Eroi, nuotatori, salvati, annegati

Notizie sparite, notizie sparate. Certezze, mezze verità, bufale, voci. In questa rubrica, che esce sulla rivista «Come solidarietà», provo a recuperare e/o a commentare quel che i media tacciono e/o pompano (oppure rendono incomprensibile, con il semplice quanto antico trucco di de-contestualizzarlo) su mirmemacioè: Migrazioni Interculture Razzismi Meticciato E Molto Altro. (db)

I – Di che razza sono i numeri?

L’uso in questa rubrica dei numeri romani è sarcasmo verso chi vorrebbe liberarci della multiculturalità e dunque anche dei numeri arabi nonchè di parole, di cibi o delle basi per la moderna astronomia.

II – Clandestino-eroe

Salva una famiglia (finita in un canale) dunque è un «eroe»; però non ha il permesso di soggiorno, perciò trattasi di «clandestino». E ora come si fa ad espellere un eroe? Così più o meno il coro dei quotidiani il 22 ottobre. E se fossero sbagliate le parole? Già «eroe» è un termine da usare con le molle, quanto a «clandestino» è il tentativo (riuscito grazie a una pessima legge fatta votare da BB che non è la Banda Bassotti ma Bossi & Berlusconi) di trasformare un illecito amministrativo – non avere il permesso di soggiorno – in un reato grave con in più l’uso di un termine che fa pensare a terroristi. Parole sbagliate fanno cattivi pensieri e leggi insensate ci portano alla rovina.

III – Sana/che?

Anche le parole «sanatoria», «regolarizzazione dei clandestini», «emersione» sono sbagliate per il motivo suddetto, cioè fanno riferimento a leggi pessime: così perché stupirsi se, a fine ottobre, si scopre che l’ennesima sanatoria del governo è un flop. Oltretutto le persone immigrate hanno imparato non fidarsi di un governo che cambia di continuo le carte in regola e che pensa solo a «emergenze» invece di approntare piani, vuole «sanare» quel che… si ammala di continuo perché da un ventennio la cura è sbagliata.

IV – Fortuna che…

…. c’è il rapporto annuale della Caritas o per essere più precisi il «Dossier statistico sull’immigrazione»; altrimenti governi e giornalisti non saprebbero nemmeno i numeri di un fenomeno che vorrebbero regolare o raccontare.

V – E fortuna pure che…

… il sindaco di Roma Alemanno (persino gli ex amici ormai lo chiamano «Aledanno», visti i guai che ha fatto) fra poco se ne va. Difficile che il successore – chiunque sia – ne combini come lui. Per quel che qui ci interessa, sarà bene riflettere sul razzismo aperto di Alemanno contro nomadi (veri o presunti): consiglio di leggere «Sulla pelle dei rom» – con il sottotitolo «Il piano nomadi della giunta Alemanno» – di Carlo Stasolla, fresco di stampa per le edizioni Alegre.

VI – La Germania forse…

… impara dai suoi errori: un altro segnale in questo senso arriva dalla Corte amministrativa della Renania-Palatinato che, a fine ottobre, ha detto basta alle «identificazioni arbitrarie» ovvero ai controlli fatti ai «non ariani», sospetti solo per «il colore della pelle». Consiglio però di inquadrare questa saggia decisione in un quadro più complesso come quello descritto da Gunter Wallraff nel libro «Notizie dal migliore dei mondi» (del quale si è già parlato in blog).

VII – Come agli ebrei

Accade a Vicenza. Gli allenatori decidono che il ragazzo (di 11 anni) non si impegna abbastanza e anzi combina pure qualche marachella. Così per punire il baby-nuotatore lo rasano a zero e gli disegnano una croce con i capelli superstiti: un richiamo al nazismo (come fanno supporre certe frasi riferite agli ebrei) oppure alla Svizzera (dove si era svolta una gara)? In ogni caso la pratica di «scalpare» i nuotatori giudicati poco bravi era la prassi ma nessuna famiglia aveva avuto da ridire. Stavolta però i genitori del ragazzo hanno sporto denuncia e in attesa del processo la società sportiva ha sospeso gli «scalpatori». La notizia diventa pubblica ai primi di novembre ma i fatti risalgono a maggio.

VIII – I becchini del Mediterraneo

Con questo titolo Anna Maria Rivera commenta (su «il manifesto» del VI novembre) l’ennesima morte di migranti anche se stavolta Guardia Costiera e Marina Militare sono riusciti a salvarne LXX «su un numero indefinito» (erano già XI i cadaveri recuperati quando l’articolo viene scritto). Ma allora perché «becchini»? Per le nefaste strategie politiche dei governi italiani e soprattutto perché si continuano a mantenere in vigore accordi, stretti con regimi dittatoriali (caduti dopo le «primavere arabe») in violazione dei diritti umani. Impressiona anche che ci si abitui alle stragi di migranti come fosse un evento ineluttabile. Ma c’è anche chi non accetta questa logica, come la nuova sindaca di Lampedusa e chiede di non abituarci a questa strage, di fermarla.

IX – La nave dolce

E’ il titolo del nuovo film di Daniele Vicari che a novembre è arrivato nelle sale. Racconta, con filmati mai visti all’epoca, quando l’VIII agosto del MCMXCI una nave («dolce» come lo zucchero che di solito trasportava) scarica a Bari migliaia di albanesi in fuga dalla catastrofe. Non perdetelo. Ci sono due democristiani dell’epoca del tutto diversi per umanità: uno era sindaco a Bari, l’altro presidente della repubblica…

X – Ama il tuo sogno

Un titolo, anche questo: è il libro scritto (per Fandango) dal giovane camerunense Yvan Sagnet che arrivò in Italia per amore del calcio e poi, mentre lavorava a Nardò, si ribellò ai «caporali»: il sottotitolo infatti spiega «vita e rivolta nella terra dell’oro rosso». E’ probabile che i giovani non la conoscano ma esiste una vecchia canzone popolare che denuncia il caporalato con parole inequivocabili: «Ama chi ti ama / non amare chi ti vuol male / specialmente il caporale… »

XI – Banca ci cova?

In un mio articolo (uscito su «Corriere dell’immigrazione» e poi qui in blog) ho ripreso un recente servizio di Report che ha “santificato” Extrabanca, dimenticando di raccontare alcuni fatti e in particolare una condanna per razzismo. Sarebbe utile che la redazione di Report (una fra le più serie trasmissioni della Rai) rimediasse all’errore – se di questo si tratta – oppure spiegasse perché considera giusta la scelta fatta.

10 – Finchè c’è lei…

la Costituzione, qualche speranza c’è – anche in questi brutti tempi – ma bisogna difenderla e applicarla. A partire dall’articolo 10 (numeri arabi sì). Questa rubrica chiude sempre così: un richiamo all’Italia migliore ma soprattutto un impegno a non arrendersi a quella peggiore.

 

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