Sulla formazione delle forze dell’ordine alla nonviolenza

lettera aperta alle ed ai capigruppo parlamentari delle forze politiche democratiche recante la proposta di un impegno per una legge che finalmente preveda la formazione delle forze dell’ordine alla
conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza

a cura del Centro di ricerca per la pace (di Viterbo)

 

 UNA LETTERA APERTA ALLE ED AI CAPIGRUPPO PARLAMENTARI DELLE  FORZE POLITICHE DEMOCRATICHE RECANTE LA PROPOSTA DI Un IMPEGNO PER UNA  LEGGE CHE FINALMENTE PREVEDA LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE ALLA CONOSCENZA E ALL’USO DELLE RISORSE DELLA NONVIOLENZA
Gentilissime e gentilissimi capigruppo parlamentari delle forze politiche democratiche,
scrivemmo un anno fa alla Ministra dell’Interno che “la tragica morte di  George Floyd segnala ancora una volta la necessità che le forze dell’ordine siano formate non solo – ed ovviamente – al rispetto delle
leggi vigenti e dei diritti umani, ma anche alla conoscenza e all’uso delle risorse che la nonviolenza mette a disposizione.
La nonviolenza, come insieme di saperi, di tecniche, di strumenti interpretativi ed operativi di estrema efficacia particolarmente nelle situazioni più critiche e conflittuali, costituisce un patrimonio di
conoscenze teoriche e pratiche di immensa utilità particolarmente per chi si trova a dover affrontare situazioni di estrema difficoltà e concreto pericolo.
Proprio perchè gli appartenenti alle forze dell’ordine si possono trovare a dover agire in situazioni consimili, a maggior ragione sarebbe assai giovevole una loro specifica formazione alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza.
Già in passato in Italia si sono svolte a livello locale alcune esperienze formative in tal senso; ed a piu’ riprese fin dal 2001 sono state presentate alcune proposte di legge a tal fine; e piu’ volte si sono svolti dibattiti pubblici auspicanti tale scelta”.
Gentilissime e gentilissimi capigruppo parlamentari delle forze politiche democratiche,
vorremmo pregarvi di valutare l’opportunità di un vostro impegno per una legge che finalmente preveda la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza.
Mettiamo a disposizione, qualora vi potesse essere utile, la documentazione in merito prodotta, promossa e raccolta lungo oltre un ventennio dal “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la
difesa della biosfera” di Viterbo; documentazione una cui selezione alleghiamo in calce a queste righe.
Vogliate gradire distinti saluti ed auguri di buon lavoro,
Peppe Sini, Viterbo, 14 giugno 2021
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Alcuni materiali a sostegno della proposta della formazione  delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza
UN APPELLO AI PARLAMENTARI PER LA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE DEI VARI 
DISEGNI DI LEGGE PER LA FORMAZIONE ALLA NONVIOLENZA DELLE FORZE 
DELL’ORDINE (2016)
Gentili senatori e senatrici,
Gentili deputate e deputati,
come gia’ saprete, dal 2014 sono state presentati sia al Senato che alla Camera vari disegni di legge che propongono la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza.
Al Senato il disegno di legge n. 1515 recante “Norme di principio e di indirizzo per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle Forze di polizia” presentato in data 10 giugno 2014 ed
annunciato nella seduta pomeridiana n. 258 del 10 giugno 2014; il disegno di legge n. 1526 recante “Norme per l’inclusione della conoscenza e dell’addestramento all’uso delle risorse della nonviolenza
nell’ambito dei percorsi didattici per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle forze di polizia” presentato in data 16 giugno 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 263 del 17 giugno 2014; il disegno di legge n. 1565 recante “Norme per l’inclusione della nonviolenza nei percorsi formativi del personale delle forze di polizia” presentato in data 14 luglio 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 279 del 15 luglio 2014; disegni di legge sottoscritti da numerosi senatori di varie forze politiche: Loredana De Petris, Luigi Manconi, Rita Ghedini, Valeria Fedeli, Paolo Corsini, Silvana Amati, Sergio Lo Giudice, Daniela Valentini, Rosa Maria Di Giorgi, Miguel Gotor, Elena Ferrara, Marco Scibona, Adele Gambaro, Marino Germano Mastrangeli, Daniele Gaetano Borioli, Maria Spilabotte, Erica D’Adda, Monica Cirinnà, Manuela Serra, Francesca Puglisi, Pasquale Sollo,
Francesco Giacobbe.
Ed alla Camera il disegno di legge recante “Norme per l’inclusione della conoscenza e dell’ addestramento all’uso delle risorse della nonviolenza nell’ambito dei percorsi didattici per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle Forze di polizia” (atto Camera 2698) presentato il 4 novembre 2014; e il disegno di legge recante “Norme di principio e di indirizzo per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle Forze di polizia” (atto Camera 2706) presentato il 5 novembre 2014; disegni di legge sottoscritti da deputati di varie forze politiche: Arturo Scotto, Celeste Costantino, Donatella Duranti, Giulio Marcon, Michele Piras, Stefano Quaranta, Massimiliano Bernini.
Ricorderete anche che gia’ nel 2001 fu presentato al medesimo fine di istituire la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza un disegno di legge sottoscritto
da decine di senatori di tutte le forze politiche (ed in particolare i senatori Occhetto, Acciarini, Baratella, Battafarano, Battaglia, Bonfietti, Boco, Calvi, Chiusoli, Cortiana, Coviello, Crema, Dalla Chiesa, D’Ambrosio, Dato, De Paoli, De Petris, De Zulueta, Donati, Falomi, Fassone, Filippini, Formisano, Liguori, Longhi, Malabarba, Marini, Martone, Murineddu, Pascarella, Petruccioli, Ripamonti, Salvi,
Tessitore, Turroni, Veraldi, Vicini, Viserta, Zancan), sostenuto anche dall’attenzione e dall’apprezzamento di deputati e parlamentari europei (tra cui i deputati: Bandoli, Bimbi, Bolognesi, Cento, Cima, Deiana, De Simone, Grandi, Grillini, Luca’, Lucidi, Panattoni, Pecoraro Scanio, Pinotti, Pisapia, Preda, Realacci, Rognoni, Russo Spena, Ruzzante, Siniscalchi, Tolotti, Valpiana, Violante; tra i parlamentari europei: Imbeni, Di Lello, Fava, Morgantini e Pittella); ma allora quel disegno
di legge non giunse ad essere esaminato nelle competenti Commissioni parlamentari.
Vi segnaliamo anche che vari altri senatori e deputati hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa legislativa per la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza; e che, sempre nel 2014, la stessa Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, trasmise alla competente Commissione Parlamentare, “affinche’ i deputati che ne fanno parte possano prenderne visione”, la documentazione a tal fine predisposta dal “Centro di ricerca per la pace
e i diritti umani” che dal 2000 ha proposto al Parlamento di legiferare in tal senso.
Gentili senatori e senatrici,
Gentili deputate e deputati,
non vi e’ bisogno di ripetere ancora una volta quanto sia opportuno che nel proprio percorso formativo e conseguentemente nella propria operativita’ gli appartenenti alle forze dell’ordine possano disporre anche delle straordinarie risorse che la nonviolenza mette a disposizione di tutti gli attori sociali impegnati in situazione critiche per la sicurezza comune e la difesa dei diritti di tutti.
Gentili senatori e senatrici,
Gentili deputate e deputati,
con questa lettera vorremmo sollecitare il vostro personale impegno affinche’ quei disegni di legge giungano al piu’ presto all’esame delle competenti Commissioni parlamentari e possano avere esito in un disegno di legge unificato ampiamente meditato e condiviso che possa divenire nel piu’ breve tempo possibile legge dello stato.
Restando a disposizione per ogni opportuno chiarimento ed approfondimento, e per ogni esigenza di documentazione, vogliate gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”
Viterbo, 28 aprile 2016
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FORMARE LE FORZE DELL’ORDINE ALLA CONOSCENZA E ALL’USO DELLA 
NONVIOLENZA (2014)
Formare le forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza.
E’ l’urgenza delle urgenze.
Anni fa, dopo la tragedia di Genova, fu predisposta e presentata una
proposta di legge a tal fine, sottoscritta da parlamentari di varie
forze politiche, purtroppo mai calendarizzata nei lavori parlamentari:
e’ necessario riprendere quell’impegno.
Formare le forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza.
E’ l’urgenza delle urgenze.
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ANCORA PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE ALLA CONOSCENZA E ALL’USO DELLA NONVIOLENZA (2008)
Riproponiamo ancora una volta alcuni tra molti altri testi redatti e diffusi nel 2000 e nel 2001 concernenti la proposta della formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza, e
particolarmente il disegno di legge che tale proposta reca, e che – sottoscritto e presentato da numerosi senatori e deputati nel 2001 – da allora attende di divenire norma dello stato, una norma a nostro avviso
utile, necessaria, urgente.
Ma naturalmente l’iniziativa promossa dal “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo nel 2000-2001 non solo alla realizzazione di una legge ad hoc mirava, ma anche alla diffusione subito di esperienze di
formazione alla nonviolenza nei corpi di polizia di dimensione nazionale ed in quelli locali. Qualcosa da allora e’ stato fatto (meritoria quant’altre mai e’ ad esempio l’iniziativa condotta dal professor Andrea
Cozzo dell’Universita’ di Palermo), ma molto, moltissimo e’ ancora da fare. Ed e’ utile, necessario, urgente fare.
Ripresentando oggi alcuni materiali risalenti a ormai non pochi anni fa, intendiamo anche riprendere e riproporre quella proposta, quell’iniziativa, quell’esigenza. Di civilta’.
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PER INVIGILARE SE STESSI (2001)
La proposta di un atto legislativo (o amministrativo, o regolamentare)
che istituisca una specifica formazione e addestramento alla nonviolenza
per tutto il personale delle forze dell’ordine e’ una urgente necessita’.
Gli operatori delle forze dell’ordine hanno nel nostro paese il compito
istituzionale di difendere la sicurezza pubblica: e quindi l’incolumita’
e la dignita’ e i diritti di tutte le persone (si noti: tutte le
persone, non solo i cittadini italiani), poiche’ questa e’ la legalita’
in uno stato di diritto, poiche’ questo e’ scritto nella Costituzione
della Repubblica Italiana, fondamento del nostro ordinamento giuridico.
Gli operatori delle forze dell’ordine si trovano a svolgere un compito
delicato e difficile: contrastare i poteri criminali (e sappiamo quanto
le mafie nel nostro paese siano potenti e feroci), garantire le
condizioni per una civile convivenza, far rispettare le leggi vigenti.
Occorre che abbiano gli strumenti teorici (i saperi: anche quelli
assiologici ed ermeneutici) ed operativi (dall’organizzazione alle
metodologie, dalle strategie alle risorse materiali) necessari.
Tra questi strumenti la formazione e l’addestramento ai criteri, i
metodi, le tecniche e le strategie elaborate dalla teoria-prassi
nonviolenta sono di fondamentale importanza.
I valori morali, le analisi psicologiche e sociologiche, le acquisizioni
teoretiche, gli strumenti ermeneutici, le modalita’ comunicative e
relazionali, il bagaglio operativo e la memoria storica della
riflessione nonviolenta costituiscono una “cassetta degli attrezzi” che
ogni operatore sociale (e quindi, e soprattutto, anche quegli operatori
sociali che agiscono nel campo della difesa dei diritti e della
sicurezza pubblica) dovrebbe avere a disposizione; dovrebbero essere un
retroterra condiviso, un curriculum formativo comune per tutti gli
attori della scena pubblica.
La nonviolenza si insegna: non si tratta di richiedere una fede, ma di
far conoscere teorie, metodologie, esperienze che hanno una lunga storia
e una sistemazione scientifica notevoli. Da Mohandas Gandhi a Aldo
Capitini a Ernesto Balducci, da Johan Galtung a Giuliano Pontara a Gene
Sharp, da Martin Luther King a Danilo Dolci a Giuseppe Giovanni Lanza
del Vasto, da Alberto L’Abate a Hildegard Goss-Mayr a Jean Marie Muller,
da Hannah Arendt a Franco Basaglia ad Hans Jonas, da Nanni Salio a
Enrico Peyretti ad Alessandro Zanotelli, da Ivan Illich a Susan George a
Vandana Shiva, vi sono molteplici esperienze e riflessioni che possono e
devono essere valorizzate e condivise, studiate e discusse, apprese e
utilizzate.
E dunque per formare e addestrare le forze dell’ordine (e sarebbe bene,
certo, tutti i cittadini) alla conoscenza e all’uso degli strumenti
teorici e pratici della nonviolenza si faccia subito un provvedimento;
noi riteniamo che dovrebbe essere una legge: ma che sia legge, che sia
decreto, che sia regolamento, che sia atto amministrativo, quel che piu’
conta e’ che si faccia subito e subito abbia applicazione.
Poi magari ci sara’ lo stesso il teppista che si copre di una divisa per
dar sfogo alla sua brutalita’ (il quale, ovviamente, va individuato e
punito come tutti coloro che delinquono); ma ci sara’ una grandissima
parte di operatori della sicurezza pubblica che saranno persone piu’
mature e piu’ consapevoli, piu’ qualificate e piu’ responsabili, piu’
adeguate al loro compito istituzionale. E tutti staremo meglio.
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ALCUNI ELEMENTI DI INFORMAZIONE ESSENZIALI PER LA CONTESTUALIZZAZIONE (2001)
A. La nonviolenza nella legislazione e nella storia d’Italia
La nonviolenza nel corpus legislativo italiano
Nella legislazione italiana il termine, ed il concetto, di “nonviolenza”
e’ entrato relativamente tardi: con la legge 8 luglio 1998, n. 230, che
all’art. 8, comma 2, lettera e) attribuisce all’Ufficio nazionale per il
servizio civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il
compito di “predisporre, d’intesa con il Dipartimento per il
coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di
sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta”.
In realta’ gia’ da molti anni erano stati effettualmente accolti termini
ed esperienze sovente fortemente connessi alla teoria e prassi della
nonviolenza, come ad esempio attesta la legislazione che dal 1972 con la
legge n. 772 riconosceva e recepiva l’obiezione di coscienza al servizio
militare e disponeva il servizio civile alternativo; inoltre gia’ nel
dettato costituzionale, come hanno rilevato autorevoli commentatori, vi
sono le fondamenta di un orientamento tendenzialmente nonviolento e
comunque una legittimazione piena di tale prospettiva.
E del resto analogo orientamento e’ possibile leggere in autorevoli
documenti internazionali: come la Carta delle Nazioni Unite, e la
Dichiarazione universale dei diritti umani.
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La nonviolenza nella ricerca accademica e nelle agenzie formative
Nella ricerca accademica e nelle agenzie formative ormai da decenni la
nonviolenza e’ un tema rilevante. E’ cosi’ a livello internazionale (a
partire dalle attivita’ di peace research promosse dall’Onu), ed e’
cosi’ anche in Italia, in cui lo studio della nonviolenza e la
formazione ai valori, alle tecniche e alle strategie della nonviolenza
costituiscono esperienze consolidate sia in ambito accademico che in
ambito piu’ generalmente istituzionale che nell’alveo delle esperienze
dell’associazionismo democratico, delle agenzie formative, delle
variegate formazioni in cui si articola la societa’ civile e
particolarmente l’impegno sociale e civile.
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La nonviolenza nella cultura e nella storia d’Italia
Del resto nella cultura e nella storia d’Italia la nonviolenza e’
radicata in esperienze e riflessioni che risalgono ad esempio fino alla
proposta di vita e di pensiero di Francesco d’Assisi.
E nel Novecento un illustre filosofo e pedagogista italiano, Aldo
Capitini, ha dato un contributo di riflessione e di proposta di enorme
rilevanza a livello internazionale; cosi’ come Giuseppe Giovanni Lanza
del Vasto (che di Gandhi fu direttamente discepolo); cosi’ come Danilo
Dolci: personalita’ italiane che a livello internazionale sono tra le
figure piu’ note e piu’ luminose della nonviolenza. Ad Aldo Capitini
risale altresi’ la coniazione del termine stesso “nonviolenza”.
Peraltro in Italia anche la figura di Gandhi fu conosciuta con relativa
tempestivita’: anche grazie alla sua visita nel nostro paese nel 1931,
ed alla pubblicazione nello stesso anno dell’edizione italiana della sua
autobiografia con prefazione di Giovanni Gentile; ed alla nonviolenza si
ispirarono alcune delle figure piu’ nobili e delle attivita’ piu’
profonde e luminose dell’opposizione alla dittatura fascista.
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Per una definizione critica e pluridimensionale della nonviolenza
I. Il termine “nonviolenza”, distinto dalla locuzione “non violenza”
La parola “nonviolenza” e’ stata coniata dal filosofo ed educatore
italiano Aldo Capitini (1899-1968) e traduce i due termini creati da
Mohandas Gandhi (1869-1948) per definire la sua proposta
teorico-pratica: “ahimsa” e “satyagraha”.
La parola “nonviolenza” designa un concetto del tutto distinto dalla
semplice locuzione “non violenza” o “non-violenza”; la locuzione “non
violenza” infatti indica la mera astensione dalla violenza (ed in quanto
tale puo’ comprendere anche la passivita’, la fuga, la rassegnazione, la
vilta’, l’indifferenza, la complicita’, l’omissione di soccorso); il
concetto di “nonviolenza” afferma invece l’opposizione alla violenza
come impegno attivo e affermazione di responsabilita’.
Infatti i due termini usati da Gandhi, che il termine capitiniano di
“nonviolenza” unifica e traduce, hanno un campo semantico ampio ma molto
forte e ben caratterizzato: “ahimsa” significa “contrario della
violenza”, “negazione assoluta della violenza”, quindi “opposizione alla
violenza fino alla radice di essa”; “satyagraha” significa “adesione al
vero, contatto con il bene, forza della verita’, vicinanza all’essere,
coesione essenziale”.
II. La nonviolenza non e’ un’ideologia
La “nonviolenza” quindi e’ un concetto che indica la scelta e l’mpegno
di un intervento attivo contro la violenza, la sopraffazione,
l’ingiustizia (non solo quella dispiegata e flagrante, ma anche quella
cristallizzata e camuffata, quella acuta e quella cronica, quella
immediata e quella strutturale).
La nonviolenza non e’ un’ideologia ne’ una fede: ci si puo’ accostare
alla nonviolenza a partire da diverse ideologie e da diverse fedi
religiose e naturalmente mantenendo quei convincimenti. Ad esempio nel
corso dello scorso secolo vi sono stati uomini e donne che si sono
accostati alla nonviolenza aderendo a fedi diverse: induista, cristiana,
buddhista, islamica, ebraica, altre ancora, o anche non aderendo ad
alcuna fede. Ugualmente vi sono stati uomini e donne che si sono
accostati alla nonviolenza aderendo a ideologie diverse: liberali,
socialiste (nelle varie articolazioni di questo concetto teorico e
movimento storico), patriottiche, internazionaliste, democratiche in
senso lato.
III. La nonviolenza e’ una teoria-prassi sperimentale e aperta
La nonviolenza infatti e’ una teoria-prassi, ovvero un insieme di
riflessioni ed esperienze, creativa, sperimentale, aperta. Non
dogmatica, non autoritaria, ma che invita alla responsabilita’ personale
nel riflettere e nell’agire.
IV. La nonviolenza e’ un concetto pluridimensionale
Molti equivoci intorno alla nonviolenza nascono dal fatto che essa e’ un
concetto a molte dimensioni, cosicche’ talvolta chi si appropria di una
sola di queste dimensioni qualifica la sua collocazione e il suo agire
come “nonviolenti”, in realta’ commettendo un errore e una
mistificazione, poiche’ si da’ nonviolenza solo nella compresenza delle
varie sue dimensioni (ovviamente, e’ comunque positivo che soggetti
diversi conoscano e accolgano anche soltanto alcuni aspetti della
nonviolenza, ma questo non li autorizza a dichiarare di praticare la
nonviolenza).
Proviamo a indicare alcune delle dimensioni fondamentali della nonviolenza:
– la nonviolenza e’ un insieme di ragionamenti e valori morali;
– la nonviolenza e’ un insieme di tecniche comunicative, relazionali,
deliberative, organizzative e di azione;
– la nonviolenza e’ un insieme di strategie di intervento sociale e di
gestione dei conflitti;
– la nonviolenza e’ un progetto sociale di convivenza affermatrice della
dignita’ di tutti gli esseri umani;
– la nonviolenza e’ un insieme di analisi e proposte logiche,
psicologiche, sociologiche, economiche, politiche ed antropologiche.
Come si vede, lo studio della nonviolenza implica la coscienza della
pluridimensionalita’ di essa, delle sue articolazioni, delle sue
implicazioni.
Ed anche del fatto che essa implica saldezza sui principi ed insieme un
atteggamento ricettivo, critico, sperimentale, aperto; che non ha
soluzioni preconfezionate ma richiede ogni volta nella situazione
concreta un riflettere e un agire contestuale, critico e creativo.
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B. Formazione del personale delle forze dell’ordine e ordinamento giuridico
– I percorsi formativi del personale delle forze dell’ordine
Attualmente le forze dell’ordine in Italia sono articolate in diversi
corpi, con statuti specifici ed organizzazioni interne peculiari. Tale
situazione si riflette anche sui percorsi formativi ed addestrativi.
– La Costituzione come fondamento dell’ordinamento giuridico
Ma fondamento unitario di tutti i percorsi formativi e’ e deve essere il
riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana su cui si
incardina tutto il sistema legislativo ed istituzionale italiano e si
basa il nostro ordinamento giuridico.
– Ordine pubblico, legalita’, democrazia
E quindi in uno stato di diritto, in un paese democratico come l’Italia,
la funzione dello Stato preposta all’ordine pubblico e’ vincolata
all’affermazione della legalita’, alla difesa della democrazia, alla
promozione della sicurezza, dell’incolumita’ e dei diritti delle persone
che nel territorio italiano si trovino.
– Pubblica sicurezza, diritti umani
Sempre piu’ la riflessione giuridica contemporanea ha evidenziato il
nesso inscindibile tra sicurezza pubblica e diritti umani, diritti che
sono propri di ogni essere umano e che per essere inverati abbisognano
di un impegno positivo delle funzioni pubbliche.
– Necessita’ di una piu’ adeguata formazione delle forze dell’ordine
Si evince pertanto la necessita’ di una sempre piu’ adeguata formazione
del personale delle forze dell’ordine ordinata all’espletamento piu’
coerente ed efficace dei compiti che inverino le finalita’ dalla
Costituzione enunciate nell’ambito delle specifiche funzioni, modalita’
ed aree di intervento. A tal fine la formazione alla conoscenza e
all’uso dei valori, delle tecniche e delle strategie della nonviolenza
si dimostra di estrema utilita’.
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C. Esperienze di riferimento in Italia, in Europa e nel mondo
– Esperienze di formazione alla nonviolenza delle forze dell’ordine gia’
svolte ed in corso in Italia
Anche in Italia da anni in vari luoghi e contesti si sperimentano gia’
percorsi formativi alla conoscenza e all’uso dei valori, delle tecniche
e delle strategie dalla nonviolenza di personale preposto alla sicurezza
pubblica.
– Riflessioni ed esperienze in altri paesi europei
In altri paesi europei la riflessione e le esperienze in tal senso sono
sovente assai rilevanti, come si evince dal dibattito in merito.
– Esperienze internazionali di riferimento
Infine si consideri come a livello internazionale vi siano ormai
molteplici e qualificatissime esperienze storiche, di grande rilievo
anche sul piano giuridico, con particolar riferimento a situazioni di
partenza decisamente assai critiche.
Si pensi ad esempio al caso del Nicaragua in cui dopo la fine della
dittatura somozista si pose il problema di rieducare il personale dei
corpi speciali della dittatura (spesso bambini che erano stati ridotti a
feroci bruti); o al caso straordinario del Sud Africa, in cui la
“Commissione nazionale per la verita’ e la riconciliazione”, presieduta
dal Premio Nobel Desmond Tutu, ha indicato una via di grande interesse e
profonda originalita’ per uscire da una situazione tremenda come quella
ereditata dal regime dell’apartheid.
*
D. Ambiti formativi in cui si fa gia’ ampio uso dei valori e delle tecniche della nonviolenza
Segnaliamo infine, come mera elencazione, alcuni ambiti in cui da molti
anni esiste ormai una lunga ed ampia tradizione di studi e di esperienze
formative e addestrative alla conoscenza e all’uso della nonviolenza.
Questa tradizione ha diverse esplicazioni: in sede di istituzioni
sovranazionali; in sede di istituzioni nazionali; in sede di istituzioni
locali; in sede universitaria; in sede scolastica; in sede di altre
agenzie formative; in sede di enti assistenziali, sociali, sanitari, di
protezione civile; in sede di enti di servizio civile; in sede di
associazionismo democratico; in sede di formazione ed aggiornamento nel
management; in sede di agenzie informative; in sede di intervento
psicoterapeutico; in sede di training sportivo; in sede di facilitazione
in consessi deliberativi; in sede di promozione e coordinamento di
campagne sociali.
Gli esempi sono infiniti: si va dalla formazione ad altissima
qualificazione del personale specializzato in interventi di
peace-keeping a livello internazionale (in primo luogo dell’Onu); alle
cattedre e ai dipartimenti universitari di peace-research; fino alla
formazione dei giovani in servizio civile.
Analogamente esempi attuativi e fonti normative e regolamentari di
riferimento gia’ esistono a tutti i livelli, sia in campo internazionale
che per quel che concerne specificamente l’Italia.
Esistono anche ricognizioni di istituti di ricerca specializzati in
ambito istituzionale e accademico; una pregevole raccolta di dati e’
stata recentemente pubblicata dal Movimento Internazionale della
Riconciliazione (Mir) di Padova, ed e’ disponibile sulla rete telematica
pacifista Peacelink.
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 ESTRATTI DA TRE DOCUMENTI A VARI SOGGETTI ISTITUZIONALI (2000-2001)
Documento 1. Da una lettera del “Centro di ricerca per la pace” di
Viterbo a vari parlamentari del 24 luglio 2000:
Gia’ mesi addietro, in una lettera inviata ad alcune figure
istituzionali locali, proponevamo ad esse “di voler promuovere un corso
di formazione ai valori ed alle tecniche della nonviolenza per tutto il
personale preposto alla pubblica sicurezza”.
E gia’ cola’ chiarivamo che “la nonviolenza non e’ passivita’, ma
contrasto efficace ed opposizione integrale alla violenza; e le sue
specifiche tecniche comunicative, di accostamento psicologico, di
interpretazione sociologica e di intervento sociale, costituiscono
strumenti sia di formazione morale e intellettuale di se stessi, sia di
interazione adeguata e costruttiva con gli altri; particolarmente in
situazioni di conflitto, di tensione e di crisi le tecniche della
nonviolenza sono di grandissima utilita’, e pressoche’ insostituibili.
E’ evidente la necessita’ che particolarmente coloro che svolgono il
delicatissimo e difficilissimo compito di contrastare crimine e
violenza, di promuovere e difendere con la legalita’ la serenita’ e il
benessere di tutti, devono avere conoscenze e capacita’ tali da saper
intervenire adeguatamente in primo luogo in aiuto di chi e’ in difficolta’.
Conoscere le tecniche della nonviolenza, ed essere addestrati al loro
uso, significa avere a disposizione una strumentazione interpretativa ed
operativa di grande valore ed efficacia.
Contrastare la violenza significa contrastare effettivamente ed
efficacemente il crimine (che sulla violenza si fonda), significa
altresi’ garantire autentica sicurezza, che solo puo’ nascere dal
rispetto piu’ scrupoloso dei diritti della persona, di ogni persona, dal
rispetto e dalla promozione della dignita’ umana, dall’aiuto a chi di
aiuto ha bisogno”.
E’ nostra ferma convinzione che la conoscenza della nonviolenza, dei
suoi valori, delle sue tecniche, delle sue strategie di intervento
comunicativo, sociale, solidale e umanizzante, sia indispensabile per
ogni operatore pubblico e soprattutto per quelli addetti alla sicurezza
ed alla protezione dei diritti.
Naturalmente non si tratta di “convertire” delle persone, bensi’:
– in primo luogo, di mettere a disposizione strumenti interpretativi ed
operativi adeguati per agire in modo costantemente legale, efficace e
rispettoso della dignita’ umana nello svolgimento delle proprie mansioni;
– in secondo luogo, di fornire agli operatori addetti al controllo del
territorio ed alla protezione dei diritti, un quadro di riferimento
categoriale ed applicativo coerente con la Costituzione, e quindi con la
fonte stessa della legalita’ nel nostro paese; e con la Dichiarazione
universale dei diritti umani, che costituisce un comune orizzonte di
riferimento per le codificazioni giuridiche e le prassi amministrative
dei paesi democratici;
– in terzo luogo, di offrire un’occasione di riflessione sulle dinamiche
relazionali e sulle strategie operative e cooperative nel rapporto
interpersonale e particolarmente nel conflitto con la persona o le
persone nei cui confronti si interviene e con cui quindi si interagisce;
– in quarto luogo di mettere a disposizione indicazioni utili ad un
approfondimento delle problematiche non solo giuridiche, procedurali,
amministrative e tecniche, ma anche psicologiche, sociologiche,
comunicative e antropologico-culturali connesse ed implicate
dall’attivita’ che si svolge.
I valori teoretici, le strategie d’intervento e le tecniche operative
della nonviolenza, e quindi l’educazione e l’addestramento ad essi ed
esse, costituiscono una opportunita’ formativa che a nostro parere
sarebbe necessario ed urgente che entrasse nel bagaglio di conoscenze,
nei curricula studiorum e nell’addestramento di tutti gli operatori
addetti alla sicurezza pubblica.
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Documento 2. Da una lettera del “Centro di ricerca per la pace” di
Viterbo al Ministro dell’Interno del 25 luglio 2000:
– La nonviolenza, intervento attivo per promuovere diritti e dignita’ di tutti
La nonviolenza e’ il portato delle scelte assiologiche e
giuriscostituenti inscritte nei principi fondamentali della Costituzione
della Repubblica Italiana.
La nonviolenza e’ l’applicazione dei princìpi etici e giuridici
promulgati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
La nonviolenza e’ proposta operativa fondamentale e fondante per la
civile convivenza in un’epoca, come quella attuale, di grandi conflitti,
di grandi opportunita’ evolutive come di immani pericoli di regresso e
catastrofe.
La nonviolenza ovviamente non e’ passivita’, ma opposizione alla
violenza la piu’ nitida, intransigente ed efficace; non e’ un sottrarsi
ai conflitti ed alle situazioni di crisi, ma un farvi fronte e gestirli
con chiaroveggenza ed energia affinche’ essi producano acclaramento e
ricomposizione, evolvano in esiti di maggiore giustizia, di maggiore
umanizzazione; la nonviolenza non e’ contemplazione atterrita o inerme
ritrarsi, ma presenza viva e operante per affermare sempre ed ovunque, e
quindi in primo luogo ove piu’ occorra, la dignita’ della persona e i
diritti umani; la nonviolenza e’ il dispiegarsi del principio di
legalita’ in quanto esso fonda la convivenza e difende e promuove i
diritti di tutti.
– Una proposta pratica: formare e addestrare tutto il personale addetto
alla pubblica sicurezza ai valori, le strategie e le tecniche della
nonviolenza
E’ necessario che tutto il personale addetto alla pubblica sicurezza
conosca e sia in grado di utilizzare nello svolgimento delle sue
mansioni le tecniche, le strategie, i valori, e dunque le acquisizioni e
gli strumenti conoscitivi, ermeneutici ed operativi della nonviolenza.
E’ infatti assai penoso che proprio le persone che, per il lavoro di
altissima responsabilita’ che svolgono, piu’ hanno bisogno di disporre
di una formazione, un addestramento ed una strumentazione (teorica ed
applicativa) adeguati a difendere e promuovere sicurezza, convivenza,
rispetto dei diritti delle persone tutte, proprio queste persone siano
private di una opportunita’ formativa massimamente adeguata
all’incombenza che la legge e le istituzioni loro attribuiscono.
E’ assurdo che proprio quegli operatori dei pubblici servizi che devono
intervenire in situazioni di massima crisi ed emergenza, non abbiano a
disposizione gli strumenti piu’ adatti alla bisogna: le tecniche
operative, le strategie comunicative, gli strumenti interpretativi, i
valori di riferimento che la nonviolenza propone.
E’, quello qui segnalato, un paradosso gravido di conseguenze
pericolose: e’ un paradosso che deve cessare. Si ponga rimedio
istituendo al piu’ presto la prassi e l’obbligatorieta’ della formazione
e dell’addestramento alla nonviolenza per tutti gli operatori addetti
alla sicurezza pubblica.
Beninteso: questa non e’ una panacea, ma senza ombra di dubbio
costituirebbe un contributo di grande valore e di sicura utilita’.
– Benefiche ricadute
Non vi e’ dubbio, infatti, che la formazione e l’addestramento alla
nonviolenza per il personale addetto alla difesa e promozione della
sicurezza e dei diritti di tutti avrebbe immediati effetti benefici sia
per i lavoratori destinatari di tale formazione e addestramento, sia per
gli utenti tutti del loro intervento, includendo tra gli utenti anche le
persone oggetto dei loro interventi: persone che anche quando commettono
crimini e pertanto debbono essere perseguite e punite ai sensi di legge,
restano comunque esseri umani ed in quanto tali non possono essere fatti
oggetto di trattamenti degradanti, di minacce, di violenze e lesioni.
La Costituzione e’ chiara: “La Repubblica riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell’uomo” (art. 2); non sono ammessi “trattamenti
contrari al senso di umanità'” (art. 27, comma secondo); e naturamente
“non e’ ammessa la pena di morte” (art. 27, comma quarto).
La nonviolenza, e’ una constatazione empirica e non un’asserzione
ideologica o fideistica, degnifica le parsone che vengono in contatto
con essa; la conoscenza della nonviolenza, dei suoi valori e concetti,
come delle sue strategie comunicative e delle sue tecniche relazionali,
umanizza le persone e i rapporti, adegua l’agire a valori e fini che
sono quelli fondanti la civilta’ giuridica, che sono quelli sanciti
dalla Costituzione, che sono i valori ed i fini che rendono degna la
vita e civile la convivenza.
A tutti andrebbe garantita, fin dalle scuole di base, la conoscenza e la
formazione alla nonviolenza; ebbene, che si cominci intanto a mettere
questo patrimonio di risorse a disposizione almeno di chi, per il lavoro
che svolge, piu’ ne ha bisogno.
Che le istituzioni democratiche si adoperino affinche’ proprio nelle
situazioni in cui di contrastare la violenza si tratta, si abbia a
disposizione la ricchezza di strumenti teorici e pratici che la
nonviolenza offre.
*
Documento 3. Da una lettera del “Centro di ricerca per la pace” di
Viterbo al Presidente della Repubblica del 24 luglio 2001:
Che tutti gli operatori delle forze dell’ordine, cui incombe il gravoso
ed importantissimo impegno di difendere la sicurezza pubblica,
l’incolumita’ delle persone, la legalita’, siano specificamente formati
e addestrati alla conoscenza e all’uso dei valori, delle tecniche e
delle strategie di comunicazione e di intervento della nonviolenza.
Data la delicatezza del servizio pubblico dalle forze dell’ordine
prestato, e dato che esse per funzione istituzionale si trovano sovente
ad agire in situazioni fortemente critiche e d’emergenza, e’
assolutamente necessario che la formazione e l’addestramento del
personale in esse impiegato prevedano anche questa grande risorsa che e’
la conoscenza e la capacita’ di applicazione di tecniche comunicative e
relazionali, di strategie di intervento e di interpretazione, di solido
radicamento in fondamentali valori giuridici e morali, tecniche,
strategie e valori che la teoria-prassi della nonviolenza nel corso
della storia ha esplorato, elaborato, tematizzato, sperimentato e che
mette a disposizione di tutti gli operatori sociali, come di tutti gli
esseri umani.
In Italia esistono esperienze formative alla nonviolenza, tradizioni
culturali della nonviolenza, illustri studiosi ed educatori alla
nonviolenza (sia in ambito accademico che nel servizio sociale), che
possono essere adeguatamente valorizzati a tal fine.
Tra le esperienze formative vi sono prestigiose ed ormai consolidate
tradizioni di corsi tenuti in universita’, in scuole, in istituzioni, in
enti di servizio sociale e di servizio civile, in tante sedi
dell’associazionismo democratico e della societa’ civile.
Tra le tradizioni culturali della nonviolenza in Italia bastera’
ricordare la riflessione e la proposta di Aldo Capitini, con il suo
richiamo a Francesco d’Assisi, a Giuseppe Mazzini, a Mohandas Gandhi; le
esperienze e riflessioni di Danilo Dolci ed il suo straordinario
intervento sociale e lavoro maieutico; ed ancora le cospicue ricerche di
Guido Calogero e Norberto Bobbio; l’esperienza di don Lorenzo Milani;
l’elaborazione di Ernesto Balducci, e molte altre figure esemplari si
potrebbero citare tra quanti nel nostro paese hanno dato un grande
contributo alla promozione della teoria e della pratica della nonviolenza.
Tra gli studiosi, formatori ed educatori oggi attivi in Italia vi sono
prestigiose figure accademiche come Alberto L’Abate, Antonino Drago,
Giuliana Martirani, Giuliano Pontara, Giovanni Salio, Giovanni Scotto e
molti, molti altri illustri docenti e ricercatori, riconosciuti ed
apprezzati a livello internazionale.
Ebbene, poiche’ queste risorse esistono e sono dunque a disposizione,
che siano valorizzate al fine indicato.
*****
UNA CONFERENZA STAMPA DEL 6 DICEMBRE 2001 AL SENATO DELLA REPUBBLICA
Si e’ svolta oggi la conferenza stampa di presentazione della proposta
di legge per la formazione delle forze dell’ordine alla nonviolenza.
Si e’ svolta oggi, giovedi’ 6 dicembre 2001, presso la Sala Rossa del
Senato della Repubblica a Roma, la conferenza stampa di presentazione
pubblica della proposta di legge recante “Norme di principio e di
indirizzo per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento delle forze
di polizia” che ha come primo firmatario il senatore Achille Occhetto ed
e’ stata sottoscritta da vari parlamentari di diverse forze politiche;
e’ la proposta di legge che prevede la formazione e l’addestramento
delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso dei valori, delle
tecniche e delle strategie della nonviolenza.
*
Resoconto della conferenza stampa
La conferenza stampa e’ stata presieduta dal senatore Cesare Salvi,
vicepresidente del Senato della Repubblica.
Il senatore Achille Occhetto ha illustrato la proposta di legge,
ricostruendone le motivazioni ed analizzando il contesto attuale.
Il senatore Guido Calvi ha definito la proposta di legge come un atto di
civilta’ ed ha evidenziato come essa affermi il principio della legalita’.
Il regista Citto Maselli e’ intervenuto anche a nome degli altri registi
cinematografici presenti (tra cui alcuni veri e propri monumenti viventi
della cultura italiana come Mario Monicelli e Gillo Pontecorvo).
Il responsabile del “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo Peppe
Sini ha ricostruito la genesi della proposta, il coinvolgimento nella
elaborazione e discussione preliminare di tante associazioni (in primo
luogo numerose associazioni sindacali e cuturali delle forze di
polizia), istituzioni, movimenti nonviolenti, e di illustri studiosi di
fama internazionale. Una proposta di legge “per” e non “contro”; una
proposta di legge utile alle forze dell’ordine, utile alla legalita’,
utile alla sicurezza pubblica ed al rispetto e alla promozione dei
diritti umani.
Il senatore Francesco Martone ha inquadrato l’iniziativa nell’ambito di
un piu’ ampio impegno per la democrazia e la legalita’.
Il senatore Luigi Malabarba ha analizzato l’importanza dell’iniziativa
anche in relazione a rilevanti vicende politiche, sociali e culturali
odierne.
Il senatore Vittorio Parola, una figura tra le piu’ qualificate
dell’impegno democratico e della societa’ civile, ha sottolineato
l’importanza della scelta della nonviolenza come risorsa per la societa’.
La conferenza stampa e’ stata un’occasione di riflessione
particolarmente rilevante; la partecipazione e’ stata ampia ed assai
qualificata.
Tra i presenti alla conferenza segnaliamo anche la senatrice Tana De
Zulueta ed altri parlamentari; una figura storica del movimento
sindacale di polizia come il dottor Delfino Santaniello; l’onorevole
Franco Grillini, una delle figure piu’ rilevanti della societa’ civile;
il sociologo Maurizio Fiasco, profondo studioso dei temi della sicurezza
pubblica; personalita’ della cultura come i registi cinematografici
Mario Monicelli, Gillo Pontecorvo, Daniele Segre.
Alla conferenza sono pervenuti messaggi di saluto da parte di illustri
studiosi e rappresentanti della cultura e dell’impegno nonviolento, come
il professor Alberto L’Abate, il peace-researcher Giovanni Scotto, il
direttore di “Azione Nonviolenta” Mao Valpiana.
*
Una riflessione del responsabile del “Centro di ricerca per la pace” di
Viterbo
Il responsabile del “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo (la
struttura pacifista nonviolenta che da oltre un anno ha promosso
l’iniziativa), commentando la presentazione della proposta di legge, ha
sottolineato che la nonviolenza e’ una grande risorsa per la democrazia,
la legalita’, i diritti umani; ed oggi piu’ che mai vi e’ bisogno
dell’impegno di tutti in difesa ed a promozione della legalita’, della
democrazia, dei diritti umani.
Sini ha inoltre evidenziato come la proposta di legge vuole mettere a
disposizione di tutto il personale delle forze dell’ordine i valori e
gli strumenti teorici e pratici della nonviolenza; proprio perche’ le
forze dell’ordine svolgono una funzione decisiva di difesa della
sicurezza pubblica, di tutela della legalita’, di garanzia del rispetto
dei diritti di tutte le persone, cosi’ come prevede l’ordinamento
vigente, e’ utile e necessario che possano disporre di una formazione
che permetta di avvalersi delle grandi risorse della nonviolenza sul
piano formativo, comunicativo, relazionale ed operativo.
Il responsabile della struttura pacifista promotrice dell’iniziativa
auspica che alla proposta di legge si associno tutti i parlamentari di
qualunque schieramento politico che vogliano essere fedeli al dettato
costituzionale, ed impegnarsi per la legalita’, la democrazia e la
difesa e promozione della sicurezza pubblica e dei diritti umani.
Peppe Sini segnala altresi’ come gia’ alcune istituzioni abbiano
iniziato con i propri corpi di polizia locale la sperimentazione della
formazione alla nonviolenza: ad esempio il Comune di Milano, che prevede
la formazione alla nonviolenza dei vigili urbani, con la supervisione
della professoressa Marianella Sclavi.
Il “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo ha promosso anche un
appello a tutti gli enti locali affinche’ sostengano la proposta di
legge e realizzino la formazione alla nonviolenza dei corpi di polizia
locale (ad esempio i corpi di polizia municipale).
*****
MOHANDAS GANDHI: UNA POLIZIA NONVIOLENTA
[Da Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino 1973, 1996, p. 144; e’ un estratto da un articolo pubblicato su “Harijan” del primo settembre 1940]
Io ho ammesso che anche in uno stato nonviolento potrebbe essere
necessaria una forza di polizia. Questo, lo confesso, e’ un sintomo
dell’imperfezione del mio ahimsa. Non ho il coraggio di affermare che
potremo fare a meno di una forza di polizia come lo affermo riguardo
all’esercito. Naturalmente posso immaginare, e immagino uno stato nel
quale la polizia non sara’ necessaria; ma se riusciremo a realizzarlo o
meno soltanto il futuro potra’ deciderlo.
La polizia che io concepisco tuttavia sara’ di tipo totalmente diverso
da quella oggi esistente. Le sue file saranno composte da seguaci della
nonviolenza. Questi saranno i servitori e non i padroni del popolo. Il
popolo dara’ loro spontaneamente tutto il suo aiuto, e grazie alla
reciproca collaborazione, essi saranno in grado di far fronte con
facilita’ ai disordini, che saranno peraltro in continua diminuzione. La
forza di polizia disporra’ di alcune armi, ma ne fara’ uso solo
raramente, se non addirittura affatto. Di fatto i poliziotti saranno dei
riformatori.
Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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