Colombia: Angye Gaona…

… poetessa, incarcerata dallo Stato
di David Lifodi*

Nella Colombia dove i sindacalisti sono perseguitati, gli indigeni minacciati, i militanti della sinistra eliminati senza troppi complimenti (vedi lo sterminio di Unión Patriótica), gli attivisti impegnati a difendere i diritti umani imprigionati con l’improbabile accusa di terrorismo, i prigionieri politici in costante aumento e il caso dei falsos positivos (civili uccisi dai militari e fatti passare per guerriglieri) che ha come principale responsabile l’attuale presidente Juan Manuel Santos, anche per i poeti le maglie della libertà d’espressione diventano sempre più strette.

Il caso giudiziario di Angye Gaona è quasi sconosciuto nel nostro paese, eppure la giovane poetessa colombiana è detenuta dal 13 gennaio 2011: adesso si trova  in stato di libertà vigilata in attesa di giudizio. Lo scorso 26 ottobre è uscito in Italia il suo primo libro di poesie,  Nascimiento Volátil, già pubblicato in Colombia nel 2009: un’occasione in più per far conoscere la sua situazione anche nel nostro paese. Poetessa, giornalista, e studentessa presso l’Università di Santander, Angye è stata arrestata al confine con il Venezuela, dove si era recata per presentare il suo libro Los Hijos del viento, con l’inverosimile accusa di narcotraffico. Nata nel 1980 a Bucamaranga e già madre di una bambina di sei anni, Angie Gaona si è impegnata da sempre per la libertà dei prigionieri politici (ne sono incarcerati 7500 in tutto il paese per “delitto d’opinione”), contro le ingiustizie e la povertà strutturale che affliggono un paese ostaggio degli squadroni della morte, quei paras a cui l’ex presidente Uribe aveva permesso l’ingresso  in Parlamento. La poetessa, impegnata attivamente con le radio comunitarie, può vantare l’organizzazione di numerosi eventi culturali nella sua città natale. Inoltre, il Festival Internacional de Poesía di Medellin, così come l’Exposición Internacional de Poesía Experimental, portano la sua firma. Il suo arresto, avvenuto pochi giorni prima di quello che ha condotto in carcere i suoi colleghi di studi universitari Julian Andoni Domínguez e William Rivera Rueda, impegnati insieme a lei nella battaglia per la riforma universitaria, oltre che nel campo dei diritti umani, rischia di costringere Angie a trascorrere almeno venti anni in carcere. Non solo: l’accusa di narcotraffico senza alcuna prova certa, che ha obbligato  il Tribunale di Cartagena a rilasciarla, anche se in libertà vigilata, fino all’agosto 2012 (mese in cui è iniziato il processo), le impedisce di potersi recare all’estero. Se lasciasse il paese, come avrebbe voluto fare per partecipare all’Esposizione Internazionale di Surrealismo in Pennsylvania a cui era stata invitata, sarebbe arrestata con un mandato di cattura internazionale. Dal canto suo lo stato colombiano non sopporta gli intellettuali che ne denunciano i traffici loschi, a maggior ragione una giovane poetessa che, tramite i suoi versi, lo sbugiarda continuamente: di qui l’urgenza di metterla a tacere da parte di una dittatura camuffata da governo democratico e liberale, per il quale stravedono anche i quotidiani italiani.  Solo tra l’aprile e il giugno di quest’anno ricordiamo due articoli di Repubblica, “Lezioni colombiane per l’Italia” e “Santos l’uomo del miracolo colombiano”, dal contenuto molto discutibile, come si evince dagli altrettanto opinabili titoli. Angye Gaona è una prigioniera politica, al pari dei suoi due compagni, in uno stato oppresso da povertà e ingiustizia sociale, ma soprattutto è vittima di una vera e propria montatura giudiziaria. Acquistare una copia di Nascimiento Volátil, diffuso in Italia da Thauma Edizioni, sarebbe utile per far conoscere la storia di Angye. Tra l’altro, l’accusa di narcotraffico da parte di uno stato dove vige una corruzione dilagante è un amaro paradosso. Riacquistare la libertà per Angye resta tuttora molto difficile, anche per la capacità dello stato di capovolgere e distorcere  la realtà dei fatti attraverso un poderoso apparato mediatico.

La criminalizzazione di Angye e della sua poesia dimostra ancora una volta che in Colombia è in corso una guerra per mettere a tacere qualsiasi voce fuori dal coro: senza i poeti, riporta l’appello del coordinamento Que no calle el cantor, non si raggiungerà mai l’ora della pace.

*articolo tratto da www.peacelink.it
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