Fascismo e femminicidi legali nella Turchia di Erdogan

Una nota della bottega. Il Newroz in Sardegna di Gian Luigi Deiana: una piccola marcia per un grande sogno. Alcuni link per saperne di più

IL BOIA DI ISTANBUL

db per la “bottega”

Così stamattina Anbamed («notizie dal Sud Est del Mediterraneo») sintetizzava: «Il presidente turco Erdogan ha firmato il decreto di recesso dalla Convenzione di Istanbul, sottoscritta nel 2011, che consiste in un trattato per la prevenzione dalla violenza sulle donne, compresa quella domestica; obbliga i governi ad adottare leggi specifiche per contrastare il femminicidio e le mutilazioni genitali femminili. La Convenzione era stata firmata per la Turchia proprio dallo stesso Erdogan, allora primo ministro. Gli islamisti e la destra nazionalista, tra cui il gruppo fascista Lupi Grigi, considerano questo accordo una limitazione della sovranità nazionale e un pericolo per l’unità famigliare, in quanto incoraggerebbe il divorzio. La ministra delle pari opportunità ha dichiarato – senza il minimo pudore – che “la lotta contro la violenza sulle donne è garantita dalle nostre tradizioni”. In Turchia, nel 2020, sono stati registrati 300 casi di femminicidio in famiglia». L’agenzia Anbamed proseguiva: «Di che cosa hanno parlato ieri Erdogan e Ursula Von Der Leyen durante la riunione telematica? Alla vigilia del Consiglio Europeo che si terrà la prossima settimana Erdogan prende a schiaffi l’Europa con due pesantissimi provvedimenti: la messa fuori legge del partito curdo HDP e l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul».

«Istanbullo» titolava oggi – in apertura (altri media quasi non se ne sono accorti) – il quotidiano «il manifesto» nel commentare. Un gioco di parole efficace che però non deve far dimenticare quanto grande sia la tragedia: Erdogan non è un bullo ma un fascista, un boia. E nell’Italia che vende armi a Erdogan «il manifesto» è una delle poche voci che grida questa verità ad alta voce. Anche oggi raccontava delle donne turche subito in piazza (e caricate con violenza) oltrechè del “sequestro” di Gezi Park che il governo ha strappato al Comune di Istanbul (dove l’Akp, il partito di Erdogan, aveva perso le ultime elezioni) mentre nei giorni scorsi faceva parlare l’Hdp, il partito di sinistra per il quale la Corte d’Appello della Cassazione turca ha chiesto la messa al bando. La Turchia totalmente “erdoganizzata” è in grandi difficoltà economiche e reagisce nell’unico modo che sa: moltiplicando i suoi attacchi militari in Siria e Iraq (ma anche inviando armi e consiglieri militari in libia) mentre continua a ricattare la UE con il blocco dei profughi siriani

Quello di Erdogan è fascismo e chi finge di non vederlo è complice.

 

La casa dove abitò Gramsci studente a Santu Lussurgiu

NEWROZ: Sardegna, quarantesimo parallelo

di Gian Luigi Deiana (*)

Il primo giorno di primavera è qui, per quanto provvisoriamente, anche l’ultimo giorno di zona bianca e di libera circolazione.

Il cielo è velato e l’onda in fuga dell’inverno ha lasciato un vento molto freddo.

Da qualche anno tanti di noi hanno imparato a riconoscere questo giorno come il Newroz, il capodanno della Mesopotamia, delle sue montagne e dei suoi popoli, e cioè il capodanno della culla.

Per quanto posso inizio da qui, da questo piccolo arco sul mare occidentale della Sardegna, la mia marcia di Newroz, anche se da domani dovrò interrompere in attesa della rinascita, che cade curiosamente al compimento di Pasqua.

Farò tutta la strada (yol, la strada) con la bandiera curda e il suo bastone, lungo il quarantesimo parallelo, per la durata di sei o sette giorni, fino al mare orientale; fra due ore sarò sulla prima montagna, e comincerò a vedere l’altra parte.

Non solo con questa bandiera, ma col suo senso: libertà per i prigionieri in Turchia, libertà per migranti ingabbiati in Bosnia, libertà per Abdullah Ocalan.

Ora vado.

(*) testo ripreso dalla sua pagina fb. Siccome la Sardegna è ora in «zona arancione» per l’aumento dei contagi, Gian Luigi Deiana ha fatto sapere che riprenderà la marcia appena possibile.

ALCUNI LINK

Due anni dopo l’aiuto concreto di Lorenzo al Rojava continua

Nurcan Baysal è la vincitrice del premio per i difensori dei diritti umani a rischio assegnato dall’ong Front Line Defenders. Per saperne di più QUI un post di Laura Filios ripreso dall’ Osservatorio Diritti: Nurcan, donna e giornalista perseguitata in Turchia

sul “manifesto” on line vedi: «L’Hdp ha superato tanti stress test, non ci cancelleranno» | il (intervista a Ertuğrul Kürkçü)

In “bottega” ecco gli ultimi 7 post intorno alla tragedia del Kurdistan (ma anche – è bene non dimenticarlo – alla persecuzione delle altre minoranze e di chi in Turchia crede nella democrazia e nella parità di genere) sotto l’assalto del fascista Erdogan:

La marcia Gramsci-Ocalan … e in piazza ovunque (12 febbraio 2021)

Turchia: libertà per l’avvocato Aytaç Ünsal e… (14 gennaio 2021)

Turchia-Kurdistan: lo spazio dei sogni e degli incubi (5 gennaio 2021)

Zehra Doğan: «La mia guerra a colori… (19 dicembre 2020)

Turchia: le guerre di Erdogan e la speranza di Ocalan (18 dicembre 2020)

«Le 100 ragioni delle donne per processare Erdogan» (9 dicembre 2020)

Turchia, Ocalan, Rojava e noi (4 dicembre 2020)

La vignetta è di Benigno Moi. L’immagine che abbiamo messo in evidenza è di Gianluca Costantini.

La Bottega del Barbieri

4 commenti

  • MARINELLA CORREGGIA

    Ciao, ho appena firmato la petizione al link indicato da Benigno. Ma so che non servirà. Potrebbe servire la pressione internazionale. E invece, riporta Daniele nel suo articolo, chissà di cosa hanno parlato Ursula von der Leyen ed Erdogan in riunione telematica… mentre quest’ultimo varava due provvedimenti tremendi.
    Che fare? Le sanzioni ricadono sui popoli (lo si è visto spesso e ora con la Siria). Ma non possono fare nulla, questi sciagurati complici governi occidentali?

    Contro il sultano si fa troppo poco. Vorrei qui ricordare le sue responsabilità internazionali, quelle belliche. Intanto rispetto alla Siria, avendo la Turchia lasciato passare ogni genere di tagliagole da mezzo mondo, mentre i sovrani del Golfo (eccetto l’Oman) li finanziavano. Si sa dal 2012, l’Associazione per la pace Turca (vicina al Partito comunista) lo denunciò sin da subito. Ma non si fece nulla.

    Ci sarebbe moltissimo da dire ma preferisco qui soffermarmi sulle parole che Erdogan pronunciò nel 2011 per chiedervi: “ci è o ci fa?”. Dunque, il 3 maggio di quell’anno era già evidente che la guerra della Nato alla Libia era stata avviata sulla base di menzogne (le fosse comuni che non lo erano, i 10.000 morti idem) ed era anche chiaro che i “ribelli armati” aiutati dalla Nato erano delinquenti e razzisti (avevano deportato la popolazione nera di Tawergha). La Turchia inizialmente riluttante alla fine si era accodata all’operazione Nato. E il 3 maggio ecco cosa intima Erdogan a Gheddafi (https://www.bbc.com/news/world-europe-13265825):
    “Te ne devi andare dalla Libia. Non si può costruire futuro, libertà, stabilità, pace e giustizia su un bagno di sangue. Hai ignorato i desideri delle persone. Il popolo libico deve determinare il proprio futuro in solidarietà e unità, e la Turchia è determinata a fare tutto il possibile perché in Libia si arrivi a un sistema più democratico”.

    Il sistema introdotto in Libia lo vediamo da dieci anni. E quello di Erdogan, anche.

  • La Bottega del Barbieri

    Turchia: gli operai Bialetti sono in sciopero.
    Un articolo di Murat Cinar: https://www.pressenza.com/it/2021/03/turchia-gli-operai-bialetti-sono-in-sciopero/

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