La scuola del macchinismo – Davide Viero

di Francesco Masala. A seguire consigli di lettura e link

Davide Viero, insegnante con la passione della filosofia, e, in quanto insegnante, persona informata dei fatti (a differenza di tanti dirigenti ministeriali e tanti soloni, che non hanno mai passato un’ora in cattedra) conclude così l’introduzione: “Individuare ogni prossimo oppresso attraverso quell’attenzione che è puro amore. Ne nascerà qualcosa”, quasi una dichiarazione d’intenti.

Il libro (edizioni Mimesis, 14 euro) segue due strade per parlare del mondo come è diventato, la parte preponderante è l’approccio filosofico (e non poteva essere diversamente, visto che la collana nella quale appare il testo si chiama Filosofie) per raccontare come siamo diventati, l’altra parte, non meno importante, guarda al discorso educativo.

Nell’introduzione l’autore esemplifica cos’è oggi la scuola oggi, non più il viaggio, ma il raggiungimento della meta, dell’obiettivo.

A pensarci bene è anche la differenza fra viaggiatore e turista: il primo parte, viene distratto, si incuriosisce, scopre cose che non conosceva, torna a casa più ricco dentro, il turista non si distrae, non scopre niente che non sapeva, torna a casa con migliaia di foto, quasi tutte dimenticabili, con le quali ammorberà i conoscenti.

Tornando alla scuola, per estremizzare, un istituto che esiste davvero, legalmente, per quanto strano possa essere, con il suo sito, si chiama “diploma facile”, ma senza estremizzare, quelle cose quotidiane che sono, in tutte le scuole, i test Invalsi, che misurano solo il numero di risposte esatte, rispetto alle risposte predefinite come giuste, è la dimostrazione che quello che conta è il risultato, comprare il diploma, avere il diploma, ottenere una buona performance ai test, arrivare a quei risultato, senza mai un cenno sul come: studiare, fatica, sacrificio non si usano più nel Paese dei Balocchi.*

E come non citare che anche per i dirigenti scolastici, la massima espressione della scuola, una parte importante del concorso per diventare dirigenti erano i test a crocette?

La scuola delle competenze è quasi sempre la scuola delle crocette, che progresso per l’umanità.

E chi è il più grande correttore di test a crocette? Il computer naturalmente, il docente del futuro si chiamerà Google, o qualcosa del genere. E gli insegnanti saranno degli impiegati come in Metropolis?

scrive Davide Viero: “…seguire il progresso tecnico significa immedesimarsi nel vincitore, tale perché sta al passo coi tempi…La libertà che sembra dare il progresso cela dunque la schiavitù, perché questo progresso apparente è innestato sul tronco malato di ciò che è sempre stato…”

Ritorno all’approccio filosofico del libro di Viero, ricchissimo di ispirazioni, argomentazioni, e citazioni di Carlo Michelstaedter** (morto a 23 anni), di Theodor Adorno, di Luigi Pirandello, di Walter Benjamin fra gli altri.

L’essere umano, per aiutarsi e faticare di meno, ha sempre usato utensili, per millenni, negli ultimi due secoli ha usato macchine meccaniche, il grande problema è, negli ultimi decenni e anni (in misura esponenziale), l’utilizzo di macchine, che a volte vengono chiamate intelligenti, che spesso sostituiscono o inquinano, di sicuro influenzano, alcune facoltà mentali e relazionali dell’essere umano.

L’essere umano diventa un appendice della macchina, non si capisce più chi usa chi.

Buona lettura, certamente la fatica della lettura sarà ricompensata.

ALLEGATI ALLA RECENSIONE (se si può)

Negli ultime settimane ho letto un articolo che cita Friedrich Kittler (che non conoscevo): anche questo è macchinismo, no?

“Nel suo saggio del 1992 There is no software (Il sofware non esiste), lo studioso dei mezzi di comunicazione Friedrich Kittler sosteneva che il processo della scrittura è ormai governato da aziende come la Ibm.

Acquistando computer con parti e programmi brevettati in cui il codice sorgente è nascosto alla vista ci è permesso di creare solo in modi che sono già predeterminati.

I linguaggi di programmazione non possono esistere indipendentemente dall’hardware e dai processori che li interpretano e li eseguono. E dal momento che oggi si scrive solo su computer e che l’hardware usato per scrivere è brevettato, il software e l’atto stesso della scrittura, affermava Kittler, hanno smesso di esistere. In breve, possiamo scrivere solo nei modi consentiti dalle aziende tecnologiche e dalle forze di mercato.”

(da Christina Gratorp Il peso del software, in Internazionale n.1386. p.102)

E poi segnalo anche un piccolo (e grandissimo) racconto di Julio Cortazar, che faccio leggere ai miei alunni da qualche anno, con la seguente raccomandazione: Provate a sostituire smartphone a orologio

Preambolo alle istruzioni per caricare l’orologio – Julio Cortázar

“Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria. Non ti danno soltanto l’orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno -, ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso. Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono. Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio”.

da Historias de Cronopios y de Famas, Storie di cronopios e di famas, Einaudi, traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini

Sui danni e i pericoli degli oggetti a cui veniamo regalati si possono leggere “Confessioni di un eretico hi-tech”, di Clifford Stoll e “Demenza digitale”, di Manfred Spitzer

qui (una conferenza di Manfred Spitzer)

e

qui (un articolo sugli idioti digitali)

*  “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza” (Antonio Gramsci)

**  si possono leggere poesie di Carlo Michelstaedter (ha scritto anche poesie):

https://www.liberliber.it/online/autori/autori-m/carlo-michelstaedter

in bottega spesso si parla di scuola, ecco qualche link:

https://www.labottegadelbarbieri.org/104346-2/

https://www.labottegadelbarbieri.org/scuola-pesanti-nebbie-sul-futuro/

https://www.labottegadelbarbieri.org/abbasso-la-scuola-della-mediocrazia/

https://www.labottegadelbarbieri.org/a-scuola-non-suona-piu-la-campanella/

 

 

 

 

 

 

redaz
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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