Bell’Italia, a(r)mate sponde

1 – Quel Mediterraneo che rifiuta la guerra (e domani si manifesta a Siracusa)

2 –Banche e fondi investono sempre più in armi nucleari(un rapporto ICAN)

Quel Mediterraneo che rifiuta la guerra (*)

di R.C.

Mentre siamo invasi da numeri e dichiarazioni sull’orgia elettorale, lunedì mattina sulle coste della Sicilia orientale comincia Dynamic Manta, l’annuale mega-esercitazione aeronavale che vede protagoniste le forze armate di una decina di Paesi aderenti alla Nato: 5 mila militari, decine di mezzi, tra pattugliatori, elicotteri, unità navali di superficie e sottomarini sia convenzionali che a capacità e propulsione nucleare. In fondo, hanno pensato alla Nato, quel cimitero dei migranti chiamato Mediterraneo è un laboratorio ideale per la guerra permanente. Naturalmente il tutto si svolgerà in assenza di un piano locale di emergenza nucleare esterna. No Muos, No Sigonella, Peacelink gridano basta

Per un Mediterraneo e una Sicilia di Pace e Accoglienza
No all’esercitazione di guerra Nato Dynamic Manta
Stop al transito di navi e sottomarini nucleari nei porti italiani  

Dal 5 al 16 marzo, al largo delle coste della Sicilia orientale, andrà in scena Dynamic Manta, l’annuale mega-esercitazione aeronavale che vede protagoniste le forze armate di una decina di Paesi aderenti al Patto Atlantico (Nato). La notizia è stata diramata, il 29 gennaio scorso, dal Quartier generale supremo delle potenze alleate (SHAPE), con sede a Mons in Belgio, che ha reso noto il calendario delle – 43 – esercitazioni Nato in Europa programmate per il 2018.        

Dynamic Manta è la principale esercitazione multilaterale alla guerra marittima svolta dalla Nato nel Mediterraneo, gemella della Dynamic Mongoose che si tiene nelle acque dell’Atlantico del Nord, nonché riedizione aggiornata delle precedenti serie di war games denominati Noble Manta e Proud Manta. A parteciparvi saranno 10 paesi alleati, tra cui Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Spagna, Grecia, Germania e Turchia (principale responsabile del massacro del popolo curdo), sotto la regia del Comando Marittimo Alleato (MARCOM) di Northwood, a nord-ovest di Londra.   

Come ogni anno, la base navale di Augusta e la stazione aerea di Sigonella, col supporto logistico del porto di Catania, saranno utilizzate per le operazioni addestrative che impiegheranno circa 5 mila militari e una trentina di mezzi, tra pattugliatori, elicotteri, unità navali di superficie e sottomarini sia convenzionali che a capacità e propulsione nucleare. All’edizione 2017, due erano stati i sottomarini atomici d’attacco partecipanti: il francese Emeraude (S-604) e lo statunitense Uss New Mexico (SSN-779). In particolare quest’ultimo, secondo i report della Marina militare Usa, era approdato al pontile Nato del porto di Augusta l’11 marzo, ossia due giorni prima dell’inizio dell’esercitazione alla lotta anti-sommergibile che vede i sottomarini alternarsi nel ruolo di cacciatore e cacciato, come in un “gioco del gatto e del topo”, tanto per citare le stesse parole utilizzate in un video promozionale prodotto e diffuso dal Comando Marittimo Alleato (MARCOM).

Come si ricorderà, tra i mezzi navali statunitensi, ad affiancare il sottomarino New Mexico vi era la cacciatorpediniere Uss Porter che, pochi giorni dopo – il 6 aprile -, insieme alla Uss Ross sferrò dal Mediterraneo Orientale un attacco missilistico ai danni della base aerea di Al-Shayrat, in Siria.

Così, mentre per i migranti dal Nord Africa il Mar Mediterraneo è frontiera da varcare (con decine di migliaia di morti) per sfuggire da conflitti armati e miseria, gli eserciti della Nato trasformano questo stesso spazio marino e l’intera Isola in un laboratorio di guerra permanente, in violazione del ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della Costituzione italiana e del principio dell’uso pacifico dell’alto mare affermato nel diritto internazionale dall’art. 88 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982.    

Anche per quest’anno, le complesse manovre militari di Dynamic Manta si svolgeranno in assenza di un piano prefettizio di emergenza nucleare esterna, aggiornato ed esteso al pubblico, così come impone dal 1995 la legislazione nazionale di recepimento delle direttive europee in materia di radioprotezione. Una grave omissione che solleva pesanti incognite sul rischio radiologico a cui sono periodicamente esposte le ignare popolazioni costiere del Siracusano e della restante fascia ionica.        

Quale unica novità si segnala l’iniziativa dei Comuni di Priolo, Augusta, Melilli e Siracusa che – su direttiva della Prefettura aretusea – tra l’estate e l’autunno scorsi, hanno predisposto dei piani particolareggiati di emergenza nucleare che, eccetto il Comune di Siracusa, sono stati pubblicati con apposite delibere di giunta. Un’iniziativa che desta notevoli perplessità, in quanto i piani particolareggiati di emergenza – in base alla procedura indicata dal D.P.C.M. 10 febbraio 2006 – dovrebbero seguire, e non anticipare, la predisposizione della parte generale e dei lineamenti della pianificazione che compongono il piano d’emergenza di competenza prefettizia. E ciò perché sono i prefetti, non i comuni, gli enti in possesso dei presupposti tecnici del piano, contenuti in un Rapporto Tecnico redatto dalla Marina militare, soggetto a classifica di segretezza e accompagnato da una Relazione critica riassuntiva dell’Istituto di protezione ambientale (ISPRA) del ministero dell’Ambiente.  

Su questa vicenda sono in corso le indagini della Procura di Siracusa, aperte a seguito dell’esposto dei No Muos e di Peacelink depositato nel maggio dello scorso anno, mentre nessuna informazione trapela ancora dalla Prefettura aretusea, circa lo stato di avanzamento della pianificazione d’emergenza. Quest’ultima avrebbe lo scopo di garantire specifiche condizioni di sicurezza delle popolazioni limitrofe all’area portuale di Augusta, preparando un’adeguata risposta di protezione civile per l’ipotesi d’incidente che abbia a coinvolgere una nave militare alimentata da reattori atomici.           

Per queste ragioni, in vista dell’imminente esercitazione Nato, chiediamo ancora una volta alla Prefettura di Siracusa e alle competenti autorità marittime di vietare l’accesso e la sosta di unità navali a propulsione nucleare nelle acque territoriali e nel porto di Augusta, quale necessaria misura di prevenzione a tutela delle popolazioni costiere e dall’ambiente, non essendo stato ad oggi predisposto alcun piano per far fronte a un’eventuale emergenza radiologica. Invitiamo i Sindaci e i Consiglieri Comunali di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa a sostenere e far loro quest’istanza, cominciando col richiedere l’immediata convocazione di consigli comunali straordinari, affinché la cittadinanza possa essere adeguatamente informata su questa problematica che interessa il diritto alla salute e alla sicurezza collettive.      

9 marzo, presidio

Per dare voce alla nostra istanza e manifestare la nostra contrarietà all’utilizzo del Mar Mediterraneo e della Sicilia come laboratori di guerra, convochiamo per venerdì 9 marzo alle ore 10 un presidio davanti alla Prefettura di Siracusa, a cui seguirà un’assemblea pubblica d’informazione rivolta alla cittadinanza ad Augusta, presso Palazzo San Biagio, alle ore 17:30.

Insieme agli attivisti del Comitato No Muos / No Sigonella, interverranno:
Rosario Sapienza, docente di diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania, e Francesco Iannuzzelli, fondatore e attivista dell’ associazione Peacelink

PROMUOVONO:
Comitato No Muos/No Sigonella ; Associazione Peacelink ; Collettivo Antigone ; Città Felice ;

Per adesioni: info@peacelink.it

RIPRESO da Comune-Info

Banche e fondi investono sempre più in armi nucleari (*)

Più 81 miliardi di dollari nel 2017. Un Rapporto della Campagna Ican, Nobel per la pace, rivela numeri e nomi. Ma ci sono anche banche virtuose che limitano o proibiscono questi investimenti

La Campagna Premio Nobel per la pace Ican (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari) e la Ong olandese Pax hanno pubblicato oggi il Rapporto 2018 Don’t bank on the bomb (“Non investire nella bomba”) che ha registrato un massiccio aumento di 81 miliardi di dollari in nuovi investimenti a favore della produzione di armi nucleari nel 2017, rispetto al 2016.

Il Rapporta mostra come siano 20 le aziende che beneficiano maggiormente dell’aumento delle minacce nucleari e viene rilanciato in Italia dalla Rete Italiana per il Disarmo (membro di Ican) insieme alla Fondazione Finanza Etica.

I punti chiave del Rapporto

– Un totale di 525 miliardi di dollari (un aumento di 81 miliardi di dollari) è stato messo a disposizione delle aziende produttrici di armi nucleari; tra questi 110 miliardi di dollari provenivano da sole tre società: BlackRock, Vanguard e Capital Group.

329 banche, compagnie di assicurazione, fondi pensione e gestori patrimoniali di 24 paesi investono in modo significativo in armi nucleari.

– Le 20 maggiori compagnie produttrici di armi nucleari, la maggior parte delle quali ha a propria disposizione significative risorse di lobbying a Washington, trarranno beneficio dalla crescente minaccia nucleare.

– Una nota positiva: dopo l’adozione del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari, 30 società hanno cessato di investire in armi nucleari.

Due dei cinque maggiori fondi pensione al mondo stanno disinvestendo dalle armi nucleari.

Fihn (Ican): ecco chi guadagna sulle armi nucleari

«Se vi state chiedendo chi benefici delle minacce di guerra nucleare continuamente rilanciate da Donald Trump, in questo Rapporto troverete la risposta», ha detto la direttrice esecutiva di Ican Beatrice Fihn. «Queste sono le aziende che traggono profitto dall’omicidio di massa indiscriminato di civili. Aumenta la nostra insicurezza mentre loro guadagnano sul caos, investendo nella distruzione finale in stile Armageddon». «Una nuova corsa agli armamenti nucleari ha avvicinato l’orologio del giorno del Giudizio – il cosiddetto Doomsday Clock – a un vero Armageddon, ma ha anche avviato una nuova corsa all’oro nucleare per coloro che vogliono trarre profitto da ipotesi di distruzione di massa», conclude Beatrice Fihn.

Ci sono anche banche «virtuose»

Nel Rapporto si riscontra un massiccio aumento degli investimenti nella distruzione di massa, ma vengono anche individuate 63 istituzioni finanziarie con politiche che limitano o proibiscono gli investimenti in qualsiasi tipo di produttore di armi nucleari. Per l’Italia sono Banca Etica (inserita nella “Hall of Fame”) e Intesa-Sanpaolo con Unicredit (inserite tra i “Runners-up” anche se solo con una “stella” sulle quattro possibili e che rimangono comunque anche nella “Hall of shame” per investimenti negli anni precedenti).

«Capire come vengono investiti i nostri soldi»

«I nostri soldi non sono neutri. Una volta depositati in banca o affidati a un gestore finanziario possono alimentare economie con impatti positivi o al contrario estremamente negativi. Il Rapporto permette di informarsi su quali sono le banche coinvolte nel finanziamento delle armi nucleari. È quindi uno strumento per formarsi e riflettere sull’uso dei nostri soldi, e per agire di conseguenza” è il commento di Andrea Baranes, presidente di Fondazione Finanza Etica.

Susi Snyder, della Ong Pax e co-autrice del Rapporto, ha evidenziato i risultati positivi: «Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari ha rilanciato il disinvestimento dalle armi nucleari, evidenziato dal 10% in meno di investitori, e un incremento nelle istituzioni finanziarie che proibiscono qualsiasi forma di investimento. L’impiego dei propri fondi non qualcosa di neutrale, e questi attori finanziari devono quindi essere lodati per essersi posti dalla parte dell’umanità».

Anche la pressione sulle istituzioni finanziarie sarà uno degli strumenti a disposizione delle mobilitazioni della società civile che chiedono un mondo finalmente libero dalle armi nucleari. «La richiesta principale per quanto riguarda le campagne italiane è quella che anche il nostro Paese inizi il percorso di adesione e ratifica al Trattato» sottolinea Francesco Vignarca coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. «Per questo abbiamo lanciato insieme a Senzatomica la mobilitazione “Italia, ripensaci” che andremo a sottoporre ai nuovi parlamentari appena eletti. Forti delle cartoline di sostegno che stiamo raccogliendo in tutta Italia e degli ordini del giorno votati da numerosi comuni in tutto il Paese. Anche i dati sul sostegno finanziario alle armi nucleari saranno in questo senso preziosi»

(*) ripreso dal quotidiano “Avvenire.it” del 7 marzo

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Redazione
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