a via del Gomito; due volte nelle immediate vicinanze della Dozza sono stati effettuati interventi su cemento-amianto: il 19 maggio in via del Gomito; il 12 luglio in via del Gomito angolo Ferrarese; per non parlare della presenza certa di amianto sempre in atri tratti di via Ferrarese, in via Tuscolano, in via Stendhal, ecc; allora viene spontaneo un quesito: cosa bevono le persone detenute alla Dozza? Poi in secondo quesito, connesso col primo: come mai nessuna ha monitorato l’eventuale presenza di amianto nell’acqua?

 

COME DEVE CAMBIARE IL RAPPORTO SEMESTRALE, SECONDO NOI

La popolazione detenuta è una popolazione ad alto rischio fisico e psicosociale; una recente indagine su 5 regioni italiane ha evidenziato che la percentuale di detenuti fumatori è del 71% !

Una incidenza enorme che, legata alla sedentarietà e al distress, concorre a ridurre pesantemente la speranza di vita e di salute di questa popolazione. Di recente è stata “scoperta” una attività di produzione interna di sostanze alcooliche. Il modo con cui è stata diffusa la notizia ha messo in evidenza più la tentazione a reprimere il fenomeno che la sua interpretazione come sintomo di disagio e di ricerca di effetti stupefacenti di tipo ansiolitico. Si tratti della scoperta dell’acqua calda; la possibilità di estrarre sostanze alcooliche da diversi substrati vegetali è stata ben descritta da Paolo Severi in anni abbastanza lontani. L’approccio repressivo tuttavia non risolve nulla; il problema principe rimane sempre affrontare le motivazioni della “domanda” , vale a dire della appetenza per i “paradisi artificiali” manifestata da una popolazione in così gravi condizioni di restrittività. A nostro avviso il rapporto semestrale (integrato da ulteriori visite in particolare nei mesi di luglio e/o agosto, come abbiamo già detto) dovrebbe:

  1. assumere la dimensione del rapporto (magari annuale) sullo stato di salute della popolazione sia detenuta che lavoratrice del carcere
  2. superare l’approccio da compilazione di un prestampato sempre uguale
  3. superare l’approccio ottocentesco contraddistinto da un’ottica limitata agli aspetti igienistici e infettivologici; per intenderci: l’impostazione attuale è quella dell’ufficiale sanitario del 1800 cui il potere politico ed economico chiedeva di valutare il rischio di attecchimento di patologie infettive e non tanto per interesse alla salute della popolazione detenuta quanto per scongiurare il rischio che un eventuale focolaio (a esempio di colera) potesse poi estendersi fuori dal carcere;
  4. per fare questo occorre che la èquipe degli operatori affronti in termini di vigilanza e prevenzione il problema del tabagismo (con organizzazione di corsi interni per smettere di fumare) e affronti il problema della prevenzione della esposizione a fumo passivo per le persone detenute e per i lavoratori del carcere; problema già più volte sollevato da noi e segnalato anche ai carabinieri dei NAS;
  5. il rapporto semestrale deve prendere in esame anche la REMS di via Terracini e tutte le condizioni in cui le persone sono trattenute contro la loro volontà con particolare riferimento alle strutture psichiatriche; certo è un tema su cui le istituzioni fanno “orecchie da mercante”; non siamo riusciti a fare chiarezza neppure per i CIE ma continuiamo a sollevarlo dal lontano 2004 (in primo commento al rapporto semestrale) e oggi viene proposto dal garante nazionale per le persone detenute; rimane una grave mancanza di volontà da parte delle istituzioni a voler prendere atto della similitudine fra carcerazione, Tso e condizioni analoghe, un atteggiamento che ha portato le istituzioni locali a nazionali a sostenere persino che “il CIE non è un carcere”!

 

Osservazioni sul carcere minorile

Come nelle precedenti circostanze i commenti sul carcere minorile sono più brevi. Da sempre la nostra posizione è abolizionista; il sogno di accantonare definitivamente la carcerazione come strumento per affrontare la “devianza” minorile si è arenato con l’arrivo delle nuove povertà legate all’immigrazione; come per la popolazione adulta femminile carcerata con prole, anche per quella minorile la mancanza di opportunità di collocazione esterna gonfia i tassi di carcerazione; l’evidenza sta nel fatto che i ragazzi detenuti sono quasi tutti stranieri.

 

Per il resto le osservazioni da fare su questo primo rapporto del 2017 sono poche:

  • i ragazzi detenuti sono 26 con 16 stranieri; la percentuale degli stranieri parrebbe ridotta rispetto ai semestri precedenti; in verità al momento del sopralluogo (20 giugno) era presente un certo numero (non precisato) di ragazzi provenienti dalla Toscana per asserita ristrutturazione del carcere di provenienza; probabilmente è questa presenza di ospiti che ha abbassato la percentuale degli stranieri; il profilo dunque delineato e commentato rispetto al semestre precedente rimane attuale;
  • due tossicodipendenti; 1 HCV positivo; incidenza del fenomeno dunque più basso , fortunatamente, che per gli adulti;
  • si svolgono attività lavorative, ma il rapporto non ci dice quali, salvo precisare che i ragazzi non lavorano in cucina;
  • i 26 ospiti sono concentrati in un solo piano della struttura in quanto nel piano superiore (il secondo) i lavori di ristrutturazione sono quasi terminati ma non completamente; la ricettività sarebbe per 44 persone ma attivata per 24; dunque riescono a star stretti comunque… forse per abituarli alla Dozza un domani? Non si capisce; come non si capisce per quale motivo la ricettività , negli ultimi anni, sia stata ampliata…
  • il supporto sociosanitario è fornito da 1 medico (tre ore al giorno), 1 infermiere, uno psicologo, uno psichiatra, 1 neuropsichiatra infantile;
  • non risultano completati gli interventi di manutenzione degli spazi esterni;
  • il refettorio (a differenza di quanto accade nel carcere degli adulti) esiste e funziona.

ALTRE STRUTTURE DETENTIVE

Non speravamo in una condivisione da parte della Ausl della nostra proposta, adottata poi dal garante nazionale: includere nel monitoraggio tutte le strutture in cui vi sono persone private della libertà; d’altra parte una simile indicazione non è stata neppure presa in considerazione dalla Regione E-R o da altre regioni.

Ma se qualcuno è riuscito in passato a rimuovere il tema del CIE, oggi che questa struttura a Bologna non esiste più, rimane il problema della Rems [acronimo di Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza].

Carcere o non carcere? Le REMS sono strutture in cui le persone permangono contro la loro volontà; allora devono essere incluse nel monitoraggio e nel rapporto.

Per quel che riguarda gli ambiti in cui si gestiscono i Tso – cioè i trattamenti sanitari obbligatori – va sottolineato (onde evidenziare il disagio con cui una parte della società civile affronta, senza rimuovere questo problema) che il gruppo politico Radicali Italiani, con una proposta detta “legge Mastrogiovanni” intende «mettere il dito nella piaga» del rispetto dei diritti della persona in occasione e nel corso di eventuali trattamenti sanitari obbligatori, fino a quando esisteranno… visto che sarebbero tutti evitabili anche se le strutture psichiatriche esistenti in Italia non paiono orientate a questa prospettiva viceversa praticabile (vedi non solo la esperienza italiana di Basaglia, Antonucci e altri) ma anche il vento positivo che arriva dalla Finlandia (il metodo “dialogo aperto” di Seikkula).

 

BIBLIOGRAFIA MINIMA

Commento al secondo rapporto semestrale 2016, 25 marzo 2017 , archivio circolo “Chico” Mendes

Commento al primo rapporto semestrale 2016, 5 settembre 2016 , archivio circolo “Chico” Mendes

Linguaggio carcerario (a proposito di…), osservazioni su una proposta di modifica del linguaggio corrente , aprile 2017, archivio circolo “Chico” Mendes

M. Marmot, «La salute disuguale», Il Pensiero Scientifico Editore

P. Severi, «231 giorni, Un diario dal carcere, Un percorso di liberazione» Frontiera editore

Jaako Seikkula, «Il dialogo aperto», Giovanni Fiorito Editore.

 

LE VIGNETTE – scelte dalla “bottega” – SONO DI VAURO. Su molti dei temi affrontati, Vito Totire aveva già scritto e trovate qui i suoi articoli.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Rispondi