Macchè Befana, semmai Ixmukané

Ecco la Befana, affiancata (senza essere proprio sostituita) dalla dea maya Ixmukané, in un percorso che attraversa il tempo e lo spazio della nostra Madre Terra.

 

di Maria Teresa Messidoro (*)

 

La befana porta i doni il 6 gennaio, giorno dell’Epifania

Scontatissimo.

Secondo una leggenda risalente al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni a una signora anziana. La donna diede le informazioni richieste ma non seguì i tre Magi nel fare visita al piccolo. Ma in seguito, si pentì di non averli accompagnati: dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa per cercarli, ma non li trovò. Così si fermò a ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora gira il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare. (1)

La solita storia,

i Re Magi, maschi, sono intelligenti e sensibili,

la Befana, donna, prima non ci crede, poi si pente,

ma ormai non ha possibilità di rimediare.

 

La befana è un alter ego di Babbo Natale, che ovviamente è più famoso. Se andate in Islanda, vi racconteranno che per 13 giorni, dall’11 dicembre al 25, arrivano tredici Babbo Natale, uno al giorno. Da Natale se ne vanno, di nuovo uno al giorno. Il 6 gennaio è proprio il momento in cui l’ultimo Babbo Natale si allontana, decretando la fine delle festività natalizie. (2)

Ci risiamo,

vogliono mettere di nuovo in competizione Babbo Natale con la Befana,

tanti uomini vestiti di rosso e una sola donnetta che possiede soltanto una scopa.

 

Ma anche la Befana ha la sua casa: ad Urbania, nelle Marche, dove ha persino una casella postale, a cui possono scrivere le bambine ed i bambini per chiederle i doni, evitando le ramanzine per i capricci. Sono 25 anni che nella cittadina marchigiana si festeggia la Befana, con 4 mila calze appese lungo le vie del centro storico, vetrine addobbate, animazioni e spettacoli teatrali…

Uhm, forse un po’ troppo commerciale, da società dei consumi.

Foto tratta da http://www.festadellabefana.com/

 

La Befana ricorda un personaggio della tradizione tedesca, “Berchta”, una vecchia coi capelli bianchi, per la verità un po’ bruttina e con lunghi denti aguzzi.

Se non vi piace, rivolgetevi invece ad Holda, che ha i capelli biondi, lo scettro invece del bastone. A volte, le trovate rappresentate insieme, a rappresentare la nonna oscura e la signora bianca.

Tratta da http://parliamotedesco.altervista.org/blog/holda-la-regina-delle-nevi/

 

Eddai,

sempre la Germania, modello incontrastato e insuperabile in Europa.

 

La Befana come strega, le streghe della nostra rivoluzione di genere: dalle streghe bruciate sui roghi alle streghe che tornano in piazza a manifestare.

“Tremate, tremate, le streghe son tornate”:

vero, ma in questo momento un po’ tardo femminista,

da rendere più attuale.

Tratta da https://www.bookciakmagazine.it/ma-le-streghe-son-tornate-un-libro-e-un-doc-sul-femminismo/

 

Il mito della befana risale ai tempi antichi del tardo X secolo a.C., quando riti propiziatori pagani, legati ai cicli stagionali dell’agricoltura, collegavano il raccolto dell’anno trascorso al nuovo anno che stava per nascere.

E così, presso gli antichi romani, si incominciò a celebrare nel dodicesimo giorno dopo il solstizio invernale, cioè il 6 gennaio, la morte e la rinascita della natura, la Madre Natura.

La befana associata dunque alla Terra, alla Madre Terra.

 

Forse ci siamo,

uno spunto nuovo,

che mi porta, guarda caso,

dall’altra parte del mondo.

 

“Gli dei fecero i primi maya-quicés di fango. Durarono poco. Erano molli, senza forza: si sgretolarono prima di camminare.

Poi provarono con il legno. I fantocci di legno parlarono e si mossero, ma erano aridi: non avevano sangue né sostanza, non avevano memoria né criterio.

Non sapevano parlare con gli dei, o non trovavano niente da dire.

Allora gli fecero le madri e i padri con il mais.

Impastarono la loro carne con mais bianco e mais giallo.

Le donne e gli uomini di mais potevano vedere quanto gli dei.

Il loro sguardo si stendeva su tutto il mondo.

Gli dei alitarono e annebbiarono i loro occhi per sempre,

perché non volevano che le persone vedessero

al di là dell’orizzonte”

Memoria del fuoco, Le origini, di Eduardo Galeano, Sansoni Editore, 1989, pag 35

 

Nella tradizione maya, l’artefice della creazione dell’uomo di mais è la dea Ixmukané, , la dea del mais, madre di Hun-Hunahpú e nonna degli dei gemelli Hunahpú e Ixbalanqué, figli di Hun-Hunahpú e la dea madre vergine Ixquic. (3)

Tratta da https://www.mitologia.info/ixmukane/

 

Dopo una prima creazione del mondo, gli esseri viventi non ringraziavano le divinità come avrebbero dovuto.

Fu necessaria una seconda creazione, ma anche questa fallì: perciò si narra che le divinità, molto arrabbiate, inviarono un grande diluvio sugli uomini perché scomparissero definitivamente.

Ma gli animali non si arresero e si rivolsero all’anziana dea Ixmukané, la Abuela del Sol (la Nonna del sole) offrendole un semplice frutto della terra come tributo. La dea accettò il dono con bontà e iniziò a modellare l’uomo con quella pannocchia di mais.

Gli dei ne furono contenti perché videro che il nuovo essere a cui avevano donato la vita aveva una anima buona.

Ma non era ancora sufficiente: furono altre divinità femminili, ancora una volta guidate da Ixmukané, a donare al nuovo essere le conoscenze necessarie per parlare e riprodursi. Quel primo uomo di mais, Qaholom, fu affiancato da Alom, una donna, la Gran Madre, con cui concepì molti figli e figlie, che popoleranno la terra.

Erano statə creatə con quattro tipi di mais: quello bianco per le ossa, il giallo per i muscoli, il nero per gli occhi ed i capelli, il rosso per il sangue.

Tratta da https://aprende.guatemala.com/cultura-guatemalteca/general/significado-colores-maiz-guatemala/

Quattro colori che simboleggiano i quattro angoli dell’universo: ad oriente, dove nasce il sole, c’è il mais rosso, simbolo dell’inizio di tutte le attività nel tempo e nello spazio. Ad occidente, dove tramonta il sole, c’è il mais nero, simbolo del riposo.

Il nord è il bianco, simbolo della saggezza come pilastro fondamentale del cammino individuale e collettivo. Giallo è invece il sud, associato al raccolto, materiale e immateriale.

Adesso sono contenta:, potrò raccontare a Giulia,

figlia di mio nipote,

che una divinità dell’altra parte del mondo,

non vola con la scopa,

ma con i propri sogni.

Questa divinità ha creato l’umanità,

perché è una Madre protettrice e

rispettosa della Madre Terra.

Non regala dolcetti, ma

arnesi, prodotti da coltivare e da condividere.

Non è solitaria, guida le altre divinità,

femminili,

nel dare respiro e vita agli esseri umanə.

Certo, poi le racconterò anche della Befana.

Dopo Ixmukané però.

E le sue innumerevoli nietas, nipoti di una dea, che continuano ad invocarla (4)

  1. https://www.quotidiano.net/cronaca/befana-storia-1.2797757/amp
  2. Qui divertitevi con le descrizioni dei Babbo Natale islandesi: https://www.lamiaislanda.it/post/chi-sono-i-13-babbi-natale-islandesi#:~:text=I%2013%20Babbi%20Natale%20scendono,via%20e%20ritornano%20nelle%20montagne. A questo link la foto sopra riportata.
  3. https://www.mitologia.info/ixmukane/
  4. Qui una meditazione ispirata alla Abuela del Sol https://www.youtube.com/watch?v=nt4GcdJI_E4&ab_channel=SanandoTuOrigen

(*) Sognatrice, femminista, un po’ streghetta, un po’ befana, e un po’ latinoamericana.

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Teresa Messidoro

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