Il fascista Erdogan, la Resistenza in Turchia e noi

Dopo la morte di Ibrahim Gökcek: riflessioni di db, comunicati del KNK e del «Comitato solidale Grup Yorum», un documentato articolo di Checchino Antonini con il link a una testimonianza del giurista Fabio Marcelli e la solidarietà “No Tap”

Cosa possiamo e dobbiamo fare

di db (Daniele Barbieri)

1 – Sky vede la Luna, non vede Ibrahim Gökcek

Emozionante la super-Luna due sere fa. Ed era particolarmente bella l’immagine sul cielo di Istanbul (vedi sopra). Bene ha fatto Sky a mostrarla nei suoi notiziari. Lo avrei fatto anche io se dirigessi un tg. Ma con una differenza. Io avrei aggiunto che la bella Luna sulla bella Istanbul simbolicamente grondava sangue per la morte, poche ore prima, di Ibrahim Gökcek e avrei raccontato la sua storia (*).

E’ evidente a chiunque voglia informarsi che Erdogan è un fascista e che, un pezzo alla volta, ha smantellato i minimi fondamenti della democrazia, in testa la regolarità delle elezioni e l’indipendenza della magistratura. Ma è pure evidente – a chiunque si azzardi a pensare con la sua testa – che i grandi media (come le istituzioni europee) devono tacere o “sminuire” gli orrori della Turchia (e del Rojava) di oggi perchè Erdogan si regge sui nostri soldi, sulle nostre armi e anche sui nostri silenzi. E’ un boia sì ma è il “nostro” boia.

2 – Hitler è qui, vicino a noi

Conosco persone di ogni età e di ogni genere che si commuovono nel sentire o vedere le tragiche vicende di Anna Frank, la resistenza del gruppo Rosa Bianca, il “folle” coraggio di August Landmesser (**)… Vi prego continuate – anzi continuiamo – a farlo ma c’è qualcosa di ancora più importante e urgente: un nuovo Hitler è qui vicino a noi, si chiama Erdogan. Dobbiamo organizzarci per sostenere chi lo combatte, bisogna boicottare e denunciare chi lo aiuta (tutti gli ultimi governi italiani, per esempio). Quale migliore modo di essere antifascisti e antinazisti oggi che aiutare la lotta contro il nuovo Hitler?

3- Fahrenheit di Radiotre, «il manifesto», «Il fatto quotidiano»…

E’ disperante la situazione dell’informazione in Italia. Tutti i grandi media sono fatti quasi solo di bugie e omissioni. Fra le poche eccezioni due quotidiani editi in cooperativa cioè «il manifesto» e «Il fatto quotidiano»: pieni di limiti e difetti, secondo me, ma con il pregio di essere liberi. Io li compro ogni giorno e li sostengo anche se quasi ogni giorno li critico. Chiedo dunque a questi due quotidiani “non allineati”: perchè tanti silenzi sulla resistenza in Turchia contro il tiranno? Perchè informare sulla lotta disperata di Yorum Grup solo dopo la morte di Helin Bolek e poi di Ibrahim Gokcek? Non era una notizia un così lungo sciopero della fame? Non è sbagliato questo giornalismo che arriva il giorno dopo e mai il giorno prima? Con le dovute differenze – Radiotre non è una cooperativa – rivolgo la stessa domanda a «Fahrenheit» e ad altri programmi della terza rete? Non è buon giornalismo raccontare l’infamia quotidiana di Erdogan e la Resistenza di ogni giorno contro di lui? Solo dopo che si contano i nuovi morti e si fa qualche commosso (o retorico) necrologio è possibile dare qualche altra notizia sul fascismo a due passi da qui e sulla nuova Resistenza? Ho citato tre esempi e ne potrei fare qualche altro. Ma purtroppo dò per scontato che non mi posso fidare della stragrande maggioranza dei massmedia italiani e che dunque devo (dobbiamo) informarci altrove. 

4 – Cosa fare adesso?

Chi è informato di cosa davvero succede – lo ripeto: non è facile ma è possibile – e dunque sa che la lotta contro i tiranni (in Turchia e altrove) ci riguarda, in concreto cosa può fare? Qualcosa è in piedi e questa piccola “bottega” continuerà a raccontarne. Molto altro resta da fare, in primo luogo un coordinamento stabile a livello italiano contro il boia Erdogan. Qui sotto troverete interventi, riflessioni e proposte. La discussione resta aperta ma è importante ricordare che le belle parole senza azioni coerenti sono fumo.

(*) In “bottega” ne abbiamo scritto più volte: Helin Bölek: Bella Ciao per sempre, L’assassino si chiama Erdogan, Ibrahim Gökcek sta per morire, Ibrahim Gökçek conclude lo sciopero della fame e dopo la breve speranza … la notizia tragica Ibrahim Gokcek è morto. Su questi post sono arrivati molti commenti, spesso con altre notizie o link.

(**) Se non conoscete questa storia potete leggererla qui: Scor-data: 13 giugno 1936.

COMUNICATO DOPO LA MORTE DI IBRAHIM
Manifestazioni devono essere organizzate sotto le ambasciate e i consolati turchi in solidarietà con la resistenza di Grup Yorum, con gli avvocati del popolo, con i prigionieri politici, con i death fasters in carcere, e con tutto il popolo turco che anela alla libertà e alla giustizia.
Ora è ancora più importante che tutti noi ci uniamo e ci facciamo, ognuno secondo le sue possibilità e ognuno secondo le proprie conoscenze, garanti dell’attuazione delle richieste di resistenza:
* Annullare i divieti di concerti (ieri sono stati programmati contemporaneamente all’interruzione dello sciopero della fame – tre concerti a Istanbul, così come un concerto a Izmir per settembre presso il centro fieristico)
* I membri detenuti di Grup Yorum devono essere liberati! Ci sono ancora 5 musicisti di Grup Yorum in carcere. Il primo segno del governo deve essere la liberazione di Sultan Gökcek e Ali Araci, che avranno il loro processo il 20 maggio!
* Fine delle persecuzioni e delle incursioni nel Centro Culturale İdil di Istanbul.
* Un processo equo per tutti i prigionieri politici, fra i quali gli avvocati del popolo Ebru Timtik e Aytac Ünsal, nonché i prigionieri politici Didem Akman e Özgür Karakaya, come continuano a chiedere con i loro death fast.
Le sentenze ingiuste nei confronti di centinaia di prigionieri politici, in particolare contro gli avvocati del popolo fino a 18 anni di carcere per dichiarazioni di “testimoni segreti” e le dichiarazioni contraddittorie dell’informatore della polizia Cavit Yilmaz, devono e possono essere riviste.
* Anche Mustafa Koçak ha lottato fino alla fine per un processo equo nella sua lotta per la dignità umana e la giustizia. È stato arrestato innocente in violazione delle leggi turche e internazionali e la sua lotta giuridica e politica è stata ignorata. Il governo lo ha fatto morire di fame nelle condizioni più crudeli.
VOGLIAMO GIUSTIZIA!
– per Mustafa Koçak, morto per avere chiesto il diritto alla difesa e un processo equo!
– per gli avvocati del popolo!
– per Grup Yorum che chiede di cantare liberamente le proprie canzoni!
– per tutti i prigionieri politici!
Comitato Solidale Grup Yorum

Turchia. Poche ore dopo l’interruzione dello sciopero della fame muore il dissidente turco e bassista del Grup Yorum

di Checchino Antonini (*)

«Siamo sconvolti dalla notizia della scomparsa di İbrahim Gökçek oggi, due giorni dopo la sospensione dello sciopero della fame. Condanniamo con veemenza il governo turco per i suoi continui tentativi di mettere a tacere Grup Yorum e i molti artisti dissidenti in Turchia. İbrahim e la cantante band Helin Bölek non avrebbero mai dovuto ricorrere allo sciopero della fame. Piangiamo la loro morte e continuiamo a chiedere alle autorità turche di cessare i loro sforzi per soffocare le voci di artisti, scrittori e attivisti”. L’annuncio, pochissime ore fa, da parte di Julie Trebault, che dirige PEN America’s Artists at Risk Connection, un programma dedicato ad assistere gli artisti in pericolo e a rafforzare il campo delle organizzazioni che li sostengono.

Alla fine Ibrahim Gokcek non ce l’ha fatta. Nella foto si vede Ibrahim il 3 aprile scorso che accompagna il feretro di Helin Bölek. Non gli è bastato interrompere uno sciopero della fame durato 323 giorni, che l’aveva reso debole fino allo stremo. Quarantotto ore dopo aver sospeso il digiuno per marcare la «vittoria politica» dell’attenzione internazionale ricevuta, che aveva spinto le autorità ad ascoltarlo, il musicista dissidente turco della storica band di sinistra Grup Yorum è spirato in un ospedale di Istanbul. Un esito drammatico che tanti avevano cercato di evitare, lanciando una campagna internazionale sui social media affinché tornasse a nutrirsi, così da non finire come i suoi due compagni di protesta, Helink Bolek e Mustafa Kocak, morti entrambi a 28 anni nell’ultimo mese, dopo quasi 300 giorni di digiuno.

Gokcek, 40 anni, denunciava la detenzione dei dissidenti nelle carceri della Turchia, insieme al blocco dei concerti del gruppo, che dura da anni, e delle altre attività nel loro centro culturale Idil. Anche sua moglie, Sultan, è tuttora detenuta nella prigione di Silivri a Istanbul. Nata dopo il colpo di stato militare del 1980, la band ha dovuto presto affrontare la repressione delle autorità di Ankara, tra esibizioni negate e musicisti arrestati. Dal basso al sax, ogni strumento sul palco ha avuto padroni diversi secondo le stagioni, spesso per coprire i buchi lasciati dai musicisti finiti in carcere. La magistratura li ha accusati anche di essere vicini agli estremisti di sinistra del Dhkp-c, inseriti nella lista delle «organizzazioni terroristiche». Dopo il fallito putsch del 2016, il pugno di ferro si è fatto sempre più duro, con raid continui nel quartier generale di Okmeydani, tempio dell’antagonismo a Istanbul. Ma la loro irriducibile protesta è diventata ora un simbolo di resistenza nonviolenta. Di fronte alla pandemia di Covid-19, il cordoglio di fan e sostenitori dei Grup Yorum si esprime in queste ore soprattutto sui social, con omaggi alla loro musica e messaggi di solidarietà per le battaglie sociali. Solo martedì, la decisione di interrompere il digiuno aveva aperto spiragli di speranza. «La vita ha vinto», aveva detto la presidente della Fondazione turca per i diritti umani, Sebnem Korur Fincanci, anche lei detenuta in passato. Ma nelle ultime ore la situazione è precipitata. Ormai stremato, il corpo di Gokcek non ha più avuto la forza di battersi.

Con una lettera a l’Humanité, organo del Pcf  aveva voluto lanciare un appello a tutto il mondo per spiegare la storia e condividere la sua speranza. 

“Dalla mia camera da letto, in una delle baraccopoli di Istanbul, guardo fuori dalla finestra il giardino. Uscendo, potevo vedere il Bosforo di Istanbul un po’ più lontano. Ma ora sono a letto e peso solo 40 chili. Le gambe non hanno più la forza di trasportare il mio corpo. Al momento, posso solo immaginare il Bosforo.

Sono sul palco, con la cinghia della chitarra attaccata al collo, quella con le stelle che mi piace di più…Di fronte a me, centinaia di migliaia di persone, con i pugni alzati, cantano “Bella Ciao”. La mia mano batte le corde della chitarra come se fosse la migliore del mondo…Le gambe sono forti… Potrei fare avanti e indietro da Istanbul.

Queste due affermazioni sono reali … Entrambe sono mie, sono la nostra realtà. Perché vivo in Turchia e faccio parte di un gruppo che produce musica politica. E così, la mia storia rappresenta la grande storia del mio Paese… Oggi sono passati 310 giorni (adesso diventati 316, ndt) da quando non mangio. Diciamo che “Mi esprimo per fame” o che “Mi hanno tolto il basso e per esprimermi uso il mio corpo come strumento“.

Mi chiamo Ibrahim Gökçek …Per 15 anni ho suonato il basso nel “Grup Yorum”. Il Grup Yorum, creato 35 anni fa da 4 studenti, ha una storia a scacchi come quella della Turchia. Questa storia ci ha portato fino ad oggi ad uno sciopero fino alla morte per potere fare di nuovo concerti.

Una di noi, la mia cara compagna Helin Bölek, è morta il 3 aprile, il 288 ° giorno di sciopero della fame illimitato. Sono io che ho raccolto il testimone. Forse ti chiederai: “Perché i membri di un gruppo musicale fanno uno sciopero della fame fino alla morte? Perché preferiscono un mezzo di lotta tanto spaventoso come lo sciopero della fame illimitato? ”.

La nostra risposta è nella realtà bruciante che ha portato Helin a sacrificare la vita a 28 anni e che mi spinge a dissolvermi ogni giorno di più:

Siamo nati nelle lotte per i diritti e le libertà iniziate in Turchia dal 1980. Abbiamo pubblicato 23 album per riunire cultura popolare e pensiero socialista. 23 album venduti in totale per oltre 2 milioni di copie. Abbiamo cantato i diritti degli oppressi in Anatolia e in tutto il mondo. In questo paese, tutto ciò che vivevano coloro che combattevano per i loro diritti, gli oppositori, coloro che sognavano un paese libero e democratico e anche noi che cantavamo le loro canzoni, vivevamo le stesse cose: eravamo guardati a vista, imprigionati, i nostri concerti erano proibiti, la polizia ha invaso il nostro centro culturale e fracassato i nostri strumenti. E per la prima volta con l’AKP al governo della Turchia, siamo stati inseriti nella lista dei “ricercati terroristi”.

Questo è il motivo per cui oggi ho deciso, anche se ti sembrerà folle, di smettere di mangiare. Perché, nonostante la qualifica che mi è stata data, non mi sento assolutamente di essere un terrorista.

Il motivo per cui siamo stati inseriti in questo “elenco terroristico” è il seguente: nelle nostre canzoni parliamo di minatori costretti a lavorare sotto terra, di lavoratori assassinati da incidenti sul lavoro, di rivoluzionari uccisi sotto tortura, di abitanti dei villaggi il cui ambiente naturale viene distrutto, di intellettuali bruciati, di case distrutte nei quartieri popolari, dell’oppressione del popolo curdo e di quelli che resistono. Parlare di tutto ciò in Turchia è considerato “terrorismo”. Coloro da 30 anni pensano che non è più tempo di socialismo internazionalista e che un’arte come la nostra non abbia pubblico si sbagliano.

Abbiamo tenuto concerti che hanno raccolto il pubblico più vasto nella storia della Turchia e ospitato artisti provenienti anche da fuori della Turchia. Nello stadio Inönü di Istanbul, 55.000 spettatori hanno cantato all’unisono canzoni rivoluzionarie. Dal palco ho accompagnato con la chitarra un coro straordinario formato da 55.000 persone durante l’ultimo dei nostri concerti dal titolo “Turchia indipendente”, con ingresso gratuito: c’era quasi un milione di persone. Per 4 anni consecutivi, abbiamo invitato progressisti e artisti dalla Turchia sul nostro palco. In uno dei nostri concerti, Joan Baez è salita sul palco con una delle chitarre che la polizia ha distrutto nel nostro centro culturale.

Da sempre il Grup Yorum è da sempre stato vittima della repressione in Turchia. Ma dopo la proclamazione dello stato di emergenza dichiarato dall’AKP nel 2016 e la crescente repressione di tutte le categorie, giornalisti, progressisti, accademici, abbiamo capito che ci aspettava una repressione ancora più feroce. Una mattina, al risveglio, abbiamo scoperto che 6 di noi erano stati inseriti nella “lista dei terroristi”. Il mio nome era in questo elenco. Un chitarrista che 5 anni fa aveva partecipato a un concerto che aveva raccolto più di un milione di spettatori era diventato un terrorista ricercato e sulla sua testa era stata posta una taglia. L’AKP al governo, ad ogni crisi, intensifica le sue aggressioni e reprime fasce sempre più numerose della popolazione.

Dopo la pubblicazione di questo elenco, in due anni, il nostro centro culturale ha subito nove attacchi dalla poliziaQuasi tutti i nostri membri sono stati imprigionati e si è arrivati al punto che non ci sono più membri del Grup Yorum. Siamo stati obbligati ad assumere nuovi musicisti per continuare a esibirci nei concerti. Abbiamo dovuto organizzare concerti con i giovani dei nostri cori popolari. Nello stesso tempo, per contrastare gli attacchi, abbiamo rilasciato comunicati stampa e petizioni. Ma tutto ciò non ha fermato la repressione.

Nel febbraio 2019, durante una riunione nel nostro centro culturale, sono stato arrestato e nel maggio 2019, abbiamo iniziato lo sciopero della fame per “fare revocare il divieto dei nostri concerti, fermare le aggressioni al nostro centro culturale, per fare rilasciare tutti i membri incarcerati del nostro gruppo e cancellare i processi avviati contro di loro e perché venissero cancellati i nostri nomi dall’elenco dei terroristi”. Successivamente, con Helin Bölek, abbiamo trasformato la nostra azione in uno sciopero della fame illimitato. Ciò significava che non avremmo rinunciato a questo sciopero della fame fino a quando le nostre richieste non fossero state accettate. Al prezzo, se necessario, della nostra stessa morte.

Durante i nostri processi, Helin e io fummo rilasciati, ma nonostante il diffondersi del sostegno popolare, di quello di artisti e di membri del Parlamento, il governo si è rifiutato di ascoltare le nostre richieste. Helin ai parlamentari che la visitarono disse: “Se ci prometteranno di permetterci di fare un concerto, interromperò lo sciopero della fame illimitato”. Ma anche questa promessa ci è stata negata. Di più: il governo ci ha impedito di organizzare il suo funerale secondo i desideri di Helin. Helin riposa in un cimitero di Istanbul, coperta da un lenzuolo bianco.
Ora la stanza accanto alla mia è vuota, quanto a me, che da qualche tempo vivo dentro un letto, non so come finirà il mio viaggio. La battaglia che si sta impegnando nel mio corpo si concluderà con la morte? Oppure con la vittoria della vita?
Quel che so con maggior forza in questa lotta, è che, fino alla soddisfazione delle nostre rivendicazioni, mi aggrapperò alla vita anche in questo cammino verso la morte”.

Solo pochi giorni fa, da queste stesse colonne di Popoff, Giorgio Coluccia aveva dato notizia delle iniziative internazionaliste che anche in Italia si stavano dispiegando a sostegno della causa delle migliaia di prigionieri politici nella carceri del regime fascistoide e islamico – ma molto coccolato dalla democraticissima Europa per via del suo ruolo di cane da guardia Nato nello scacchiere e di muro per le migrazioni – di Erdogan. E aveva annunciato «con gioia» l’interruzione da parte del bassista dissidente della drastica forma di protesta perché almeno una delle sue richieste, la revoca del divieto di concerti per il gruppo Yorum, era stata accettata dal governo della stato turco.

Ma la vertenza dei Grup Yorum, mentre continua la guerra sporca dello stato turco contro il popolo turco e le altre minoranze etniche e politica, non è isolata: 90 mila persone su 300 mila verranno liberate dalle prigioni turche nei prossimi 4 mesi grazie ad una modifica legislativa definita “Amnistia Corona“. Addirittura un terzo della popolazione carceraria. Gli altri invece, in maggior parte i prigionieri per motivi politici rimarranno in cella. Intanto in Turchia nel corso delle ultime sei settimane 402 persone sono state arrestate con l’accusa di affermazioni “false e provocatorie“ su Internet sulla crisi da coronavirus. Sono imputate di aver fomentato il panico e di aver accusato il governo di non fare abbastanza per arginare la pandemia o di aver mentito sull’effettivo numero di contagi e morti.

Fra coloro che non potranno usufruire di questa amnistia ci sono tutti gli oppositori politici di Erdogan, anche quelli democraticamente eletti nelle file dell’HdP ancora in carcere ed alcuni membri del pericolosissimo Grup Yorum che si è costituito contro lo scenario di repressione politica dopo il colpo di stato del 1980. Dal 1985 ha prodotto 23 album ed un film. Molti concerti ed album del gruppo erano stati vietati, con diversi membri che sono stati arrestati e persino torturati. Nonostante tale repressione il gruppo è ancora molto popolare sia in Turchia che all’estero.

Nel carcere di Konya-Seydişehir in Turchia sei prigionieri politici sono entrati in digiuno fino alla morte. «Non possiamo più sopportare gli abusi», ha dichiarato telefonicamente Yilmaz Uçar ai suoi famigliari. Come riporta un’agenzia vicina al movimento kudo, Yilmaz Uçar è stato arrestato a Van cinque anni e mezzo fa per appartenenza a un’organizzazione terroristica in base a una testimonianza anonima. Già nel carcere di tipo T di Van è stato gravemente maltrattato. Due anni fa insieme a altri cinque prigionieri è stato trasferito a Konya. Lì gli abusi da parte del personale carcerario sono continuati. Diversi reclami sono andati a vuoto. Da diverso tempo Uçar riferisce ai suoi famigliari di maltrattamenti quotidiani. Nell’ultimo colloquio telefonico della settimana scorsa con suo fratello Bruder Hekim Uçar ha dichiarato che insieme a altri cinque prigionieri a causa delle insopportabili condizioni di reclusione era entrato in digiuno fino alla morte insieme a altri cinque prigionieri.

Secondo quanto riferito da Hekim Uçar ai prigionieri a Seydişehir sarebbe stato imposto di omaggiare Allah secondo il concetto del Tekbir ogni giorno dopo la conta mattutina. «Mio fratello e i suoi amici si sono difesi, per questo sono stati maltrattati e gli sono state comminate pesati punizioni nel bunker. Una settimana fa mio fratello ha chiamato e ha detto che non ce la fa più e che con cinque amici era entrato in digiuno fino alla morte. Voleva che lo rendessimo pubblico per far sentire la loro voce».

Hekim Uçar chiede alle organizzazioni per i diritti umani e all’opinione pubblica di dedicare attenzione a suo fratello e alle condizioni nelle carceri turche: «Due giorni fa ha chiamato di nuovo, ma prima che il colloquio potesse davvero iniziare, la comunicazione è stata interrotta. L’ultima cosa che ha detto è stata: “Se non chiamo più significa che succedono cose gravi”. Facciamo appello a deputati e giuristi perché indaghino sulla situazione nel carcere».  

IHD, l’Associazione dei diritti umani ha affermato che nel 2019 ci sono state 440 violazioni del diritto alla vita, 447 violazioni sulla tortura ed il maltrattamento. Il Co-presidente di IHD Öztürk Türkdoğan ha affermato che la maggior parte delle violazioni sono state causate dal problema curdo nel corso della conferenza stampa per presentare il rapporto 2019 sulla violazione dei diritti umani in Turchia. A causa dell’epidemia di Coronavirus solo il Co-presidente di IHD Öztürk Türkdoğan ed i gli esponenti della stampa hanno partecipato all’incontro che si è svolto alla sede principale di IHD.

Türkdoğan ha affermato che gli ultimi 5 anni in Turchia sono stati caratterizzati da un “ regime sempre più autoritario.”

Ecco alcune delle violazioni elencate da Türkdoğan:

9 persone hanno perso la loro vita e 16 sono rimaste ferite a seguito di esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze dell’ordine, l’avviso di fermo non è stato non è stato con o a causa di fuoco casuale. 8 persone hanno perso la loro vita in attacchi da parte di sconosciuti.

Almeno 98 guardie di sicurezza (soldati, polizia e guardie di villaggio), 324 militanti e 18 civili, per un totale di 440 hanno perso la vita a causa di conflitti armati.

Almeno 69 persone sono morte in carcere per vari motivi come malattie, suicidio, violenza e 4 persone sono rimaste ferite. Almeno 17 persone hanno perso la vita in modo sospetto e 5 sono rimaste ferite durante il servizio militare. Una persona è stata uccisa a seguito di attacchi di organizzazioni illegali.

Secondo il Consiglio per la salute e la sicurezza sul lavoro nel 2019 1.726 lavoratori hanno perso la vita a causa di incidenti o reati.

Il numero di persone che hanno dichiarato di essere state torturate e maltrattate durante la custodia e in luoghi diversi dalla detenzione sono state 1.477.

La polizia ha attaccato 1.344 incontri e manifestazioni. In questi interventi, il numero di persone che hanno affermato di essere state picchiate e maltrattate è stato di 3.935.

Questione curda

Almeno 381 coprifuoco sono stati annunciati dal 16 agosto 2015 al 1 ° gennaio 2020, in 11 province e almeno 51 distretti.

Reporter senza frontiere (RSF) ha classificato la Turchia al 154 ° posto (di 180 paesi) nel World Press Freedom Index, pubblicato ad aprile 2020. Nel 2002, la Turchia è stata classificata al 99 ° posto.

Secondo i dati del Centro di documentazione IHD, nel 2019 sono stati vietati in totale 43 eventi, tra cui 24 comunicati stampa, 13 marce, 3 manifestazioni, 2 festival e 1 congresso di partito.

(*) ripreso da www.popoffquotidiano.it

Kongreya Neteweyî ya Kurdistanê (Congresso nazionale Kurdistan)

 

L’intensificata guerra contro i curdi distoglie l’attenzione dalla crisi dello stato turco

Kurdistan National Congress (KNK) Rue Jean Stas 41, 1060 Brussels, Belgium www.kongrakurdistan.net E-Mail: kongrakurdistan@gmail.com

L’autoritario Recep Tayyip Erdogan e il suo governo dell’AKP-MHP stanno affrontando una situazione di crisi prolungata. Dallo scoppio della pandemia di COVID-19, questa crisi è diventata ancora più evidente e acuta. Il governo non è in grado di combattere la pandemia e non può fornire cure mediche adeguate o aiuti economici, e la strategia autocratica di una leadership individuale di Erdogan si è dimostrata inefficace e controproducente.I fallimenti economici, politici e sociali di Erdoğan sono costati a lui e al suo partito,l’AKP,le elezioni amministrative dell’anno scorso nelle più grandi città della Turchia, Istanbul e Ankara, entrambe precedentemente controllate dall’AKP per oltre un decennio, suggerendo che avrebbe potuto perdere le prossime elezioni politiche. I risultati delle elezioni sono stati uno shock per Erdogan, che ha capito di aver perso tutto il sostegno degli elettori curdi. La sua risposta è stata quella di vendicarsi.La questione curda, profondamente intrecciata con molti grandi conflitti del Medio Oriente, compresi quelli in Siria e in Iraq, è di nuovo un obiettivo primario di Erdogan, che ha scelto di intensificare l’ostilità contro il popolo curdo per cercare di assicurare la propria sopravvivenza e quella dell’indebolito stato turco.

Crisi economica profonda

L’epidemia del Coronavirus ha colpito gravemente l’economia turca,incidendo fortemente sul turismo e sul commercio internazionale. Gli investimenti esteri sono diminuiti e la valuta della Turchia ha continuato a indebolirsi. L’inflazione è dilagante e incontrollabile. Secondo l’Istituto statistico turco (TurkStat), la disoccupazione in Turchia è aumentata di quasi 1 milione nel 2019, con la Turchia che ha mantenuto un tasso di disoccupazione totale del 13-14% nell’ultimo anno e la segnalazione di disoccupazione di circa 4,5 milioni di persone prima della diffusione del Coronavirus in Turchia e nelle aree circostanti,un numero che dovrebbe aumentare drasticamente a causa della pandemia di Coronavirus. Il militarismo turco consuma i fondi dello stato e la strategia del militarismo permanente, in particolare contro i curdi, ha portato il paese alla povertà e ha portato alla destabilizzazione in tutti gli aspetti della vita.

La repressione dell’AKP-MHP e la controproducente risposta pandemica

Molti attivisti di alto profilo dell’opposizione sono stati condannati a pene detentive. Lo stato turco è diventato il più grande carceriero di giornalisti al mondo. Attualmente, circa il 90% dei media è a favore del governo e il divieto di libertà di espressione, pensiero e stampa approfondisce la rabbia della società. Le risposte del governo dell’AKP-MHP alla pandemia di COVID-19 si sono concentrate principalmente sul consolidamento del potere e sulla continua repressione dell’opposizione. Il governo del presidente Erdoğan ed il ministero dell’interno hanno punito il paese bloccando consigli e municipalità gestite da partiti di opposizione dall’organizzazione di campagne di aiuto per aiutare i poveri durante la pandemia di Coronavirus.

Utilizzo del Coronavirus come arma biologica contro i curdi e l’opposizione

Lo Stato turco ha anche proseguito nel fare sforzi per uccidere i detenuti curdi e di opposizione diffondendo Covid-19. Il 13 aprile al parlamento turco è passata una legge che dovrebbe consentire il rilascio anticipato di più di 90.000 criminali, compresi stupratori, boss della mafia, molestatori di bambini ed altri criminali a causa della pandemia di Coronavirus. Leader curdi, avvocati, giornalisti, difensori dei diritti umani, politici di opposizione,attivisti che i oppongono al governo AKP-MHP sono stati puntualmente esclusi da questo ordine di rilascio. Con la diffusione del Covid-19 ad un ritmo allarmante in tutta la Turchia, la vita di migliaia di detenuti politici rimane a grave rischio. Lo Stato turco ha ignorato l’appello del 25 marzo della commissaria per i Diritti Umani delle Nazioni Unite Michelle Bachelet al governo per ridurre il numero delle persone poste in detenzione e per rilasciare ogni persona detenuta senza sufficienti basi legali, compresi i detenuti politici ed altri detenuti per aver espresso critiche o punti di vista di dissenso. Il 29 aprile il ministro della giustizia turco

Abdulhamit Gul ha dichiarato che 120 detenuti in quattro prigiorni sono stati infetti dal Covid-19, ma il numero attuale degli infetti non è chiaro. Inoltre le autorità hanno utilizzato la pandemia come una scusa per bloccare la comunicazione con i detenuti.

La relazione simbiotica tra AKP e MHP

L’AKP di Erdogan sta affrontando sfide senza precedenti. Come le elezioni amministrative dello scorso anno hanno dimostrato, i curdi adesso sono politicamente influenti in Turchia., e aueato sfida la presa sul potere dell’AKP. Il nepotismo e la corruzione della famiglia Erdogan hanno danneggiato l’immagine di Erdogan e portato alla diffidenza sia all’interno del suo stesso partito sia all’interno del proprio partito e, più in generale tra l’opinione pubblica, e due nuovi partiti sono stati recentemente fondati da ex membri fondatori dell’AKP, che in precedenza avevano entrambi ruoli di rilievo nel governo. Pertanto, Erdogan e l’AKP dipendono sempre più dall’MHP ultra-nazionalista e razzista, un partito legato al gruppo paramilitare dei lupi grigi che ha ucciso migliaia di curdi e altri percepiti essere contrari agli obiettivi dello stato turco negli ultimi decenni. Nonostante le frazioni dell’AKP l’alleanza con l’MHP rimane forte.Come per altri partiti politici Erdogan continua ad utilizzare le detenzioni di massa per impedire a tutti i gruppi di opposizione i organizzarsi.

Conflitto che produce politica estera

La strategia del neo ottomanismo di Erdogan è stata sviluppata per sfuggire alla crisi dello stato attraverso atti di aggressione e occupazione militari in Medio Oriente, con l’esercito turco ora impegnato in una scelta di guarra in paesi come la Siria, l’Iraq e la Libia. Di conseguenza l’esercito turco è ora coinvolto in gravi conflitti in tutta la regione ed è in conflitto con le potenze globali e regionali. Lo stato turco ritiene che, adottando una politica di spostamento tra i due influenti attori globali nella regione, Russia e Stati Uniti, può ottenere sostegno per le sue politiche di occupazione. Pur essendo membro della NATO, lo stato turco ha acquistato dalla Russia sistemi di difesa terra-aria S-400, in diretta violazione della politica NATO. Utilizzando tattiche come questa per ottenere una leva finanziaria regionale Erdogan ha trasformato la Turchia in una pedina regionale e globale. Lo stato turco è ora sfiduciato dagli Stati Uniti, dalla Russia e dalle maggiori potenze del mondo arabo. Mentre lo stato e le forze armate turche ora cooperano con la Russia in Siria, in particolare a Idlib, rimangono in balia della Russia e, in Libia, le forze turche e russe si oppongono in una sanguinosa guerra per procura. L’uso da parte di Erdogan dei rifugiati per esercitare pressioni politiche e diplomatiche contro l’UE ha danneggiato i legami della Turchia con l’Europa. Di fronte a una grave crisi, Erdogan non ha paura di sfruttare le persone indifese e il suo uso cinico dell’ampia e vulnerabile popolazione di rifugiati siriani in Turchia,come la sua aggressione militare contro i curdi, è una chiara dimostrazione di questo fatto.

Disavventure militari neo ottomane senza fine in vista

La strategia di espansione neo-ottomana di Erdogan è attualmente in una crisi molto profonda.L’esercito turco non è stato in grado di raggiungere alcun successo militare nella Siria settentrionale e orientale, in Idlib o in Libia. I conflitti interni tra combattenti mercenari jihadisti turchi appoggiati dai militari nei territori occupati dalla Turchia nel nord della Siria spesso lasciano il posto a sanguinosi scontri,e recentemente, il 28 aprile, ha portato a un bagno di sangue ad Afrin quando una bomba ha ucciso almeno 46 persone e ne ha ferite oltre cinquanta, compresi i civili.

Nella provincia di Idlib in Siria, stanno aumentando le tensioni tra le forze jihadiste turche appoggiate dai militari e altri gruppi come Hayat Tahrir Al-Sham (HTS),potente ramo di al-Qaida che ha una forte presenza nell’area occupata dalla Turchia.L’occupazione turca di Idlib, che coinvolge migliaia di soldati turchi, si è trasformata in un vicolo cieco senza soluzione in vista generando gravi costi finanziari.

I curdi affrontano il COVID-19 e gli attacchi militari turchi

Durante la battaglia globale contro la mortale pandemia di Coronavirus i curdi devono anche proteggersi dagli attacchi militari turchi. Nonostante l’appello del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres per un cessate il fuoco globale fatto il 23 marzo, lo stato turco vede chiaramente la pandemia COVID-19 come un’opportunità per intensificare le sue politiche di guerra. Il 3 aprile il segretario generale Guterres ha ribadito la sua richiesta di un cessate il fuoco globale immediato per facilitare la consegna di aiuti salvavita e portare speranza alle persone in zone di conflitto. I curdi della regione autonoma della Siria settentrionale e orientale, al contrario, hanno concordato di dare ascolto all’appello delle Nazioni Unite. Il 28 aprile l’esercito turco ha preso di mira il cantone di Kobane. Gli attacchi sono continuati nella regione di Shehba, dove intensi bombardamenti hanno preso di mira oltre 200.000 sfollati di Afrin attualmente residenti, provocando gravi danni. Ciononostante, la Russia e gli Stati Uniti, entrambi Stati membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con accordi diretti con lo stato e le forze armate turche in merito alla loro presenza e azioni nella Siria settentrionale e orientale, hanno taciuto sull’aggressione militare turca. Il 15 aprile droni armati turchi (UAV) hanno attaccato il campo profughi di Maxmur nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) uccidendo tre giovani donne.

Il campo di Maxmur, fondato nel 1998 dai curdi costretti a lasciare i loro villaggi nel nord del Kurdistan (Turchia orientale) negli anni ’90 a causa della repressione da parte dello stato turco e della brutale aggressione militare turca, ospita circa 13.000 persone. Il campo è ufficialmente sotto la protezione e il controllo dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Né le Nazioni Unite né il governo iracheno hanno adempiuto alle loro responsabilità legali per proteggere la gente di questo campo, e lo stato turco considera questa licenza come una licenza per continuare ad attaccare questi civili. Lo stato turco cerca di influenzare l’opinione pubblica per legittimare la sua occupazione di parti della Siria. Poco prima dell’attacco ad Afrin occupato dai turchi il 28 aprile, i droni da combattimento turchi hanno attaccato uno dei posti di controllo di sicurezza a Kobane. Lo stesso giorno aerei da guerra turchi hanno attaccato anche la regione di Xakurke, nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) uccidendo due giovani uomini provenienti dalla città di Shino, nel Kurdistan orientale (Iran).

L’arma dell’acqua nel Rojava / Siria settentrionale e orientale durante la pandemia globale

L’esercito turco e l’esercito jihadista appoggiato dai militari turchi hanno preso il controllo della stazione idrica di Allouk durante la loro invasione della Siria settentrionale e orientale nell’ottobre 2019. La stazione idrica di Allouk, vicino alla città di Serekaniye (Ras al-Ayn), fornisce acqua a circa 460.000 persone nel governatorato di al-Hasakah, compreso a tre campi profughi. Lo stato turco dall’inizio dell’anno ha interrotto più volte il pompaggio dell’acqua. Human Rights Watch (HRW) ha invitato le autorità turche a fare immediatamente tutto il possibile per riprendere la fornitura di acqua attraverso la stazione di pompaggio di Allouk,affermando che l’incapacità delle autorità turche di garantire adeguate forniture idriche nelle zone controllate dai curdi in Siria settentrionale e orientale sta compromettendo la capacità delle agenzie umanitarie di fornire aiuto e protezione alle comunità vulnerabili durante la crisi di COVID-19. Michael Page, vicedirettore della divisione Medio Oriente e Nord Africa presso Human Rights Watch, ha dichiarato: “Nel mezzo di una pandemia globale che sta sovraccaricando sofisticati sistemi e infrastrutture di governance, le autorità turche hanno interrotto l’approvvigionamento idrico alle regioni più sottoposte a stress in Siria”.Garantire che le persone possano godere di acqua e servizi igienici puliti, disponibili, accettabili, accessibili e convenienti è un diritto umano. Il blocco dello stato turco del flusso d’acqua nella stazione idrica di Allouk, un atto ostile e disumano che lascia centinaia di migliaia di persone senza accesso all’acqua potabile, costituisce un crimine di guerra e peggiorerà gravemente l’impatto del Coronavirus nella regione interessata.

Erdoğan combatte per la propria sopravvivenza politica lanciando una guerra in Kurdistan

A seguito del silenzio delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, dell’UE e del Consiglio d’Europa (CE) sull’aggressione militare turca a Maxmur, Shengal (Sinjar), Kobane, Afrin e Shehba negli ultimi anni, lo stato turco ha iniziato a condurre una più ampia campagna militare per attaccare e occupare la regione di Qendil (Kandil) nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale). Nonostante lo spazio aereo di questa regione sia sotto il controllo del governo iracheno e degli Stati Uniti, entrambi hanno taciuto sulle ripetute incursioni turche. Erdogan sta sfruttando la crisi politica e governativa in Iraq, e la politica degli Stati Uniti volta a garantire che la Turchia rimanga membro della NATO in Medio Oriente ha dato copertura a Erdogan per perseguire i suoi obiettivi.Lo stato turco si sta ora preparando a lanciare un’importante offensiva militare esercitando pressioni sulle forze politiche curde nella regione di Zini Werte vicino alle montagne di Qendil nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale),attundo la classica tattica coloniale di “dividi e impera”.

Usando le forze curde come per procura, lo stato turco crede di poter incitare i curdi contro i curdi, indebolire e destabilizzare le istituzioni politiche curde e occupare più territorio curdo. Attualmente, circa 25 basi militari turche si trovano nella regione del Kurdistan in Iraq. Dalla sua fondazione, il governo regionale del Kurdistan (KRG) dell’Iraq, in quanto entità governativa curda costituzionalmente e internazionalmente riconosciuta,è stata una spina nel fianco dello stato turco. Erdogan vede ogni destabilizzazione della regione del Kurdistan in Iraq e qualsiasi indebolimento del KRG come una vittoria. Tuttavia, molti partiti politici curdi e gruppi della società civile hanno affermato che non sarà permesso che si verifichino conflitti intra-curdi, poiché le ambizioni dello stato turco sono ben comprese da tutti.

L’importanza strategica di Zini Werte

La regione di Zini Werte dista 40-50 chilometri dal confine iraniano e circa 35 chilometri dalla città di Ranya.  La regione rappresenta il fronte occidentale delle montagne di Qendil ed è un’area di importanza militare strategica. Da Zini Werte, la regione di Zergele a Qendil può essere facilmente controllata e, da Zini Werte attraverso la regione di Choman, nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale), è possibile raggiungere la storica città curda di Mahabad in Iran.

Questa regione è conosciuta come la zona della guerriglia del PKK da decenni.Mentre lo stato turco utilizza la presenza del PKK nella regione come pretesto per l’aggressione militare, la verità è che lo stato turco cerca di destabilizzare e controllare questa regione per schiacciare le aspirazioni del popolo curdo in tutte le parti del Kurdistan. Inoltre, la potenziale occupazione di Qendil, l’obiettivo finale di un assalto a Zini Werte non è solo un problema per il PKK o per i curdi, ma ha ramificazioni molto più ampie e pericolose per la regione. È chiaro che lo stato turco sta facendo tutto il possibile per garantire la propria sopravvivenza, indipendentemente dal potenziale costo della vita umana.

La domanda più importante qui è perché gli Stati Uniti e la NATO rimangono in silenzio quando il loro alleato viola il diritto internazionale e provoca più conflitti nella regione, e si pone la questione se gli Stati Uniti e la NATO abbiano o meno dato allo stato turco il via libera per procedere con tale aggressione, nonostante le terribili conseguenze.

Il Kurdistan non è uno strumento per il potere regionale turco o l’egemonia globale

Mentre molti circoli affermano che la questione di Zini Werte è un conflitto politico interno curdo,la verità è molto diversa.Piuttosto, è uno dei tanti conflitti che potrebbe causare un’ulteriore instabilità nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) e creare un vuoto di potere che lo stato turco e i suoi alleati jihadisti o il cosiddetto Stato islamico (ISIS) in ripresa cercheranno di colmare.Le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un nuovo massimo con l’uccisione di Qasem Soleimani, il potente comandante della Forza Quds dell’Iran, il 3 gennaio.

In risposta a questo attacco, l’Iran ha attaccato le basi militari statunitensi in Iraq e gli Stati Uniti si sono successivamente ritirati da alcune posizioni nel paese, spostando del personale militare nella regione del Kurdistan in Iraq da altre aree del paese.Mentre i militari turchi si spostano per ampliare la propria occupazione del Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) e l’ISIS sfrutta il caos nelle aree contese dell’Iraq vicino alla regione del Kurdistan iracheno per riorganizzarsi,esiste anche una seria possibilità che le forze statunitensi con base nella regione e le forze armate iraniane o della milizia appoggiate dall’Iran possano scontrarsi nella regione. L’attuale situazione di stallo a Zini Werte è uno dei tanti conflitti che potrebbero facilmente intensificarsi, provocando spargimenti di sangue nella regione relativamente stabile del Kurdistan meridionale e oltre, se gli Stati Uniti e la NATO concedessero ai militari turchi una mano libera. Difendersi dall’aggressione militare turca a Zini Werte ed evitare un’invasione di Qendil e una allargata occupazione militare turca del territorio curdo non è solo una questione interna curda. Qualsiasi aggressione apparentemente localizzata come queste azioni vicino a Qendil lascerà il posto a una più ampia crisi regionale e globale, e l’ambizione dello stato turco di attaccare e occupare aree al di fuori dei confini della Turchia non è certamente limitata a quest’area. Da questo punto di vista è necessario comprendere che le provocazioni militari turche a Zini Werte aggraveranno le crisi in atto nella regione. I curdi hanno annunciato la loro preparazione per raggiungere una soluzione democratica. La soluzione del problema curdo attraverso la democrazia in Turchia avrebbe un impatto positivo sull’intera regione.La questione curda, con tutti i suoi aspetti nazionali, regionali e globali, può svolgere un ruolo vitale nel promuovere la pace e adottare provvedimenti urgenti contro l’attuale aggressione turca a Zini Werte e nei dintorni di Qendil contribuirà a una pace più ampia.

Il nostro appello all’ONU, all’Unione Europea, al Consiglio europeo e all’OSCE

1. Chiediamo l’attuazione delle recenti richieste delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco globale (multilaterale).Per ottenere risultati tangibili sul campo, il governo turco deve rispondere positivamente ai cessate il fuoco unilaterali osservati dalle forze di opposizione e trasformarli in cessate il fuoco bilaterali o, come minimo, reciproci cessate il fuoco unilaterali.

2. Chiediamo la fine dell’escalation militare e dell’apertura di nuovi fronti militari, nonché della de-militarizzazione e delle questioni umanitarie durante questo periodo di crisi sanitaria globale e di intenso bisogno umanitario.

3. Chiediamo l’attuazione del recente appello delle Nazioni Unite per il rilascio di tutti i prigionieri politici.

4.Chiediamo il sostegno in tutto il mondo dell’opposizione democratica in Turchia contro il regime autoritario del presidente Erdogan

5. Chiediamo sanzioni diplomatiche, politiche, economiche e legali contro il governo turco per la violazione del diritto internazionale e le convenzioni sui diritti umani, il perseguimento di politiche di aggressione militare volte a destabilizzare il Medio Oriente e il taglio di risorse naturali come l’acqua a popolazioni civili vulnerabili.

Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) 

Qui una importante testimonianza (ma è uscita solo on line) di Fabio Marcelli che fa parte dei Giuristi Democratici.

LA TURCHIA È UNA DEMOCRAZIA? comunicato del movimento “No TAP”
Dire che la Turchia rispetti i diritti umani è una vera aberrazione. Eppure non sono pochi gli Stati Europei che la descrivono come una democrazia occidentale, addirittura auspicano il suo ingresso nell’Unione. Perché?
Esclusivamente per luridi affari.
La situazione turca e i numerosi soprusi per mano del suo Califfo Erdogan non hanno alcuna importanza a confronto dei vantaggi economici che possono scaturire per la UE.
A ben guardare la situazione è di gran lunga peggiore di così.
Tanto è vero che la Commissione Europe ha dato al Califfo Turco le chiavi della strategia energetica europea!
È dalla Turchia che passa un tratto fondamentale del Nuovo Corridoio del Gas: TANAP (Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline) tratto che si congiunge in Grecia al TAP, gasdotto oggetto da più di 3 anni della nostra protesta sul campo. Il Movimento No Tap conosce bene la scelleratezza di questa scelta dell’Europa e ne denuncia anche i metodi di attuazione, anzi siamo testimoni che l’unica cosa ad esser stata importata dalla Turchia, per ora, sono stati i metodi barbari, autoritari e repressivi!
Come persone impegnate in una battaglia per i diritti ed il rispetto della Terra, conosciamo bene e ci definiamo fratelli di tutti quei cittadini turchi che denunciano le atrocità di Erdogan, abbiamo stretto rapporti e condividiamo sforzi e speranze con il popolo LIBERO turco e con il popolo Curdo.
Oggi, dopo 323 giorni di sciopero della fame e decine di violenze e ingiustizie subite, diventa martire della libertà Ibrahim Gokçek, del Group Yorum. Siamo fortemente addolorati, ma sicuri che la sua battaglia non finirà mai.
Fino alla vittoria!
Che la terra ti sia lieve amico Ibrahim.
LA PRIMA VIGNETTA E’ DI GIANLUCA COSTANTINI, LE ALTRE DUE DI LATUF
La Bottega del Barbieri

7 commenti

  • e’ un copioso materiale. Le indicazioni per contrastare Erdogan sono molte, ma credo scompaiano quando di Erdogan si è fatto un baluardo per fermare
    i rifugiati .

    • Sono d’accordo con l’affermazione de “La bottega”: non bastano le parole, la nostra solidarietà deve sostanziarsi di fatti concreti, qui ed ora.
      Faccio una proposta. Noi, come associazione Verso il Kurdistan Odv, dall’anno 2000 portiamo avanti un importante progetto di adozione a distanza delle famiglie dei detenuti politici in Turchia, sia kurdi che della sinistra turca. Questo progetto viene portato avanti con le associazioni kurde e turche. Ad oggi, sono 120 le famiglie che abbiamo in adozione e che aiutiamo con contributi finanziari e intrecciando dialoghi a distanza. Serve per aiutare loro e per far conoscere quella drammatica situazione a noi, con fatti concreti.
      Questo perché oggi le carceri in Turchia sono la contraddizione più evidente.
      Immaginiamo come sarebbe importante se questo progetto venisse adottato da associazioni e movimenti in modo allargato!
      Questa è una proposta, la solidarietà a parole non basta! Ovviamente ce ne possono essere pure altre di proposte, però è importante – come dice anche il comunicato del KCK – ritornare a concentrare il nostro lavoro sull’opposizione al regime fascista e guerrafondaio di Erdogan.
      Mail: versoilkurdistan@libero.itantonioolivieri@libero.it tel. 335 7564743

  • Chelidonio Giorgio

    Credo che la foto di Ibrahim che “saluta” la bara di Helin (mi permetto di chiamarli per nome come segno di affetto, umano e socio-politico) sia probabilmente la più significativa fra quelle pubblicate nel 2020, anno neppure giunto alla sua met, ma già iper-inflazionato di immagini.
    Scegliere di lasciarsi morire, digiunando per protestare contro una dittatura è una scelta terrificante e tremendamente efficace a patto che possa venire diffusa nella sua capacità di coinvolgimento emozionale. Suggerirei che “in bottega” venisse esposta in modo copiabile (diritti d’autore permettendo) perché la loro lotta possa essere condivisa nel modo più esteso ed efficace possibile.

  • Giuseppe Tadolini

    Un assassinio a tutti gli effetti.
    Accendete Youtube e ascoltate questa musica.
    Certamente ci sentiremo chiedere: “Ma voi che c’entrate ? Non siete un gruppo che lavora sul locale?”. Certo, “Ravenna in Comune” è una realtà locale, ma della difesa dei diritti umani e del contrasto a ogni dittatura abbiamo fatto una nostra bandiera. E in diverse occasioni organizzato iniziative pubbliche di studio , discussione e mobilitazione. Oggi, momento in cui il maledetto coronavirus sta facendo passare sotto silenzio troppe cose pur importantissime, sta anche a noi – quindi – levare forte la voce perché non siano completamente ignorati fatti gravissimi che succedono in terre tutto sommato vicine e – fra l’altro – che si considerano “alleate” del nostro Paese.
    Forse pochi, anche fra i lettori della nostra informazione, che pure sono fra le persone più informate e sensibili, conoscono la storia di Helin Bolek, Mustafa Kocak e Ibrahim Gokcek, musicisti turchi, membri del gruppo folk Grup Yorum (loro la versione turca di “Bella Ciao” che abbiamo visto e sentito in diverse occasioni). Dal 2016 perseguitati, più volte arrestati, maltrattati, nuovamente arrestati, condannati con l’accusa di terrorismo per avere a più riprese manifestato nei loro concerti e nei loro dischi l’opposizione alla ormai aperta dittatura di Erdogan e del suo regime, i tre musicisti hanno scelto la protesta estrema dello sciopero della fame a oltranza. Un mese fa è morta Helin, la cantante del gruppo, dopo 288 giorni, ridotta a trentatre chili di peso, il 24 aprile se n’era andato Mustafa dopo 297 giorni, 29 chili. Ieri, dopo 323 giorni di rifiuto del cibo, si è spento Ibrahim, il bassista del gruppo, che qualche giorno prima era stato scarcerato grazie alle pressioni esercitate da una crescente solidarietà interna e internazionale. Il regime turco li ha lasciati crepare senza muovere un dito.
    E’ un assassinio, non si può usare altro termine. Il criminale Erdogan e il suo gruppo di gangster accusano di terrorismo chiunque sia anche solo debolmente avversario della sua politica, e nella sostanziale indifferenza del mondo, con la totale complicità di alcuni governi, continua a massacrare non solo il popolo curdo, anch’esso caduto in gran parte nel dimenticatoio, ma anche gli oppositori interni, giornalisti, intellettuali, avvocati, attivisti ambientali.
    Ci riguarda. La Turchia è un paese membro della NATO, è un paese che a più riprese ha espresso la volontà di entrare a far parte dell’ Unione Europea, è quindi a tutti gli effetti un “alleato” anche dell’Italia, e uno dei principali clienti del nostro export di armi. Ed è il paese al quale l’Europa eroga fior di miliardi di euro perché ci tenga lontani i flussi migratori che vengono dalla rotta sudest.
    Così non si può continuare. Chiunque possa, in qualsiasi modo, far sentire l’indignazione che provocano questi fatti lo faccia. Intanto facciamo girare questa terribile informazione, scriviamo ai giornali, mandiamo messaggi ai nostri referenti politici (se ne abbiamo), sollecitiamo prese di posizione a chiunque abbia un ruolo. E chiediamo che si rivedano subito (e non messi in un’agenda che resta nei cassetti) le forniture di armi all’ assassino Erdogan.
    “Ravenna in Comune” farà la sua parte. Tutti gli altri facciano la loro.
    Come primo gesto proponiamo che tutte e tutti voi che ci leggete andiate a cercare su Youtube il Grup Yorum ed ascoltiate il loro “Bella Ciao” e gli altri loro pezzi. Anche questa è una piccola, sicuramente ininfluente nell’immediato, ma importante mobilitazione delle coscienze.
    RAVENNA IN COMUNE

  • Francesco Masala

    a quando una sequestrata che torna a casa e dice che Dio non esiste?

    quello dei turchi è un regalo avvelenato, io vi faccio tornare a casa Silvia (che tanto con i sequestratori ci parlo io, sono amici di amici di amici, non mi diranno di no), intanto il riscatto va pagato, nei sequestri è tradizione, per il resto voi italiani siete in debito con noi turchi, per la nostra parte vi arriverà la fattura, ne abbiamo parlato, definiremo meglio, ci diamo appuntamento all’hotel Shaaria di Mogadiscio, useremo i pizzini

    • Daniele Barbieri

      Forse il commento di Francesco è più chiaro facendo un passo indietro. Ieri i media nel dare la BELLA notizia della liberazione di Silvia Romano parlavano del decisivo intervento dei servizi segreti TURCHI che sono in ottimi rapporti con i servizi italiani. E poi alcuni commenti sembravano uno spot per il generale Luciano Carta che dirige l’AISE (agenzia per i servizi segreti esteri) ma – scrive a esempio Carlo Tecce su “Il fatto quotidiano” – è stato candiato dal ministero del Tesoro come “presidente della multinazionale Leonardo, ex Finmeccanica”, insomma armi. Un intreccio tremendo. In quella Somalia poi dove i servizi segreti italiani hanno dato il peggio di sè. E allora viene il dubbio se lo spot sia stato pagato. Visto che i servizi segreti turchi hanno eccellenti rapporti con la galassia di Al Qaida…
      I militari turchi sono della NATO e dunque si addestrano regolarmente assieme agli italiani (anche per le tecniche repressive, casomai qualcuno lo dimenticasse). Perciò niente di strano che collaborino. Ma la triangolazione servizi turchi – Al Qaida – Leonardo davvero puzza. Temo che Francesco abbia ragione: un regalo avvelenato.
      Tanto i “grandi” media al solito parlano d’altro…
      Comunque buona vita a Silvia. E che il vento della storia spazzi via i tiranni, i tanti complici e i loro lecchini.

  • Altre cinque municipalità di HDP sequestrate nel corso della lotta contro il Coronavirus: la denuncia di Uiki Onlus
    http://www.uikionlus.com/altre-cinque-municipalita-di-hdp-sequestrate-nel-corso-della-lotta-contro-il-coronavirus/

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