Moto, morti e (barbara) matematica

La morte è «a livella»? Non per i massmedia che guardano i soldi non gli esseri umani

di db

Il meglio del blog-bottega /153…. andando a ritroso nel tempo (*)

Un corpo sull’asfalto. Ha perso il casco. Le ruote ci passano sopra e lo straziano.

Due righe (forse) in cronaca. E’ senza documenti, forse un immigrato «slavo».

Nessuna commozione. Neppure un necrologio. Eppure era giovane, forse persino bello, magari anche lui aveva genitori e una fidanzata.

La morte, si sa, è «a livella», uguale per tutte e tutti. Però il prima e il dopo la morte, quel che si è vissuto e poi si lascia, è profondamente diverso.

Mi addolora ogni morte (se devo essere del tutto schietto non piango quando muore un tiranno o un boia) e dunque anche quella di Marco Simoncelli. Non voglio sbeffeggiare il dolore dei suoi fans e tanto meno quello di parenti e di amici-amiche. Però penso al corpo straziato in strada di un «clandestino slavo» (vorrebbe dire?) o nero (sarebbe un colore?). Forse aveva un nome, forse i parenti saranno avvisati, magari aveva anche lui fans perché era il migliore a tuffarsi dagli scogli o a ballare nelle feste.

E’ la fama per uno. La fame per altri, per altre.

Sono i soldi. Il famoso pilota è pagato (molto) per rischiare (poco o molto, non saprei dire). L’ignoto muratore, l’anonima operaia è pagata quasi nulla per rischiare di più.

Marco Simoncelli muore sotto i riflettori: orribile per parenti e amici. Muratori, operai e badanti non hanno gli occhi del mondo addosso se sul loro motorino cadono oppure vengono investiti, di sera o all’alba, mentre vanno al lavoro o tornano. Investiti da un’auto? Caduti per il troppo sonno da fatica? Oppure gettati-gettate in strada da padroni, padroncini o caporali perché morti in luoghi “scomodi” e senza documenti: dunque – che cambia? – da rovesciare in strada, come stracci, sperando che le ruote cancellino pure la possibilità di una “scomoda” identificazione. Comodi per lavorare in nero, doppiamente scomodi dopo la morte.

Quando il 18 ottobre il caporale (promosso sergente dopo 5 anni di prigionia) Ghilad Shalit è stato scambiato con altri prigionieri, su «il manifesto» Marco D’Eramo ha fatto un po’ di conti: un soldato d’Israele vale 1027 palestinesi e dunque un palestinese vale 0,00097 israeliani, «77 grammi d’un israeliano di 80 chili». Ma sono stati scambiati anche due israeliani per 81 egiziani; dunque – conta D’Eramo – un egiziano vale molto di più, «ben 0,0246 israeliani«» ovvero pesa 1 chilo e 975 grammi d’un israeliano di 80 chili.

Matematica volgare, barbara. Ma necessaria.

Il poeta Trilussa ironizzava sulle statistiche tipo «un pollo a testa» e spiegava che i conti tornano pure se X mangia 4 polli mentre Y, H e Z digiunano (non per dieta ma per povertà).

Tentiamo?

Prendiamo le pensioni minime e quella di Dini Lamberto (ex ministro) o di Maroni Roberto, ministro. Esercizi di sottrazione e poi di divisione. Sulla differenza fra una minima e la “loro” quante altre persone non pensionate potrebbero campare?

Prendiamo una pubblicità delle ferrovie: tra sponsor e testimonial (e ipotizzando che non esistano tangenti) quanti vagoni si possono aggiustare?

Con i soldi spesi in ridicoli (e offensivi) spot del governo sulla sicurezza del lavoro quante scarpe anti-sdrucciolo, caschi e scale di sicurezza si possono acquistare?

Bis: con i soldi spesi in ridicoli (e offensivi) spot del governo contro la violenza alle donne quanti servizi veri si potrebbero sostenere?

E ancora: con i soldi spesi in ridicoli (e offensivi, senti chi parla di questo argomento) spot del governo sulla evasione fiscale quante assunzioni si potrebbero fare ai controlli anti-evasori?

Con i soldi Tav quante ferrovie normali si potrebbero rendere ben funzionanti?

Ha scritto Alex Zanotelli «è mai possibile che in questo Paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Se avessimo un orologio tarato vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno». In armi. E ci accingiamo a spendere 17 miliardi di euro per 131 cacciabombardieri F 35. Quante scuole e ospedali si costruiscono (o aggiustano) con 17 miliardi? E con 27?

 E quanti poveri cristi morti sull’asfalto ci vogliono per commuoverci come per un solo Simoncelli?

(*) Anche quest’anno la “bottega” recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché 14mila articoli (avete letto bene: 14 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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